ETF - Exchange Traded Fund - The Ultimate Summary - Pagina 4
BTP Italia tornerà a far breccia tra le famiglie? Emissione al via tra tante certezze e qualche incognita
Tutto pronto per il Btp Italia. Il collocamento della quindicesima emissione del titolo di stato indicizzato all?inflazione (FOI meno tabacchi) dedicato ai piccoli risparmiatori italiani avrà luogo dal 21 al …
Tassi di interesse negativi ci dicono che il futuro vale più del presente in un mondo dove sovrabbonda il risparmio
Cosa si nasconde dietro questa grossa ondata di tassi d?interesse negativi? Da Francoforte  a Zurigo passando per Tokio, più di un terzo dei bond presenti sul mercato offrono ormai ritorni …
Calendario conti 3° trimestre 2019 Ftse Mib: apre Saipem, banche e FCA le più attese
Dopo un inizio poco fortunato, il mese di ottobre ha visto un forte rialzo dei mercati azionari internazionali. Gli indici USA sono tornati sui massimi storici, mentre quelli europei (Ftse …
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  1. #31
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    e aggiungo, in inglese:
    ProShares ETFs: Literature Center
    http://www.proshares.com/media/docum...Vol1072809.pdf (per capire l'effetto compounding)
    http://www.proshares.com/media/docum..._positions.pdf (rebilanciamento, cioe' la "volgare" media al ribasso!)

  2. #32

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    Cosa si nasconde dietro gli Etf?

    27 Apr 2011

    A cura di Rocki Gialanella

    E’ poco probabile che si tratti di una casualità. Nell’arco di pochi giorni, il FMI, la BIS e il Financial Stability Board hanno pubblicato tre report sui rischi associati al folgorante successo degli Exchange Traded Funds, uno strumento cresciuto a ritmi del 40% annuo nell’ultimo decennio

    Come spesso accade, non è stato l’uso dello strumento ma l’abuso ad aver contribuito alla costruzione di una nuova bomba ad orologeria. Un Etf è un fondo comune di investimento caratterizzato da una peculiarità: le sue quote possono essere acquistate e vendute sui listini allo stesso modo di quanto avviene per i titoli azionari. Questi prodotti offrono notevoli vantaggi in termini di liquidità e trasparenza. Negli Stati Uniti gli Etf vengono utilizzati dalla maggior parte degli investitori privati, mentre nel Vecchio Continente i volumi di negoziazione vengono assorbiti soprattutto dagli investitori istituzionali.

    Tradizionalmente gli Etf sono un prodotto semplice destinato a replicare indici di mercato. Per esempio, il fondo acquista azioni facenti parte dell’indice Dow Jones mantenendo gli stessi pesi dell’indice. Tuttavia, la crescita degli ultimi anni ha comportato un aumento della complessità di questi strumenti. Gli Etf permettono di investire nei mercati emergenti, in titoli di debito pubblici e privati, nel segmento delle materie prime, oltre a consentire di assumere posizioni ribassiste su questi assets (in alcuni casi accompagnate da un effetto leva).

    Alcuni Etf non vengono costruiti attraverso l’acquisto di un paniere di titoli, ma servendosi dei derivati. Vengono chiamati Etf sintetici e il loro funzionamento è simile a quello di uno strutturato. L’Etf riceve il denaro degli investitori e lo investe in un paniere di titoli che svolge la funzione di collaterale per un contratto di derivati OTC (Over the counter) che supporta la scommessa rialzista o ribassista insita nel prodotto. Secondo i dati in possesso del Financial Stability Board, gli Etf sintetici rappresentano già il 45% del mercato.

    Ipotizziamo che un provider di fondi lanci un Etf legato all’andamento della quotazione del rame. Il denaro ricevuto dagli investitori viene collocato in bond e viene sottoscritto un contratto OTC che garantisce il rendimento promesso al sottoscrittore. Tutto va bene fino a quando il mercato sale. Questo modo di operare ingloba due rischi evidenti: quello di contropartita e quello di liquidità. Nonostante le quote degli Etf vengano negoziate in Borsa allo stesso modo delle azioni, se un Etf ha investito in strumenti illiquidi, non potrà far fronte ad una vendita massiccia di titoli in una fase di mercato permeata da un elevato livello di instabilità. In altre parole, l’Etf in questione utilizza tecniche simili a quelle degli hedge fund ma, a differenza di quest’ultimo, non pone limiti ai rimborsi.

