Mauro Reggiani
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  1. #1

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    Mauro Reggiani

    Qualcuno di voi conosce questo pittore astrattista, modenese di nonantola?
    Ha mercato?
    Grazie delle risposte
    Ultima modifica di Macho678; 09-04-14 alle 13:05

  2. #2

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    nessuno che lo conosce?

  3. #3

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    ciao, se lo vuoi acquisire poichè ti piace, ben venga.
    Se lo vuoi accomprare x investimento, io lascerei perdere.


    ciao

  4. #4
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    Artista che annovera molti invenduti nelle aste

    Nelle opere storiche merita attenzione:

    Composizione
    1952
    ________________________________________
    Lot 620 - Farsetti Arte, Prato (May 26, 2006)
    Modern & Contemporary Art (Sale No.136)
    aggiudicata
    € 44.000 EUR
    allego



    Composizione no. 1
    1939
    ________________________________________
    Lot 962 - Dorotheum, Vienna (May 18, 2011)
    Modern Art
    aggiudicata
    € 34.460 EUR
    allego


    per le opere cosiddette "minori"
    lascerei perdere....
    Immagini Allegate Immagini Allegate Mauro Reggiani-620.jpg Mauro Reggiani-962.jpg 

  5. #5

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    Aprii il primo mio post su mauro reggiani, credo pilastro della pittura moderna italiana, e ricevetti solo 2 risposte. Vedo 3d di autori che non sarebbero degni neanche di allacciargli le scarpe che suscitano entusiasmi e richiami storico-critici degni di un orgasmo multiplo.
    Detto questo do un piccolo contributo, con un articolo scritto per una sua mostra al museo della permanente nel 97 ( curata da Caramel)che prende spunto dalle parole scritte da Giulio Carlo Argan per definire la sua pittura, e giusto per ricordare un po chi era e cosa faceva.

    Argan scrive:
    PITTURA COME ARCHITETTURA
    La pittura di Mauro Reggiani è ideata, progettata e costruita come un'architettura. Come un'area per il costruttore, così per Reggiani la superficie del quadro è uno spazio che vale e che si deve utilizzare nel miglior modo possibile: che bisogna, cioè, rendere pienamente significativo.

    QUI SOTTO L'ARTICOLO PER LA MOSTRA (se qualcuno ha voglia di leggerlo)




