Figurazione, poesia, poetica, musica, performance...: molti mezzi, andata e ritorno
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  1. #1
    L'avatar di techne
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    Figurazione, poesia, poetica, musica, performance...: molti mezzi, andata e ritorno

    Mi è capitato spesso, negli ultimi tempi, di pensare alla musicalità della metrica classica, soprattutto greca (quella latina la trovo molto meno musicale). Di pensare alla “mousikè”, l’arte delle Muse, che… boh, coniugava tanta roba

    Non so perché o per come, sono partita da lì (comunque quello greco è un periodo di grandi consapevolezze) e sono finita a pensare agli artisti moderni e contemporanei, alla gran parte di vita passata a far ricerca, e a comunicarla tramite quelli che altro non sono che mezzi. E che a volte sono più di uno.

    Tutto qui, e ho pensato soprattutto alla poesia in una all’arte figurativa (ma lascio il 3d aperto anche ad altro), a una andata e ritorno che significa che – se mezzi sono – allora devono permettere all’Artista di spostarsi. Non allo stesso modo, ma non al traino di uno. E ho scoperto che – così come a volte è facile capire quando parole o immagini, suoni o gesti sono destinati al supporto – altre volte la distinzione è affidata alla sensibilità.

    Mi ci sono divertita un po', e ho scoperto che ci sono un botto di artefici dell’arte figurativa che hanno poetato, e pure un botto di poeti e/o scrittori che hanno pittato. Nell’esercitare la mia sensibilità, ho certamente più difficoltà in questa seconda ipotesi, ma ovviamente riguarda me

    Poi c'è il resto del campo, quello delle connessioni, delle spiegazioni, dei chiarimenti. Pure quella materia ostica

    Picasso (inizio con lui) ad esempio in questa ottica me lo sono levato presto dalle scatole.
    Posto un link:

    Gli <<Scritti>> di Pablo Picasso: la verita dell’arte tra realta e poesia

    da cui:

    Picasso resterà per tutta la sua vita un artista – per usare un aggettivo di Mario De Micheli […] – «terrestre» che ricusa la trascendenza della metafisica, un artista che fa a pezzi la realtà nelle sue forme più semplici, solamente per averne una maggiore comprensione.

    E ancora:

    A tal proposito scrive: «Quando abbiamo inventato il cubismo non avevamo affatto l’intenzione d’inventare il cubismo ma l’esprimere tutto quanto era in noi. Nessuno di noi definì un programma d’azione; i nostri amici poeti che seguivano da vicino i nostri sforzi non ce l’hanno mai dettato. Ci sono giovani pittori, oggi che si fanno spesso delineare da altri il programma da seguire e poi lo applicano senza errori come un compito in classe. Il pittore subisce stati di pienezza e di restrizione. È questo il segreto dell’arte. Vado a passeggiare nella foresta di Fontaineblau, faccio indigestione di verde. Devo pur liberarmi da questa sensazione in un quadro. Il verde è il colore in esso dominante. Il pittore dipinge per un bisogno di liberarsi da sensazioni e visioni. Gli altri se ne impadroniscono per coprire un po’ della loro nudità. Prendono ciò che possono e come possono. Io credo che alla fine rimangono a mani vuote; si sono fatti, cioè, un vestito che ha le misure della loro incomprensione. Essi fanno di tutto a propria immagine e somiglianza: da Dio a un semplice quadro. Il chiodo è, infatti l’elemento che distrugge la pittura, la quale ha sempre una propria importanza, non fosse altro che quella dell’uomo che l’ha fatta. Il giorno stesso che il quadro viene comperato e appeso al muro, esso acquista un altro significato, e la pittura se n’è andata!». (Pablo Picasso, L’arte astratta non esiste, in Scritti, SE, pp. 30-31)

    Copio incollo solo una "poesia" (ne ha comunque scritte poche).

    Le ore cadono nel pozzo
    e s’addormentano per sempre
    ogni orologio che batte la sua campana
    sa già ciò che è
    e non si fa illusioni.


    Trovo tutto molto strumentale al suo far pittura, e trascuro le altre "poesie", perché sinceramente non le ho sentite proprio tali, e a dire il vero ho avuto una sensazione di stranezza, come di un Picasso che non riesce ad ammaestrare i suoi draghi .

