Bruno Munari
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Dazi: Trump conferma tariffe sui prodotti Ue. Graziata l’Italia, colpite Francia e Germania
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  1. #1
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    Ultima modifica di Cris70; 24-10-16 alle 22:00

  2. #2
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    Difficile parlare di Bruno Munari, grande artista a 360 gradi.
    Forse proprio per questo e per la molteplicità delle sue attività e per la sua grande ed intensa creatività ad ogni definizione, risulta difficilmente collocabile in una chiara catalogazione, e ciò confonde il mercato, che a mio parere è SORDO !


    ma qualcosa possiamo pur dire, no?

    “L'artista o l'operatore culturale di oggi, può aiutare la crescita culturale della collettività. Può preparare gli individui (a cominciare dai bambini) a difendersi dallo sfruttamento, a smascherare i furbi (invece di ammirarli o invidiarli), ad esprimersi con la massima libertà e creatività. Può continuare la tradizione invece che ripeterla stancamente"
    Immagini Allegate Immagini Allegate Bruno Munari-munari-02.jpg 

  3. #3
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    "Complicare è facile, semplificare è difficile. Per complicare basta aggiungere, tutto quello che si vuole: colori, forme, azioni, decorazioni, personaggi, ambienti pieni di cose. Tutti sono capaci di complicare. Pochi sono capaci di semplificare. (...) La semplificazione è il segno dell'intelligenza, un antico detto cinese dice: quello che non si può dire in poche parole non si può dirlo neanche in molte."

    "Il grande pittore dipinge l'insegna per il fornaio,il grande scultore dà forma a una macchina, il grande architetto progetta la casa per il capo del governo, il grande poeta scrive canzoni popolari, il grande musicista scrive la musica per le canzoni del poeta ... un popolo civile vive in mezzo alla sua arte."


    "il più grande ostacolo alla comprensione di un'opera d'arte è quello di voler capire. "
    Anteprime Allegate Anteprime Allegate Bruno Munari-tumblr_mlkjqnweq81r87i11o1_1280.jpg  

  4. #4
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    MANIFESTO DEL MACCHINISMO
    Bruno Munari - 1952


    Il mondo, oggi, è delle macchine.
    Noi viviamo in mezzo alle macchine, esse ci aiutano a fare ogni
    cosa, a lavorare e a svagarsi. Ma cosa sappiamo noi dei loro
    umori, della loro natura, dei loro difetti animali, se non attraverso
    cognizioni tecniche, aride e pedanti?
    Le macchine si moltiplicano più rapidamente degli uomini,
    quasi come gli insetti più prolifici; già ci costringono ad
    occuparci di loro, a perdere molto tempo per le loro cure, ci
    hanno viziati, dobbiamo tenerle pulite, dar loro da mangiare e da
    riposare, visitarle continuamente, non far loro mai mancar nulla.
    Fra pochi anni saremo i loro piccoli schiavi.
    Gli artisti sono i soli che possono salvare l’umanità da questo
    pericolo. Gli artisti devono interessarsi delle macchine,
    abbandonare i romantici pennelli, la polverosa tavolozza, la tela e
    il telaio; devono cominciare a conoscere l’anatomia meccanica, il
    linguaggio meccanico, capire la natura delle macchine, distrarle
    facendole funzionare in modo irregolare, creare opere d’arte con
    le stesse macchine, con i loro stessi mezzi.
    Non più colori a olio ma fiamma ossidrica, reagenti chimici,
    cromature, ruggine, colorazioni anodiche, alterazioni termiche.
    Non più tela e telaio ma metalli, materie plastiche, gomme e
    resine sintetiche.
    Forme, colori, movimenti, rumori del mondo meccanico non più
    visti dal di fuori e rifatti a freddo, ma composti armonicamente.
    La macchina di oggi è un mostro!
    La macchina deve diventare un’opera d’arte!
    Noi scopriremo l’arte delle macchine!
    Immagini Allegate Immagini Allegate Bruno Munari-578366_4424287217905_669650454_n.jpg 

