Educazione Finanziaria @ CONSOB - Pagina 4
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Nuova bufera sulla Popolare di Bari proprio nel bel mezzo della stretta per il salvataggio della banca che necessiterebbe di circa un miliardo per evitare il peggio. Vincenzo De Bustis, …
Gundlach vede nero e presenta il grafico dell’anno. Wall Street cadrà, rischio recessione del 40%
Jeffrey Gundlach, numero uno Di DoubleLine Capital, non è affatto ottimista guardando al 2020, tutt'altro: e presenta un grafico per far capire cosa sta accadendo e cosa, a suo avviso, …
Ferrari e Mediobanca ai pit stop dopo forte rally, analisi su due dei top performer 2019
Ferrari e Mediobanca presentano un quadro grafico positivo. Entrambi i titoli stanno ritracciando leggermente dopo una corsa fino a raggiungere nuovi record storici per Ferrari e massimi pluriennali per Mediobanca. …
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  1. #31
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    Gli operatori finanziari

    SIM

    Le Società di intermediazione mobiliare (SIM) sono le imprese di investimento, aventi sede legale e direzione generale in Italia che, a seguito dell'autorizzazione della Consob, sono iscritte in un apposito albo tenuto sempre dalla Consob. Insieme alle banche possono prestare nei confronti del pubblico i servizi e attività d'investimento, oltre a poter svolgere anche i c.d. servizi accessori.

    Queste attività sono state riservate dalla legge alle sim (o alle Banche autorizzate) con l'intento di preservare il pubblico di investitori dai danni derivanti dall'attività di figure di intermediari con scarsa professionalità e onestà, purtroppo presenti nelle cronache degli anni passati.

    Le sim sono sottoposte ad una continua attività di vigilanza da parte della Consob, per i profili di trasparenza e correttezza, e della Banca d'Italia, per i profili di solidità patrimoniale, al fine di garantire una corretta operatività ed una adeguata informativa nei confronti della propria clientela.


    Imprese di investimento comunitarie

    Le imprese di investimento comunitarie sono quei soggetti, diversi dalle banche, aventi sede legale in uno Stato comunitario, diverso dall'Italia, a cui è riservato, insieme ad altri soggetti (banche, sim, ecc) l'esercizio professionale nei confronti del pubblico dei servizi e attività di investimento.

    Le imprese di investimento comunitarie possono svolgere la loro attività in Italia:
    - tramite succursale, cioè una sede, sprovvista di personalità giuridica, dove viene effettuata direttamente, in tutto o in parte, l'attività della banca;
    - in libera prestazione di servizi, cioè senza stabilire succursali nel nostro territorio, operando direttamente (ad esempio attraverso servizi on-line) dal proprio Stato di origine.

    Le imprese di investimento comunitarie sono autorizzate nello Stato di appartenenza e possono prestare servizi di investimento in Italia (sia tramite succursale sia in libera prestazione di servizi) a seguito di una semplice comunicazione alla Banca d'Italia da parte dell'Autorità competente italiana, cioè la Consob.
    In base ai principi comunitari (principio del mutuo riconoscimento), l'operatività in Italia in regime di libera prestazione di servizi è sottoposta esclusivamente alla vigilanza dell'Autorità del Paese di origine (alle Autorità italiane non sono pertanto riconosciuti poteri/doveri di vigilanza).

    Nel caso in cui, invece, una impresa di investimento comunitaria operi in Italia attraverso una succursale, il controllo sul rispetto delle regole di condotta dell'attività svolta dalla succursale italiana spetta alla Consob. Al contrario, la vigilanza sui profili organizzativi (procedure, controlli interni, conflitti di interesse, misure per la salvaguardia dei beni della clientela,…) e prudenziali (contenimento dei rischi e stabilità patrimoniale), nonché l'attivazione di eventuali provvedimenti cautelari e sanzionatori sull'impresa di investimento comunitaria che opera in Italia mediante succursale restano in capo alla sola Autorità del Paese di origine.


    Imprese di investimento extracomunitarie

    Le imprese di investimento extracomunitarie sono quei soggetti, diversi dalle banche, autorizzati a svolgere servizi o attività di investimento, aventi sede legale in uno Stato extracomunitario.

    A queste imprese non si applica il principio del mutuo riconoscimento delle autorizzazioni previsto in ambito comunitario; per poter operare in Italia devono pertanto essere in possesso di una autorizzazione, rilasciata dalla Consob, sentita la Banca d'Italia.