  2. #2
    L'avatar di Alessandro Celli
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    Wow

    mi fai venire in mente la poesia visiva, tant’è che ti regalo questa di
    Adriano Spatola, Versi per Vrsac



    Ottobre esige elegia e sole freddo
    discorsi tra poeti e pareti decorate
    libri aperti e chiusi altre evidenze
    di poesia polifonica spettro sibillino
    sospeso tra bicchieri pieni o vuoti e parole
    sogni tipografici della Comune di Vrsac
    Immagini Allegate Immagini Allegate Figurazione, poesia, poetica, musica, performance...: molti mezzi, andata e ritorno-adr-spat.jpg 

  3. #3
    L'avatar di techne
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    ….

    Grazie Alessandro (bello ricordare Geiger, e tra l'altro chi si trova oggi alcuni numeri si trova un “tesoretto” in ogni senso, me lo immagino un po' come lo scrigno trovato nella soffitta di fanciullesca memoria ). E bella non solo l’indicazione sonora… ma anche la musicalità, nel testo della Janicot e di Heidsieck (spero di averlo scritto giusto).

    Quanto alla poesia…. avevo tralasciato volontariamente tutti gli Artisti di poesia visiva con la convinzione che la poesia (o l'immagine, eh) non sia un mezzo, o il mezzo, ma stia “nel mezzo”. Una "terra di mezzo" (scusa il gioco di parole) tra le poesie che sono poesie (mezzi) e le poesie che stanno "per il" mezzo (dell'arte visiva).
    Con relativa perdita di autonomia, a vantaggio d'altro (nella tavola che hai postato secondo me è il ritmo a guadagnarci).

    Spero arrivi cosa intendo.
    Da te mi è giunto il dubbio che non sempre sia così, te ne ringrazio, e approfondirò

  4. #4
    L'avatar di Antipole
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    Per i pittori poeti Lorenzo Viani

    Sera sul mare

    Il sole spirato,
    sparito,
    nel mare, giù nei fondali
    interdetti ai mortali,
    gli squali
    di fredd’argento
    sguisciano sull’astro spento.

    Lontano, un veliero,
    un’isoletta celeste come una conchiglia,
    la chiglia recide i fondali
    conturba gli squali.

    La ciurma acchiocciata
    sull’opera morta,
    pensa alla gente morta
    inabbissata,
    nel mare.

    La bandiera,
    freddo alito della sera,
    tomba ammainata
    in coverta
    aperta.

    Mencia
    s’accencia.

    Figurazione, poesia, poetica, musica, performance...: molti mezzi, andata e ritorno-36385.jpg

  5. #5
    L'avatar di Antipole
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    Per i musicisti d'avanguardia pittori Arnold Schonberg lo sguardo rosso 1910.

    Figurazione, poesia, poetica, musica, performance...: molti mezzi, andata e ritorno-image66.jpg

    E il Pierrot Lunaire versione breve con testo...
    Ciao!! a entrambi.


  6. #6
    L'avatar di techne
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    ….
    (@Antipole, approfondirò ANCHE lo sguardo rosso, se si trova qualcosa in rete, trasmette molto controllo, e non è proprio controllo del niente. Comunque la musica per me – che pure non la conosco - rimane come per i Greci la summa delle Arti. E grazie a Te ).

    Bien…. Arrivare a De Chirico dopo aver pensato a Picasso ed essermi trovata a ragionare “per sottrazione” è un piccolo esperimento anche per me, inizierò dicendo che mi sento (se possibile più di prima) come uno spillo in un hangar.
    E boh…. Dato che sul mondo onirico ieri ho avuto in mente una poesia pigliando spunto da un post di Axelart, ripiglio sia lo spunto che quella:

    Gli astronomi poetanti sono molto allegri
    La giornata è radiosa la piazza piena di sole.
    Alla veranda si sono affacciati.
    Musica e amore. La dama ahimè troppo bella
    Vorrei morire per i suoi occhi di velluto.
    Un pittore ha dipinto un’enorme ciminiera rossa
    Che un poeta adora come una divinità.
    Ho rivisto quella notte di primavera e cadaveri
    Il fiume trascinava tombe che non sono più.
    Chi vuole ancora vivere? Le promesse sono più belle.
    Hanno issato tante bandiere sulla stazione
    A patto che l’orologio non si fermi
    Deve arrivare un ministro.
    Egli è intelligente e dolce sorride
    Capisce tutto e di notte
    alla luce di una lampada fumante
    mentre il guerriero di pietra dorme
    sulla piazza buia
    Scrive lettere d’amore tristi e ardenti.


