Paolo Patelli
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  1. #1
    L'avatar di Cris70
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    Paolo Patelli

    .
    Ultima modifica di Cris70; 12-11-16 alle 16:01

  2. #2
    L'avatar di Alessandro Celli
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    Riporto in vita
    questo 3D dopo due anni.

    Con un contributo di Adriana Ros.
    ________________________________________ ___

    Durante i miei studi all’ Accademia di Belle Arti a Venezia volevo dedicare la mia tesi allo studio di un artista che fosse interessante e fuori dagli schemi.

    Andai ad approfondire gli studi sul percorso della pittura di Patelli.

    Lavoravo presso la galleria Studio La Città e Patelli era uno degli artisti di punta.

    E’ un piacere vedere un artista che negli anni è rimasto coerente a se stesso e determinato a dedicare la maggior parte del suo tempo alla pittura; però qualcosa di importante in Paolo Patelli è accaduto.

    Esiste negli ultimi lavori una intensità e una chiarezza che sconcertano. E’ visibile una nuova leggerezza dovuta alla libertà e velocità di esecuzione, risultato di un lavoro costante mai interrotto.

    Con un impegno quasi religioso ogni giorno Patelli entra nel suo studio e stabilisce in modo naturale il contatto tra il suo essere e la concretezza del fare pittura. Attento sempre negli anni alle scelte stilistiche ora la pura analisi linguistica non è più una sua preoccupazione, il codice pittorico infatti è stato già scomposto, semplificato e non è il centro dei suoi interessi, ma un mezzo acquisito.

    Per Patelli non c’è divisione tra realtà interna ed esterna, è un fluire continuo senza limitazioni, è la vita la pittura.

    Sulle tele, sulla carta o legno credo ci sia il desiderio di registrare il tempo fisico del suo vissuto, consapevole e inconsapevole. La pittura diventa la testimonianza di un tempo soggettivo che si è trasformato in oggettivo durante l’esecuzione dell’opera e quindi pronto per essere vissuto da tutti. Credo che Patelli abbia raggiunto quello che desiderava , la coincidenza tra essere e pittura in un unico lasso di tempo: quello della fruizione.

    La sua pittura è la traccia del quotidiano fatto di tanto vissuto, pensieri, emozioni , accadimenti che tradotti trovano riposo tra segni, pennellate, grafie. Il risultato è la bellezza della pittura, sempre più rarefatta e calma.

    E’ un astrattismo portato al limite o forse meglio portato in una zona franca lontana da stereotipi vuoti dove le definizioni (anche le mie) non hanno nessuna rilevanza.

  3. #3

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    Citazione Originariamente Scritto da Cris70 Visualizza Messaggio
    vabbè a questo punto
    vi cito che l'opera che ho in Collezione
    fu esposta nel '79 alla GAlleria del Cavallino
    ed è passata totalmente inosservata in asta alla Meeting il 17 Luglio 2014

    Sono grato a quest'opera non solo perchè mi piace moltissimo,
    ma soprattutto perchè mi ha permesso di entrare in contatto con il Maestro
    e avere con lui una lunga corrispondenza

    in attesa di conoscerci (a brevissimo) personalmente
    Mi sembra sicuramente un artista degno di approfondimento, ma oggi quali sono le gallerie che si occupano di lui e quali mostre ha fatto negli ultimi anni?
    Secondo te quali sono le ragioni per cui è stato "dimenticato"??

  4. #4
    L'avatar di -artpop-
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    Ricordo ancora quando, circa due anni fa , me lo avevi segnalato pure tu, caro Cris, il nome di Patelli.
    Ho letto qualcosa su di lui e lo reputo molto interessante.

  5. #5
    L'avatar di Alessandro Celli
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    Conosco i fiumani.
    Mio padre è nativo di lì.

    Quindi abbozzo una mia ipotesi
    = con il supporto di alcune letture=

    Quale musica, avete chiesto?
    Direbbe Patelli: "Naturalmente jazz ... "

    Patelli che vive nella campagna veneta tra Venezia e Treviso, conduce una sua appartata ricerca sui valori intrinseci alla pittura, in particolare sul colore, sui rapporti tra arte, musica e poesia, sugli oggetti della memoria, cercando di evitare il più possibile le mode e gli ammiccamenti del mercato.

