Fernandez Arman - Pagina 160
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  1. #1591
    L'avatar di Antipole
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    Leggere prima il messaggio precedente.

    Eccola dal minuto 25.21 ca.
    Ciao!!


  2. #1592
    L'avatar di pa18
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    Grazie Anti, segugio inimitabile, tuttavia ... quella che di cui parlavo è dopo 27'15"

    Ciao

  3. #1593
    L'avatar di pa18
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    In epoca di Covid-19 e di “mascherine” mi sono imbattuto, per caso, in un’accumulazione di maschere antigas, simile ma non uguale, alla più celebre versione di: “Home sweet home II” ed, allora, ho deciso di approfondire l’argomento.
    Pertanto, leggendo la scheda della Sothebys - che accompagnava l’incanto di una delle tre versioni, venduta nel 2005 per 176.000 sterline – rilevo che, su questo tema, Arman aveva creato tre opere:

    1) una che si trova al Musée National d'Art Moderne, al Centre Georges Pompidou di Parigi
    2) la seconda che si trova nella Collezione di Pierre e Marianne Nahon, cioè gli stessi Signori dell’Asta Sothebys, 19 marzo 2019 dove è andato venduto un altro capolavoro di Arman: Il massacro degli Innocenti II)
    3) la terza venduta da Sothebys nel 2005 per 176.000 sterline ed acquisita da uno dei Musei privati più grandi al mondo: il Glenstone Museum

    E’ sufficiente confrontare l’immagine del catalogo con quella della Collezione Glenstone per capirlo; in un post successivo mostrerò, invece, l’opera che mi ha motivato a questa ricerca.


    Fernandez Arman-centre-pompidou.jpg
    Fernandez Arman-sothebys-2005.jpg
    Fernandez Arman-glenstone.jpg

    L'œuvre Home, Sweet Home - Centre Pompidou
    Invalid URL
    Arman | Glenstone

  4. #1594
    L'avatar di Antipole
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    Nell'attesa approfitto per un intermezzo musicale...

    Anche se Arman era un melomane e non credo apprezzasse questo genere musicale, per la generazione di Antipole hanno segnato un epoca...
    Ciao!!

    Ps, il look glam metal coevo della calofornia primi anni ottanta li penalizza oltremodo.

    Ultima modifica di Antipole; 19-07-20 alle 11:13

  5. #1595
    L'avatar di pa18
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    ... ecco l'opera di cui ho anticipato l'incontro casuale, ma della quale al momento, non conosco (non trovo) la collocazione:


    Fernandez Arman-tumblr_7a8faac7abab1638187a0b2449613a72_03d3999f_400.jpg
    Ultima modifica di pa18; 20-07-20 alle 09:23

  6. #1596
    L'avatar di Antipole
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    La collocazione resta sconosciuta.
    Viene così descritto nel link.

    Mentre nel secondo è nella copertina di un libro sulla grande guerra.
    Ciao!!

    L'artista disse: “Quando stavo prendendo un oggetto con un significato molto forte, come una maschera antigas, che ha un significato di guerra e distruzione, il significato dell'oggetto era più forte del significato estetico, della poetica o del messaggio; il significato letterario era più forte di quello estetico."
    Questo assemblaggio esempio della distruzione di massa e della guerra, viene qui commemorato come simbolo di anonima crudeltà.

    arthistory207 — Arman Fernandez: Gay Gas Masks, 1960 (New Realist)

    https://www.amazon.fr/Arman-guerre-d.../dp/8874391609

    Fernandez Arman-51fgn1aboil._ac_sy400_.jpg

  7. #1597
    L'avatar di mmt
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    una bellissima idea di Arman, bravo pa18.

  8. #1598
    L'avatar di Marione_
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    l'opera del Pompidou è da sempre una delle mie preferite di Arman!!

    un saluto a @Pa!!!!
    Immagini Allegate Immagini Allegate Fernandez Arman-arman-centre-pompidou.jpg 

  9. #1599
    L'avatar di techne
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    Citazione Originariamente Scritto da mmt Visualizza Messaggio
    una bellissima idea di Arman, bravo pa18.
    Penso che nell'arte l'elemento distruttivo sia troppo trascurato

    (Mondrian, P., Interview with James Johnson Sweeney (1943), in “Bulletin of the Museum of Modern Art”, XII, 4-5, New York 1946, edizione italiana in Holtzman, H., a cura di, Piet Mondrian. Tutti gli scritti, Feltrinelli, Milano 1975.)

    E credo spieghi perché in gran parte della sua pittura astratta (poco gli fu dato per il ritmo di linee colorate) lasciò "piatte" le sue linee nere che frammentavano il vuoto del bianco e i sui tre colori "spessi".

    Domando scusa per l'OT (e mi levo subito). Ma se siamo nel campo di una - chiamiamola coscienza universale artistica - cambia il linguaggio, ma non la sostanza. Di qui il parallelo con le linee di Mondrian. Che sulla fine mutò il linguaggio, o meglio forse dire che invertì gli strumenti.

  10. #1600
    L'avatar di Antipole
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    Facciamo un ripasso di storia che non fa mai male...
    Ciao!! a tutti.

    La convenzione dell’Aja del 1899 impediva l’uso del gas asfissiante ma Gran Bretagna, Francia e Germania non rispettarono quanto siglato.

    Il primo massiccio uso di agenti tossici durante la Prima Guerra Mondiale si registra in occasione della seconda battaglia di Ypres del 22 aprile 1915 da parte delle forze tedesche contro le truppe francesi con munizioni caricate al cloro.
    Con questa data si stabilisce convenzionalmente l’inizio della guerra chimica.

    L’Italia non rimase a guardare.
    Nel settembre 1915 venne istituita la Commissione Gas Asfissianti affidata al professore e scienziato Emanuele Paternò che potè contare sul contributo di validi chimici e medici.
    Tra questi c’era lo studio delle maschere antigas per i nostri soldati impegnati al fronte oltre alla scelta delle sostanze tossiche da impiegare al fronte.

    Seppure il cloro venne ritenuto valido la scelta cadde sul fosgene, il composto sintetizzato dal chimico inglese John Davy nel 1812 dalla miscelazione di cloro e ossido di carbonio.
    Incolore, estremamente tossico quanto aggressivo, dal tipico odore di fieno e circa tre volte più denso dell’aria.
    Altamente soffocante, urticante per gli occhi, divenne il gas chimico maggiormente impiegato durante la Grande Guerra.

    I nostri soldati, all’alba del 29 giugno 1916, subirono un agguato al fosgene da parte delle truppe austroungariche sul Monte San Michele.
    I nemici apparvero dotati di maschere antigas e anche di mazze ferrate di stampo medievale, usate per sgombrare la via e attaccare i nemici.
    L’operazione provocò oltre 2500 morti, non solo per le esalazioni, e un numero ben maggiore di intossicati.

    Si calcola che la produzione italiana di gas durante la Grande Guerra ammontò a 13.000 tonnellate, impiegate in particolare durante
    l’Undicesima battaglia dell’Isonzo (agosto 1917),
    l’ultima Battaglia sul Piave (giugno 1918)
    e la Battaglia della Bainsizza (Ottobre 1918)

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