  2. #32
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    Promotori finanziari

    Il promotore finanziario è una persona fisica che esercita professionalmente l'offerta fuori sede come dipendente, agente o mandatario di un intermediario (banca, sim, impresa di investimento, sgr, ecc.). Pertanto il promotore è l'unico operatore autorizzato ad incontrare i risparmiatori al di fuori della sede di un intermediario.

    Il promotore finanziario deve essere abilitato all'esercizio della professione attraverso l'iscrizione all'Albo nazionale dei promotori finanziari, tenuto da un apposito Organismo per la tenuta dell'Albo dei Promotori Finanziari (APF), costituito in forma di associazione tra l'Associazione Nazionale delle società di collocamento di Prodotti Finanziari e di Servizi di Investimento (Assoreti), l'Associazione Nazionale Promotori Finanziari (Anasf) e l'Associazione Bancaria Italiana (Abi).

    L'iscrizione è subordinata al possesso di un diploma di scuola secondaria e di specifici requisiti di onorabilità (v. D.M. 472/1998). Occorre inoltre superare un esame di idoneità, tenuto dal citato Organismo, ovvero deve essere in possesso di determinati requisiti di professionalità (v. ancora D.M. n. 472/1998).

    Il promotore è tenuto a rispettare puntuali regole di comportamento, volte a garantire la massima affidabilità al risparmiatore (artt. 78-82 Regolamento Consob n. 16190/2007).

    Il promotore è quindi un professionista che deve supportare il cliente nella scelta dei prodotti e dei servizi finanziari più adatti. Questo presuppone l'attenta analisi, ed il suo continuo aggiornamento, della situazione finanziaria e delle esigenze di investimento del cliente.

    Il promotore finanziario può agire per conto di un solo intermediario. Gli intermediari devono costantemente monitorare l'attività dei loro promotori, dotandosi di procedure di controllo e di un'organizzazione interna adeguate, anche perché sono responsabili insieme ai promotori del loro operato.

    Il promotore viene retribuito dall'intermediario di appartenenza, in forma di provvigioni. I clienti non devono quindi corrispondere alcun compenso al promotore.

    Al promotore è vietato ricevere dall'investitore denaro contante per il pagamento dei servizi e dei prodotti sottoscritti e può ricevere dal cliente unicamente:

    - assegni bancari o circolari, non trasferibili, intestati all'intermediario per cui opera ovvero alla società i cui servizi, strumenti finanziari o prodotti finanziari sono offerti;
    - ordini di bonifico e documenti similari che abbiano come beneficiario i soggetti di cui al punto precedente;
    - strumenti finanziari nominativi o all'ordine, intestati o girati a favore dei soggetti di cui al punto precedente.

    Per i contratti conclusi "fuori sede" tramite un promotore finanziario è riconosciuta al risparmiatore la "facoltà di ripensamento" che riconosce il diritto di cambiare idea e recedere dal contratto di collocamento di strumenti finanziari, di gestione di portafogli individuali e di negoziazione entro sette giorni dalla data di sottoscrizione, senza alcuna spesa o onere. E' importante che il promotore stesso chiarisca le modalità con le quali esercitare questo diritto. La "facoltà di ripensamento" deve comunque essere indicata nei moduli o formulari consegnati all'investitore a pena di nullità dei relativi contratti, che può essere fatta valere solo dal cliente.

  3. #33
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    Consulenti finanziari

    L'esercizio professionale nei confronti del pubblico del servizio di "consulenza in materia di investimenti" è riservato, come tutti i servizi e attività di investimento, a determinati soggetti (banche, sim, imprese di investimento comunitarie, sgr, ecc).
    Questa riserva di attività, tuttavia, non pregiudica la possibilità per i consulenti finanziari persone fisiche e per le società di consulenza finanziaria di prestare la consulenza in materia di investimenti. Infatti, la normativa di settore (articoli 18-bis e 18-ter del Testo Unico della Finanza - D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58) riconosce alle persone fisiche, alle s.r.l. e alle s.p.a. in possesso di determinati requisiti di professionalità, onorabilità, indipendenza e patrimoniali (stabiliti con regolamento dal Ministero dell'Economia e delle Finanze) la possibilità di prestare tale attività, senza detenere somme di denaro e strumenti finanziari di pertinenza dei clienti. Tali soggetti sono detti "consulenti indipendenti".

