ETF e rischio emittente
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  1. #1
    L'avatar di Homo_Matematicus
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    ETF e rischio emittente

    Supponiamo di voler costruire un portafoglio lazy con 2 soli ETF, uno azionario ed uno obbligazionario entrambi molto diversificati.
    Si potrebbe fare tranquillamente oppure è meglio diversificare prendendone 2-3 simili di diversi emittenti per ciascuna categoria?
    Ad esempio, se uno compra un ETF X-Trackers e poi fallisce la Deutsche Bank cosa rischierebbe esattamente?

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da Homo_Matematicus Visualizza Messaggio
    Supponiamo di voler costruire un portafoglio lazy con 2 soli ETF, uno azionario ed uno obbligazionario entrambi molto diversificati.
    Si potrebbe fare tranquillamente oppure è meglio diversificare prendendone 2-3 simili di diversi emittenti per ciascuna categoria?
    Ad esempio, se uno compra un ETF X-Trackers e poi fallisce la Deutsche Bank cosa rischierebbe esattamente?
    Il 3d é in rilievo da una vita,e c'è tutto

    Citazione Originariamente Scritto da bodyhammer Visualizza Messaggio
    Come nascono gli ETF e perché non possono fallire

    Dietro ad ogni ETF c'è un portafoglio di titoli depositati presso una banca che ne gestisce la custodia e amministrazione. Questo spiega perché gli ETF, come le altre tipologie di fondi comuni, non sono soggetti al rischio di un eventuale fallimento della SGR che ne cura l'emissione e la gestione

    Analizzati le caratteristiche principali e le peculiarità degli ETF, approfondiamo la conoscenza dello strumento vedendo come nasce e perché non è soggetto al rischio emittente.

    Il processo di creazione parte ovviamente dall’idea di una SGR, che ne dovrà curare l'emissione e la gestione. Questa, individuato l'indice sottostante da replicare e fatto uno studio di fattibilità (non tutti gli indici mondiali si possono "duplicare" per problemi connessi, per esempio, alla negoziazione dei titoli sottostanti) chiederà le opportune autorizzazioni agli organi competenti (Borsa e relativa autorità di controllo).

    Superato questo primo scoglio si procede concretamente ad acquistare sul mercato le azioni/obbligazioni dell'indice che si vuole "copiare", nella medesima proporzione e peso percentuale che questi titoli hanno nel relativo indice. La SGR che ha creato l'ETF sull'indice S&P/MIB ha comperato sul MTA le azioni componenti l’indice, per esempio le varie Eni, Unicredito, Enel ecc., rispettando il peso che queste azioni hanno nell'indice di appartenenza (fatta 100 la somma da investire e dati 16%, 17% e 7,8% i pesi delle azioni, sui tre titoli confluiranno, rispettivamente, 16€, 17€ e 7,8€).

    E’ bene fin d’ora precisare che questo è solamente un esempio volutamente non esaustivo, in quanto le modalità di replica sono diverse e richiederebbero intere pagine per spiegarle nei dettagli.

    Una volta creato questo portafoglio, viene trasferito presso una banca depositaria che a fronte di questa consegna rilascia dei certificati rappresentativi dei titoli ricevuti. Tali certificati/ricevute vengono poi negoziate giornalmente sul MTF classe 1 (segmento del mercato azionario italiano dedicato agli ETF) sotto forma di quote il cui valore è solitamente una frazione del valore dell'indice benchmark (es 1/100).

    Già da queste poche righe è possibile capire perché chi compra ETF non è teoricamente esposto al rischio emittente o fallimento della SGR: dietro la quota acquistata c'è infatti un paniere di titoli di cui la banca depositaria garantisce l'esistenza. Ne deriva che o falliscono tutte le imprese emittenti componenti l’indice di riferimento (evento a cui darei una probabilità pressoché nulla) o il valore dell'ETF non andrà mai a zero.

