Emilio Prini - Pagina 15
Dna bond centrico dell’Italia anche negli ETF. Tutti i numeri record del 2019
Ennesimo anno di forte crescita per l’ETFplus con nuovo record di strumenti quotati in un singolo anno. Il mercato di Borsa Italiana dedicato a ETF, ETC ed ETN chiude il …
Poste Italiane: per analisti il modello diversificato è solido pilastro per crescita futura e dividendi più generosi
Il modello di business diversificato di Poste Italiane consente al gruppo di adattarsi efficacemente alle mutevoli condizioni di mercato, fornire buoni risultati e offrire una politica dei dividendi remunerativa. Gli …
Elezioni Emilia Romagna, fattore Borgonzoni davvero capace di mandare a casa il governo?
Lo tsunami Lucia Borgonzoni ci sarà davvero? Davvero una eventuale vittoria della candidata della Lega di Matteo Salvini potrebbe innescare una crisi di governo? Gli analisti di Barclays presentano due …
Tutti gli articoli
Tutti gli articoli Tutte le notizie

  1. #141
    L'avatar di Biagio.tv
    Data Registrazione
    Mar 2014
    Messaggi
    7,902
    Mentioned
    110 Post(s)
    Quoted
    3389 Post(s)
    Potenza rep
    42949678
    Citazione Originariamente Scritto da Alessandro Celli Visualizza Messaggio
    … forse cascami retorici non più ma "feticistici dell’arte" hanno contraddistinto ben altri compagni dell’arte povera,
    dopo le prime esperienze vissute attorno a Celant.
    Ritengo che oltre a Prini anche altri hanno perseguito la linea di Bartleby per "dire di no", anche se soltanto Prini ebbe la esplicita volontà di erodere criticamente le regole del sistema.

    Ma dire di no ha un costo che non tutti sono disposti a pagare.

    Sia stato il loro mercato?
    Può anche essere, ma del resto non per tutti gli artisti l’obiettivo è “il mercato”
    Questa è un'ottima considerazione Brix! Meriterebbe di essere sviluppata.
    Ad esempio mi verrebbero due spunti:

    1) "il mercato" come lo intendiamo? Nel senso, se uno fa l'artista, lo farà evidentemente anche per mangiare con la vendita delle sue opere (a meno che possa permettersi di farlo già essendo economicamente sufficiente di suo): ma in ogni caso, queste opere che vende, non sono il suo mercato?

    2) prendendo per oggetto degli artisti che ipotizziamo "anti mercato" o per lo meno disinteressati al proprio mercato, siamo sicuri che a un certo punto sia giusto che questi stessi artisti abbiano delle rivalutazioni di mercato? E siamo sicuri che sia probabile che ciò accada?
    Intendo dire: è giusto che a un certo punto succeda ciò che l'artista stesso non ha mai voluto, ma anzi ha "combattuto" riguardo al proprio mercato?

  2. #142

    Data Registrazione
    Dec 2013
    Messaggi
    422
    Mentioned
    7 Post(s)
    Quoted
    144 Post(s)
    Potenza rep
    14695052
    Citazione Originariamente Scritto da Biagio.tv Visualizza Messaggio
    Questa è un'ottima considerazione Brix! Meriterebbe di essere sviluppata.
    Ad esempio mi verrebbero due spunti:

    1) "il mercato" come lo intendiamo? Nel senso, se uno fa l'artista, lo farà evidentemente anche per mangiare con la vendita delle sue opere (a meno che possa permettersi di farlo già essendo economicamente sufficiente di suo): ma in ogni caso, queste opere che vende, non sono il suo mercato?

    2) prendendo per oggetto degli artisti che ipotizziamo "anti mercato" o per lo meno disinteressati al proprio mercato, siamo sicuri che a un certo punto sia giusto che questi stessi artisti abbiano delle rivalutazioni di mercato? E siamo sicuri che sia probabile che ciò accada?
    Intendo dire: è giusto che a un certo punto succeda ciò che l'artista stesso non ha mai voluto, ma anzi ha "combattuto" riguardo al proprio mercato?
    Non ci stiamo un poco arrovellando in ragionamenti contorti?

