Giuseppe Penone
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  1. #1
    L'avatar di Alessandro Celli
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    Giuseppe Penone

    sempre con l'intento
    di muovere nuove discussioni,

    in tutta schiettezza cosa ne pensate di
    Giuseppe Penone?

    Presento questa : "pelle di grafite"


    qualche cenno per ricordare:
    Protagonista dell’Arte Povera è il torinese Giuseppe Penone, nato nel 1947 in provincia di Cuneo. L'artista ha infatti sviluppato con coerenza gli impulsi della esperienza artistica battezzata con quel nome da Germano Celant nel 1966-67 e che promuoveva "il ricorso a materiali poveri, naturali, antiartistici, per evidenziarne l’energia e analizzarne i processi naturali".
    Negli anni 1972, 1982 e 1987 partecipa a Documenta a Kassel, nel 1978 e 1980 alla Biennale di Venezia. Nel 1984 gli viene dedicata una antologica all'ARC Musée d'Art Moderne de la Ville de Paris, con opere dal 1977 al 1984.
    Immagini Allegate Immagini Allegate Giuseppe Penone-249836_2628111557466_754099633_n.jpg 

  2. #2
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    carissimo,
    l'arte povera deve piacere,
    diversamente non ti entra dentro.


    In occasione dell’uscita della grande monografia dedicata a Giuseppe Penone (Electa, novembre 2012), ecco un interessante contributo.
    In conversazione con lui c’è Angela Madesani. E l’artista ci parla del suo lavoro, del rapporto con la natura, della nascita dell’Arte Povera. E di molto altro…
    Qual è il suo concetto di scultura, medium con la quale lavora da più di quarant’anni?
    Qualsiasi gesto che muta fisicamente un contesto si può considerare scultura. Un respiro si può considerare scultura perché modifica l’aria che lo circonda. Un contatto è un’azione di scultura, ma non so se la scultura è il prodotto del contatto o se è la mutazione della mano che ha prodotto la forma. A questo punto si apre un quesito: dove sta la scultura? Nell’oggetto colpito dal martello? Nel martello che si è deformato colpendo l’oggetto? O nel braccio che è si modificato per colpire? Sono domande che non trovano risposta. Restano aperte.
    Ha affermato che la pittura è esplicita, è immediatamente comprensibile, mentre nella scultura ci sono una serie di passaggi non evidenti. Vogliamo parlarne?
    La scultura necessita di più passaggi. Sono quei passaggi che alcuni artisti, a mio parere, poco interessanti, mettono in mostra, svelando il giochino. Un gioco che per chi non pratica questo lavoro può magari essere affascinante, ma che per gli addetti ai lavori, per quanti hanno una consuetudine con la scultura, diviene un’operazione impudica, che la svela, la snatura.
    In un certo punto del libro lei afferma di essere nato in un Paese, l’Italia, le cui radici affondano nel paganesimo. Questo è un aspetto che mi interessa molto. Il grande culto della madre terra, il paganesimo che segna l’arte romana autoctona, quella che la affranca dalla sudditanza nei confronti della classicità…
    Parlo di paganesimo perché quando si fa un lavoro con la materia, si lavora con una pietra, con la creta. Non si può usare la materia come si vuole, la materia ha un suo carattere, che può essere anche soltanto fisico. Questo carattere, nel tempo e nella storia dell’uomo, è diventato un carattere culturale di “spiritualità” che è legato alla materia, che ha una sua identità, una sua presenza specifica. Il passo da questo all’idea – detto in modo grossolano – di “animismo” è breve. Quando si anima la terra, la si vitalizza, viene così a crearsi un particolare rapporto di stupore, che rimanda a certe forme di paganesimo.
    Negli anni Sessanta il mondo della fotografia entra a fare parte dell’arte. Che ruolo ha avuto questo mezzo, che più volte ha utilizzato, all’interno del suo percorso?
    L’uso della fotografia, dato il carattere oggettivo dell’immagine fotografica, è una rappresentazione che riduce moltissimo l’interpretazione e quindi anche la capacità creatrice all’interno dell’immagine. Non è un’immagine fatta dall’uomo, ma una registrazione realizzata attraverso un mezzo meccanico, che è il prodotto di una cultura economica, sociale. A me, come ad altri, la fotografia ha permesso di riflettere sul problema della rappresentazione e, dunque, di potere realizzare opere dove la rappresentazione è necessaria.
    Quindi in modo molto diverso da come è stata utilizzata dalle avanguardie nella prima parte del secolo?
    Per le avanguardie era una ricerca di tipo linguistico. Negli anni Sessanta e Settanta in molti hanno utilizzato la fotografia come documentazione per creare una sorta di neutralità. Non importava la qualità dell’immagine.
    Ho sempre trovato il suo lavoro molto poetico. Qualche anno fa il termine poetico nei confronti del lavoro di un artista era una sorta di offesa. In realtà il suo rapporto con la poesia è intenso, ne è da molti, anni, sin dai tempi delle scuole superiori, un lettore appassionato.
    Non mi sono mai posto il problema di fare un’opera che fosse poesia. Certo, tempo fa se un’opera evocava sentimento poteva essere vista in maniera negativa. Nello stesso tempo il sentimento che si prova guardando un’opera è un valore per l’opera stessa e non è soltanto la razionalità che ci fa ricordare o che ci dà emozioni. L’opera deve essere un buon equilibrio di razionalità – deve nascere per una necessità – e di sentimento. L’opera deve avere una forte sintesi, altrimenti diventa un racconto dispersivo. L’emozionalità che appare attraverso l’opera è stata una problematica più della pittura che della scultura.
    Che mancava in Italia…
    In Italia mancava una struttura economica, di mercato. Anzi c’è sempre stata una diffidenza molto forte da parte delle istituzioni e delle forze politiche nei confronti dell’arte contemporanea. Queste due parole “arte povera”, sono diventate una struttura. Inizialmente non erano state coniate per identificare gli artisti italiani, erano il titolo dato a delle mostre e a un libro che raggruppava degli artisti. Dal 1970, in occasione della mostra alla Galleria Civica di Torino, è diventata la sigla che ha identificato un certo numero di artisti. È diventata una struttura forte, priva dell’ambiguità che può avere una struttura economica, ma anche priva dell’ambiguità di un movimento che è legato soltanto all’identità nazionale. Era evidente che quelle opere non avevano soltanto questo tipo di ambizione. L’idea era diversa, era la volontà di essere identificati nei problemi dell’arte, non nella nazione, o in una nazione specifica come l’Italia. Credo che allora proprio l’identità nazionale non interessasse.
    Oggi la strategia a volte prevale, la si insegna all’Accademia, nei master per artisti…
    Certo, si insegna la strategia invece di parlare dei contenuti del lavoro. Si impara a presentare l’opera, ma in molti casi l’opera non c’è.
    = Angela Madesani =
    Immagini Allegate Immagini Allegate Giuseppe Penone-3767_2682860086145_1262745569_n.jpg 

