Un’Arte Concettuale con colore ed estetica - Pagina 3
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  1. #21
    L'avatar di Alessandro Celli
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    Citazione Originariamente Scritto da Biagio.tv Visualizza Messaggio

    Ps. Tu hai scritto che in Kosuth “l’ESTETICA è completamente assente”, quindi di cosa parlavi, di assenza di sensibilità? Tipo anestetico o anti-infiammatorio?

    armati di pazienza, tanto l'estate è vicina e ci sarà il tempo.
    leggi con calma Paolo D’Angelo, Elementi di estetica analitica ed anche Beardsley, Aesthetics: Problems in the Philosophy of Criticism

    poi avrai una visione differente

    La filosofia c'entra eccome nell'arte concettuale.

    Leggi questo stralcio di intervista a Kosuth:

    D. Nello stesso periodo in cui lei dava origine all’esperienza della Conceptual Art (in particolare mi riferisco a quella che lei nei suoi scritti tradotti in italiano chiama “Arte Concettuale Teorica”), Arthur C. Danto e poi George Dickie davano inizio alla cosiddetta “Teoria istituzionale dell’arte”. C’era una connessione tra la teoria istituzionale dell’arte e le considerazioni analitiche sulla natura dell’arte proposte da lei, oppure sono da considerarsi due punti di vista semplicemente diversi se non addirittura opposti?

    R. La categoria di “arte concettuale teorica” era semplicemente una distinzione finalizzata ad articolare un’importante differenza tra opere che si stavano ponendo la questione giusta, o semplicemente che si ponevano questioni (!) e opere come quelle del problema della “scatola” di Judd che fondamentalmente sono semplicemente di stile avanguardista. Ma tutto ciò accadeva trentacinque anni fa ed è relativo a quel momento. D’altra parte non credo che le divisioni contenute nella sua domanda rivelino un’accurata riflessione sulla storia come io la conosco. Conosco un testo di Dickie che era interessante che veniva da quel contesto e di cui sono abbastanza sicuro che sia indipendente dai miei scritti. Per quanto mi riguarda avrei più da ridire su Danto. Essenzialmente egli ha ripreso lo “scheletro” delle argomentazioni che ho esposto in L’arte dopo la filosofia e vi ha aggiunto la “carne” disponibile a un filosofo accademico. Molti hanno trovato curioso che egli non abbia mai menzionato L’arte dopo la filosofia in nessuno dei suoi scritti, anche se quasi ogni altro ha sentito la necessità di farne cenno scrivendo su questi argomenti, e anche se le sue tesi condividono così evidenti somiglianze con le mie. Perché il peccato è che, invece di riconoscere il suo debito verso il mio testo, e di acconsentire ad esso, egli si è piuttosto nascosto da esso.

    Venni presentato a Danto una volta a un vernissage del Guggenheim Museum di New York e lui sbiancò in volto, balbettò qualcosa e scappò via. Non so se fu la falsa coscienza o una semplice coincidenza, ma Danto passò i successivi trent’anni evitando ogni relazione con i miei scritti o le mie opere, e perciò indirizzandosi verso sentieri meno fruttuosi, invece che in quelle direzioni che avrebbero reso le sue teorizzazioni più feconde.

  2. #22
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    ... e non a caso il massimo conoscitore di arte concettuale è il filosofo britannico Peter Osborne

    Aggiungo che lo stesso
    Kosuth curò The Play of the Unsayable: Ludwig Wittgenstein and the Art of the 20th Century, un’intera mostra
    dedicata al filosofo Ludwig Wittgenstein (tra i più grandi filosofi del novecento, impegnato in diversi campi della logica).

    “L’arte concettuale - scrisse Kosuth - ha alla sua base l’idea che gli artisti lavorano con il significato, e non con forme, colori, o materiali. Qualsiasi cosa può essere impiegata dall’artista per realizzare l’opera, incluse forme colori o materiali, ma la presentazione finale dell'opera, dipende essenzialmente dalla sua funzione di veicolo per l’idea, che ne sta alla base".

    Cosa vuol dire che l’artista lavora con il significato? Kosuth cita la celebre formula di Wittgenstein dove parla di linguaggio: il significato del linguaggio è nell'uso.
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  3. #23
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    quindi per comprendere l'arte concettuale

    una minima conoscenza della filosofia è necessaria, diversamente si vanno ad apprezzare solo le tecniche - l'armonia - i colori
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  4. #24
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    e concludo facendo un passo indietro nella storia del concettuale
    (partì da lì? e chi lo sa?)