  3. #143
    L'avatar di Kiappo
    Data Registrazione
    Mar 2015
    Messaggi
    4,591
    Mentioned
    164 Post(s)
    Quoted
    1497 Post(s)
    Potenza rep
    42949677
    Citazione Originariamente Scritto da Biagio.tv Visualizza Messaggio
    Questa è un'ottima considerazione Brix! Meriterebbe di essere sviluppata.
    Ad esempio mi verrebbero due spunti:

    1) "il mercato" come lo intendiamo? Nel senso, se uno fa l'artista, lo farà evidentemente anche per mangiare con la vendita delle sue opere (a meno che possa permettersi di farlo già essendo economicamente sufficiente di suo): ma in ogni caso, queste opere che vende, non sono il suo mercato?

    2) prendendo per oggetto degli artisti che ipotizziamo "anti mercato" o per lo meno disinteressati al proprio mercato, siamo sicuri che a un certo punto sia giusto che questi stessi artisti abbiano delle rivalutazioni di mercato? E siamo sicuri che sia probabile che ciò accada?
    Intendo dire: è giusto che a un certo punto succeda ciò che l'artista stesso non ha mai voluto, ma anzi ha "combattuto" riguardo al proprio mercato?
    Ciao Biagio, non sono sicuro di avere ben compreso il tuo ragionamento sul " mercato " Personalmente ho conosciuto diversi Artisti..diciamo diverse decine, quasi tutti di fascia " media "...anche qualche "drop out" o fricchettone che dir si voglia ..francamente non mi ricordo di nessuno che abbia rifiutato una vendita per andare contro il " mercato " o per qualche motivo ideologico e neanche che abbia rifiutato un'offerta, diciamo di 1.000 euro, dicendo che erano troppi perchè il suo target di vendita era di 500 euro. Non capisco davvero cosa intendi dire ..forse che post mortem su alcuni Artisti potrebbe partire una speculazione che l'Artista non avrebbe apprezzato? Ciao

  4. #144
    L'avatar di Biagio.tv
    Data Registrazione
    Mar 2014
    Messaggi
    7,902
    Mentioned
    110 Post(s)
    Quoted
    3389 Post(s)
    Potenza rep
    42949678
    Citazione Originariamente Scritto da Kiappo Visualizza Messaggio
    Ciao Biagio, non sono sicuro di avere ben compreso il tuo ragionamento sul " mercato " Personalmente ho conosciuto diversi Artisti..diciamo diverse decine, quasi tutti di fascia " media "...anche qualche "drop out" o fricchettone che dir si voglia ..francamente non mi ricordo di nessuno che abbia rifiutato una vendita per andare contro il " mercato " o per qualche motivo ideologico e neanche che abbia rifiutato un'offerta, diciamo di 1.000 euro, dicendo che erano troppi perchè il suo target di vendita era di 500 euro. Non capisco davvero cosa intendi dire ..forse che post mortem su alcuni Artisti potrebbe partire una speculazione che l'Artista non avrebbe apprezzato? Ciao
    @Kiappo dovresti rileggere il messaggio precedente di Brix, che mi ha dato spunto di riflessione.
    Bisogna in primis intendersi sul concetto di "mercato" (ed è quello che sollevano nell'ipotesi 1 come punto di partenza).
    Qui sarebbe anche utile il punto di vista di Brix su Prini in relazione al mercato.

    Ma poi si potrebbe anche estendere il ragionamento a tanti altri artisti.

    Citazione Originariamente Scritto da toni77 Visualizza Messaggio
    Non ci stiamo un poco arrovellando in ragionamenti contorti?
    Assolutamente si
    O forse no

  5. #145
    L'avatar di Alessandro Celli
    Data Registrazione
    Oct 2009
    Messaggi
    28,413
    Mentioned
    161 Post(s)
    Quoted
    6013 Post(s)
    Potenza rep
    42949683
    Citazione Originariamente Scritto da Biagio.tv Visualizza Messaggio
    Questa è un'ottima considerazione Brix! Meriterebbe di essere sviluppata.
    Ad esempio mi verrebbero due spunti:

    1) "il mercato" come lo intendiamo? Nel senso, se uno fa l'artista, lo farà evidentemente anche per mangiare con la vendita delle sue opere (a meno che possa permettersi di farlo già essendo economicamente sufficiente di suo): ma in ogni caso, queste opere che vende, non sono il suo mercato?

