Kounellis
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  1. #1
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    Kounellis

    Proseguo la mia pallosissima
    funzione, spesso vana e maldestra,
    di stimolare nuovi spunti di riflessione

    e di Kounellis non avevamo ancora dedicato un post


    Mi vengono in mente le parole di Kounellis su "L'Espresso" del 1 agosto 1996, in cui affermava:
    "mi hanno chiamato artista, negli anni Sessanta, perchè non sapevano come definire un mucchio di carbone.
    Ma io sono un pittore e rivendico la mia iniziazione nella pittura.
    Perchè la pittura è la costruzione di immagini, non indica una maniera nè tantomeno una tecnica.
    Ogni pittore ha le sue visioni e i suoi mezzi di costruzione dell'immagine ed è ridicolo il luogo comune che associa la parola pittore all'arte tradizionale e la parola artista ad un ruolo anarchico, modernista e sperimentale.
    Il pittore moderno, come in ogni epoca, è un uomo antico"
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  2. #2
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    Non è uno di quegli artisti che produce la quantità e ricordo che il grande gallerista Ugo Ferranti narrava spesso sulla produzione di Kounellis, ben equilibrata e mai spesa a dismisura.
    I due instaurarono una vera amicizia, tant'è che poche ore prima di morire, il Ferranti ha chiesto a Kounellis di realizzare l’urna per le sue ceneri, che resta un capolavoro di arte povera.
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  3. #3
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    Insomma, forse l'avrete capito, ma riservo un gran rispetto in Kounellis, anche per le opere di minor rilievo........

    Fra i cento più grandi artisti viventi
    I tedeschi lo hanno posizionato al numero 77
    Die 100 größten lebenden Künstler | Capital
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  4. #4
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    “Kounellis sembra mettere in discussione una concezione della globalizzazione superficiale legata al tempo presente, a un contemporaneo troppo rapido, perciò breve, che non riesce a sopravvivere al consumo del tempo e a confrontarsi appunto con la storia.

    La storia per Kounellis è una misura, una proporzione dove costruire uno spazio, una dimensione in cui la storia diventa presente e viceversa. Una dinamica che ha sempre mostrato nelle numerose mostre nel mondo, e ciò è evidente anche in due più recenti nelle quali Kounellis cerca di spingere come la storia sia una dimensione materiale legata a una pratica fisica, non solo un concetto, ma anche un’immagine.

    Gli artisti infatti sono stati per la storia i testimoni attraverso la produzione delle immagini. Hanno immaginato la storicità del mondo, guardano come una figura di Giano al passato e al futuro contemporaneamente, creando nella simmetria temporale un luogo ideale dell’arte.
    Kounellis riesce a porre l’attenzione sulla relazione tra un passato a cui fare riferimento e un futuro che inevitabilmente vede ripetersi con cadenza periodica.

    Questa funzione fondamentale dell’artista che documenta la storia è basata anche su una coscienza della propria epoca delle differenze e delle similitudini, non solo con un passato a cui fare riferimento, ma anche a un futuro che inevitabilmente vede ripetersi con cadenza periodica su alcuni corsi storici.

    E Kounellis è in questo tessere gli elementi nel tempo che diventa un riferimento di questa relazione fondamentale.”
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  5. #5
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    io vado con modestia... un senza titolo del 1959, di un certo Kounellis ....
    ma solo per l'idea, che mi piaceva tanto "dove l’attenzione si sposta sulla stratificazione del tempo, inteso come tempo esistenziale, e dove la scrittura si propone come immagine lirica di un fatto semplice, oggettivo e quotidiano"
    Immagini Allegate Immagini Allegate Kounellis-h.jpg 

  6. #6
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    Quando dodici cavalli veri divennero un'opera d'arte. Era il 1969, nella sala della galleria romana L'Attico. Gli animali furono legati attorno al perimetro della quattro mura che formava lo spazio rettangolare della sala espositiva. Pulsanti di energia vitale, col loro odore e la loro fisiologia attiva, quei cavalli diventarono un lavoro leggendario, l'ambigua e surreale installazione con cui il greco, ma romano d'adozione, Jannis Kounellis affermava il suo prorompente e provocatorio vitalismo creativo.

    Era il trionfo del "recupero della natura viva", dell'esplosione della vita nella sua attualità, raccontata in tempo reale. Con i cavalli, comparvero pappagalli veri su trespoli d'acciaio, donne coperte di un sudario e stese su un letto col becco a gas legato ad un piede, giochi di fuochi sprigionati da fiamme ossidriche, carbone, caffè e oro, sacchi e pietre, cactus e uccelli.
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  7. #7
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    Ma del resto :
    "1967 - 1971 : in questo arco di anni la definizione arte povera è accettata e condivisa come identificazione di un gruppo, in seguito i percorsi tornano individuali"

    In particolare il 1969 l'accento è proprio posto sulla coralità.
    Già infatti nel 1972 Kounellis si presentò a Roma con un calco d'oro sulle labbra.
    Quell'idea di coralità era già terminata.
    Consiglio una riposante e stimolante lettura di "arte povera storia e storie", G. Celant - ed. Electa 2011.

    E Boetti ce lo rammenta…
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  8. #8
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    E non a caso la
    Rosa nera, di Jannis Kounellis, smalto su tela, 1966 viene utilizzata come immagine per la copertina del catalogo del Museo del Novecento di Milano
    Immagini Allegate Immagini Allegate Kounellis-.jpg 

  9. #9
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    Gli inglesi lo rammentano con dignità:
    https://www.tate.org.uk/art/artworks...titled-ar00614
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  10. #10
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    ed ecco quanto riportano al
    Solomon R. Guggenheim Museum
    New York, NY 10128
    guggenheim.org


    Influenced by Alberto Burri as well as Lucio Fontana, whose work offered an alternative to the Expressionism of Art Informel, Kounellis was looking to push painting into new territory. He was inspired, too, by the work of Jackson Pollock and Franz Kline, and by the earlier abstractions of Kazimir Malevich and Piet Mondrian. Kounellis’s painting would gradually become sculptural; by 1963, the artist was using found elements in his paintings. Kounellis began to use live animals in his art during the late 1960s; one of his best-known works included 11 horses installed in the gallery. Kounellis not only questioned the traditionally pristine, sterile environment of the gallery but also transformed art into a breathing entity. His diverse materials from the late 1960s onward included fire, earth, and gold, sometimes alluding to his interest in alchemy. Burlap sacks were introduced, in homage to Burri, though they were stripped of the painting frame and exhibited as objects in space. Additional materials have included bed frames, doorways, windows, and coat racks. People, too, began to enter his art, adding a performative dimension to his installations. In the 1970s and 1980s, Kounellis continued to build his vocabulary of materials, introducing smoke, shelving units, trolleys, blockaded openings, mounds of coffee grounds, and coal, as well as other indicators of commerce, transportation, and economics. These diverse fragments speak to general cultural history, while they simultaneously combine to form a rich and evocative history of meaning within Kounellis’s oeuvre.
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