    Il Financial Stability Board mette l’accento anche sui potenziali conflitti di interesse insiti nel fatto che, spesso, la banca che vende il derivato che fa funzionare l’Etf è lo stesso istituto che si occupa della gestione dell’Etf, ragione per la quale la selezione degli assets in cui investe resta completamente nelle mani dell’entità. Allo stesso modo, ci sono rischi di contropartita molto elevati di quelli che si potrebbero immaginare. In questo modo si investe in un contratto OTC. E sufficiente ricordare quanto accaduto con AIG per rendersi conto del rischio che si assume un’entità quando vende a destra e manca migliaia di milioni di derivati.

    Gli Etf tradizionali (quelli che investono in titoli ai quali restano vincolati) non sono completamente esenti da peccati, visto che hanno l’abitudine di prestare le azioni ospitate in portafoglio. Un meccanismo che apporta vantaggi all’Etf in cambio di un aumento dei rischi in caso di arrivo di un’ondata anomala di vendite di quote dell’Etf. La BIS ha messo a confronto l’evoluzione degli Etf con quella delle cartolarizzazioni prima della crisi dei sub-prime. Ci troviamo di fronte ad una formula di investimento con molti vantaggi apparenti ma che, per cercare di far fronte ad una domanda in forte crescita ed offrire rendimenti più appetibili, opta per un incremento del livello di complessità della struttura del prodotto e per l’assunzione di rischi addizionali. E quando nessuno se lo aspetta, il banco salta. Nulla di nuovo sotto il sole.

    FondiOnLine.it


    Si sono mescolate un po' le carte in tavola con gli ETC....
    Ultima modifica di bodyhammer; 09-05-11 alle 13:20

  3. #33

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    ETF e rischio fallimento

    Come nascono gli ETF e perché non possono fallire

    Dietro ad ogni ETF c'è un portafoglio di titoli depositati presso una banca che ne gestisce la custodia e amministrazione. Questo spiega perché gli ETF, come le altre tipologie di fondi comuni, non sono soggetti al rischio di un eventuale fallimento della SGR che ne cura l'emissione e la gestione

    Analizzati le caratteristiche principali e le peculiarità degli ETF, approfondiamo la conoscenza dello strumento vedendo come nasce e perché non è soggetto al rischio emittente.

    Il processo di creazione parte ovviamente dall’idea di una SGR, che ne dovrà curare l'emissione e la gestione. Questa, individuato l'indice sottostante da replicare e fatto uno studio di fattibilità (non tutti gli indici mondiali si possono "duplicare" per problemi connessi, per esempio, alla negoziazione dei titoli sottostanti) chiederà le opportune autorizzazioni agli organi competenti (Borsa e relativa autorità di controllo).

    Superato questo primo scoglio si procede concretamente ad acquistare sul mercato le azioni/obbligazioni dell'indice che si vuole "copiare", nella medesima proporzione e peso percentuale che questi titoli hanno nel relativo indice. La SGR che ha creato l'ETF sull'indice S&P/MIB ha comperato sul MTA le azioni componenti l’indice, per esempio le varie Eni, Unicredito, Enel ecc., rispettando il peso che queste azioni hanno nell'indice di appartenenza (fatta 100 la somma da investire e dati 16%, 17% e 7,8% i pesi delle azioni, sui tre titoli confluiranno, rispettivamente, 16€, 17€ e 7,8€).

    E’ bene fin d’ora precisare che questo è solamente un esempio volutamente non esaustivo, in quanto le modalità di replica sono diverse e richiederebbero intere pagine per spiegarle nei dettagli.

    Una volta creato questo portafoglio, viene trasferito presso una banca depositaria che a fronte di questa consegna rilascia dei certificati rappresentativi dei titoli ricevuti. Tali certificati/ricevute vengono poi negoziate giornalmente sul MTF classe 1 (segmento del mercato azionario italiano dedicato agli ETF) sotto forma di quote il cui valore è solitamente una frazione del valore dell'indice benchmark (es 1/100).

    Già da queste poche righe è possibile capire perché chi compra ETF non è teoricamente esposto al rischio emittente o fallimento della SGR: dietro la quota acquistata c'è infatti un paniere di titoli di cui la banca depositaria garantisce l'esistenza. Ne deriva che o falliscono tutte le imprese emittenti componenti l’indice di riferimento (evento a cui darei una probabilità pressoché nulla) o il valore dell'ETF non andrà mai a zero.