    Marcel Duchamp due anni prima di morire, dichiarò:


    "Mi sono servito, dell’arte, per stabilire un modus vivendi, una specie di metodo per capire la vita. Cercare cioè di fare della mia vita un’opera d’arte, invece di passarla a creare quadri o sculture. Ora, penso che si possa usare il proprio modo di respirare, di agire e di reagire agli altri. Si può trattarli come un quadro, un tableau vivant, o un’immagine cinematografica, se volete. Sono le mie conclusioni di adesso, che non ho né voluto né organizzato quando avevo 15 o 20 anni, ma mi rendo conto ora, dopo molto tempo, che in fondo è a questo che ho mirato"
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  5. #25
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    Ein moment bitte @Ale, non ho mai detto che l’arte concettuale non abbia a che fare con la filosofia... non farmi passare per uno sprovveduto fino a questo punto attribuendomi cos’è mai dette dai... così andiamo davvero sul ridicolo.

    Il fatto è che fino a un giorno prima tu stesso utilizzavi dei termini e poi oggi con un colpo di filosofia cambi i termini in corsa... questo intendevo !
    Per il resto, per me basta che tu mi dica esattamente quali termini più ti aggradano o meno ti aggradano, basta che poi con un colpo filosofico non li cambi di nuovo...

    La mia visione è piuttosto chiara, e la esprimo molto chiaramente, visto che l’estate è lunga, senza necessità di letture, hai tutto il tempo di chiarire direttamente tu le tue argomentazioni, che io francamente faccio difficoltà a seguire ultimamente.

    Suggerirei che tu iniziassi dalla scelta dei termini...possibilmente definitivi

    Ps. Anche questa riduzione degli altri a gente che non ha idea del concettuale ma apprezza solo “l’armonia dei colorini” mi pare un po’ che abbia fatto il suo tempo ... o no?

    Pps. Guarda un po’ la tua citazione da Kosuth come calza a pennello con gli arazzini

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  6. #26
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    provo a semplificare senza entrare in filosofia

    estetica - bellezza - forma - tecnica - colori
    sono sensazioni che "possono" scaturire negli occhi di un fruitore davanti ad un'opera concettuale

    ma NON non sono le prerogative degli artisti concettuali.

    Le sensazioni (per chi apprezza il concettuale) sono ben altre.

    Un esempio lampante?
    Eccolo:

    questa performance si svolse nella galleria Schmela di Düsseldorf nel 1965. Perché Beuys sceglie la lepre come animale a cui spiegare l’arte e oltretutto morta? La lepre per Beuys è quell’animale simbolo di nascita, moltiplicazione della specie e attraverso questa performance Beuys invita l’uomo a ritrovare un’unione spirituale con la natura perché anche noi apparteniamo ad essa e dobbiamo ritornarci mentre oggi viviamo in una condizione di continua sottomissione alla civiltà industriale moderna, una condizione che imprigiona la nostra creatività e ci priva della nostra libertà di esprimerci.
    La figura di Beuys con la lepre esanime tra le braccia potrebbe essere paragonata alla Pietà michelangiolesca, una moderna pietà anche se la performance di Beuys non vuole riferirsi alla cultura cristiana occidentale, ma l’artista sembra suggerirci come noi uomini dovremmo immedesimarci in questo animale e in tal modo potremmo percorrere il sentiero giusto per approcciarci all’arte, per comprenderla meglio.

    Noi uomini siamo ingabbiati nella nostra razionalità, cerchiamo un filo logico in ogni cosa che osserviamo e questo modo di guardare il mondo e anche le opere d’arte è spesso fuorviante, crea in noi dei pregiudizi e ci rende delle persone poco sensibili e chiusi nelle nostre abitudini di pensiero.

    La lepre è il simbolo di quell’irrazionalità e vicinanza alla natura di cui l’uomo avrebbe bisogno per capire meglio la pittura. Beuys ha il volto ricoperto di miele e foglie d’oro, elementi simbolici in cui l’uomo è paragonato a un’ape.
    Come l’ape produce il miele, l’uomo è in grado di produrre idee e queste sue idee sono preziose proprio come delle foglie d’oro.


    Ripeto :
    l’uomo è in grado di produrre idee e queste sue idee sono preziose proprio come delle foglie d’oro
    Immagini Allegate Immagini Allegate -8662283657acccc24b58a7766503156e.jpg 

  7. #27
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    Citazione Originariamente Scritto da Biagio.tv Visualizza Messaggio
    non è poi invece vero che gli artisti concettuali non abbiano usato il colore o che le loro opere siano tutte per forza prive di una loro estetica

    spero di aver chiarito che "estetica" è altra cosa.

