La bolla del mercato dell'arte prossima allo scoppio - Pagina 69
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  1. #681

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    Vorrei ricordare che diversi galleristi vendono le loro opere in asta ( con riserva, e spesso senza pagare i diritti, essendo fornitori abitudinari di certe case d’asta). Insomma L’aureola di mecenati non la metterei a tutti. I tempi cambiano ma il film è sempre lo stesso...

  2. #682

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    Citazione Originariamente Scritto da Biagio.tv Visualizza Messaggio
    Certo che non sempre le quotazioni salgono. Ma anche a questo bisogna essere in qualche modo preparati. Lo si può mettere in conto in modo consapevole ragionandoci su in base alle proprie riflessioni ed atteggiamenti.
    Io per esempio se le quotazioni di un artista che colleziono scendessero, di certo non mi spaventerei, ma anzi se posso approfitterei per comperare.

    Proprio perchè si sta parlando di aste Vs gallerie, sono in molti ad avere la convinzione che i prezzi d'asta siano i riferimenti del mercato di un artista, e vivono ogni singola aggiudicazione come l'espressione dell'andamento di mercato. Per un record si festeggia, per un invenduto ci si deprime.
    Ma l'arte non è la borsa.

    Se si sposta l'orizzonte delle proprie convinzioni sul medio-lungo termine, tutto questo lo si vive con maggiore indifferenza.
    Se poi un artista scende e poi scende e poi scende e poi sparisce dal panorama, SE PIACE: PAZIENZA!

    Basta che si rivaluti qualcuno degli altri
    Caro mio, larte non sarà la borsa ma pare che pure nellarte sia fondamentale la diversificazione dell'investimento

  3. #683
    L'avatar di Biagio.tv
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    Citazione Originariamente Scritto da toni77 Visualizza Messaggio
    Caro mio, larte non sarà la borsa ma pare che pure nellarte sia fondamentale la diversificazione dell'investimento
    E quale è il problema? Tutti in un modo o nell'altro cerchiamo di salvaguardare i nostri sudati risparmi o di goderceli.

    Ma è sbagliato vivere ogni singolo passaggio in asta come stabilisse chissà cosa. Un trend lo si può fare in ogni caso prendendo le aggiudicazioni nel corso di almeno un anno. Non ogni singolo passaggio... quello è come commentare una partita di calcio al bar o l'andamento in tempo reale di un titolo in borsa.
    Non ha alcun senso nè per l'arte nè in realtà per rilevare un ipotetico andamento di mercato. Poi qui lo possiamo anche fare per divertimento...

    L'ho già scritto in passato: uno dei miei artisti preferiti e del quale ho diverse opere (comperate con sacrifici!) oggi non ha praticamente più mercato. Ma chi se ne importa!!! Continua ad essere uno dei miei artisti preferiti. Quindi va bene lo stesso.

    E' più che sufficiente che una parte della collezione si rivaluti, ed è già un ottimo risultato.
    Quindi se uno è appassionato di arte e ci vede anche delle potenzialità di investimento, la diversificazione (oltre che in altri settori se preferisce), la può fare anche variando gli artisti.

  4. #684
    L'avatar di Adriano.Meis
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    Gli argomenti di cui si sta discutendo mi paiono molto interessanti quindi provo a fissare alcuni punti che mi sembrano essenziali:

    - Mazzoli parla di un tempo passato, con quella nostalgia che si può concedere volentieri a una persona della sua età,
    ma mitizzare il passato non aiuta a capire la realtà

    - mi ritrovo molto in quello che scrivono @acci circa l’asimmetria informativa e @Cris sulla realtà delle aste,
    già solo queste considerazioni fanno capire quanto sia mitizzata la visione del passato di stampo... “mazzoliano”, per usare un neologismo

    - la situazione sociale che ha permesso di esistere al sistema dell’arte degli anni 50, oggi è del tutto cambiata,
    questo è il motivo per cui le idee di @Ale, di @toni, di @Klee, e altri, (che condivido nella loro essenza) sono “deboli”, e soccombono inesorabilmente di fronte all’ideologia neoliberista attuale...
    cioè, come ho già scritto sia a @Ale, che anche a altri (ricordo a @franzberlin), a me pare che le loro obiezioni dovrebbero sostanziarsi in una critica di tipo socio-politico, fondata su una visione molto più ampia, non limitata al mondo dell’arte,
    altrimenti rimangono deboli e si riducono ad auspicare un crollo del sistema dell’arte attuale...

