j'accuse...!
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Posizioni nette corte: Maire la più shortata di Piazza Affari, sul podio anche Banco e Bper
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Il trading non è un gioco e scotta tanti giovani americani, l’App Robinhood sotto accusa. L’inchiesta del NYT
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  1. #1
    L'avatar di Alessandro Celli
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    j'accuse...!

    fu pubblicata il 13 gennaio 1898.

    A distanza di 121 anni, come oggi
    potremmo liberamente inserire qui le varie nefandezze del mercato, le incoerenze, gli scandali e tutto ciò che del sistema arte abbiamo da dire il nostro
    j'accuse.

    Un modo come un altro per mantere intergri i vari 3D dedicati agli artisti e non "sporcarli" con vicende che poco riguardano la storia.
    Immagini Allegate Immagini Allegate j'accuse...!-a1a.jpg 

  2. #2
    L'avatar di AM-Art
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    Benissimo, purché - come Zola - si facciano sempre nomi, cognomi e circostanze, senza nascondersi dietro i soliti fumosi "non posso parlare", "un giorno vedrete quel che accadrà", "so cose che mi ha detto tizio e caio", "meglio che sto zitto" e altre amenità che popolano sempre le sparate di tanti.

  3. #3
    L'avatar di Alessandro Celli
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    Li parcheggio qui
    questi due post:


    Lucio Fontana II

    Lucio Fontana II
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  4. #4
    L'avatar di Alessandro Celli
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    altro caso
    e ringrazio mmt

    Piero Manzoni

  5. #5
    L'avatar di emilio.figus
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    Difficile esprimersi al meglio, sul tema dell'accusa, in particolare pensando al significato diretto dato da Émile Zola, successivamente entrato a pieno titolo nel linguaggio francese corrente.
    Un significato forte, atto di denuncia totale.
    Valore universale di pensieri, desideri, ire e speranza.
    J'accuse, j'accuse, oggigiorno quanti possiamo additare a condanna morale con il senno di poi?
    Se io, se avessi saputo, se avessi potuto, se, ma, poi, io, loro, un'eterna condanna senza vincitori né vinti.
    J'accuse, gli alti prelati dell'arte. J'accuse, le stesse eminenze grigie.
    J'accuse, tutta quella moltitudine di persone che dietro l'arte spacciano il nulla dietro appellativi professionali che sono un insulto a cospetto della fame di un certo Chïm Soutine.
    J'accuse, l'onnipotenza presunta di direttori artistici di fiere e mercati, capaci e vogliosi di indirizzare arte e mercato in un empasse mortale.
    J'accuse ed elogio, le lettere ricevute dal Maestro Bonalumi, che ancor prima della sua morte scagliava le sue ire contro le scelte del ministero dell'istruzione affinché venisse abolito l'insegnamento della Storia dell'Arte.
    J'accuse e punto il dito con rispetto indicando la storia di fama e gloria e di povera gloria delle centinaia di pittori rifugiati in quella Parigi del I e II conflitto mondiale.
    J'accuse l'odierna mentalità umana, il "collezionista" e il mercato con la sua ciclicità, sempre un passo indietro nei confronti della storia.
    J'accuse quanto adoro il bue squartato dei tanti pittori che guardavano con rispetto la storia.
    J'adore auci le scarpe rotte e il pane raffermo di quella Roma della fine degli anni '40.
    J'accuse, le persone che parlano senza alcuna cognizione, senza ragioni e conoscienza dei fenomeni storiografici, e dei racconti narrati da Les italiens de Paris, dei futuristi, dadaisti prima e surrealisti dopo.
    J'accuse le idiozie che giornalmente leggo sulla carta stampata riguardo la parola investimento, sinonimo di batatto, maldicenza, insulto a menti pensieri e sofferenze.
    J'accuse, il mercato costretto, non spontaneo, sempre pronto ad apparire con astronomiche pubblicazioni e nuove stelle dell'arte senza alcun passato.
    Un j'accuse infinito, senza fine che mi porta a pensare a un immenso muro di gomma.
    Penso alla povera Carol Rama la sua sofferenza, e nessuno le dedicò un tributo per i 150 anni dell'unità d'Italia.
    Il povero Vasco Bendini le mentalità dell'Obelisco di Roma, le riflessioni di Carlo Cardazzo e le amicizie di Albissola Marina.
    Invito i mentori dell'arte a pronunciarsi in nome di un patrimonio universale, fondamenta uniche dove non esistevano mercato, soldi o assoldati, ma solo tanta grande fame, testimoniata dai personaggi che tutti noi conosciamo.
    Povera Teresita e povero Lucio, con le sue poche pietre colorate per le sue Venezie, appese sugli alberi, quanti pochi soldi, quante poche parole, quanti sguardi e sospetti nei confronti di uno scultore.
    J'accuse la grande intelligenza umana, affinché non vengano commessi ulteriori crimini in nome dell'arte, Van Gogh doveva essere l'artista più innovativo, chi di noi si vorrebbe trovare al suo posto?
    J'accuse le gallerie che dovrebbero diventare nuovamente dei sacrari.
    J'accuse gli affittaspazi offerti dal mercato.
    J'accuse toute le monde, affinché il solido pensiero della storia dell'arte assuma il suo significato storico, universale, invidiato da tutti noi.
    J'accuse, la Biennale di Venezia e il suo grigiore.
    J'accuse un sentimento che non ha nulla a che fare con gli elementi storiografici, ma solo di fine propaganda gratuita capace di donare il nulla più assoluto.
    Per questo J'ACCUSE!