    (Traduzione di Valerio Magrelli)
    Dai “Manoscritti Eluard” (1911-1915)

    …. Metto un link che servirà ancora:

    de Chirico Giorgio << Poesia in rete

    e rafforzo:

    Vita, vita, grande sogno misterioso! Tutti gli enigmi che mostri; gioie e lampi… Visioni presentite… / […] Portici al sole. Statue addormentate. / Ciminiere rosse; nostalgie d’orizzonti sconosciuti… / E l’enigma della scuola, e la prigione e la caserma; e la locomotiva che fischia la notte sotto la volta ghiacciata e le stelle. / Sempre l’ignoto; il risveglio al mattino e il sogno che abbiamo fatto, oscuro presagio, oracolo misterioso…


    Nel pensare all’enigma e all’artista che è colui che risolve l’enigma sono tornata a Report, su Cattelan e sulla banana. In conferma del fatto che non si dice nulla di nuovo, ma cambia il come (ma con Report basta eh, per carità ).

    E poi sono finita qui :

    L’Enigma dell’ora di de Chirico e La persistenza della memoria di Dali

    Parla di tempo sospeso (chissà il buon Pozzati), credo che nulla più del tempo sospeso calzi all’oggi, almeno nella mia percezione. E l’ombra distorta, la differenza di prospettiva come la differenza di veduta: vicine eppur dilatatrici all'ennesima potenza di tempo e anche di spazio.

    Incuriosita dal colore rosso (non l'ho ancora ben afferrato) delle ciminiere sono giunta qui:

    Gli spazi metafisici urbani di Giorgio De Chirico

    da cui:

    Enigma di un pomeriggio d'autunno del 1910 nacque da una visione che De Chirico ebbe in un limpido pomeriggio d'autunno, in piazza S. Croce a Firenze.
    «... in un limpido pomeriggio autunnale ero seduto su una panca al centro di piazza Santa Croce a Firenze. Naturalmente non era la prima volta che vedevo quella piazza: ero uscito da una lunga e dolorosa malattia intestinale ed ero quasi in uno stato di morbida sensibilità. Tutto il mondo che mi circondava, finanche il marmo degli edifici e delle fontane, mi sembrava convalescente. Al centro della piazza si erge una statua di Dante, vestita di una lunga tunica, il quale tiene le sue opere strette al proprio corpo ed il capo coronato dall'alloro pensosamente reclinato... Il sole autunnale, caldo e forte, rischiarava la statua e la facciata della chiesa. Allora ebbi la strana impressione di guardare quelle cose per la prima volta, e la composizione del dipinto si rivelò all'occhio della mia mente. Ora, ogni volta che guardo questo quadro, rivedo ancora quel momento. Nondimeno il momento è un enigma per me, in quanto esso è inesplicabile. Mi piace anche chiamare enigma l'opera da esso derivata». Il momento della rivelazione coincide con il momento dell'attesa, della sospensione mentale, cercata attraverso il superamento della realtà fenomenica.



    E si apre un abisso sulla filosofia, sul tempo che messo in poesia trova un mezzo secondo me autonomo di spiegarsi e specchiare in Lògos quella differente altezza da cui si aprono finestre e prospettive nei suoi quadri.
    Sono più io mi sa ad avere bisogno di immagini a parametro, in questo caso.
    Lo continuo, il discorso su De Chirico….

  7. #7
    L'avatar di Kiappo
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    Che strano.. io trovo analogie tra lo Sguardo Rosso e il mio King of Viruses..
    Anteprime Allegate Anteprime Allegate Figurazione, poesia, poetica, musica, performance...: molti mezzi, andata e ritorno-img_20200316_171630.jpg  

  8. #8
    L'avatar di techne
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    ….

