Emilio Prini - Pagina 13
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Nell?ultima settimana i mercati azionati sono stati movimentati dagli ultimi sviluppi sulla questione commerciale Usa-Cina e dalla serie di dati macroeconomici deludenti giunti dalla Cina. In particolare, il Pil cinese …
BTP Italia tornerà a far breccia tra le famiglie? Emissione al via tra tante certezze e qualche incognita
Tutto pronto per il Btp Italia. Il collocamento della quindicesima emissione del titolo di stato indicizzato all?inflazione (FOI meno tabacchi) dedicato ai piccoli risparmiatori italiani avrà luogo dal 21 al …
Tassi di interesse negativi ci dicono che il futuro vale più del presente in un mondo dove sovrabbonda il risparmio
Cosa si nasconde dietro questa grossa ondata di tassi d?interesse negativi? Da Francoforte  a Zurigo passando per Tokio, più di un terzo dei bond presenti sul mercato offrono ormai ritorni …
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  1. #121
    L'avatar di Alessandro Celli
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    La serie dei Fermacarte (1968) affronta la problematica del peso secondo un approccio più concettuale: dodici fotografie che ritraggono l’artista nell’atto di camminare, di correre e di salire alcuni gradini, sovrastate da alcuni blocchetti di piombo che incombono sulla sua figura.
    L’evidente contrasto tra il corpo in moto, reso nell’immagine fotografica mediante l’abile scelta di tempi di scatto più lenti, e la greve staticità dei blocchetti di piombo genera, nella percezione dell’osservatore, l’effetto di una tensione, di uno scontro di forze ambente a un perfetto equilibrio.

    Se è vero, come afferma Rudolf Arnheim, che è «solo osservando l’interazione tra la forza vitale attiva e la tendenza all’equilibrio» che «si può raggiungere una più piena comprensione della dinamica che fa funzionare la mente umana» , comprendiamo allora perché Prini, interessato a sollecitare la nostra mente con ogni espediente, abbia scelto una simile soluzione.

    Ma anche l’ironico tentativo di fermare un movimento già bloccato dallo scatto fotografico: azione inutile, superflua, che mette in maggiore risalto la fissità dell’immagine, risolvendosi in pura ridondanza. Siamo qui di fronte a una delle più originali istanze di quel ‘riscatto dell’inutile’ che, proprio attraverso la fotografia, si compieva in quegli anni ridefinendo esteticamente gesti e azioni considerate banali o insignificanti .
    La smaterializzazione dell’opera d’arte, col passaggio dall’oggetto al processo, trova forse una delle sue forme più compiute nell’azione partecipata, come l’artista piemontese ha saputo dimostrare tempestivamente in modi ancora più lievi e sottili di quanto non avessero fatto altri suoi sodali.

    “di Pasquale Fameli”


    Il peso corporeo è inteso in chiave ancora più “futuristicamente” politica nell’opera di Emilio Prini del 1968 - Fermacarte, in cui l’artista ritrae se stesso in azioni quotidiane con ai piedi l’equivalente del proprio peso traslato in cubi di piombo.
    Tra i componenti del gruppo dell’Arte Povera, Prini è forse l’artista che, con più consapevolezza, ha scelto di sottrarsi alle dinamiche del sistema, evitando di appesantire ulteriormente con immagini e concetti un panorama dominato dalla produzione e dal consumo.

    “di Maria Acciaro”
    Anteprime Allegate Anteprime Allegate Emilio Prini-a1d.jpg  
    Immagini Allegate Immagini Allegate Emilio Prini-a1c.jpg Emilio Prini-a1e.jpg Emilio Prini-a1f.jpg 

  2. #122
    L'avatar di Alessandro Celli
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    Fondazione Merz, in collaborazione con Archivio Emilio Prini, presenta un’esposizione personale concepita come omaggio all’artista Emilio Prini
    dal 28 ottobre 2019 – 9 febbraio 2020


    La mostra è a cura di Beatrice Merz e Timotea Prini.