    2) prendendo per oggetto degli artisti che ipotizziamo "anti mercato" o per lo meno disinteressati al proprio mercato, siamo sicuri che a un certo punto sia giusto che questi stessi artisti abbiano delle rivalutazioni di mercato? E siamo sicuri che sia probabile che ciò accada?
    Intendo dire: è giusto che a un certo punto succeda ciò che l'artista stesso non ha mai voluto, ma anzi ha "combattuto" riguardo al proprio mercato?
    Mah
    per vivere tanti Artisti accettavano e forse accettano ancora di accontentarsi ad una vita “normale” pur di divulgare la loro poesia senza dover necessariamente entrare a far parte dei "popolari" cliccati dalle grandi case d’asta, gongolati dalle gallerie cool eppur famosi e stimatissimi in ambienti culturali, sai?

    Luciano Fabro si è sempre rivolto ad istituzioni nei suoi lavori e non peraltro prese le distanze da Celant che interpretava il proprio ruolo critico-curatoriale alla stregua di produttore di miti.

    Pure spesso dimentichiamo che nella importante mostra come Fuoco, Immagine, Acqua, Terra, tenutasi alla galleria L’Attico di Roma nel giugno 1967 Maurizio Calvesi aveva in se intenzioni ben differenti e che poi paradossalmente confluirono in una pubblicistica celantiana successiva.

    Se è il “mercato”, ci si chiede, a creare fama e costruire carriere, quale può essere il ruolo dell’arte?

    Allora richiamo Joseph Beuys
    ma anche John Cage che abbandonò ben presto le sue composizioni cromatiche (ed era pure bravo) per regalarci poesia pura, in arte.

    Oppure Hans Haacke o ancora le sole conferenze di Ian Wilson.

    E potrei proseguire con immensi artisti che hanno sempre ambito appunto ad entrare in circuiti museali senza dover ripiegare nella pochezza di una critica al servizio del mercato.

    Ma preferisco non intripparmi in lunghe noiose pappardelle che qui in un forum di finanza a ben pochi frega, certo è che tuttora l’intervento di Carla Lonzi in “ La critica è potere” desterebbe ancora sconcerto, quando affermò che l’arte diventa “ricerca di potere e di persuasione”.

    E dire che era il dicembre del 1970, quasi 50 anni fa.

    Eppure io ci rifletto ancora, credimi.

    buona serata

  6. #146
    L'avatar di roberts
    Data Registrazione
    Jun 2014
    Messaggi
    392
    Blog Entries
    1
    Mentioned
    9 Post(s)
    Quoted
    46 Post(s)
    Potenza rep
    18326057
    Citazione Originariamente Scritto da Alessandro Celli Visualizza Messaggio
    Mah
    per vivere tanti Artisti accettavano e forse accettano ancora di accontentarsi ad una vita “normale” pur di divulgare la loro poesia senza dover necessariamente entrare a far parte dei "popolari" cliccati dalle grandi case d’asta, gongolati dalle gallerie cool eppur famosi e stimatissimi in ambienti culturali, sai?

    Luciano Fabro si è sempre rivolto ad istituzioni nei suoi lavori e non peraltro prese le distanze da Celant che interpretava il proprio ruolo critico-curatoriale alla stregua di produttore di miti.

    Pure spesso dimentichiamo che nella importante mostra come Fuoco, Immagine, Acqua, Terra, tenutasi alla galleria L’Attico di Roma nel giugno 1967 Maurizio Calvesi aveva in se intenzioni ben differenti e che poi paradossalmente confluirono in una pubblicistica celantiana successiva.

    Se è il “mercato”, ci si chiede, a creare fama e costruire carriere, quale può essere il ruolo dell’arte?

    Allora richiamo Joseph Beuys
    ma anche John Cage che abbandonò ben presto le sue composizioni cromatiche (ed era pure bravo) per regalarci poesia pura, in arte.

    Oppure Hans Haacke o ancora le sole conferenze di Ian Wilson.