    Detto questo, pare anche evidente la stretta relazione esistente tra il valore del patrimonio del fondo e quindi del basket di azioni depositate presso la banca depositaria, il prezzo di mercato dell'ETF e l'andamento dell'indice benchmark sottostante: l'uno segue l'andamento dell'altro nel modo più lineare possibile.

    Nella realtà, come accade in maniera evidente nei fondi chiusi di investimento immobiliari, dove il valore del patrimonio pro-quota del fondo detto NAV è costantemente superiore al prezzo di mercato dello stesso, questa non è un'affermazione scontata. Nel mondo degli ETF tale rischio è scongiurato dalla creation / redemption in kind” (letteralmente "creazione / rimborso in natura”, forse il vero elemento di innovazione e valore degli ETF): meccanismo che, attraverso continue operazioni di arbitraggio permesse ad un numero limitato di investitori istituzionali, garantisce la convergenza fra prezzo di mercato dell'ETF e il suo NAV (valorizzazione pro-quota del capitale gestito) e, di riflesso, una migliore replica del benchmark e un maggior contenimento dei costi rispetto ad un fondo tradizionale.

    Mirco Leonelli


    Saperinvestire - ATS - Come nascono gli ETF e perché non possono fallire



    I rischi nascosti dietro gli Etf


    12 mag 2010


    Se l’emittente fallisce niente paura…


    Anche se le loro quote sono scambiabili in Borsa come azioni, gli Etf sono a tutti gli effetti dei fondi comuni. Per questo il portafoglio dell’Etf è distinto da quello del gestore: solo i possessori delle quote vantano credito nei confronti dell’attivo del fondo. In parole povere? Se acquistate l’Etf Lyxor Ftse Mib che replica l’andamento di Piazza Affari e la Lyxor fallisce, quest’ultima non può prelevare neanche un centesimo dal patrimonio dell’Etf. Il vostro investimento non è quindi intaccato dal possibile fallimento del gestore.


    … ma il portafoglio è un po’ lontano


    · Bene, ma dove si trova in realtà il patrimonio dell’Etf? È presso una banca che prende il nome di depositaria. Se fallisce, la banca depositaria non può vantare alcun credito nei confronti dell’Etf. Bene, ma spesso l’Etf tiene la liquidità proprio su conti della banca depositaria: soldi difficilmente recuperabili in tempi brevi in caso di fallimento.


    · Ricordate poi che i vostri Etf sono iscritti a vostro nome in un registro presso la banca tramite cui operate (per esempio Unicredit). A loro volta è quest’ultima a essere iscritta nel registro dei creditori presso la banca depositaria. Anche se non riteniamo che ci siano potenziali rischi a risalire all’effettivo creditore dell’Etf (quindi a voi), siete comunque un po’ distanti dal portafoglio dell’Etf.


    Derivati in portafoglio: rischio crack bancario


    · Ma cosa c’è realmente nel portafoglio di un Etf? Ovvero cosa è che vi ritrovate in mano se l’emittente fallisce? Gli Etf fisici in pancia hanno esattamente gli stessi titoli dell’indice che vogliono replicare. La maggior parte degli Etf (per esempio tutti i Lyxor e i Db) sono però sintetici e non si comportano così. Guardate il grafico: tra i primi 10 titoli dell’Etf Lyxor Ftse Mib ce n’è solo uno italiano, Eni! Il titolo col peso maggiore è Total, francese! Il secondo è un derivato swap. Ma come fa allora a seguire Piazza Affari?


    · Lo swap è un contratto privato stipulato tra il gestore dell’Etf e una banca d’affari. In pratica accade così: il portafoglio con dentro Total, E.On… oggi guadagna il 2%. Piazza Affari sale però del 5%. Siccome l’Etf deve seguire l’andamento dell’indice, il 3% che manca deve essere garantito dallo swap. Il valore dello swap deriva, quindi, dalla differenza tra il valore dell’indice che si vuole replicare e il valore del portafoglio titoli alla base dell’Etf.


    · La conseguenza? Se la banca d’affari con cui è stipulato lo swap fallisce, il valore del prodotto si annulla e l’Etf subisce una perdita secca: nell’esempio sarebbe il 9,11%!