  6. #6
    L'avatar di Antipole
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  7. #7
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  8. #8
    L'avatar di Alessandro Celli
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    J’accuse, la negoziazione del sistema cultura.

    La cultura “pura” da molti anni a questa parte è inevitabilmente distante dal mercato e fa pure molta fatica ad essere ascoltata, visto che buona parte della "cultura negoziata" è in mano a critici, storici e curatori alle dipendenze del mercato stesso.
    Gli intrecci e le correlazioni fra critici / storici con le gallerie è sotto gli occhi di tutti : da Germano Celant a Hans Ulrich Obrist, da Luca Beatrice a Massimiliano Gioni.

    J’accuse, tipicamente la storia la scrivono i vincitori, pure quella dell’arte, però.
    Probabilmente Pollock e Warhol ammesso che avessero fatto arte, sarebbero stati dei minori mal visti, se la guerra non fosse stata vinta dagli americani.

    J’accuse il nostro sistema cultura americanocentrico, tuttora più potente della portaerei della Sesta Flotta che sbarcò in laguna veneta nel 1964.
    J’accuse, a distanza di 55 anni non ci siamo spostati di un solo millimetro.
    Ci (anzi, vi) basta un solo casey kaplan, ma a NYC, che un mercato può modificarsi.

    (Maquantaragione aveva Alberto Biasi : Intervista ad Alberto Biasi, a New York con la sua Dynamic Meditation - ArtsLife |
    ArtsLife


    Andrò a vistare il Museo Bialetti, forse lì dentro i critici benpensanti avranno poco da scrivere, spero.
    Immagini Allegate Immagini Allegate j'accuse...!-a1d.jpg 

  9. #9
    L'avatar di artepassion
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    Citazione Originariamente Scritto da Alessandro Celli Visualizza Messaggio
    J’accuse, la negoziazione del sistema cultura.

    La cultura “pura” da molti anni a questa parte è inevitabilmente distante dal mercato e fa pure molta fatica ad essere ascoltata, visto che buona parte della "cultura negoziata" è in mano a critici, storici e curatori alle dipendenze del mercato stesso.
    Gli intrecci e le correlazioni fra critici / storici con le gallerie è sotto gli occhi di tutti : da Germano Celant a Hans Ulrich Obrist, da Luca Beatrice a Massimiliano Gioni.

    J’accuse, tipicamente la storia la scrivono i vincitori, pure quella dell’arte, però.
    Probabilmente Pollock e Warhol ammesso che avessero fatto arte, sarebbero stati dei minori mal visti, se la guerra non fosse stata vinta dagli americani.

    J’accuse il nostro sistema cultura americanocentrico, tuttora più potente della portaerei della Sesta Flotta che sbarcò in laguna veneta nel 1964.
    J’accuse, a distanza di 55 anni non ci siamo spostati di un solo millimetro.
    Ci (anzi, vi) basta un solo casey kaplan, ma NYC che un mercato può modificarsi.

    (Maquantaragione aveva Alberto Biasi : Intervista ad Alberto Biasi, a New York con la sua Dynamic Meditation - ArtsLife |
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    Andrò a vistare il Museo Bialetti, forse lì dentro i critici benpensanti avranno poco da scrivere, spero.
    Riguardo l’intervista di Biasi dissento su alcuni punti. In primis trovo completamente sbagliato che Anna Gugini (l’intervistatrice) definisca Biasi il più autorevole esponente italiano dell’arte cinetica.
    Riguardo invece Leo Castelli devo far notare, contrariamente a quanto dichiarato da Biasi, che Leo Castelli, su input della Sonnabend, era interessato all’arte cinetica nata in Europa visto che tentò di mettere nel suo portafoglio un Artista italiano di quel movimento che non era Biasi. Conditio sine qua non era quello di accettare il trasferimento in pianta stabile negli Stati Uniti per ragioni logistiche e questo purtroppo fece saltare tutto. Il citato interesse è traccia storica in quanto riportato in un'intervista rilasciata dallo storico direttore della Leo Castelli gallery molti anni orsono.
    Sull’Artista non c’e bisogno di indicare il nome anche se è facile intuirlo. Di per certo il più autorevole degli artisti cinetici italiani visto che la Sonnabend e la Leo Castelli gallery hanno sempre cercato le eccellenze !
    Ultima modifica di artepassion; 18-02-19 alle 15:02

  10. #10
    L'avatar di Alessandro Celli
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    grazie artepassion per la precisazione.


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