    Reggiani, le architetture sublimi
    ----------------------------------------------------------------- NOVECENTO Nel centenario della nascita, una rassegna in memoria di uno dei protagonisti del "Milione" Reggiani, le architetture sublimi. Davanti al portone di Brera si apriva una piccola, lucida galleria d'arte, due ampie stanze e una direzione, convegno di artisti. Si chiamava il Milione, tanta era la cifra spesa dai tre fratelli Ghiringhelli per allestirla. Allora, agli inizi degli anni '30, di gallerie d'arte a Milano ce ne erano poche: poco piu' in la' il Belvedere, retto da Pier Maria Bardi che sosteneva le sorti del Novecento; la galleria Milano in via Croce Rossa, culla del gruppo novecentista milanese; e, poi, la Pesaro, la Scopinich, l'Esame di Somare' e qualche altra, aperta all'eclettismo di una societa' in crescita, anche nelle arti. Il Milione era diverso, proponeva l'astrattismo dell'avanguardia europea, il surrealismo, il Novecento colto e qualificato. Vi si trovavano opere di Kandinsky, di Klee, di Mondrian, di Seligmann, di Arp. Il nucleo portante era pero' italiano: Bogliardi, Reggiani, Gino Ghiringhelli, Soldati e, piu' tardi, gli astrattisti di Como: Radice, Rho, con l'apporto critico di Alberto Sartoris. Ed ecco che, adesso, La Permanente di Milano presenta una mostra di Mauro Reggiani (1897 - 1980), per il centenario della nascita, curata da Luciano Caramel. E' una rassegna che si compone di un piccolo gruppo di opere del breve periodo novecentista del pittore, e che prosegue quindi con una quarantina di pezzi scelti a segnare il percorso dell'artista: dalle prime prove di un astrattismo (alla Juan Gris), alla sintesi assoluta del geometrismo (da Mondrian a MaleviAc). Caramel riprende una tesi di Argan: pittura come architettura. Sono le ragioni di Reggiani, pittore emiliano giunto a Milano nel 1924 in piena formazione del clima del Novecento e che, con una intelligenza culturale fuori dal comune, comprese che era inutile cercare l'architettura della forma sul vero. Bisognava spogliarsi dal "vero", per decantare l'assoluto dello spazio a mezzo di campiture colorate, cosi' come si costruisce un edificio destinato a durare oltre il sentimento del fenomeno. A quel tempo, inizi anni '30, l'architettura razionalista faceva il suo ingresso in Italia attraverso una grande mostra degli esempi europei di Gropius, Le Corbusier, Mies van der Rohe, esposti alla Triennale del 1933. Il giovane Argan ne sposava la causa su Casabella. Terragni, Lingeri, Figini, Pollini e Rogers, architetti, tentarono un'alleanza, difficile, con il "primordio" di Massimo Bontempelli, pubblicando a Como il quaderno unico di Valori primordiali. Mauro Reggiani fu uno dei pochi pittori della partita che si proponeva non solo come un superamento del naturalismo ottocentesco ma anche come una demistificazione del "primitivismo" dei primi anni '20, ancora accarezzato da Lionello Venturi e che era soltanto un ritorno antistorico a una fase primaria della societa'. Mauro Reggiani e' un artista esemplare di questa problematica. Dalla costruzione novecentesca solida come quella del primo Sironi e Funi, dai suoi paesaggi scabri di cezanniano convinto degli anni '20, Reggiani passa, avvivandosi di colore, alle composizioni mondrianiste degli anni '30. Superfici lisce, meditate come architetture, squadrate in dolci rapporti cromatici. La preziosita' pittorica del pannello e' dominata dall'incontro di piani geometrici che percorrono in velocita' la strada che porta all'incanto metafisico. Il sublime come soddisfazione della conoscenza razionale e' raggiunto in alcune tele degli anni Cinquanta (Composizione n. 12, 1950; Composizione n. 6, 1952); poi Reggiani puo' permettersi alcune variazioni di fantasia, qualche arabesco, qualche profondita' dei piani. Gli spazi colorati acquistano autonomia e il pittore lascia spazio alla fantasia dell'osservatore e, da ultimo, i piani colorati si fanno piu' assoluti, improrogabili. Davanti alle tele degli ultimi vent'anni (Reggiani e' morto nel 1980) la semplificazione diventa sempre piu' assoluta come in una decantazione della sua opera precedente. In analogia con quella che e' stata in quegli anni la pittura di Rotko, di Klein, Reggiani procede a stesure a strisce, abbandona i dettami della geometria euclidea, dipinge l'assoluto colorato pacificando la ricerca architettonica del quadro nel colore in se', fonte di gioia e di sopravvivenza.* MAURO REGGIANI Palazzo della Permanente Milano, sino al 28 dicembre

  6. #6

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    Veramente io ricordo una interessante discussione su Reggiani, ma su un altro thread. In quella discussione intervenne anche il nipote di Reggiani con delle intelligenti osservazioni, con dei riferimenti ai contemporanei lavori di Radice e con la rivendicazione non del tutto condivisa di essere stato il primo (in ordine di tempo) astrattista italiano. Alcuni, anche io, fecero osservare che i primi lavori astratti di un italiano sono in realtà ascrivibili a Magnelli, che pur lavorò molto a Parigi.

  7. #7

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    Era una discussione tempisticavsu chi era stato il primo adtrattista, ma non si erano approfonditi i temi di quella pittura, e l' importanza storica di quel movimento che e' il padre, ricordiamolo, dei vari fontana, dorazio e compagnia..

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Macho678 Visualizza Messaggio
    Aprii il primo mio post su mauro reggiani, credo pilastro della pittura moderna italiana, e ricevetti solo 2 risposte. Vedo 3d di autori che non sarebbero degni neanche di allacciargli le scarpe che suscitano entusiasmi e richiami storico-critici degni di un orgasmo multiplo.
    Detto questo do un piccolo contributo, con un articolo scritto per una sua mostra al museo della permanente nel 97 ( curata da Caramel)che prende spunto dalle parole scritte da Giulio Carlo Argan per definire la sua pittura, e giusto per ricordare un po chi era e cosa faceva.