    Un omaggio doveroso da parte della Fondazione Merz a un artista discusso, sfuggente, certamente geniale, ironico, autentico e provocatore. La mostra è anche un’occasione per ripercorrere un legame di amicizia e di profonda stima tra Emilio Prini e Mario Merz.
    Per la prima volta un nucleo di oltre quaranta opere di Emilio Prini, dal 1966 al 2016, viene portato in mostra per attivare una riflessione critica e storica intorno all’esperienza di uno dei più interessanti rappresentanti dell’Arte povera.

    Il percorso espositivo e l’allestimento sono stati concepiti dalle curatrici nel rispetto della filosofia dell’artista anche grazie alla profonda conoscenza e vicinanza con l’uomo Prini, amico e padre.


    Emilio Prini | Fondazione Merz


    Mostra: Emilio Prini | Fondazione Merz | Artsupp
    Anteprime Allegate Anteprime Allegate Emilio Prini-a1a.jpg  

  3. #123
    L'avatar di Alessandro Celli
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    segue dal messaggio precedente
    (metodo brevetatto da Antipole)


    Il percorso espositivo e l’allestimento sono stati concepiti dalle curatrici nel rispetto della filosofia dell’artista anche grazie alla profonda conoscenza e vicinanza con l'uomo Prini, amico e padre. “Millo: una presenza nella nostra vita, un dialogo creativo, un amico nel lavoro, nei viaggi, uno scambio costante in un clima colmo di sensibilità che ha certamente inciso la sua storia come la nostra. Il suo infrangere le regole ha insegnato la possibilità di cogliere il valore della contraddizione e del dubbio, un passaggio dell’arte nella vita. Il vissuto personale, oggi, complice il tempo, si è trasformato in qualcosa da studiare e divulgare. Per questo sono orgogliosa di poter presentare nello spazio dedicato a Mario e Marisa il suo lavoro, un lavoro di estrema attualità pronto al confronto con le nuove generazioni e in linea con il percorso che sta intraprendendo la Fondazione Merz, di riflessione sul proprio ruolo, non solo come luogo di memoria e conservazione, ma anche e soprattutto come specchio di un’arte sperimentale”, commenta Beatrice Merz, co-curatrice della mostra e presidente della Fondazione Merz. Oggetto di questo omaggio speciale alla figura enigmatica di Emilio Prini è la ricerca estrema che ne ha caratterizzato la produzione, sviluppata con molteplici media tra cui la fotografia, la scrittura e il testo sonoro e articolata in diversi macro temi: la negazione e l’annullamento dell’opera, il rapporto spaziale vuoto-pieno, la standardizzazione dell’oggetto e della misura, la contrapposizione tra visibile e invisibile.

    La selezione in mostra include opere iconiche come Autoritratto (1968) e Perimetro misura a studio stanza (1968), lavori scultorei sul concetto di standardizzazione dell’oggetto e ricerche sulla fotografia come Vetrina (1974/75) o le oltre 40.000 foto di Film Tv, 5 min. (1969), oltre al più recente progetto La Pimpa Il Vuoto (2008), costruito con immagini tratte dal celebre fumetto di Altan.

    Il percorso espositivo è arricchito da un’ampia documentazione d’archivio inedita che include ritagli fotografici, appunti e schizzi. Le opere provengono dalla collezione della famiglia Prini, da collezionisti privati che negli anni hanno seguito con attenzione il lavoro dell’artista e da prestiti di istituzioni pubbliche, tra cui il Kunstmuseum Liechtenstein di Vaduz e il MASI di Lugano.
    Anteprime Allegate Anteprime Allegate Emilio Prini-a1b.jpg  

  4. #124
    L'avatar di Antipole
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    Aggiungo...
    (altro brevetto Antipole).
    Ciao!!

    Sulla base di quali presupposti Prini chiamava altri a raccolta?
    Nei rapporti personali era gentile e ironico.
    Un conversatore appassionato che amava esporre le sue teorie sull’arte e parlare dei suoi artisti preferiti, quasi venerati, tanti e di tutte le epoche.

    Sapeva ascoltare.

    Esercitava la pratica del dono.
    Si metteva in gioco con «simpatia», per usare un termine tra quelli chiave dei suoi testi.
    Daniela Lancioni.

    Emilio Prini-prini-visual-bibliography_2.jpg

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