    Patelli da oltre vent’anni dipinge senza ricorrere a sovrastrutture teoriche, ma per il puro piacere di essersi riaccostato a tale medium, pensando più alla musica o alla letteratura che ai sussulti e alle mode dell’arte contemporanea.

    Intorno al 1968 Josef Kosuth dichiarava definitivamente estinte le possibilità della pittura, radicalizzando un atteggiamento concettuale deciso a prescindere completamente dalla pratica, ad un tempo esterna ed interna, che la pittura comporta. Il decennio seguente ha quindi vissuto l'utopia razionalistica di un concetto mentale che "impressionasse" gli oggetti, trasformandoli in estetica irreale. Non a caso il media più usato è stato la fotografia.

    Esattamente attorno al '78 nasce invece la tendenza, diametralmente opposta, della Transavanguardia un ritorno alla pittura, vista però in chiave esclusivamente irrazionalistica, come un semplice strumento, non di sublimazione delle immagini, ma di trasposizione delle psicosi inconscie direttamente sulla tela.

    Si è assistito così allo scatenamento di tutte quelle forze che l’Arte Concettuale aveva contribuito ad istigare.

    Come un fiume che rompe gli argini la Transavanguardia ha inondato il mondo dell'arte, ma una volta esaurita la piena, le acque sono rientrate nel loro letto, mentre sulla terra si è presto tornati a patire la siccità.
    L'arte ha provato gli eccessi del razionalismo e dell'irraziona¬lismo ed adesso gli artisti devono riuscire ad inventare qualcosa, a riflettere per evitare che i prossimi vent'anni siano la semplice replica di quelli precedenti. Questa la situazione.

    Coraggiosamente, Paolo Patelli è riuscito ad evitare di "intrupparsi" con tutti quelli che hanno seguito questo movimento "pendolare".
    Eppure nessuno che lo conosca può affermare che si sia mai tirato indietro quando si trattava d'arte. La pittura Patelli l'ha sempre in ogni modo praticata e difesa, anche quando essa veniva dichiarata morta dalle pagine delle più autorevoli riviste internazionali.

    Analogamente non si è fatto troppo coinvolgere dall'esuberanza nevrastenica della Transavanguardia, conservando sempre il sangue freddo del pittore che, umilmente, cerca ogni giorno di migliorare il proprio modo di sentire, di esprimersi.


    "Dipingo il concetto di pittura, dipingo l'atto del dipingere, dipingo da trent'anni (e un po' di più) lo stesso quadro, dipingo come scrivo, dipingo come Lester Young suonava il sax (meno bene), dipingo per distruggere lo spazio della pittura, dipingo per crearne uno mio, dipingo perché sono allegro, dipingo perché sono triste, dipingo per non morire (come tutti), dipingo perché amo la vita. Non so cosa la gente farà della mia pittura, né di quella di tutti gli altri. "


    Mi farai sapere se è ancora un buon fiumano, caro Cris

  6. #6

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    Citazione Originariamente Scritto da Cris70 Visualizza Messaggio
    dai allego quello che già sai

    vecchio volpone

    Foto sua mostra storica, lui e Remo Bianco, lui e ABO (suo primo Critico), lui e Menna, e quella più importante del Gruppo Zero.

    Tanto qui rimaniamo solo io e te, già lo so
    Pazienza

    E comunque
    saremo da soli finché non lo vediamo nelle televendite
    poi ...........

  7. #7

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    Citazione Originariamente Scritto da artebrixia Visualizza Messaggio
    Conosco i fiumani.
    Mio padre è nativo di lì.

    Quindi abbozzo una mia ipotesi
    = con il supporto di alcune letture=

    Quale musica, avete chiesto?
    Direbbe Patelli: "Naturalmente jazz ... "

    Patelli che vive nella campagna veneta tra Venezia e Treviso, conduce una sua appartata ricerca sui valori intrinseci alla pittura, in particolare sul colore, sui rapporti tra arte, musica e poesia, sugli oggetti della memoria, cercando di evitare il più possibile le mode e gli ammiccamenti del mercato.

