Cosa fa un ETF quando un titolo sale? Ovviamente lo compera ma... - Pagina 3
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  1. #21
    L'avatar di Antoniano2
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    Citazione Originariamente Scritto da scoglio24 Visualizza Messaggio
    Mi pare un obiezione sensata...alla quale nessuno ha risposto.
    La vorrei riproporre: «perché l' ETF compera un titolo se il titolo sale? »
    Ovviamente non lo fa. Compera tutto il paniere o quasi

  2. #22
    L'avatar di Antoniano2
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    Citazione Originariamente Scritto da gianni.mello Visualizza Messaggio
    There’s a Bubble in ETFs and Index Funds, ‘Big Short’ Investor Michael Burry Says
    By Andrea Riquier, MarketWatch
    Aug. 29, 2019 11:43 am ET
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    Michael Burry, former head of Scion Capital Group LLC. Photograph by Tony Avelar/Bloomberg
    Michael Burry, the doctor-turned-investor profiled in Michael Lewis’s book “The Big Short” for his call on the trouble lurking in mortgage-backed securities before the 2008 financial crisis, has a new big idea:

    “ The bubble in passive investing through ETFs and index funds as well as the trend to very large size among asset managers has orphaned smaller value-type securities globally. ”
    —Michael Burry, Bloomberg News
    Many market observers have for years expressed concern about the rush of money into passively managed funds, though few have gone so far as to call it a “bubble.” Academic research published in June shows that three index-fund managers together manage more than $1.8 trillion, and that they could control as much as one-third of all voting shares of S&P 500 companies in the coming years.

    Critics worry that such concentration of money in passive investments could amplify any market selloff, but ETF managers point to the big declines in December as proof that ETFs can withstand market shocks.

    Burry’s firm, Scion Asset Management, has disclosed big stakes in four small-cap companies, including GameStop (GME) and Tailored Brands (TLRD). GameStop’s “balance sheet is actually in very good shape,” Burry told Barron’s last week. “I believe they will have the cash flow to justify a much higher share price.”

    Burry has asked the managements of both companies to buy back shares, and told Bloomberg that he is taking an activist approach because he believes there needs to be a “critical mass of smaller value-seeking active managers like me.”

    This article originally appeared on MarketWatch.
    Sono contento che sia diventato un gestore attivo. Non è Dio in terra però

  3. #23

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    Citazione Originariamente Scritto da scoglio24 Visualizza Messaggio
    Mi pare un obiezione sensata...alla quale nessuno ha risposto.
    La vorrei riproporre: «perché l' ETF compera un titolo se il titolo sale? »
    la discussione crea solo confusione.

    l'etf non compra nessun etf che sale o che scende perché è già inserito nel suo paniere.

    quindi si limita a effettuare ribilanciamenti periodici (in base alla sua modalità di replica)

    quindi quando un etf compra un singolo titolo?

    quando in un indice tipo quello italiano viene delistata mediaset e inserita la Juventus.


    poi ci sono etf che hanno una replica fisica a campionamento allora in questo caso l'emittente per avere uno strumento più fedele possibile all'andamento dell'indice modica il suo paniere se vede che per strada si era persa una nuova amazon.


    iShares Core S&P 500 UCITS ETF (Acc) REPLICA FISICA TOTALE

    iShares Core MSCI World UCITS ETF USD (Acc) REPLICA FISICA CAMPIONAMENTO

  4. #24

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    combinazione mi è arrivata la newsletter di una PRIMARIA casa di fondi che per correttezza (è riservata agli operatori del settore) non cito e fa una disamina del rischi dei prodotti indicizzati. Certo lo fa
    ‘Pro domo sua’ ma non è che gli argomenti portati siano proprio peregrini....

    In questa calda estate all’insegna della crisi di governo italiana e dell’inasprimento delle tensioni commerciali sinoamericane, per noi operatori della gestione del risparmio un altro tema tiene banco sotto l’ombrellone: i primi rendiconti dell’era MiFID II hanno riacceso il dibattito sul valore della gestione attiva rispetto alla gestione passiva.