    Caratteristica dei consulenti indipendenti è il fatto di non essere legati ad alcun intermediario. Da ciò conseguono due importanti conseguenze:
    - una maggiore libertà nello scegliere gli investimenti da proporre che non devono necessariamente coincidere con quelli offerti da un determinato intermediario;
    - il fatto che il consulente indipendente è pagato unicamente dal cliente che beneficia del servizio.

    I consulenti indipendenti dovranno essere iscritti in un apposito Albo tenuto da un Organismo che deve ancora essere costituito cui verranno riconosciute funzioni di vigilanza e potestà sanzionatoria nei confronti degli iscritti.

    Allo stato attuale (settembre 2014):

    - il Ministero dell'Economia e delle finanze ha adottato il Regolamento per la disciplina dei requisiti di professionalità, onorabilità, indipendenza e patrimoniali per l'iscrizione all'albo dei consulenti persone fisiche (decreto del 24 dicembre 2008, n. 206) ed il Regolamento per la disciplina dei requisiti patrimoniali e di indipendenza delle società di consulenza finanziaria, nonché dei requisiti di professionalità, onorabilità e indipendenza degli esponenti aziendali delle società di consulenza finanziaria (decreto del 5 aprile 2012, n. 66);
    - la Consob ha adottato il Regolamento contenente i principi ed i criteri relativi alla tenuta e gestione dell'Albo, alle regole di condotta che i consulenti devono rispettare nel rapporto con i clienti ed all'attività dell'Organismo (Regolamento n. 17130/2010).
    La disciplina della consulenza finanziaria indipendente prevista dalla normativa sopra illustrata entrerà in vigore solo una volta che sarà costituito e reso operativo l'Organismo dei consulenti finanziari. Nel frattempo, in via transitoria, possono comunque prestare attività di consulenza in materia di investimenti tutti i soggetti che già svolgevano la stessa alla data del 31 ottobre 2007.

  4. #34
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    I servizi di investimento

    Attraverso i servizi di investimento gli intermediari (banche, SIM ecc.) ci consentono di impiegare, sotto varie forme, i nostri risparmi in strumenti finanziari (azioni, obbligazioni, titoli di Stato, quote di fondi, contratti e strumenti derivati ecc.).

    I servizi e le attività di investimento, puntualmente individuati dalla legge (Testo unico della finanza), sono:

    - esecuzione di ordini per conto dei clienti – è l'acquisto o vendita di titoli per conto del cliente;
    - negoziazione per conto proprio – è l'acquisto dal cliente o la vendita al cliente di titoli di proprietà dell'intermediario;
    - gestione di sistemi multilaterali di negoziazione – si tratta di sistemi che consentono e di far incontrare, sulla base di regole predeterminate, proposte di acquisto e di vendita provenienti da una pluralità di operatori. Per molti versi sono assimilabili ai mercati regolamentati;
    - ricezione e trasmissione di ordini – l'intermediario riceve dal cliente un ordine di acquisto o vendita di titoli e lo trasmette ad altro intermediario per l'esecuzione;
    - sottoscrizione e/o collocamento – è la distribuzione di strumenti finanziari, nell'ambito di un'offerta al pubblico standardizzata, sulla base di un accordo con l'emittente (o offerente);
    - gestione di portafogli – è la gestione del nostro patrimonio, svolta dall'intermediario, investendolo in strumenti finanziari;
    - consulenza in materia di investimenti – il consulente fornisce consigli o raccomandazioni personalizzati (cioè ritenuti adatti al cliente) circa una o più operazioni relative ad un determinato strumento finanziario.


    Chi può prestare servizi di investimento

    I servizi di investimento, in quanto coinvolgono un tema importante come il risparmio, possono essere prestati solo da intermediari dotati di una specifica autorizzazione. I principali soggetti che possono essere autorizzati sono:

    - società di intermediazione mobiliare (sim) italiane: possono essere autorizzate dalla Consob ad offrire tutti i servizi di investimento;
    - banche italiane: possono essere autorizzate dalla Banca d'Italia ad offrire tutti i servizi di investimento;
    - società di gestione del risparmio: possono essere autorizzate dalla Banca d'Italia all'esercizio dell'attività di gestione di portafogli, dell'attività di consulenza e di commercializzazione di fondi comuni o sicav;
    - banche di Paesi comunitari: possono offrire in Italia i servizi per i quali sono state autorizzate dall'autorità di vigilanza del Paese d'origine;
    - imprese di investimento di Paesi comunitari: possono offrire in Italia i servizi per i quali sono state autorizzate dall'autorità di vigilanza del Paese d'origine.