    - il vero limite del collezionista, che vedo io, è la sua totale ignoranza circa il funzionamento, teorico e tecnico, dei mercati,
    molto concentrato, invece, sulle sue storie personali vissute sul mercato...
    il risultato è una incapacità di gestire il rischio economico connesso all’attività di collezionista,
    che è poi la causa principale della perdita di denaro, di delusioni, e infine di allontanamento dal mercato, percepito come un male assoluto

  5. #685

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    Citazione Originariamente Scritto da Adriano.Meis Visualizza Messaggio
    Gli argomenti di cui si sta discutendo mi paiono molto interessanti quindi provo a fissare alcuni punti che mi sembrano essenziali:

    - Mazzoli parla di un tempo passato, con quella nostalgia che si può concedere volentieri a una persona della sua età,
    ma mitizzare il passato non aiuta a capire la realtà

    - mi ritrovo molto in quello che scrivono @acci circa l’asimmetria informativa e @Cris sulla realtà delle aste,
    già solo queste considerazioni fanno capire quanto sia mitizzata la visione del passato di stampo... “mazzoliano”, per usare un neologismo

    - la situazione sociale che ha permesso di esistere al sistema dell’arte degli anni 50, oggi è del tutto cambiata,
    questo è il motivo per cui le idee di @Ale, di @toni, di @Klee, e altri, (che condivido nella loro essenza) sono “deboli”, e soccombono inesorabilmente di fronte all’ideologia neoliberista attuale...
    cioè, come ho già scritto sia a @Ale, che anche a altri (ricordo a @franzberlin), a me pare che le loro obiezioni dovrebbero sostanziarsi in una critica di tipo socio-politico, fondata su una visione molto più ampia, non limitata al mondo dell’arte,
    altrimenti rimangono deboli e si riducono ad auspicare un crollo del sistema dell’arte attuale...

    - il vero limite del collezionista, che vedo io, è la sua totale ignoranza circa il funzionamento, teorico e tecnico, dei mercati,
    molto concentrato, invece, sulle sue storie personali vissute sul mercato...
    il risultato è una incapacità di gestire il rischio economico connesso all’attività di collezionista,
    che è poi la causa principale della perdita di denaro, di delusioni, e infine di allontanamento dal mercato, percepito come un male assoluto

    Intervento eccellente che condivido!!!

  6. #686
    L'avatar di Alessandro Celli
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    Citazione Originariamente Scritto da Adriano.Meis Visualizza Messaggio
    - la situazione sociale che ha permesso di esistere al sistema dell’arte degli anni 50, oggi è del tutto cambiata,
    questo è il motivo per cui le idee di @Ale, di @toni, di @Klee, e altri, (che condivido nella loro essenza) sono “deboli”, e soccombono inesorabilmente di fronte all’ideologia neoliberista attuale...
    cioè, come ho già scritto sia a @Ale, che anche a altri (ricordo a @franzberlin), a me pare che le loro obiezioni dovrebbero sostanziarsi in una critica di tipo socio-politico, fondata su una visione molto più ampia, non limitata al mondo dell’arte,
    altrimenti rimangono deboli e si riducono ad auspicare un crollo del sistema dell’arte attuale...

    - il vero limite del collezionista, che vedo io, è la sua totale ignoranza circa il funzionamento, teorico e tecnico, dei mercati,
    molto concentrato, invece, sulle sue storie personali vissute sul mercato...
    il risultato è una incapacità di gestire il rischio economico connesso all’attività di collezionista,
    che è poi la causa principale della perdita di denaro, di delusioni, e infine di allontanamento dal mercato, percepito come un male assoluto
    caro Adriano, devi considerare che non tutti i collezionisti sono uguali (e menomale) e non tutti hanno i medesimi obiettivi.
    Per darti un mio personale spunto quando ho iniziato a studiare ed a collezionare Ugo La Pietra, come Acconci, come Prini e come Ketty La Rocca non mi sono MAI posto il problema delle prospettive del mercato, MAI.

    Colleziono per passione e procedo a comprare gli artisti che gradisco mettere a parete indipendentemente dal mercato.
    Non sono scelte ideologiche, socio-politiche o altro, semplicemente un approccio culturale.

    E ti assicuro che proseguirò a collezionare pure le cartine di Lucio Fontana, ben consapevole che rimarranno sempre ai margini del mercato.

    E credo che ben presto mi avvicinerò al Futurismo : tu credi mi preoccupi delle prospettive?

    Non lo trovo un limite, anzi nel mio caso potrebbe essere un vincolo il funzionamento, teorico e tecnico del mercato.
    Ti auguro una buona settimana.

