Mario Sironi - Pagina 25
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  1. #241
    L'avatar di techne
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    Citazione Originariamente Scritto da Alessandro Celli Visualizza Messaggio
    provo a calarmi nel 1935
    (mio padre aveva un anno)


    in quell'anno completò il grande affresco nell’aula magna dell’Università di Roma.

    Peccato che tutte le riproduzioni esposte ovunque non sono fedeli alla versione originale, bensì “al deturpante restauro” dei primi anni Cinquanta. Triste vicenda nota agli addetti ai lavori (in particolare grazie agli studi della storica dell’arte Simonetta Lux), ma sempre taciuta al grande pubblico.


    Sironi, con cui il sodalizio di lavoro era già consolidato, il 3 settembre del 1935 aveva firmato il cosiddetto “atto di sottomissione”, cioè l’impegno “a sottoporre i bozzetti ed i cartoni in grandezza naturale all’approvazione di S.E. Marcello Piacentini (…) e ad apportare ad essi tutte le modifiche e varianti, anche sostanziali, che dal Direttore saranno richieste”. Con ritmi forsennati di lavoro, Sironi giunse a completare l’opera (“raffigurante simbolicamente la scienza italiana”) appena in tempo per l’inaugurazione della Città universitaria, il 31 ottobre 1935, alla presenza del duce.

    L’affresco originario non è dunque quello che si vede oggi. Caduto il fascismo, finita la guerra, Sironi – il cui nome venne vergognosamente abraso da volumi, repertori, manuali di critica e d’arte del Dopoguerra – dovette subire anche la censura di quell’affresco.
    Una commissione, nominata dal rettore Giuseppe Caronia nel 1947, “per procedere a degna sostituzione dell’affresco” (commissione di cui, incredibilmente, faceva parte Marcello Piacentini, restituito alla democrazia grazie forse alla massoneria, certo ad Andreotti), provvedeva a dare indicazioni censorie a Carlo Siviero per cancellare, senza consenso dell’autore, cavalieri, aquile, monti a forma di fascio.


    oggi ci meravigliamo dei talebani ?

    Grazie Ale , di aver dato il tuo punto di vista.
    Io - in realtà - dietro le parole di Sironi che ho riportato, vedo un frequente richiamo ad un "terremoto", in una visione che sta in antitesi tra la forza innovatrice (dell'Arte rispetto a un passato) e la forza distruttrice (le macerie che restano sul campo della sua vita).

    Se c'è una cosa che ho notato dalla mostra che ho visitato, e dal suo ordine cronologico che li evidenzia, sono i frequenti "ritorni", di Sironi, anche a distanza di decenni. Al futurismo, alla metafisica. Alle periferie , e via dicendo. Sono "ritorni" che portano con sé.... quella che è anche la grande umanità, di Sironi, fatta (anche) di sbagli, di contraddizioni e (perché no? ) di scelte fatte per campare. In tutto questo, nel "banale" anche, se vogliamo, vedo la grandezza dell'uomo, fatto anche di tante, tante.... contraddizioni

  2. #242
    L'avatar di Alessandro Celli
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    molto brava,

    mi piace questa tua chiave di lettura

  3. #243
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    .... Questa è istigazione a delinquere e, se mi istighi, io delinquo

    In mezzo a tanti interessanti articoli e scritti (penso anche a ciò che ha scritto Elena Pontiggia, che ha anche curato la mostra al Novecento, rispetto alla quale ho solo un piccolo "appunto" rispetto alla dislocazione di alcuni lavori in altri spazi espositivi - forse facendo di necessità virtù - , ma che comunque non inficiano la bellezza di una mostra dove ci sono tutti gli ingredienti "giusti" : un grande Artista - e se uno è grande, c'è poco da fare.... è grande , e bellissimi quadri ), ho trovato un articolo che linkerò, e che soprattutto in alcuni punti mi ha molto colpita, aiutandomi a cogliere un altro aspetto, un altro punto di vista

    Straordinaria comunque anche la vita di quest'uomo, che il 25 aprile del '45, fuggendo a piedi da Milano, armato, si imbattè - prima - in Cascella che lo nascose e disarmò , e - poi - sempre a piedi verso Como, in Rodari che gli firmò un lasciapassare per meriti d'Arte

    L'articolo è questo:

    Il credo di Mario Sironi - Il Tascabile

    e parla, prevalentemente (ed anche attraverso il suo futurismo) dei suoi rapporti con il fascismo.

    A me ha colpito questo passaggio :

    In Sironi il vento non è amico del ciclista, è massa d’aria che oppone resistenza al movimento della bicicletta; Sironi non dipinge il muscolo, ma la fatica.

    Aggiungo solo una cosa che forse non c'entrerà un piffero (ma tanto, si sa, io son qui per filosofeggiare ), ed è un invito a guardare questo quadro, che è del 1921, e si intitola "Il molo (Cavallo bianco e molo)" :

    https://www.katarte.it/wp-content/up...olo1920-22.jpg

    perché pensando proprio alla fatica come ad una forza per così dire contraria, impossibile non vedere una sorta di "muro invisibile" che sembra voler "spingere indietro", arrestare nella marcia, quel cavallo e quel cavaliere, in un contesto dove tutto sembra.... non so come dire, forse "bloccato", forse spinto o riportato "indietro", assieme a quel cavallo e quel cavaliere Non è l'unico quadro eh, dove si vede "la fatica", ma questo (visto in mostra) me ne è sembrato assai emblematico....

    Le mille (e una) contraddizioni di un (anche) futurista....


  4. #244
    L'avatar di Alessandro Celli
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    Citazione Originariamente Scritto da techne Visualizza Messaggio
    Sironi non dipinge il muscolo, ma la fatica.[/I]

    verissimo
    Anteprime Allegate Anteprime Allegate Mario Sironi-4.jpg   Mario Sironi-3.jpg  
    Immagini Allegate Immagini Allegate Mario Sironi-2.jpeg Mario Sironi-1.jpg 

  5. #245
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    Sì, la sensazione è che - a dispetto del fascismo - celebrativo se vogliamo dei "muscoli" (anche ai limiti di quel che ci appare grottesco, sto pensando a certe foto di Mussolini, non propriamente un atleta , intento ad ergersi quale esempio di "sportivo" ), che in qualche misura richiama l'idea del vincente, del superuomo.... ebbene, a fronte di tutto questo, la sensazione è che appunto Sironi più o meno consapevolmente abbia per così dire rinnegato, un certo modello fascista. La fatica in luogo del muscolo.
    E anche dove i muscoli ci sono, ad esempio in questo quadro del 1925:

    Pescivendolo - Mario Sironi | Wikioo.org – L'Enciclopedia delle Belle Arti

    sono muscoli per così dire "rovesciati", a rovescio, a contrario , messi in evidenza dalla magrezza, dalla pancia scavata. Muscoli un pò.... "all'opposto" , e il ritratto di gente umile (contadini, pescivendoli).

    E spesso, costante, la sensazione di una forza "contraria", contro cui si stagliano i suoi soggetti, animati e non .

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