  3. #3

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    con calma
    ti spiegherò perchè reputo il nostro Penone
    come l'artista migliore del gruppo arte povera
    con Fabro e parzialmente Anselmo
    (IMHO of course)
    ma stasera ho delle difficoltà, complice un Riesling proveniente dal profondo Nord
    (per me li tagliano i vini senza sole... )

  4. #4
    L'avatar di Alessandro Celli
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    Condivido tutto,
    Penone, Anselmo e Fabro

  5. #5
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    OVERVIEW
    Sotheby’s S|2 is proud to present an exclusive group of works by Giuseppe Penone. Penone was born in 1947 in Garessio, Italy and studied at the Accademia di Belle Arte in Turin, Italy. Penone's early exhibitions include The Museum of Modern Art, New York (1970); Kunstmuseum Luzern, Lucerne (1977); Staatliche Kunsthalle, Baden-Baden (1978); Stedelijk Museum, Amsterdam (1980) and his works are included in many important public and private collections worldwide. Giuseppe Penone: When Man Meets Nature runs from 20 September – 18 October 2013 and highlights iconic works in a variety of media throughout the artist’s oeuvre.

    Sotheby's | Auctions - S/2 Penone,contemporary art | Sotheby's


  6. #6
    L'avatar di Alessandro Celli
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    Giuseppe Penone, protagonista dell


    Firenze celebra Giuseppe Penone. Un percorso costellato di sculture collegherà il Giardino di Boboli e il Forte Belvedere.


    Grande spettacolo, da godersi per tutta l'estate

  7. #7

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    l'anno scorso era in luogo altrettanto importante
    e poi è limpidissimo nella spiegazione della linea essenziale della sua ricerca

    ed è meglio che non mettiamo qualche video/intervista di altri artisti dell'arte povera
    che casca l'asino....


  8. #8
    L'avatar di -artpop-
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    Insieme a Boetti è l'artista dell'arte Povera che preferisco.

  9. #9

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    poi
    può piacere o non piacere (banale)
    interessante o meno (un po' meno banale, richiede cultura)
    apprezzare la ricerca o meno (ancora meno banale)

    però se vi cercate le interviste di altri che vengono messi in cima
    o perchè sono quelli più facili da trovare o vendere o perchè si credono i padri tutelari
    vabbè torniamo a Penone che è meglio e ditemi se non è semplice, efficace e potente
    poi, se vogliamo, possiamo tornare alle tre categorie di sopra
    comunque più che arte povera direi scultore



  10. #10
    L'avatar di -artpop-
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    Citazione Originariamente Scritto da rothko Visualizza Messaggio
    poi
    può piacere o non piacere (banale)
    interessante o meno (un po' meno banale, richiede cultura)
    apprezzare la ricerca o meno (ancora meno banale)

    però se vi cercate le interviste di altri che vengono messi in cima
    o perchè sono quelli più facili da trovare o vendere o perchè si credono i padri tutelari
    vabbè torniamo a Penone che è meglio e ditemi se non è semplice, efficace e potente
    poi, se vogliamo, possiamo tornare alle tre categorie di sopra
    comunque più che arte povera direi scultore
    È uno scultore che va oltre la scultura, lui instaura un vero e proprio dialogo, rapporto, con i tronchi che scolpisce, il suo scavare il tronco è sinonimo di volere entrare in contatto con la natura, con il mondo: è la natura (intesa in tutto il suo significato, dall'uomo alle piante) che si svela alla natura.
    Questo concetto lo si percepisce con una sola frase: ''svolgere la propria pelle''.

    Mi fermo qui per non farvi annoiare….perchè se continuo entro nei miei deliri estatici

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