    PS: con Giuseppe Ungaretti per il mio ultimo acquisto
    Immagini Allegate Immagini Allegate La bolla del mercato dell'arte prossima allo scoppio-a13.jpg 

  7. #687
    L'avatar di Klee
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    Mah ... tante opinioni condivisibili sul cambiamento inesorabile dettato dal tempo che va a influire sul contesto socio / economico / culturale ecct ecct , ma l ' Arte con A maiuscola spesso e ' andata in controtendenza rispetto alle linee guida imposte da poteri forti costituiti e dai suoi mezzi , che oggi si fondano come non mai su tecnologia , media e informazione in mille forme ; resta il fatto che " avercene ancora di Mazzoli in Italia " ... figura esemplare per autonomia e capacità di vedute in un periodo comunque piuttosto recente . Sul collezionismo direi che la grande differenza sta proprio lì , chi ieri comprava pur pagando Fontana e Burri o Manzoni se ne fregava altamente del mercato e delle rivalutazioni . Ormai tutto passa attraverso il termine "investimento " che ha annullato piano piano " sensibilità e cultura "
    ... direi che si potrebbe dire , almeno ogni tanto , BASTA . Su questo credo di concordare con Tony , Alessandro 👍 ( leggo adesso l ' ultimo intervento ) con Cris e altri , principalmente .
    Ultima modifica di Klee; 01-06-20 alle 10:48

  8. #688
    L'avatar di techne
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    Citazione Originariamente Scritto da Klee Visualizza Messaggio
    Mah ... tante opinioni condivisibili sul cambiamento inesorabile dettato dal tempo che va a influire sul contesto socio / economico / culturale ecct ecct , ma l ' Arte con A maiuscola spesso e ' andata in controtendenza rispetto alle linee guida imposte da poteri forti costituiti e dai suoi mezzi , che oggi si fondano come non mai su tecnologia , media e informazione in mille forme ; resta il fatto che " avercene ancora di Mazzoli in Italia " ... figura esemplare per autonomia e capacità di vedute in un periodo comunque piuttosto recente . Sul collezionismo direi che la grande differenza sta proprio lì , chi ieri comprava pur pagando Fontana e Burri o Manzoni se ne fregava altamente del mercato e delle rivalutazioni . Ormai tutto passa attraverso il termine "investimento " che ha annullato piano piano " sensibilità e cultura "
    ... direi che si potrebbe dire , almeno ogni tanto , BASTA . Su questo credo di concordare con Tony , Alessandro 👍 ( leggo adesso l ' ultimo intervento ) con Cris e altri , principalmente .

    Mi spiegherai, prima o poi, cosa intendi con il grassetto

    Io non credo che, boh … 50 anni fa? facciamo anche 60 anni fa, i collezionisti comprassero "fregandosene" di mercato e rivalutazioni. Il punto forse era CHI comprava e CHI ascoltava prima di comprare. E CHI in tutto questo guadagnava. Perché non è che un tempo l'arte che si colleziona fosse gratis- O no?

    Quanto alla cultura, direi che oggi abbiamo più opportunità di scambio.
    La sensibilità credo che si sviluppi sempre (come era) a livello individuale. E forse (forse) direi che in media oggi ci possiamo permettere più "attenzione", rispetto a quello che fu un tempo. Anche (ma non solo) per una questione culturale. L'Arte si è diffusa, ed è uno dei mezzi possibili di cura (e di salvaguardia) della sensibilità. Però non capisco: cioè, siamo in un contesto dove ognuno con l'Arte fa quel che vuole
    Che senso ha un "auspicio" rivolto a ciò che fanno gli altri con l'Arte?

  9. #689
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    un mercato pieno zeppo di biscotti, molti dei quali patrocinati da diversi geni qua dentro fol….x svuotare i magazzini stracolmi, con la combutta di presentatori tv che, una volta preso il malloppo, scappano….e di quei pseudo-pittori nemmeno + l'ombra, neanche vengono + nominati

  10. #690
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    ringrazio @Sattin per le belle parole e @Ale per la risposta

    ma mi viene voglia fare una domanda a tutti,
    perché un po’ tutti partono da un presupposto che mica è così scontato e sicuro...

    cioè, ma per quale motivo un’opera d’arte importante, di un artista importante, di grande significato storico artistico, dovrebbe costare tanti soldi di più di un’opera scadente, di un artista minore, senza significato storico ????
    Perché ? chi l’ha detto ?

    Scusate, prendiamo per es. i libri...
    non è mica che la Divina Commedia di Dante Alighieri costa di più di un libro da autogrill tipo, che ne so, il libro delle Barzellette di Totti
    quindi il prezzo non dipende mica dal valore culturale !
    o no ?

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