La parte Obbligazionaria in un Portafoglio di ETF, conviene ancora? - Pagina 4
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  1. #31
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    Il dubbio che mi assilla, ora che sto implementando il mio pf di lungo periodo e che avrei programmato di inserirvi una quota non indifferente di tds euro sia a tasso fisso che inflation linked (ma finora non ho fatto acquisti su queste asset), è così riassumibile: l'anomalia di cui sopra è frutto di una gigantesca bolla da prolungato allentamento monetario, destinata a sgonfiarsi (anche se difficilmente a breve), oppure siamo entrati in una "nuova normalità" creata dal nuovo modo di operare delle banche centrali, al punto che potrebbe essere " normale" avere per decenni rendimenti negativi o comunque bassissimi almeno dei tds più solidi?
    La domanda è perfettamente lecita e ben posta. La risposta, secondo me, è sconosciuta. A posteriori, quelli che daranno una risposta in un senso o nell'altro e ci prenderanno, saranno considerati dei grandi economisti, econometristi, analisti, nuovi guru della finanza e chi più ne ha più ne metta (e viceversa). Saranno osannati da alcuni e magari passeranno le loro interviste nei principali canali finanziari.
    Quasi sicuramente, però, sarà stato il caso a guidare questa concordanza tra la previsione e la realtà. Non dico nel 100% dei casi, ma nella stragrande maggioranza sì.

    Fatti i dovuti distinguo, è lo stesso problema delle previsioni delle crisi o dei forti rialzi azionari (e soprattutto sul loro timing); degli andamenti sopra o sotto la media/benchmark dei fondi a gestione attiva; del fallimento di uno Stato o di una società e di molte altre variabili che non possono essere previste con certezza ma, semmai, soltanto stimate.

    Il difficile, in economia e in finanza, non è azzeccare una previsione in pieno. E azzeccarne una serie consecutivamente o, almeno, una percentuale sensibilmente superiore al 50%.
    Citazione Originariamente Scritto da simo78 Visualizza Messaggio
    Chi parla di persistente funzione "stabilizzante" sul portafoglio dei tds in euro, dovrebbe porsi questa domanda, o forse implicitamente vi risponde in questo secondo senso. Personalmente non ho gli strumenti per tentare di rispondere, ma nel dubbio valuterei attentamente, almeno per i piccoli risparmiatori come me, se non sia preferibile stare alla finestra, a costo di perdersi la possibile prosecuzione di questo rally pazzesco , piuttosto che entrare ora su un asset che dà la certezza di rendimenti reali e persino nominali (per gli Stati "Core" ) negativi e rischiare così di zavorrare pesantemente per il medio-lungo termine il rendimento complessivo del pf. Ogni altro contributo su questo tema, specialmente dagli addetti al settore, sarebbe il benvenuto.
    Alla fine la risposta è sempre soggettiva. Chi sta alla finestra rischia di perdere una possibile continuazione del trend azionario e/o obbligazionario al rialzo ma si ripara dall'impatto, finanziario e psicologico, di una possibile crisi azionaria e/o obbligazionaria.

    La scelta non può che essere una ponderazione di valutazioni basate soprattutto (ma non esclusivamente) sulla propensione personale al rischio e l'orizzonte temporale d'investimento. Un consulente finanziario bravo avrà (sempre secondo me) il compito di supportare l'investitore meno esperto soprattutto a capire l'impatto di queste due variabili sui possibili esiti di un investimento e successivamente a chiarirsi le idee su quali siano le risposte personali dell'investitore.

    Un investitore fai-da-te con conoscenze già abbastanza ampie della materia e delle proprie reazioni nei momenti di crisi, a un certo punto deve prendersi la responsabilità di scegliere la sua strategia e seguirla fino in fondo, nei limiti del possibile.

  2. #32

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    Citazione Originariamente Scritto da Dedalo Invest Visualizza Messaggio
    La domanda è perfettamente lecita e ben posta. La risposta, secondo me, è sconosciuta.

    ...
    Un investitore fai-da-te con conoscenze già abbastanza ampie della materia e delle proprie reazioni nei momenti di crisi, a un certo punto deve prendersi la responsabilità di scegliere la sua strategia e seguirla fino in fondo, nei limiti del possibile.
    Grazie. Non fa una piega, siamo nel campo dell'"imprevedibile" (come sempre in finanza) e si tratta di azzeccarci, ma ancor più di fare una scelta coerente con la propria situazione e con la funzione che si è assegnato a quel certo asset nel portafoglio.