    Seppoi in questa opera qualcuno contempla bellezza, purezza e godibilità visiva può essere libero di farlo.

    Ma rimane questo nelle intenzioni :
    art as idea as idea
    Anteprime Allegate Anteprime Allegate -joseph_kosuth-_titled_-art_ad_idea_as_idea-_the_word__definition__-1966-68-_-8476638687-.jpg  

  8. #28
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    Citazione Originariamente Scritto da Alessandro Celli Visualizza Messaggio
    provo a semplificare senza entrare in filosofia

    estetica - bellezza - forma - tecnica - colori
    sono sensazioni che "possono" scaturire negli occhi di un fruitore davanti ad un'opera concettuale

    ma NON non sono le prerogative degli artisti concettuali.

    Le sensazioni (per chi apprezza il concettuale) sono ben altre.

    Ripeto :
    l’uomo è in grado di produrre idee e queste sue idee sono preziose proprio come delle foglie d’oro
    Si @Ale, ma forse non ci intendiamo... l’apertura di questo 3d mi è stata suggerita dal dibattito di questo periodo in relazione ad una sorta di negazione/rigetto da parte di qualcuno della possibilità che esistesse un’arte concettuale che potesse avere dei colori ed un’estetica ossia una soggettiva godibilità per chi la osserva.

    Ora tu mi citi Beuys e la lepre. Ma scusa cosa c’entra con questo argomento?

    Forse mi devo spiegare meglio: non sto questionando minimamente l’arte concettuale “francescana”.
    Non è un tipo di arte con cui io faccia fatica a confrontarmi. Mi piace Beuys, mi piace Acconci, mi piace Agnetti, mi piace Kosuth. Etc. È chiaro?
    Sono artisti ASSOLUTAMENTE nelle mie corde.

    Non condivido la tua frase sulle supposte “ben altre sensazioni” di chi apprezza il concettuale, per due motivi: 1) apprezzo anche io il concettuale 2) se permetti le sensazioni sono sempre materia soggettiva.

    Concluderei col dire che non ho MAI scritto che ” estetica - bellezza - forma - tecnica - colori ” siano “prerogative” degli artisti concettuali...

    Ma che tali “qualità” siano presenti in moltissime opere concettuali, fermo restando che il fulcro sia il concetto e l’idea.

    In ogni caso, l’etichetta di “arte concettuale”, non è una definizione cristallina e circoscritta come “arte cubista”: le modalità di ricerca sono estremamente variabili da artista ad artista.
    Le stesse parole di Kosuth, che in generale si possono prendere bene a concetto indicativo, sono dell’artista Kosuth e l’ipotetico artista Pallinus (Agnetti, Acconci, Paolini, Nauman ecc) potrebbe tranquillamente interpretare l’arte concettuale in modo anche un po’ più a misura sua pur tenendo il concetto di centralità del pensiero.

  9. #29
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    Citazione Originariamente Scritto da Alessandro Celli Visualizza Messaggio
    spero di aver chiarito che "estetica" è altra cosa.

    Seppoi in questa opera qualcuno contempla bellezza, purezza e godibilità visiva può essere libero di farlo.

    Ma rimane questo nelle intenzioni :
    art as idea as idea
    Io un’estetica ce la vedo, eccome.

    E qui, su Kosuth cosa dici?
    Non ci può essere ANCHE godibilità visiva, non ha forse una sua estetica?

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  10. #30
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    Vi ho letti anche se un po' di corsa. Non ci sto più a capire niente, chiedo venia per l'ennesima volta, i limiti sono anzitutto miei

    Però - come non penso che Fontana possa definirsi artista "concettuale" (non ricordo più chi ce lo abbia messo in questa discussione a proposito di estetica o non-estetica) - a mio modo di vedere si crea confusione e basta se non si definisce prima un significato condiviso di estetica, e a questo punto anche di arte concettuale

    Perché altrimenti tutti gli artisti sono portatori di concetti, e tutti, in tutte le correnti, non certo sempre hanno messo l'estetica quale priorità, se la intendiamo nella accezione che ha a che fare con il culto e la ricerca del bello. Fino a poco fa, credevo che l'arte concettuale si riferisse a un metodo di approccio, di lettura. Ora leggendovi (in vari interventi) non ne sono più così convinta.
    Scusate per l'ennesima volta.

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