    Il dibattito, lungo e complesso, è stato affrontato in tutte le sue mille sfaccettature e da ogni possibile prospettiva. Se l’obiettivo dei più è cercare di dimostrare la superiorità di una forma di investimento rispetto all’altra, forse il modo più costruttivo di affrontare la materia è invece comprendere, e aiutare gli investitori a comprendere, caratteristiche, opportunità e rischi dell’una e dell’altra forma di investimento. Prendere in considerazione esclusivamente il costo legato allo strumento finanziario potrebbe rappresentare un rischio concreto di banalizzazione. Se infatti è indubbio che la gestione passiva abbia costi inferiori per l’acquirente, gli aspetti da analizzare per valutare la bontà di una soluzione di investimento sono molteplici.

    Per esempio, in un periodo in cui è altissima l’attenzione e la considerazione della sostenibilità delle condotte private e aziendali, i possibili costi “sociali” di un mondo in cui la gestione passiva fosse l’unica forma di investimento (o ampiamente prevalente) costituiscono un importante elemento da considerare. L’investimento passivo, infatti, nell’allocare il capitale spesso non permette di fare alcuna distinzione tra le aziende più virtuose dal punto di vista ambientale, sociale e di governance (i rinomati fattori ESG) e quelle che invece mostrano lacune da questo punto di vista. Replicando indici la cui composizione è la maggior parte delle volte influenzata in modo determinante dalle dimensioni delle aziende, la gestione passiva non sempre riesce a prendere in considerazione con la stessa sensibilità di quella attiva tutti quei fattori non-finanziari che svolgono ormai un ruolo cruciale nel determinare i risultati aziendali e di mercato delle società.
    Tuttavia, in qualità di gestori di patrimoni, nell’allocare il capitale per finanziare l’economia reale, sentiamo di avere il dovere di distribuire il capitale in modo responsabile, tenendo presenti anche le esigenze delle generazioni future. Nell’ambito di tale costante impegno, abbiamo unito le nostre forze a quelle di altri investitori e asset manager per invitare congiuntamente i fornitori di indici a escludere dai loro indici le società coinvolte nella produzione di armi controverse (bombe a grappolo, mine antiuomo, armi chimiche, biologiche e nucleari). Questa iniziativa, appoggiata anche da Xxxxxxxxx xxxxxxx Finance, è volta a eliminare una grave inefficienza del mondo degli investimenti: oggi gli investitori che seguono gli indici di riferimento principali, infatti, contribuiscono tutti in modo inconsapevole al finanziamento di società coinvolte nella produzione di armi controverse.

    In aggiunta, i gestori attivi hanno la possibilità di incidere direttamente sulle scelte aziendali esercitando il proprio diritto di voto in qualità di azionisti delle società in cui investono. Ciò può svolgere un ruolo chiave nell’indirizzare le scelte aziendali e nel sensibilizzare il management sulla rilevanza di alcune tematiche di carattere ambientale e sociale, oltre che economico-finanziario.

    Un ulteriore elemento degno di analisi riguarda l’efficienza nell’allocazione del capitale. La meccanica dell’indicizzazione implica che le società a maggiore capitalizzazione abbiano maggiore possibilità di attrarre capitale indipendentemente dalle valutazioni di carattere fondamentale. Finanziandosi con maggiore facilità, queste società possono approvare progetti con un rendimento atteso più basso, rispetto magari a progetti di società a piccola capitalizzazione, o persino off benchmark, che potrebbero trovarsi costrette ad abbandonare progetti più innovativi e con maggiore potenziale, a causa dei costi di finanziamento più elevati. Queste anomalie portano direttamente alla necessità del sistema finanziario di avere un numero sufficiente di operatori attivi in grado di fissare il prezzo di un titolo a partire dai suoi fondamentali. In un mondo dominato dall’indicizzazione i titoli si muovono in funzione dei flussi e non dell’operato delle aziende.