    (Non riuscendo a mettere il link, metto i riferimenti all'articolo, fateli precedere da https// e www )

    musicoff.com/articolo/arnold-schönberg-lo-schönberg-kreis


    Il nuovo viaggio di Schönberg era prossimo al naufragio personale, dovuto alla scoperta del tradimento della moglie col pittore espressionista Richard Gerstl, il quale aveva guidato il musicista nel ritrarre la tela infuocata de Lo sguardo rosso. Gerstl si suicidò in stile espressionista, bruciando i suoi quadri e impiccandosi denudato di fronte allo specchio. Arnold sfiorò l'idea del suicidio, ma ebbe l'esigenza di comporre il Quartetto n. 2 op. 10


    Terreno pericoloso, al netto delle reazioni.

    Chissà se voleva guidarlo o spingerlo.
    Ultima modifica di techne; 07-06-20 alle 12:11

  9. #9
    L'avatar di techne
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    ….
    Parliamo d'altro

    Comunque il libro di poesie di De Chirico lo voglio prendere

    Non è il caso che posti tutte quelle che ho trovato in rete (ve ne sono parecchie), ma a quanto pare le poesie occupano (almeno) un trentennio del suo tempo.

    Qualcuna può essere letta qui:

    Giorgio de Chirico, l’ora inquietante - il Tascabile

    Due cose ancora su spazio e tempo: ho notato che nei suoi scrittivi è una ricorrenza quasi drammatica, esagerata, della parola “tristezza”, molti i riferimenti a ciò che è andato perduto, e a ciò che il tempo affida all’oblio, come il sonno affida poi visioni al mistero. E quello spazio dilatato che (nel 1928-29) gli è “inutile” di fronte alla immobilità (quasi una morte?) conseguente al dolore prolungato, quasi che la stanchezza derivante fosse un momento di conoscenza (come aveva scritto per la nascita di Enigma di un pomeriggio d'autunno che ho riportato prima).

    Potrai ben dimenticare le sere in cui gli avi
    in lunga compagnia se ne andavano verso il mare
    in cui dei trovieri compianti cantando sotto le tue finestre
    svegliavano nel tuo cuore un amaro ricordo
    Potrai ben dimenticare la promessa così ardente
    che una sera triste ti fece il vicino dei nostri campi
    e la giornata di festa, di violenta tenerezza,
    e l’amico deluso, che erra cercandoti
    Potrai ben dimenticare il languore dei bei giorni
    in cui la vita indecisa va a tentoni nel tempo
    in cui le ore grigie o rocce si alternano via via
    in cui il corsiero ferito incespica fermandosi
    Ciò che tu non dimenticherai mai anima così tenera
    è la dolcezza sublime che dopo tanto piangere
    danno quelle onde che vengono a distendersi sulla riva
    e fuggendo dell’oceano l’inutile ampiezza.

    Dal “Quaderno francese” (1928-1929)

    …. Mentre il tempo gli è un po' ovunque ostile, anche retrocedendo e anche a contrario:

    (Il giorno in cui Kant disparve, c’era un cielo così chiaro, così sgombro di nuvole, come se ne sono visti pochi, da noi. Soltanto allo zenith si levò nell’azzurro del cielo un piccolo vapore sottile e leggero. Si racconta che un soldato, passando sul ponte, l’osservò a lungo e si mise a dire: “Guardate, è l’anima di Kant che vola in cielo.”)


    Guardavo verso te nel cielo blu
    Nel cielo blu dove il tuo volo svanisce
    Adesso resto solo nel vortice.
    Per consolarmi ho la tua parola, ho il tuo libro per consolarmi.
    Grazie a te, cerco di animare per me la solitudine,
    Grazie alle tue parole così piene che risuonano nella mia anima
    Poiché tutti coloro che mi circondano mi sono estranei.
    Il mondo mi è deserto e la vita lunga.



    E quello spazio dilatato che (nel 1928-29) è “inutile”, e ancora la stanchezza che addolcisce l’ostilità del tempo, che è pure “infinito”.



    Potrai ben dimenticare le sere in cui gli avi
    in lunga compagnia se ne andavano verso il mare
    in cui dei trovieri compianti cantando sotto le tue finestre
    svegliavano nel tuo cuore un amaro ricordo
    Potrai ben dimenticare la promessa così ardente
    che una sera triste ti fece il vicino dei nostri campi
    e la giornata di festa, di violenta tenerezza,
    e l’amico deluso, che erra cercandoti
    Potrai ben dimenticare il languore dei bei giorni
    in cui la vita indecisa va a tentoni nel tempo
    in cui le ore grigie o rocce si alternano via via
    in cui il corsiero ferito incespica fermandosi
    Ciò che tu non dimenticherai mai anima così tenera
    è la dolcezza sublime che dopo tanto piangere
    danno quelle onde che vengono a distendersi sulla riva
    e fuggendo dell’oceano l’inutile ampiezza.