  5. #5
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    Anteprime Allegate Anteprime Allegate Bruno Munari-prague-biennale-2013-bruno-munari.jpg  
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  6. #6
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    Nel 1963 venne pubblicato per la prima Good Design di Bruno Munari, riproposto nel 1998 dalla casa editrice Corraini.
    È un piccolo libro di 31 pagine che analizza tre oggetti naturali – l’arancia, la rosa e i piselli – come fossero oggetti di design.
    In questo modo, per esempio, l’arancia diventa «un oggetto quasi perfetto dove si riscontra l’assoluta coerenza tra forma, funzione e consumo» mentre la rosa è definitva un oggetto «inutile», «complicato da usare», «perfino immorale».


    ma dai ...
    Immagini Allegate Immagini Allegate Bruno Munari-rosamunari23.jpg 

  7. #7
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    La relazione di Bruno Munari con il futurismo è uno degli aspetti più controversi della produzione di quello che può essere considerato il più importante artista italiano del Novecento. È un periodo poco studiato da storici e critici per quell’insistito cordone sanitario che è stato spesso e volentieri eretto dalla cultura italiana attorno ai prodotti artistici emersi durante il ventennio e associabili in senso lato con il regime.

    Munari stesso è in qualche modo complice di questa menomazione storiografica. Come ha sottolineato Jeffrey Schnapp, nelle sue varie liste autodefinitorie e autobiografiche Munari mette come incipit simbolico della propria carriera d’artista la prima “macchina inutile” del 1930. Un gesto in qualche modo giustificabile, vista l’importanza di quella proposta artistica, ma che cancella gli anni di preparazione e i presupposti estetici di molta della sperimentazione munariana negli anni a venire, congedati da Munari con una ironica alzata di spalle, come come quando confesserà a Gillo Dorfles di avere avuto, appunto, un “passato futurista”.
    Immagini Allegate Immagini Allegate Bruno Munari-4_rrrr-suono-di-un-aereoplano-1927-circa_1.jpg 

  8. #8
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    A parte questi elementi sottilmente sovversivi, risulta comunque evidente nell’opera di Munari il desiderio di sviluppare le idee più potenzialmente produttive della prima stagione futurista, molte delle quali, come detto, erano rimaste a livello puramente programmatico.

    Se l’ironica presa di distanza dalla magniloquenza retorica che spesso accompagnava l’auto-esegesi di forme artistiche come le “mappe cosmiche” denota un lo spirito indipendente di Munari, guardando alle tavole di ABC Dadà (1944), dove Munari costruisce un abbecedario, accostando una varietà di oggetti domestici e poemetti dadaisti (che sembrano anticipare il Piccolo sillabario illustrato di Italo Calvino), non si può non notare il debito con quell’arte “polimaterica” che Prampolini aveva cominciato a teorizzare e praticare fin dal 1915.
    Immagini Allegate Immagini Allegate Bruno Munari-abc-dada-cover_0-625x963.jpg 

  9. #9
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    Nel 1949 Munari progetta per la prima volta una serie di “libri illeggibili”, opere che definitivamente rinunciano alla comunicazione testuale a favore della sola funzione estetica.

    Non semplicemente supporto per il testo, la carta comunica un messaggio attraverso il formato, il colore, i tagli e la loro alternanza. Si omettono gli elementi che costituiscono il libro tradizionale, come il colophon e il frontespizio, e la lettura diventa lo svolgersi cadenzato di una composizione musicale, con timbri sempre diversi nell’alternarsi delle pagine.

    Nel segno della rarefazione visiva e della sperimentazione dei materiali, la produzione di “libri illeggibili” continua per Munari lungo tutto l’arco della propria vita. Nel 1955 alcuni esemplari sono esposti al MoMA di New York, nella cui Design Collection sono tuttora conservati 9 “libri illeggibili”.
    Immagini Allegate Immagini Allegate Bruno Munari-35-mun_mn1_int1.jpg Bruno Munari-munari3.jpg 

  10. #10
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    E' tardi...


    pazienza,
    ma domani se vorrete potremo proseguire

    Su Bruno Munari ne vale la pena
    Grazie Cris
    Immagini Allegate Immagini Allegate Bruno Munari-bruno_munari02.jpg 

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