    Argan scrive:
    PITTURA COME ARCHITETTURA
    La pittura di Mauro Reggiani è ideata, progettata e costruita come un'architettura. Come un'area per il costruttore, così per Reggiani la superficie del quadro è uno spazio che vale e che si deve utilizzare nel miglior modo possibile: che bisogna, cioè, rendere pienamente significativo.

    QUI SOTTO L'ARTICOLO PER LA MOSTRA (se qualcuno ha voglia di leggerlo)




    Reggiani, le architetture sublimi
    ----------------------------------------------------------------- NOVECENTO Nel centenario della nascita, una rassegna in memoria di uno dei protagonisti del "Milione" Reggiani, le architetture sublimi. Davanti al portone di Brera si apriva una piccola, lucida galleria d'arte, due ampie stanze e una direzione, convegno di artisti. Si chiamava il Milione, tanta era la cifra spesa dai tre fratelli Ghiringhelli per allestirla. Allora, agli inizi degli anni '30, di gallerie d'arte a Milano ce ne erano poche: poco piu' in la' il Belvedere, retto da Pier Maria Bardi che sosteneva le sorti del Novecento; la galleria Milano in via Croce Rossa, culla del gruppo novecentista milanese; e, poi, la Pesaro, la Scopinich, l'Esame di Somare' e qualche altra, aperta all'eclettismo di una societa' in crescita, anche nelle arti. Il Milione era diverso, proponeva l'astrattismo dell'avanguardia europea, il surrealismo, il Novecento colto e qualificato. Vi si trovavano opere di Kandinsky, di Klee, di Mondrian, di Seligmann, di Arp. Il nucleo portante era pero' italiano: Bogliardi, Reggiani, Gino Ghiringhelli, Soldati e, piu' tardi, gli astrattisti di Como: Radice, Rho, con l'apporto critico di Alberto Sartoris. Ed ecco che, adesso, La Permanente di Milano presenta una mostra di Mauro Reggiani (1897 - 1980), per il centenario della nascita, curata da Luciano Caramel. E' una rassegna che si compone di un piccolo gruppo di opere del breve periodo novecentista del pittore, e che prosegue quindi con una quarantina di pezzi scelti a segnare il percorso dell'artista: dalle prime prove di un astrattismo (alla Juan Gris), alla sintesi assoluta del geometrismo (da Mondrian a MaleviAc). Caramel riprende una tesi di Argan: pittura come architettura. Sono le ragioni di Reggiani, pittore emiliano giunto a Milano nel 1924 in piena formazione del clima del Novecento e che, con una intelligenza culturale fuori dal comune, comprese che era inutile cercare l'architettura della forma sul vero. Bisognava spogliarsi dal "vero", per decantare l'assoluto dello spazio a mezzo di campiture colorate, cosi' come si costruisce un edificio destinato a durare oltre il sentimento del fenomeno. A quel tempo, inizi anni '30, l'architettura razionalista faceva il suo ingresso in Italia attraverso una grande mostra degli esempi europei di Gropius, Le Corbusier, Mies van der Rohe, esposti alla Triennale del 1933. Il giovane Argan ne sposava la causa su Casabella. Terragni, Lingeri, Figini, Pollini e Rogers, architetti, tentarono un'alleanza, difficile, con il "primordio" di Massimo Bontempelli, pubblicando a Como il quaderno unico di Valori primordiali. Mauro Reggiani fu uno dei pochi pittori della partita che si proponeva non solo come un superamento del naturalismo ottocentesco ma anche come una demistificazione del "primitivismo" dei primi anni '20, ancora accarezzato da Lionello Venturi e che era soltanto un ritorno antistorico a una fase primaria della societa'. Mauro Reggiani e' un artista esemplare di questa problematica. Dalla costruzione novecentesca solida come quella del primo Sironi e Funi, dai suoi paesaggi scabri di cezanniano convinto degli anni '20, Reggiani passa, avvivandosi di colore, alle composizioni mondrianiste degli anni '30. Superfici lisce, meditate come architetture, squadrate in dolci rapporti cromatici. La preziosita' pittorica del pannello e' dominata dall'incontro di piani geometrici che percorrono in velocita' la strada che porta all'incanto metafisico. Il sublime come soddisfazione della conoscenza razionale e' raggiunto in alcune tele degli anni Cinquanta (Composizione n. 12, 1950; Composizione n. 6, 1952); poi Reggiani puo' permettersi alcune variazioni di fantasia, qualche arabesco, qualche profondita' dei piani. Gli spazi colorati acquistano autonomia e il pittore lascia spazio alla fantasia dell'osservatore e, da ultimo, i piani colorati si fanno piu' assoluti, improrogabili. Davanti alle tele degli ultimi vent'anni (Reggiani e' morto nel 1980) la semplificazione diventa sempre piu' assoluta come in una decantazione della sua opera precedente. In analogia con quella che e' stata in quegli anni la pittura di Rotko, di Klein, Reggiani procede a stesure a strisce, abbandona i dettami della geometria euclidea, dipinge l'assoluto colorato pacificando la ricerca architettonica del quadro nel colore in se', fonte di gioia e di sopravvivenza.* MAURO REGGIANI Palazzo della Permanente Milano, sino al 28 dicembre
    sulla questione mi pronunciai quando parlammo su un altro argomento.
    Concordo e ribadisco che a parte Magnelli che visse in Francia e lavorò gomito a gomito con i caposcuola dell'astrattismo mondiale sin dagli esordi , tra gli italiani operativi in Italia lo ritengo l'astrattista più importante e bravo almeno questo è il mio pensiero....c'è da dire altresì, come ho già scritto illo tempore, che nella sua pittura tarda ed anche non troppo secondo me perde di qualità.
    Infine riguardo all'ultima tua precisazione ricordo, come del resto è noto da sempre, che Dorazio attinge da Magnelli e non da Reggiani. Le prime opere di Dorazio geometrizzanti sono davvero sconvolgenti per somiglianza con gli astratti di Magnelli realizzati dagli anni 40 in poi.
    Saluti
    Ultima modifica di artepassion; 09-04-14 alle 14:11