    Detto questo, pare anche evidente la stretta relazione esistente tra il valore del patrimonio del fondo e quindi del basket di azioni depositate presso la banca depositaria, il prezzo di mercato dell'ETF e l'andamento dell'indice benchmark sottostante: l'uno segue l'andamento dell'altro nel modo più lineare possibile.

    Nella realtà, come accade in maniera evidente nei fondi chiusi di investimento immobiliari, dove il valore del patrimonio pro-quota del fondo detto NAV è costantemente superiore al prezzo di mercato dello stesso, questa non è un'affermazione scontata. Nel mondo degli ETF tale rischio è scongiurato dalla creation / redemption in kind” (letteralmente "creazione / rimborso in natura”, forse il vero elemento di innovazione e valore degli ETF): meccanismo che, attraverso continue operazioni di arbitraggio permesse ad un numero limitato di investitori istituzionali, garantisce la convergenza fra prezzo di mercato dell'ETF e il suo NAV (valorizzazione pro-quota del capitale gestito) e, di riflesso, una migliore replica del benchmark e un maggior contenimento dei costi rispetto ad un fondo tradizionale.

    Mirco Leonelli


    Saperinvestire - ATS - Come nascono gli ETF e perché non possono fallire



    I rischi nascosti dietro gli Etf


    12 mag 2010


    Se l’emittente fallisce niente paura…


    Anche se le loro quote sono scambiabili in Borsa come azioni, gli Etf sono a tutti gli effetti dei fondi comuni. Per questo il portafoglio dell’Etf è distinto da quello del gestore: solo i possessori delle quote vantano credito nei confronti dell’attivo del fondo. In parole povere? Se acquistate l’Etf Lyxor Ftse Mib che replica l’andamento di Piazza Affari e la Lyxor fallisce, quest’ultima non può prelevare neanche un centesimo dal patrimonio dell’Etf. Il vostro investimento non è quindi intaccato dal possibile fallimento del gestore.


    … ma il portafoglio è un po’ lontano


    · Bene, ma dove si trova in realtà il patrimonio dell’Etf? È presso una banca che prende il nome di depositaria. Se fallisce, la banca depositaria non può vantare alcun credito nei confronti dell’Etf. Bene, ma spesso l’Etf tiene la liquidità proprio su conti della banca depositaria: soldi difficilmente recuperabili in tempi brevi in caso di fallimento.


    · Ricordate poi che i vostri Etf sono iscritti a vostro nome in un registro presso la banca tramite cui operate (per esempio Unicredit). A loro volta è quest’ultima a essere iscritta nel registro dei creditori presso la banca depositaria. Anche se non riteniamo che ci siano potenziali rischi a risalire all’effettivo creditore dell’Etf (quindi a voi), siete comunque un po’ distanti dal portafoglio dell’Etf.


    Derivati in portafoglio: rischio crack bancario


    · Ma cosa c’è realmente nel portafoglio di un Etf? Ovvero cosa è che vi ritrovate in mano se l’emittente fallisce? Gli Etf fisici in pancia hanno esattamente gli stessi titoli dell’indice che vogliono replicare. La maggior parte degli Etf (per esempio tutti i Lyxor e i Db) sono però sintetici e non si comportano così. Guardate il grafico: tra i primi 10 titoli dell’Etf Lyxor Ftse Mib ce n’è solo uno italiano, Eni! Il titolo col peso maggiore è Total, francese! Il secondo è un derivato swap. Ma come fa allora a seguire Piazza Affari?


    · Lo swap è un contratto privato stipulato tra il gestore dell’Etf e una banca d’affari. In pratica accade così: il portafoglio con dentro Total, E.On… oggi guadagna il 2%. Piazza Affari sale però del 5%. Siccome l’Etf deve seguire l’andamento dell’indice, il 3% che manca deve essere garantito dallo swap. Il valore dello swap deriva, quindi, dalla differenza tra il valore dell’indice che si vuole replicare e il valore del portafoglio titoli alla base dell’Etf.