    · Morale: gli Etf sintetici vi espongono a un rischio di controparte assente negli Etf fisici. Il rischio di perdita per il fallimento di controparte è fissato però per legge a un massimo del 10%: se il valore dello swap supera questa soglia, lo swap viene annullato, la banca d’affari fa un pagamento in denaro verso l’Etf, che riporta il valore del portafoglio in linea con quello dell’indice, e un nuovo swap viene stipulato. Notate poi che il valore del portafoglio può essere anche superiore al valore dell’indice: in questo caso il fallimento della controparte non determina perdite.


    Attenzione al prestito titoli


    · Non è detto però che il rischio di controparte sia assente negli Etf fisici. Questi ultimi possono infatti “prestare” titoli del portafoglio a banche d’affari. Queste vendono i titoli prestati sul mercato: se poi il prezzo scende, quando devono ricomprare gli stessi titoli per restituirli all’Etf ci fanno un bel guadagno. L’Etf dal canto suo incassa commissioni che servono a ridurre il costo di gestione dell’Etf.


    · Attenzione però che se la banca che ha preso a prestito i titoli fallisce, il portafoglio dell’Etf resta “monco” e perde valore. La pratica del prestito titoli non è proibita agli Etf sintetici, ma è più frequente negli Etf fisici, i cui costi di gestione sono più elevati – Lyxor, per esempio, non pratica il prestito titoli per nessuno dei suoi Etf sintetici.


    Occhi aperti, ma niente panico



    · Attenzione infine al rischio di “sovrapposizione”. Ve lo spieghiamo con un esempio: Lyxor è una società controllata da Société Générale, la controparte con cui stipula gli swap è Société Générale, la banca depositaria è sempre Société Générale. Insomma se Société Générale fallisce si sommano diversi dei rischi su presentati. Se la cosa non vi piace, vi consigliamo di dare un’occhiata al prospetto dell’Etf (dove le suddette informazioni sono riportate) prima di investirci.

    · Stiamo comunque parlando di eventi estremi: noi continuiamo a consigliamo sia Etf sintetici sia Etf fisici. È però importante, vista la tensione sui mercati, che sappiate bene tutti i rischi degli strumenti in cui investite.


    I rischi nascosti dietro gli Etf - Analisi - Fondi - Soldi

  4. #34

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    Citazione Originariamente Scritto da Richard Fuld Visualizza Messaggio
    ottimo lavoro, bodyhammer
    Ho finito poco fa di inserire un paio di cose (e poi tutti i link che sono riuscito a recuperare.....). Ora non ho più munizioni a disposizione

  5. #35

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    Citazione Originariamente Scritto da bodyhammer Visualizza Messaggio
    Sara Silano | 22-03-11

    Per un investitore in Etf, una delle analisi più importanti è quella sui costi. Ma il Ter (indicatore sintetico di spesa) non basta da solo a determinare l’onere dell’investimento in Exchange traded fund. Morningstar ha elaborato una misura “all- in cost”, che tiene conto di tutti gli elementi rilevanti, escludendo le distorsioni tipiche di molti indicatori tradizionali.

    Tracking error giornaliero
    Oltre al Ter, un elemento rilevante è il tracking error, che misura la capacità di un Etf di replicare un indice nel modo più fedele possibile. Come ha spiegato Bradley Kay, direttore dell’analisi quantitativa di Morningstar, durante la Morningstar investment conference di Vienna, ci sono tre tipologie di fattori che determinano tale scostamento. La prima è di lungo termine e cattura gli elementi persistenti, quali le commissioni di gestione, i costi di ribilanciamento dei portafogli, i ricavi derivanti dal prestito titoli e dalle operazioni di pronti contro termine, e, infine, i costi derivanti da swap e contratti derivati.

    La seconda tipologia cattura le cause tecniche e legate al timing. Il caso più emblematico è quello del diverso fuso orario tra il Paese dove è quotato l’Etf e quello dell’indice di riferimento. Pensiamo ad esempio a un replicante sugli Stati Uniti negoziato in Italia. I fattori tecnici possono determinare scostamenti anche di 100 punti base e sono la fonte principale di tracking error per il reddito fisso, i metalli preziosi e gli azionari internazionali.