    Nel mio caso, i tds euro staranno nel portafoglio (di orizzonte 15/20 anni) con un peso complessivo del 25% (15 fisso e 10 i.l.) e non tanto per generare rendimento, ma: 1) per contenere la volatilità complessiva e quindi aiutare a tollerare le discese delle classi volatili; 2) per la tendenziale correlazione inversa con l'azionario ("purtroppo" venuta meno negli ultimi anni); 3) per fornire la liquidità occorrente per i bilanciamenti, in caso di discese sostanziose dell'azionario (la mia strategia è una constant mix, temperata da una sola protezione contro i presumibili crash dell'azionario, all'attivarsi di un doppio indicatore, di prezzo e macroeconomico; ma non è il tema del thread).
    Inoltre, visto che il pf si compone di soli etf, è opportuno cercare di non vendere in perdita generando minus non compensabili.
    Con questi presupposti e finalità, mi parrebbe più appropriato attendere una pur lieve "normalizzazione" dei tassi, dando priorità al prevenire una minus forte sugli etf in questione (si tratterebbe di XGLE per il tasso fisso e di EMI IM per l'inflation l.), sapendo di dover rinunciare, così facendo, alla coda del rally, piuttosto che iniziare subito l'ingresso. Fermo restando che solo io posso decidere cos'è giusto per me, ti parrebbe un ragionamento almeno sensato, stanti i presupposti? Considera anche che tempo ne ho, perché do scontato di diluire l'ingresso in dva o dca, "spalmando" fino a metà 2023 circa (entro questo termine completerò infatti l'ingresso sugli asset volatili, e vorrei fare altrettanto per l'obbligazionario ig).
    Infine, chiederei un'indicazione di massima su un aspetto più tecnico. XGLE ha duration intorno a 8 e oggi ha un YTM di 0,09%. Ipotizzando uno scenario molto critico, diciamo di aumento progressivo per un 1,5% circa dei tassi a scadenza nell'arco di un biennio DOPO un eventuale acquisto odierno (cioè, insomma, di crescita del YTM a 1,5%), e poi di stabilizzazione su questo livello, quanto tempo potrebbe poi impiegare il prezzo a recuperare la minus sulle quote comprate oggi? A spanne, siamo intorno ai 4/5 anni? Purtroppo con il tema del rolling dei titoli interno a un etf ho scarsa confidenza...
    Inoltre, sempre con questi presupposti, potrebbe essere più appropriato usare un 5-7Y, che nell'ultimo decennio ha avuto quasi lo stesso rendimento con minore volatilità, piuttosto che un all maturity, per accorciare un po' la duration?
    Grazie ancora.

  3. #33

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    Grazie. Non fa una piega, siamo nel campo dell'"imprevedibile" (come sempre in finanza) e si tratta di azzeccarci, ma ancor più di fare una scelta coerente con la propria situazione e con la funzione che si è assegnato a quel certo asset nel portafoglio.

    Nel mio caso, i tds euro staranno nel portafoglio (di orizzonte 15/20 anni) con un peso complessivo del 25% (15 fisso e 10 i.l.) e non tanto per generare rendimento, ma: 1) per contenere la volatilità complessiva e quindi aiutare a tollerare le discese delle classi volatili; 2) per la tendenziale correlazione inversa con l'azionario ("purtroppo" venuta meno negli ultimi anni); 3) per fornire la liquidità occorrente per i bilanciamenti, in caso di discese sostanziose dell'azionario (la mia strategia è una constant mix, temperata da una sola protezione contro i presumibili crash dell'azionario, all'attivarsi di un doppio indicatore, di prezzo e macroeconomico; ma non è il tema del thread).
    Inoltre, visto che il pf si compone di soli etf, è opportuno cercare di non vendere in perdita generando minus non compensabili.
    Con questi presupposti e finalità, mi parrebbe più appropriato attendere una pur lieve "normalizzazione" dei tassi, dando priorità al prevenire una minus forte sugli etf in questione (si tratterebbe di XGLE per il tasso fisso e di EMI IM per l'inflation l.), sapendo di dover rinunciare, così facendo, alla coda del rally, piuttosto che iniziare subito l'ingresso. Fermo restando che solo io posso decidere cos'è giusto per me, ti parrebbe un ragionamento almeno sensato, stanti i presupposti? Considera anche che tempo ne ho, perché do scontato di diluire l'ingresso in dva o dca, "spalmando" fino a metà 2023 circa (entro questo termine completerò infatti l'ingresso sugli asset volatili, e vorrei fare altrettanto per l'obbligazionario ig).
    Infine, chiederei un'indicazione di massima su un aspetto più tecnico. XGLE ha duration intorno a 8 e oggi ha un YTM di 0,09%. Ipotizzando uno scenario molto critico, diciamo di aumento progressivo per un 1,5% circa dei tassi a scadenza nell'arco di un biennio DOPO un eventuale acquisto odierno (cioè, insomma, di crescita del YTM a 1,5%), e poi di stabilizzazione su questo livello, quanto tempo potrebbe poi impiegare il prezzo a recuperare la minus sulle quote comprate oggi? A spanne, siamo intorno ai 4/5 anni? Purtroppo con il tema del rolling dei titoli interno a un etf ho scarsa confidenza...
    Inoltre, sempre con questi presupposti, potrebbe essere più appropriato usare un 5-7Y, che nell'ultimo decennio ha avuto quasi lo stesso rendimento con minore volatilità, piuttosto che un all maturity, per accorciare un po' la duration?
    Grazie ancora.
    Vorrei riprendere questa discussione che è molto interessante, qualcuno ha contributi da dare?