    Quando si entra in contatto con un intermediario è bene verificare che sia autorizzato. Intrattenere rapporti con soggetti che operano abusivamente potrebbe portare a brutte sorprese.

  5. #35
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    Gli intermediari… al nostro servizio

    Gli intermediari devono rispettare principî e regole di condotta, il cui fine è quello di favorire i propri clienti nell'effettuare scelte di investimento informate, consapevoli e rispondenti alle loro esigenze;

    Gli intermediari, quindi, per servire al meglio gli interessi dei propri clienti devono operare con:

    - diligenza, ossia in maniera professionalmente adeguata;
    - correttezza, ossia comportarsi con lealtà, senza secondi fini oltre quello dell'interesse del cliente e rispettando tutte le prescrizioni;
    - trasparenza, ossia rendendo al cliente tutte le informazioni importanti in relaziona al servizio prestato e agli strumenti finanziari offerti.

    Non solo: gli intermediari devono andare oltre fino a "consigliarci" se l'investimento proposto fa per noi. A loro spetta infatti di valutare che esso sia:

    - adeguato, cioè se corrisponde ai nostri obiettivi di investimento, se pone a nostro carico rischi non sopportabili o che comunque non siamo in grado di comprendere. La valutazione di adeguatezza è prevista solo per i servizi di consulenza in materia di investimenti e di gestione di portafogli;
    - appropriato, cioè se siamo in grado, in base alle nostre conoscenze ed esperienza, di comprenderne i rischi. La valutazione di appropriatezza deve essere fatta per tutti i servizi di investimento.

    L'intermediario può valutare se un investimento è adeguato o appropriato solo se ci conosce. E per farlo, prima di instaurare il rapporto ci sottoporrà un questionario per acquisire informazioni in merito alla nostra:

    - conoscenza ed esperienza in materia di investimenti;
    - situazione finanziaria;
    - obiettivi di investimento,–cioè per quanto tempo vogliamo investire il nostro denaro, la nostra propensione al rischio e le finalità per cui investiamo.

    Il suggerimento è di fornire senza esitazioni e diffidenza le informazioni richieste. Solo così ci potrà essere reso un servizio efficace.

  6. #36
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    I documenti da leggere prima dell'investimento

    Fondi comuni aperti

    Prima di investire è indispensabile la lettura del KIID (Key Investor Information Document), cioè del documento che, in sole due pagine, riassume le caratteristiche chiave dell'OICR. Ulteriori approfondimenti possono essere rinvenuti sia nel prospetto informativo che nel regolamento di gestione del fondo.
    Il KIID si articola in 4 parti: a) finalità e politica di investimento; b) profilo di rischio rendimento; c) costi; d) performance storiche. Viene, quindi, fornita una guida alla lettura di ogni parte del documento.
    Il prospetto Informativo si suddivide in parte I e parte II.
    Regime di consegna e pubblicazione della documentazione d'offerta (consegna obbligatoria per il KIID e consegna su richiesta di prospetto e regolamento di gestione).

    Fondi comuni chiusi

    Nel caso di un'offerta al pubblico e/o ammissione alle negoziazioni su un mercato regolamentato, è necessario pubblicare un prospetto, affinché il potenziale investitore sia messo nelle condizioni di assumere consapevoli scelte di investimento.
    Il prospetto contiene informazioni riguardanti le caratteristiche del gestore e del fondo, nonché le relative rischiosità.
    La nota di sintesi costituisce una parte del prospetto, nell'ambito della quale sono rappresentate con linguaggio non tecnico le informazioni chiave relative all'investimento proposto. Ciò al fine di consentire al potenziale investitore di decidere quali investimenti esaminare ulteriormente.
    Ulteriori approfondimenti possono essere rinvenuti nell'eventuale documentazione contrattuale ad hoc predisposta.
    Copia del prospetto è consegnata gratuitamente al potenziale investitore, previa specifica richiesta. Il prospetto è altresì consultabile tramite sito web dell'emittente/offerente.