    E potrei proseguire con immensi artisti che hanno sempre ambito appunto ad entrare in circuiti museali senza dover ripiegare nella pochezza di una critica al servizio del mercato.

    Ma preferisco non intripparmi in lunghe noiose pappardelle che qui in un forum di finanza a ben pochi frega, certo è che tuttora l’intervento di Carla Lonzi in “ La critica è potere” desterebbe ancora sconcerto, quando affermò che l’arte diventa “ricerca di potere e di persuasione”.

    E dire che era il dicembre del 1970, quasi 50 anni fa.

    Eppure io ci rifletto ancora, credimi.

    buona serata
    Quoto in pieno tuo pensiero Ale 😉..
    Penso che un passo indietro bisognerebbe farlo...

  7. #147
    L'avatar di Biagio.tv
    Data Registrazione
    Mar 2014
    Messaggi
    7,902
    Mentioned
    110 Post(s)
    Quoted
    3389 Post(s)
    Potenza rep
    42949678
    Per qualche motivo o sono stato male interpretato o il senso del mio post non è stato compreso... eppure mi sembrava abbastanza chiaro.

    Non ho espresso alcuna posizione nè negativa nè positiva verso artisti che hanno "scelto" di non "seguire" il mercato.
    Anzi, ho posto dei quesiti aperti.

    Una domanda che ponevo era come "identificare cosa sia il mercato di un artista". Vendere delle opere per vivere è un mercato? Se ipotizziamo di no, quale sarebbe il limite tra la "sopravvivenza" ai fini di produrre arte (o poesia ecc), e il cosiddetto "mercato"?

    La mia ulteriore riflessione ruotava - senza la minima critica in positivo o negativo, ma a livello di richiesta di pareri - invece sul fatto di un successivo sviluppo del mercato di un artista (diciamo Prini, ma che vale per tanti altri aristi) che è stato "anti mercato" o cmq che non ha "seguito il mercato". Quello che vorrei chiedere è se secondo voi è opportuno/etico/coerente che a un certo punto debba partire un mercato per questo tipo di artisti.

    Vedo che da un lato ci si sofferma molto sul fatto che un artista abbia fatto un tipo di scelta anti mercato, OK. Ma allo stesso tempo poi vedo sui medesimi artisti considerazione come "il mercato non si è ancora accorto di lui".

    A me sembra -ma magari sbagio - che questo sia un po' un cortocircuito.

    Il mercato dovrebbe davvero accorgersi di un artista che è sempre stato anti-mercato?
    (per chiarezza, è una domanda aperta che pongo, non una presa di posizione... quelle con il punto interrogativo alla fine sono delle domande )

    Per essere ancora più esplicito su questa riflessione, io ho comperato in passato un artista "anti mercato". Talmente anti-mercato da essere completamente sparito dal mercato (no fiere, no mostre, no gallerie ecc). Ha senso che io speri in una sua "riscoperta di mercato" se lui ha proprio scelto il "non mercato"?
    Magari nell'ottica mia personale potrei anche augurarmi che torni a valere qualcosa, ma nell'ottica dell'artista onestamente mi sembrerebbe veramente l'opposto del suo pensiero. Allora: guardo a me o al pensiero dell'artista?

    PS. il tema "Se è il “mercato”, ci si chiede, a creare fama e costruire carriere, quale può essere il ruolo dell’arte?" è un'ulteriore tassello, che non risponde alle argomentazioni che ponevo, ma che fa parte di riflessioni connesse, e aggiunge temi molto interessanti.

  8. #148
    L'avatar di Antipole
    Data Registrazione
    Aug 2018
    Messaggi
    4,322
    Mentioned
    131 Post(s)
    Quoted
    898 Post(s)
    Potenza rep
    42949674
    Citazione Originariamente Scritto da Biagio.tv Visualizza Messaggio
    il tema "Se è il “mercato”, ci si chiede, quale può essere il ruolo dell’arte?"
    Risposta del filosofo...
    Ciao!! a tutti.

    Perché i conflitti sono subordinati alla rappresentazione?
    Perché sono già normalizzati, codificati.
    Sono prodotti controllati dall'istituzione.