    La terza tipologia è rappresentata da fattori come l’ottimizzazione del portafoglio o il campionamento (qualora l’Etf non replichi l’intero paniere), oppure il ritardo nell’investimento della liquidità. Questi elementi non hanno effetti nel lungo termine, ma possono determinare degli scostamenti per certi periodi di tempo.

    In ragione di queste considerazioni, Morningstar ha introdotto il calcolo giornaliero del tracking error e l’estimated holding cost, che misura i costi per tenere in portafoglio l’Etf.

    L'impatto del mercato
    Un altro elemento dell’all-in cost è rappresentato dalla liquidità, misurata da Morningstar attraverso il cosiddetto “impatto del mercato”, che rappresenta quanto ciascuna transazione è in grado di muovere il prezzo dell’Etf rispetto al suo valore equo. Questo indicatore tiene in considerazione i volumi negoziati e lo spread bid-ask. Esso è maggiore nel caso di replicanti con un ammontare di transazioni esiguo.

    Per un investitore, l’all-in cost ha il vantaggio di dare una rappresentazione realistica dei costi sostenuti, partendo da input semplici, quali la durata dell’investimento, le dimensioni della transazione e le commissioni. Negli strumenti a replica passiva i costi fanno la differenza, ma spesso l’informazione sul tema si ferma al solo Ter. Questo nuovo indicatore, che entrerà a far parte delle analisi svolte da Morningstar sugli Etf ed è già presente nella sua banca dati per istituzionali, rappresenta un passo verso la trasparenza di strumenti che proprio su tale aspetto hanno costruito il loro successo.


    Etf, il costo tutto incluso: Oltre il Ter, l

    http://corporate.morningstar.com/us/...hodologies.pdf


    Aspettiamo che rendano disponibili questi dati anche per l'investitore retail .....
    ..

  6. #36

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    Citazione Originariamente Scritto da bodyhammer Visualizza Messaggio
    ..... allora potremmo discutere su concetti quali: persistenza dei rendimenti dei fondi di investimento, valutazione dei rendimenti corretti per il rischio, ecc.

    Gli indicatori di rendimento corretti per il rischio dei portafogli azionari
    http://www.disas.unisi.it/mat_did/ga...k_adjusted.pdf

    Sulla valutazione dei fondi....
    Usi e abusi

  7. #37

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    Salve!!! avrei bisogno di dati aggiornati, anche al 2010, sul TER medio degli ETF e dei fondi comuni (attivi e passivi) italiani. sapete dove posso trovarli?

  8. #38

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    Citazione Originariamente Scritto da mancinopuro Visualizza Messaggio
    Salve!!! avrei bisogno di dati aggiornati, anche al 2010, sul TER medio degli ETF e dei fondi comuni (attivi e passivi) italiani. sapete dove posso trovarli?
    Basta chiedere.....

    Vai a pag. 17.

    http://www.itforum.it/assets/docs/Si...a_Italiana.pdf

    Presentazione: ETFplus – il mercato italiano degli ETF
    Silvia Bosoni – Borsa Italiana
    ITForum 2011
    Rimini, 19 maggio 2011
    Immagini Allegate Immagini Allegate ETF - Exchange Traded Fund - The Ultimate Summary-rend.jpg 

  9. #39

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    Fantastico!!! è proprio quello di cui ho bisogno, anche se il dato dei fondi comuni è riferito alla media europea invece che a quella italiana.
    una domanda: ma in Italia fondi comuni indicizzati non quotati ve ne sono?

  10. #40

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    Citazione Originariamente Scritto da mancinopuro Visualizza Messaggio
    Fantastico!!! è proprio quello di cui ho bisogno, anche se il dato dei fondi comuni è riferito alla media europea invece che a quella italiana.
    Questo è quello che ho trovato....

    "Una delle caratteristiche più interessanti degli Etf è l’economicità. Il Ter medio degli azionari europei è dello 0,37%, rispetto allo 0,87% dei fondi indicizzati e all’1,75% dei fondi attivi."

    I costi bassi sono più smart: Gli Etf hanno commissioni più basse dei fondi attivi. Ma conta anche la liquidità.

    Citazione Originariamente Scritto da mancinopuro Visualizza Messaggio
    una domanda: ma in Italia fondi comuni indicizzati non quotati ve ne sono?
    Non c'è molto...
    Fondi Passivi dove sono finiti ?

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