    Valori mobiliari (e.g. obbligazioni, certificates, covered warrants)

    Nel caso di un'offerta al pubblico e/o ammissione alle negoziazioni su un mercato regolamentato, è necessario pubblicare un prospetto, affinché il potenziale investitore sia messo nelle condizioni di assumere consapevoli scelte di investimento.
    Il prospetto contiene informazioni riguardanti le caratteristiche dell'emittente e del prodotto, nonché le relative rischiosità.
    La nota di sintesi costituisce una parte del prospetto, nell'ambito della quale sono rappresentate con linguaggio non tecnico le informazioni chiave relative all'investimento proposto. Ciò al fine di consentire al potenziale investitore di decidere quali investimenti esaminare ulteriormente. La nota di sintesi viene fra l'altro redatta secondo un formato comune, per agevolare la comparazione tra prodotti finanziari similari.
    Ulteriori approfondimenti possono essere rinvenuti nell'eventuale documentazione contrattuale ad hoc predisposta.
    Copia del prospetto è consegnata gratuitamente al potenziale investitore, previa specifica richiesta. Il prospetto è altresì consultabile tramite sito web dell'emittente/offerente.

    Prodotti finanziari assicurativi

    Prima di investire è indispensabile la lettura della Scheda sintetica e delle Condizioni di contratto, che devono essere obbligatoriamente consegnate all'investitore prima della sottoscrizione. Ulteriori approfondimenti possono essere rinvenuti nel prospetto informativo e nei regolamenti di gestione dei fondi sottostanti al prodotto.
    La Scheda sintetica si articola in una parte ‘Informazioni generali' e in tante parti relative alle ‘Informazioni specifiche' quante sono le proposte di investimento in cui è possibile investire.
    Il prospetto deve essere consegnato gratuitamente al potenziale investitore che ne faccia richiesta. Il prospetto è altresì consultabile tramite il sito web dell'emittente e del distributore.

  7. #37
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    Truffe e abusivismi finanziari

    http://www.consob.it/web/investor-education/truffe

    Accettereste mai un passaggio in auto dal capo di una gang specializzata in rapine? Oppure, prendereste mai un aereo il cui pilota non ha mai conseguito la licenza di volo?

    La risposta è ovvia. E deve esserlo anche quando in ballo ci sono i nostri risparmi.

    Non dimentichiamolo: i nostri risparmi sono ciò che noi mettiamo da parte, per bisogni futuri, privandoci di beni e servizi che potremmo consumare, oggi, spendendo il nostro reddito. E il nostro reddito è ciò che quotidianamente, con impegno e fatica, alzandoci la mattina più o meno presto, riusciamo a guadagnare.

    Il nostro risparmio è quindi un bene prezioso - che può permetterci soddisfazioni future o, più semplicemente, la serenità della nostra famiglia - e bisogna salvaguardarlo. L'ultima cosa che deve capitarci è vederlo volatilizzato nelle mani di truffatori o persone che non hanno i requisiti e la capacità per proteggerlo e farlo fruttare.

    Le truffe sono sempre esistite, come sempre sono esistiti altri fenomeni criminali. Lo Stato predispone un'articolata organizzazione - formata da forze dell'ordine, magistratura, enti pubblici - con il compito di contrastarli. Non sempre, malgrado l'impegno, si riesce a reprimere totalmente questi fenomeni.

    Difenderci è anche compito nostro. E, più o meno consapevolmente, lo facciamo continuamente: ad esempio, la mattina quando usciamo e diamo doppia mandata alla porta blindata, oppure quando saliamo sull'autobus e controlliamo che la borsa sia ben chiusa e la stringiamo a noi. Piccoli accorgimenti che, quasi sempre, ci consentono di condurre serenamente la nostra vita al riparo da fatti sgraditi.

    Anche con i nostri risparmi possiamo, e dobbiamo, farlo.

    In questa sezione del sito forniamo una descrizione delle truffe più frequenti, anche con un interessante richiamo a truffe "storiche" che costituiscono una sorta di "evergreen", con la loro capacità di riproporsi con forme diverse ma con la stessa sostanza.