    Quando un conflitto non è ancora normalizzato, dipende da qualcosa di più profondo, come il lampo che annuncia altro e che viene da altro, l'emergere improvviso di una variazione creatrice, inaspettata.

    L'arte cessa di essere arte quando diventa demagogia.
    Resta tale solo addestrando una forma di coscienza minoritaria in divenire diversa dal Potere.

    Ma per non correre il rischio che diventi maggioranza bisogna che non smetta di variare, di percorrere nuovi sentieri sempre inaspettati.
    Gilles Deleuze.

    Giorgione, La tempesta, 1504 ca.

    Emilio Prini-particolare-fulmine-tempesta-giorgione.jpg

    Emilio Prini-1506-08-giorgione-la-tempesta.jpg

  9. #149
    L'avatar di Alessandro Celli
    Data Registrazione
    Oct 2009
    Messaggi
    28,413
    Mentioned
    161 Post(s)
    Quoted
    6013 Post(s)
    Potenza rep
    42949683
    Citazione Originariamente Scritto da Biagio.tv Visualizza Messaggio
    Per essere ancora più esplicito su questa riflessione, io ho comperato in passato un artista "anti mercato". Talmente anti-mercato da essere completamente sparito dal mercato (no fiere, no mostre, no gallerie ecc). Ha senso che io speri in una sua "riscoperta di mercato" se lui ha proprio scelto il "non mercato"?
    Magari nell'ottica mia personale potrei anche augurarmi che torni a valere qualcosa, ma nell'ottica dell'artista onestamente mi sembrerebbe veramente l'opposto del suo pensiero. Allora: guardo a me o al pensiero dell'artista?

    PS. il tema "Se è il “mercato”, ci si chiede, a creare fama e costruire carriere, quale può essere il ruolo dell’arte?" è un'ulteriore tassello, che non risponde alle argomentazioni che ponevo, ma che fa parte di riflessioni connesse, e aggiunge temi molto interessanti.
    olà

    cerco di risponderti con estrema sintesi :
    io guardo sempre al pensiero ed al linguaggio dell'artista. Quindi "guardo a me" come dici tu.
    Ciò non significa però che debba essere ri-scoperto o ri-valutato.

    Se mi interessa collezionare Prini (per esempio) è a prescindere da prospettive di natura economica, come del resto nel mio caso vale per Ugo La Pietra (non ho speranze possa entrare nel mercato pesante)

    Questo obbiettivo che mi pongo nel collezionare è appunto il mio "guardo a me"
    che non ha nulla a che fare con il fattore investimento.

    Spero di essere stato chiaro.

    Ciao

  10. #150
    L'avatar di Biagio.tv
    Data Registrazione
    Mar 2014
    Messaggi
    7,902
    Mentioned
    110 Post(s)
    Quoted
    3389 Post(s)
    Potenza rep
    42949678
    Grazie per il chiarimento Brix.
    Ho aperto questo tema perchè questo "conflitto" - termine che rubo ad @Antipole - tra arte e mercato è un tema molto interessante, ma c'è potenzialmente anche una sorta di conflitto tra quello che magari può essere il pensiero di un artista, ed il nostro desiderio di collezionisti.

    Come ho scritto, anche io ho in collezione un artista "anti-mercato", talmente anti da essere proprio sparito. E' chiaro che la sua visione è questa, e una scelta di questo tipo evidentemente ha il suo costo e le sue conseguenze. Ma d'altro canto a me farebbe chairamente piacere una sua riscoperta (che do' per scontato non ci sarà).

    Mi pare idealmente abbastanza parallelo come discorso a Prini o altri artisti "anti-sistema"

    E vedo che infatti anche tu, pur scrivendo che compri Prini "a prescindere da prospettive di natura economica", allo stesso tempo scrivi che il mercato non si è ancora accorto di lui. Quindi in qualche modo auspicando - come è normale che sia e come onestamente auspicherei anche io - una rivalutazione di mercato.

    La riflessione era quindi un po' questa, ossia se alla fin fine un artista anti-mercato debba o meno essere riconosciuto/rivalutato dal mercato.
    Perchè paradossalmente avere un successo di mercato sarebbe forse una sorta di ironico fallimento. O no?

Accedi