    Come ultima considerazione sul tema in oggetto, la proliferazione di fondi a gestione passiva può creare delle distorsioni nel meccanismo di funzionamento dei mercati finanziari. Le strategie passive, infatti, in occasione di una fase di forti vendite sulle borse azionarie non effettuano alcuna distinzione tra le aziende di maggiore qualità, con fondamentali solidi e quelle invece meno stabili e più esposte ai cambiamenti nel sentiment degli investitori; si limitano a vendere i titoli delle varie aziende in proporzione al peso che queste hanno all’interno degli indici di riferimento. In questo modo, l’attento lavoro di selezione dei gestori attivi viene a volte penalizzato e depotenziato, rendendo più complicato per i fondi a gestione attiva riuscire a vedere le aziende di qualità su cui sono investiti perdere meno delle altre nelle fasi di turbolenza.
    Viceversa, va detto che questo meccanismo scaturito dal funzionamento della gestione passiva può generare anche opportunità di investimento, permettendo di acquistare a prezzi più vantaggiosi aziende i cui fondamentali non sono stati in realtà intaccati.

    Senza pretesa di esaustività, ci auguriamo che questi spunti possano rappresentare un invito ad allargare lo spettro di analisi e riflessione anche della vostra clientela oltre ai costi individuali degli strumenti. Anche perché dietro ai costi della gestione attiva si celano professionisti del nostro mondo spesso in grado di creare extra rendimento a partire da scelte di allocazione attiva, premiando le aziende migliori, di oggi e di domani, e selezionando i business più solidi, in grado di attraversare le dinamiche di cambiamento del mondo in cui viviamo, proteggendo gli investitori dalle crisi e dai turbamenti di mercato.

  5. #25

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    e' un difetto dell'indice non certo delll'etf. e' il prezzo da pagare sostituendo la price discovery con il trend following.
    in cambio della diversificazione.

  6. #26

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    Non investite negli etf guerrafondai e corruttori del mondo, investite in prodotti finanziari esg. Ma di categoria esg ci sono anche gli etf... peccato che per ora non ci investe nessuno: si sa, il mondo è malato
    iShares MSCI World ESG Screened UCITS ETF | SDWD

  7. #27

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    Citazione Originariamente Scritto da gianni.mello Visualizza Messaggio
    Senza pretesa di esaustività, ci auguriamo che questi spunti possano rappresentare un invito ad allargare lo spettro di analisi e riflessione anche della vostra clientela oltre ai costi individuali degli strumenti. Anche perché dietro ai costi della gestione attiva si celano professionisti del nostro mondo spesso in grado di creare extra rendimento a partire da scelte di allocazione attiva, premiando le aziende migliori, di oggi e di domani, e selezionando i business più solidi, in grado di attraversare le dinamiche di cambiamento del mondo in cui viviamo, proteggendo gli investitori dalle crisi e dai turbamenti di mercato.
    Cerca di quantificare "spesso", grazie.

  8. #28

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    Citazione Originariamente Scritto da obey Visualizza Messaggio
    Cerca di quantificare "spesso", grazie.
    A me lo chiedi? Ho solo postato la newsletter di una primaria casa di investimento: sono considerazioni loro.

  9. #29
    L'avatar di bow
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    Citazione Originariamente Scritto da consindip Visualizza Messaggio
    pesa 0,06% del MSCI Asia senza Giappone ...... se dovesse raddoppiare andrebbe a 0,12% di MSCI Asia Ex Japan, nel portafoglio a rischio alto di un mio cliente da 1 mil.euro ha lo stesso peso di una pizza e birra media se dovesse raddoppiare, altrimenti solo la pizza...
    Più che altro 1 giorno di dividendi del resto del portafoglio basta a compensare il fallimento improvviso della società...
    😬😬😬

    ...per carità gli ETF indicizzati non sono la panacea a tutti i mali, quando il mercato va giù lo seguì e anche subito, però è forse uno dei mali minori in assoluto

  10. #30

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    Citazione Originariamente Scritto da gianni.mello Visualizza Messaggio
    A me lo chiedi? Ho solo postato la newsletter di una primaria casa di investimento: sono considerazioni loro.
    Io non posso chiederlo alla primaria casa di investimento che non è stata citata.

    In generale mi è sembrata una semplice newsletter di marketing, di elementi oggettivi effettivamente interessanti non ne ho letti. E' come quando scrivono che bisogna scegliere aziende di qualità, quando anche il settore dell'investimento passivo offre ora esposizione al factor investing tra cui il quality con elementi quantitativi di selezione delle aziende.

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