    Difenderci dai truffatori non è difficile, e in questa sezione si trovano utili suggerimenti. Il primo è che nessuno regala nulla e, quindi, non esiste l'"affare del secolo" e non esistono metodi facili per assicurarsi guadagni sicuri tali, magari, da consentirvi di arrotondare lo stipendio o, addirittura, licenziarvi. E men che meno sono "affari del secolo" quelli che vengono propugnati come tali, con l'invito a sbrigarsi perché è un'opportunità da cogliere "al volo".

    Altrettanto pericolosi per i nostri risparmi sono i soggetti che operano abusivamente.

    I servizi di investimenti, nel nostro Paese, possono essere offerti solamente da soggetti che siano stati autorizzati, dopo aver verificato il possesso di requisiti di onorabilità, professionalità e organizzativi. Il perché è semplice: per gestire investimenti occorrono capacità e organizzazione.

    Quando poi consegniamo il nostro denaro ad un soggetto che non solo è un abusivo, ma è anche un truffatore, allora … le probabilità di rivederlo indietro sono veramente prossime allo zero.

    Anche per gli abusivismi finanziari potrete trovare in questa sezione i casi più ricorrenti e suggerimenti per scoprire in tempo di essersi imbattuti in un intermediario abusivo. Non è difficile, e internet aiuta molto. Basta dedicare un po' di tempo sul sito della Consob e delle altre Autorità di vigilanza, nonché sui motori di ricerca, per potersi fare un'idea del soggetto con cui pensiamo di intrattenere rapporti.

    Spesso basta un "clic" per salvare i nostri risparmi.

  8. #38
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    Le truffe finanziarie

    In considerazione dei grandi flussi di denaro che possono movimentare, le attività finanziarie offerte al pubblico si prestano, purtroppo, a fenomeni fraudolenti, genericamente definiti "truffe finanziarie".

    Tali condotte possono essere di vario genere, potendosi distinguere i comportamenti illeciti messi in atto da soggetti autorizzati allo svolgimento di attività finanziaria, mediante lo sfruttamento del il contatto diretto con la propria clientela, dalle condotte di soggetti non autorizzati. In questo caso, al comportamento fraudolento si aggiunge un altro elemento: l'abusivismo finanziario.

    La costante nelle truffe finanziarie è sempre una: la perdita di tutto o gran parte del patrimonio investito che, di norma, è purtroppo difficilmente recuperabile dal malcapitato investitore.

    Molteplici sono, invece, le modalità concrete con cui la truffa può essere architettata. L'astuzia e l'immaginazione dei truffatori sembra non avere limiti: ogni giorno si devono fare i conti con inganni nuovi e sempre più elaborati. Così, accanto a truffe grossolane, individuabili con il buon senso e un po' di attenzione, esistono truffe molto sofisticate e ben orchestrate, che possono rappresentare una grave insidia per i risparmiatori e, talvolta, per l'intero sistema finanziario.

  9. #39
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    Le truffe più frequenti

    Le truffe finanziarie più pericolose e ricorrenti utilizzano quasi sempre le medesime modalità. Si tratta di schemi da tempo "collaudati", che però sembrano aver trovato una nuova linfa con la diffusione di internet.

    La tipologia di truffa finanziaria più frequente è sicuramente il cosiddetto "schema piramidale" detto anche "schema Ponzi", dal nome del suo ideatore, operante negli Stati Uniti agli inizi del ‘900. È uno schema che non sembra preoccuparsi dei segni del tempo, essendo stato utilizzato anche in anni recenti da Bernard Madoff per una delle truffe più eclatanti di tutti i tempi.

    Lo schema Ponzi è un'attività truffaldina nella quale chi entra per primo ottiene ritorni economici a spese dei successivi "investitori" Si tratta, in parole diverse, di una specie di "catena di Sant'Antonio", nella quale vengono promessi interessi molto elevati, pagati agli "investitori" mediante il denaro apportato dai nuovi soggetti che hanno aderito successivamente allo schema.

    Il gioco funziona fino a quando resta elevata la capacità di attrarre nuovi partecipanti. Quando, invece, il nuovo denaro in entrata non riesce più a coprire gli interessi promessi a coloro che già sono coinvolti nello schema, il circuito si blocca, manifestando la sua natura di truffa.