    (Traduzione di Valerio Magrelli)
    Dal “Quaderno francese” (1928-1929)


    Un vecchietto dolcissimo cantava sottovoce
    un cantico d’amore.
    Il canto si perse nel frastuono
    della folla e delle macchine.
    Anche i miei canti e le mie lacrime si perderanno
    nei tuoi orribili cerchi
    o tempo infinito.




    Mentre non pensavo (invero non ho sempre guardato alla cronologia), ma è di un anno PRIMA (1927) la poesia che secondo me è la più potente tra le sue che ho letto:

    Ti ho sempre amato scura foresta della mia vita.
    Foresta più tetra
    di una notte tetra
    al polo tetro…
    Volta del cielo, al polo, una notte…
    notte senza vele,
    ma senza stelle
    né aurore boreali…
    Volta del cielo, al polo, questa notte…
    Nei miei slanci e nelle mie ebbrezze,
    nelle mie fatiche e nelle mie bassezze,
    nelle mie folli speranze, nelle mie dolci tenerezze,
    nei miei pesanti dolori, nelle mie buone saggezze,
    nei miei grandi coraggi, nelle mie stanchezze,
    nelle mie viltà, nelle mie turpitudini,
    nelle mie astrazioni, nelle mie quintessenze,
    nelle mie solitudini, nelle mie grandi dissolutezze,
    nei miei vani appelli, nelle mie pesanti confidenze,
    in tutte le voci
    che cantano in me

    i grandi turbamenti innumerevoli…
    Ti ho sempre amato scura foresta
    della mia vita.



    Mi meraviglia appunto che questa sia precedente rispetto ad altre sopra (quelle dei Quaderni francesi ad esempio), personalmente la avrei immaginata di almeno un po' di anni successiva. Come frutto più maturo.


    In effetti però chi ne sa ha già detto che le poesie di De Chirico “sono infatti contrassegnate da un carattere ondivago e rabdomantico, in continua ricerca di un centro da cui però nello stesso momento si trovano costrette a fuggire, nell’impossibilità di mettere ordine alla materia psichica e a un’ispirazione esplosiva”.

    Giorgio de Chirico, l’ora inquietante - il Tascabile

    Forse questo è stato anche il suo limite in poesia
    Ultima modifica di techne; 07-06-20 alle 22:31

  10. #10
    L'avatar di techne
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    ….

    Paul @Klee (metto la chiocciola che saluto pure un amico ) ha poetato, pure parecchio e pure bene.

    Mi è venuto in mente quanti grandi siano passati dalla scuola del Bauhaus (il transito da docente in quella scuola sembra un marchio di fabbrica di artisti che toccano profondamente le mie corde: penso oltre a Klee anche ad Albers e a Kandinsky, giusto per citare colossi).

    “Ernst Paul Klee (1879-1940) è stato un grandissimo pittore svizzero di padre tedesco. I genitori erano musicisti. Nel periodo della formazione si interessò, come noto, di pittura, poesia, musica. E anche dopo coltivò la poesia come arte con un suo codice formale, non c’è niente di pittorico in questi scritti”.

    www.laboratoripoesia.it/paul-klee/


    Sul grassetto dubito. E anzi, su questa poesia, fu una sua opera pittorica, ad avere nerbo:

    Dapprima innalzatosi dal grigiore della notte
    poi pesante e prezioso
    e reso forte dal fuoco
    di sera pervaso da Dio e curvato.
    Infine etereo avvolto di blu,
    si libra sui campi innevati,
    verso cieli stellati


    La sottile linea che lega musica, poesia e colore: Paul Klee - Artspecialday

    nel mondo terreno non mi si può afferrare poiché io abito bene sia tra i morti che tra i non nati. Più vicino del consueto al cuore della creazione eppure, ancora non vicino abbastanza”.

    poesia.blog.rainews.it/2019/11/la-poesia-di-paul-klee/

    E ancora:

    «L’arte non restituisce il visibile. Rende visibile».

    Ovvero quando poco dice Tanto

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