  4. #34
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    Allego due articoli di qualche mese fa (ma se ne trovano di più recenti) che stressano sul tasso di fallacia delle previsioni del comitato esecutivo della Fed sui tassi futuri. A più riprese dal 2013, erano stati previsti dei rialzi dei tassi, puntualmente smentiti. Notevole anche il tasso di dispersione delle stime individuali di ciascun membro del fomc nella singola riunione.

    The Fed's Crystal Ball Is A Little Hazy

    The Fallacy of Macroeconomics – RIA Pro | RIA

    Cosa voglio dire? É stimolante fare previsioni macro. Stop. Fine delle notizie positive. Perché é altrettanto demoralizzante poi ammirare la lunga serie di buchi nell'acqua. E non facciamoci illusioni sulla predittività del flattening (o peggio dell'inversione) di curve e contro curve che dá un contributo al nostro timing operativo pari a zero.
    È assolutamente verosimile che l'investment grade (con effetto tanto maggiore quanto più si allunga la maturity) continui ad avere l'unico vero ruolo in un portafoglio bilanciato: 1) attenuatore di volatilità 2) distributore di rendimento (per quanto minimo e solo se richiesto, sennò lo si accumula; il dividendo azionario non lo assimilo al rendimento perché è una fetta di utili).
    Detto questo, l'attenzione sulle decisioni delle banche centrali la volgo anche io, ma solo dopo che si sono tradotti in movimenti ufficiali

  5. #35

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    A questo punto quindi per voi conviene trasformare la liquidità in portafoglio in IEAG (Europeo Aggregato), GLAG (Globale Aggregato USD) o GLAE (Globale Aggregato Hedged)?

    P.S.: ho già EMBE in portafoglio, quasi 12%

  6. #36

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    Ho aperto questo tread perchè pur avendo fondi attivi obbligazionari globali, HY, e corporate Europa, che comunque non hanno rendimenti negativi, e obbligazioni Deutch Bank a 4 anni in USD, stavo costruendo un portafoglio etf in modo da essere in parte autonomo e rinvestire in strumenti indicizzzati a basso costo. La parte obbligazionaria era quella che mi preoccupava di più visto i rendimenti negativi dei titolo di stato a livello globale, il 25% dice l'articolo.
    Seguendo le indicazioni dei vari GURU della finanza, dopo aver letto libri con consigli di asset allocation di Bogle, Tyson, Bernstein, Robbins, Ferri, Dalio etc
    Tutti dicono sono concordi nell'allocare,e con percentuali diverse, una parte in bond, titoli di stato e Inflation Lynked o acuisto di TDS con bond laddering, per mitigare la volatilità del PF.
    Probabilmente non prevedevano i tassi negativi, in ogni caso credo che questa regola sia discutibile. è questo il nocciolo della questione.

    Sono arrivato alla conclusione che la parte "non volatile" del portafoglio etf che volevo costruiere, la metterò su CD che offrono tassi interessanti fino al 3% lordo. In 2-3 CD vincolati o no, tipo Redimax, bancaprivataleasing, conto progetto. In attesa che la questione dei rendimenti si stabilizzi, e se non si stabilizza nel breve almeno ho i soldi al sicuro e protetti dall'inflazione. Poi i rendimenti vengono dalla parte azionaria che è c.a. il 55-60% del PF.