    Le principali caratteristiche dello schema Ponzi sono:

    - la prospettata possibilità di realizzare ingenti guadagni in poco tempo e con poco rischio, grazie all'operato di un "mago della finanza";
    - una documentazione fumosa, parzialmente coperta da segreto o caratterizzata da investimenti speculativi genericamente qualificati come di "alta finanza";
    - un insieme di partecipanti non competenti in materia finanziaria o che hanno riposto una grande fiducia personale nell'organizzatore del sistema;
    - un'attività di investimento legata ad un solo promotore o azienda o prodotto;
    - un'elevatissima rischiosità che cresce con l'aumentare dei partecipanti e non viene, però, normalmente percepita da chi ha aderito allo schema: la remunerazione regolarmente ricevuta nei primi tempi induce, infatti, a pensare che la partecipazione allo schema sia una seria e solida opportunità di investimento.

    Come detto, lo schema riesce a funzionare sino a quando le richieste di rimborso, sommate agli interessi da pagare, non superano gli apporti di denaro dei nuovi aderenti. Quando, però, i primi problemi nel pagamento delle somme a cui si ha diritto, di norma è già troppo tardi. Il truffatore è già sparito o ha fatto sparire tutti i soldi.

  10. #40
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    Alcuni casi "storici"

    L'avidità, ma a volte anche il bisogno di sicurezza, possono accecare gli investitori togliendogli la lucidità necessaria per comprendere che certe promesse di guadagno sono semplicemente troppo belle per essere vere.

    CARLO PONZI

    Carlo Ponzi, l'ideatore dello schema truffaldino che porta il suo nome, nacque nel 1882 ed è universalmente considerato uno dei più grandi truffatori della storia americana. Nel 1903, arrivò a Boston con soli 2 dollari e 50 centesimi, in quanto i risparmi che si era portato dall'Italia erano stati persi con il gioco d'azzardo durante la lunga traversata.

    Nel 1907 Ponzi trovò lavoro a Montreal come consulente di una banca fondata da Luigi Zarossi, il Banco Zarossi. Il tasso di mercato dell'epoca era circa il 3% ma questa banca, che gestiva i risparmi degli immigrati, garantiva ben il 6% facendo, ovviamente, incetta di risparmi. Ben presto Ponzi si rese conto della situazione critica e delle difficoltà economiche della banca, che pagava i cospicui interessi utilizzando il denaro dei nuovi correntisti attraverso un sistema destinato a fallire e, infatti, la banca fallì e Zarossi scappò in Messico con il denaro rimasto in cassa.

    Successivamente, Ponzi cercò di creare un volume unico con gli annunci pubblicitari di vari commercianti, una sorta di Pagine Gialle, che però, sfortunatamente, non riuscì a trasformarsi in un business redditizio e l'impresa fallì miserabilmente. Nonostante l'impresa di Ponzi fosse oramai fallita, qualche settimana dopo una società spagnola richiese informazioni in merito ai cataloghi e dentro la busta inserì un buono di risposta internazionale (in inglese: International Reply Coupon o anche IRC), una cosa che Ponzi, pur avendo lavorato per le Poste italiane, non aveva mai visto.

    Il buono di risposta internazionale – nato il 26 maggio 1906 durante il congresso UPU (Unione Postale Universale) di Roma e venduto a partire dal 1° ottobre 1907 in una sessantina di paesi – era un buono postale che consentiva al mittente di pagare la tariffa di risposta del ricevente nell'ambito di una corrispondenza internazionale. L'utilità del buono di risposta internazionale era indubbia: permetteva, infatti, ai residenti di una nazione di rimborsare il costo della risposta del destinatario di un messaggio semplicemente usando il buono per richiedere, nel proprio Paese, i francobolli necessari alla risposta.

    Se la lettera avesse richiesto una risposta nello stesso Stato dell'invio non ci sarebbero stati problemi, poiché sarebbe stato sufficiente inserire dei francobolli validi in tutto il territorio dello Stato, ma se la risposta era richiesta da un soggetto di una nazione diversa da quella del destinatario, ecco che i francobolli non potevano essere inviati perché non avevano alcun valore. Con il buono di risposta internazionale era sufficiente recarsi in un ufficio postale per ottenere l'affrancatura minima per un invio di posta aerea per l'estero.

    In quegli anni i buoni venivano venduti al prezzo dell'affrancatura del Paese di emissione ma, se nel Paese dove venivano scambiati con francobolli la tariffa era diversa, ecco che si creava una condizione che rendeva possibile un'operazione che rendeva possibile un guadagno senza rischio (cd. Arbitraggio).