  9. #9

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    Sabato ti posto cosa scrisse dorazio di Reggiani in una prefazione di un libro a lui dedicato.( ora non ce l'ho sotto mano)
    Comunque intendo che venivano tutti da li non come somiglianza ma come scuola, dato che magnelli ( maestro) e' sempre stato un cane sciolto. Fontana era invece avtutti gli effetti un membro dal gruppo del milione.( il piu' giovane e talentuoso ).

  10. #10
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    Sabato ti posto cosa scrisse dorazio di Reggiani in una prefazione di un libro a lui dedicato.( ora non ce l'ho sotto mano)
    Comunque intendo che venivano tutti da li non come somiglianza ma come scuola, dato che magnelli ( maestro) e' sempre stato un cane sciolto. Fontana era invece avtutti gli effetti un membro dal gruppo del milione.( il piu' giovane e talentuoso ).
    Di Reggiani tutti i più grandi Artisti italiani del secondo dopo guerra di matrice astratta non possono che aver scritto e detto bene, ancora oggi io sento parlare solo che bene di Reggiani da quei pochi big rimasti ancora in vita, ti ripeto per me è stato il più importante degli astrattisti italiani operativi in Italia( per i contatti internazionali mantenuti) ed il più bravo( i primi suoi lavori sono di livello elevatissimo). Ma nello specifico su Dorazio, che sicuramente avrà elogiato il tuo avo senza dubbio alcuno perchè rappresenta un big dell'astrattismo italiano a tutti gli effetti, proprio tempo fa parlavo con persone che hanno avuto diretto contatto ed amicizia con il Maestro di origini abbruzzesi e costoro mi hanno raccontato e fatto notare il legame particolare che c'era tra la pittura di Dorazio e Magnelli, davvero lampante nei primi lavori con forme geometriche .
    Saluti

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