    Patelli da oltre vent’anni dipinge senza ricorrere a sovrastrutture teoriche, ma per il puro piacere di essersi riaccostato a tale medium, pensando più alla musica o alla letteratura che ai sussulti e alle mode dell’arte contemporanea.

    Intorno al 1968 Josef Kosuth dichiarava definitivamente estinte le possibilità della pittura, radicalizzando un atteggiamento concettuale deciso a prescindere completamente dalla pratica, ad un tempo esterna ed interna, che la pittura comporta. Il decennio seguente ha quindi vissuto l'utopia razionalistica di un concetto mentale che "impressionasse" gli oggetti, trasformandoli in estetica irreale. Non a caso il media più usato è stato la fotografia.

    Esattamente attorno al '78 nasce invece la tendenza, diametralmente opposta, della Transavanguardia un ritorno alla pittura, vista però in chiave esclusivamente irrazionalistica, come un semplice strumento, non di sublimazione delle immagini, ma di trasposizione delle psicosi inconscie direttamente sulla tela.

    Si è assistito così allo scatenamento di tutte quelle forze che l’Arte Concettuale aveva contribuito ad istigare.

    Come un fiume che rompe gli argini la Transavanguardia ha inondato il mondo dell'arte, ma una volta esaurita la piena, le acque sono rientrate nel loro letto, mentre sulla terra si è presto tornati a patire la siccità.
    L'arte ha provato gli eccessi del razionalismo e dell'irraziona¬lismo ed adesso gli artisti devono riuscire ad inventare qualcosa, a riflettere per evitare che i prossimi vent'anni siano la semplice replica di quelli precedenti. Questa la situazione.

    Coraggiosamente, Paolo Patelli è riuscito ad evitare di "intrupparsi" con tutti quelli che hanno seguito questo movimento "pendolare".
    Eppure nessuno che lo conosca può affermare che si sia mai tirato indietro quando si trattava d'arte. La pittura Patelli l'ha sempre in ogni modo praticata e difesa, anche quando essa veniva dichiarata morta dalle pagine delle più autorevoli riviste internazionali.

    Analogamente non si è fatto troppo coinvolgere dall'esuberanza nevrastenica della Transavanguardia, conservando sempre il sangue freddo del pittore che, umilmente, cerca ogni giorno di migliorare il proprio modo di sentire, di esprimersi.


    "Dipingo il concetto di pittura, dipingo l'atto del dipingere, dipingo da trent'anni (e un po' di più) lo stesso quadro, dipingo come scrivo, dipingo come Lester Young suonava il sax (meno bene), dipingo per distruggere lo spazio della pittura, dipingo per crearne uno mio, dipingo perché sono allegro, dipingo perché sono triste, dipingo per non morire (come tutti), dipingo perché amo la vita. Non so cosa la gente farà della mia pittura, né di quella di tutti gli altri. "


    Mi farai sapere se è ancora un buon fiumano, caro Cris

  8. #8
    L'avatar di Alessandro Celli
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    Ah,

    scusami amico Cris
    se vai dal Patelli chiedigli gentilmente una curiosità:
    "perchè si legge nelle biografie che è nato in Istria .... Abbazia NON era proprio in Istria, nel 1934"

    La città nel 1920 passò all'Italia, inizialmente assegnata alla provincia di Pola, e dopo l'annessione di Fiume all'Italia nel 1924 a quella di Fiume.

    e provate a dare dell'istriano ad un fiumano


    Grazie

  9. #9
    L'avatar di Alessandro Celli
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    Citazione Originariamente Scritto da Cris70 Visualizza Messaggio

    Penso che lo intervistero' a nome e per conto di Collezionissima

    a nome e per conto di Collezionissima?
    ah, questa me la ero persa, forse sono un pò smemorato

  10. #10
    L'avatar di chiro60
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    Citazione Originariamente Scritto da artebrixia Visualizza Messaggio
    a nome e per conto di Collezionissima?
    ah, questa me la ero persa, forse sono un pò smemorato
    E' l'età Ale, succede anche a me...

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