  7. #37

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    inflazione e crescita globale sono in vistoso rallentamento. personalmente sto sovra pesando i bond, specie riskfree e lunghi.
    migliore asset class del 2019.
    ovviamente non da tenere a scadenza ma da vendere quando il quadro economico internazionale migliorera'. e ad ora cio' non si vede.
    inoltre il loro pregio di assets anticorrelati con l'azionario rimane per me totalmente valido, anzi, aumenta visto il super interventismo delle banche centrali globali.
    mi perdonino i puristi del 'l'unica cosa che so e' di non sapere' :-)

  8. #38

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    Citazione Originariamente Scritto da masoking Visualizza Messaggio
    Allego due articoli di qualche mese fa (ma se ne trovano di più recenti) che stressano sul tasso di fallacia delle previsioni del comitato esecutivo della Fed sui tassi futuri. A più riprese dal 2013, erano stati previsti dei rialzi dei tassi, puntualmente smentiti. Notevole anche il tasso di dispersione delle stime individuali di ciascun membro del fomc nella singola riunione.

    The Fed's Crystal Ball Is A Little Hazy

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    Cosa voglio dire? É stimolante fare previsioni macro. Stop. Fine delle notizie positive. Perché é altrettanto demoralizzante poi ammirare la lunga serie di buchi nell'acqua. E non facciamoci illusioni sulla predittività del flattening (o peggio dell'inversione) di curve e contro curve che dá un contributo al nostro timing operativo pari a zero.
    È assolutamente verosimile che l'investment grade (con effetto tanto maggiore quanto più si allunga la maturity) continui ad avere l'unico vero ruolo in un portafoglio bilanciato: 1) attenuatore di volatilità 2) distributore di rendimento (per quanto minimo e solo se richiesto, sennò lo si accumula; il dividendo azionario non lo assimilo al rendimento perché è una fetta di utili).
    Detto questo, l'attenzione sulle decisioni delle banche centrali la volgo anche io, ma solo dopo che si sono tradotti in movimenti ufficiali
    grazie per i link. interessanti. il pezzo sulla fallacy della macroeconomy lo condivido in pieno.
    ma io non voglio proporre ricette per il mondo. voglio solo studiarlo e capire come i principali attori agiscono in base a determinati eventi.
    questo permette per esempio di intuire che se la fed aumenta i tassi mentre crescita e inflazione rallentano, o la crescita riprende o la fed dovra' correggere il tiro.

    quando io parlo di indicatori macro comunque intendo dati di mercato. fatti non opinioni.
    es: building permits + auto sales + durable goods + personal consumptions aggregati, storicamente hanno dimostrato di essere buoni long term indicators (3-6 mesi).
    non mi metto a cercare di dimostrarlo.
    guardo le variazioni dei dati che arrivano (oltre 100 singoli indicatori), li aggrego e sovrappeso le asset class che ben performano nello scenario che i dati indicano.
    scusate l'OT
    Ultima modifica di luca999it; 04-09-19 alle 09:20

  9. #39
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    La mia parte obbligazionaria è costituita da btp e titoli di stato portoghesi che hanno avuto un andamento decisamente positivo, ma la ciccia sta finendo. Ritengo sia il caso di attendere l'efficacia del probabile q.e. della banca centrale settimana prossima dopodiché prendere beneficio e stare alla larga dai bond e t.d.s. con rendimenti davvero infimi.
    La decorrelazione sull'azionario sono seriamente tentata a costituirla con l'oro. Visto e considerato che i venti di recessione cominciano a soffiare in maniera sempre più evidente.

  10. #40

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    Citazione Originariamente Scritto da Sara78 Visualizza Messaggio
    La mia parte obbligazionaria è costituita da btp e titoli di stato portoghesi che hanno avuto un andamento decisamente positivo, ma la ciccia sta finendo. Ritengo sia il caso di attendere l'efficacia del probabile q.e. della banca centrale settimana prossima dopodiché prendere beneficio e stare alla larga dai bond e t.d.s. con rendimenti davvero infimi.
    La decorrelazione sull'azionario sono seriamente tentata a costituirla con l'oro. Visto e considerato che i venti di recessione cominciano a soffiare in maniera sempre più evidente.
    l'oro, secondo me, funziona bene quando l'inflazione cresce.
    in generale penso che il valore dell'oro sia influenzato dalla direzione dei tassi reali di interesse = tresury rate - aspettative inflazione.
    quando i tassi reali decrescono, di solito l'oro acquista valore.
    nello scenario deflattivo attuale, credo che l'oro fara' bene solo se i tassi nominali scenderanno piu' delle aspettative inflattive.
    poiche' ritengo probabile che questo avvenga sono abbastanza bullish sull'oro, ma lo sono di piu' sui bonds.

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