    · La conseguenza? Se la banca d’affari con cui è stipulato lo swap fallisce, il valore del prodotto si annulla e l’Etf subisce una perdita secca: nell’esempio sarebbe il 9,11%!


    · Morale: gli Etf sintetici vi espongono a un rischio di controparte assente negli Etf fisici. Il rischio di perdita per il fallimento di controparte è fissato però per legge a un massimo del 10%: se il valore dello swap supera questa soglia, lo swap viene annullato, la banca d’affari fa un pagamento in denaro verso l’Etf, che riporta il valore del portafoglio in linea con quello dell’indice, e un nuovo swap viene stipulato. Notate poi che il valore del portafoglio può essere anche superiore al valore dell’indice: in questo caso il fallimento della controparte non determina perdite.


    Attenzione al prestito titoli


    · Non è detto però che il rischio di controparte sia assente negli Etf fisici. Questi ultimi possono infatti “prestare” titoli del portafoglio a banche d’affari. Queste vendono i titoli prestati sul mercato: se poi il prezzo scende, quando devono ricomprare gli stessi titoli per restituirli all’Etf ci fanno un bel guadagno. L’Etf dal canto suo incassa commissioni che servono a ridurre il costo di gestione dell’Etf.


    · Attenzione però che se la banca che ha preso a prestito i titoli fallisce, il portafoglio dell’Etf resta “monco” e perde valore. La pratica del prestito titoli non è proibita agli Etf sintetici, ma è più frequente negli Etf fisici, i cui costi di gestione sono più elevati – Lyxor, per esempio, non pratica il prestito titoli per nessuno dei suoi Etf sintetici.


    Occhi aperti, ma niente panico



    · Attenzione infine al rischio di “sovrapposizione”. Ve lo spieghiamo con un esempio: Lyxor è una società controllata da Société Générale, la controparte con cui stipula gli swap è Société Générale, la banca depositaria è sempre Société Générale. Insomma se Société Générale fallisce si sommano diversi dei rischi su presentati. Se la cosa non vi piace, vi consigliamo di dare un’occhiata al prospetto dell’Etf (dove le suddette informazioni sono riportate) prima di investirci.

    · Stiamo comunque parlando di eventi estremi: noi continuiamo a consigliamo sia Etf sintetici sia Etf fisici. È però importante, vista la tensione sui mercati, che sappiate bene tutti i rischi degli strumenti in cui investite.


    I rischi nascosti dietro gli Etf - Analisi - Fondi - Soldi
    E direi che @bodyhammer si sia fatto anche un bel mazzo per il FoL

    Quindi ....una ricerca ,e soprattutto una lettura,sono sempre la miglior soluzione



    PS io mi preoccuperei di più della banca depositaria che scappa con la cassa

  3. #3
    L'avatar di Homo_Matematicus
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    Chiedo scusa, errore mio, se ritenete opportuno cancellate pure la discussione.

    Un enorme grazie a Bodyhammer, davvero un contributo prezioso!
    Ultima modifica di Homo_Matematicus; 29-05-20 alle 19:44

  4. #4

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    Citazione Originariamente Scritto da Homo_Matematicus Visualizza Messaggio
    Chiedo scusa, errore mio, se ritenete opportuno cancellate pure la discussione.

    Un enorme grazie a Bodyhammer, davvero un contributo prezioso!
    Cancellare?? Nooooo!!! Ho appena letto un articolo di "divulgazione economica" dove si afferma esattamente che il rischio emittente ESISTE!!!

    Strumenti finanziari. Il lato oscuro degli Etf, si perdono le garanzie e si paga due volte - Il Fatto Quotidiano

    mai lette tante balle in cosí poche linee... che tristezza che questa sia la divulgazione, poi magari qualcuno legge, vende correndo il suo MSCI World e si compra tutte le Alitalia che trova, perché si sa che sono protette

    Quindi questo thread meglio lasciarlo in bella evidenza... fosse mai che passa di qua Beppe Scienza e si fa una cultura

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