    Nel primo dopoguerra, in Italia, l'elevata inflazione aveva, di fatto, diminuito il costo dell'affrancatura in dollari statunitensi e Ponzi aveva immediatamente colto l'affare: acquistando i buoni in Italia e scambiandoli con francobolli statunitensi la cifra spesa e quella ricavata erano molto diverse.

    Carlo Ponzi costituì immediatamente una società per gestire questo business, la Securities Exchange Company. L'affare consisteva nel comperare gli IRC in Italia, spedirli in America e scambiarli con il controvalore in francobolli statunitensi; questo arbitraggio non era illegale e permise, sulla carta, profitti del 400%. In questo modo Ponzi poté promettere ai potenziali investitori un tasso di rendimento del 50% in soli 90 giorni e iniziò a raccogliere i primi capitali.

    L'affare esplose tra le mani di Ponzi: tutti volevano entrare nel business anche perché si era sparsa la voce dei favolosi rendimenti che venivano, effettivamente, pagati. Gli agenti assunti da Ponzi per raccogliere fondi ebbero gioco facile perché i primi investitori furono profumatamente remunerati e non c'era nulla di meglio del passaparola entusiasta per convincere anche i più scettici.

    Durante un discorso pronunciato a Boston, il 10 agosto 1920, lo stesso Ponzi esemplificò la situazione: "Prendo un dollaro, con il cambio di oggi ottengo 18 lire italiane che mi bastano per comprare in Italia 60 buoni di risposta internazionali che poi converto negli Stati Uniti per 3 dollari". La realtà era ben diversa; sulla carta, infatti, era possibile fare un arbitraggio ben remunerato, nella realtà però i costi di acquisto, trasporto e conversione annullavano qualsiasi convenienza dell'operazione.

    Con l'aumentare dei fondi Ponzi cominciò a pensare in grande, aprì un conto nella Hannover Trust Bank e nel luglio 1920, quando oramai aveva raccolto svariati milioni di dollari, ne assunse il controllo, rilevando il 38% delle azioni. L'acquisto delle banca permise a Ponzi di effettuare le operazioni finanziarie necessarie al suo business senza essere soggetto a possibili controlli esterni che avrebbero potuto far emergere la verità: non c'era nessun business; semplicemente gli interessi venivano pagati con i soldi dei nuovi sottoscrittori.

    Si scatenò una vera febbre isterica: tutti volevano investire e la gente ipotecava le proprie case per poter investire la maggior quantità di denaro possibile. In quel periodo, Ponzi, riuscì a raccogliere oltre 250.000 di dollari al giorno, una cifra incredibilmente alta per l'epoca.

    Fu creato un "solido" castello di carta, dove Ponzi remunerava gli investitori con i soldi dei nuovi flussi di denaro e rimborsava gli investitori che dubitano del suo business, mettendo a tacere le voci di insolvenza che cominciavano a comparire.

    Il castello iniziò a vacillare quando Clarence Barron, un analista finanziario, esaminò la società di Ponzi e arrivò alla conclusione che, per poter garantire quello che prometteva, Ponzi avrebbe avuto bisogno di 160.000.000 di Buoni di Risposta Internazionale; il problema era che in circolazione ve ne erano solamente 27.000. Gli investitori, presi dal panico, assediarono l'ufficio di Ponzi che restituì 2.000.000 di dollari, discutendo con gli investitori che, ancora una volta, si sentirono rincuorati e decisero di lasciargli i loro risparmi.

    Il clamore della faccenda non sfuggì ai dirigenti delle Poste che il 28 luglio 1920, con effetto dal 15 agosto, modificarono i tassi di conversione postale per la prima volta dal dopoguerra, rendendo l'arbitraggio di Ponzi non più conveniente nemmeno a livello teorico.

    Il 10 agosto gli agenti federali misero i sigilli sia alla Securities Exchange Company che alla Hannover Trust Bank e, il 13 agosto, Ponzi fu arrestato. Non si trovò neanche un buono di risposta internazionale e 40.000 investitori, che avevano conferito 15.000.000 di dollari, restarono nella disperazione più profonda.

    Nel 1934 Ponzi uscì definitivamente di prigione e fu fatto rimpatriare in Italia. Dopo avere svolto alcune attività in Italia, emigrò in Brasile dove morì nel 1949 in un ricovero per poveri.

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