ETF - Exchange Traded Fund - The Ultimate Summary - Pagina 2
Trappola IPO, annus horribilis con l’eccezione Beyond Meat (+500%). E i profitti per molte sono una chimera
Da Lyft e Uber, passando per Pinterest e la recente debacle di WeWork. Quest?anno Wall Street ha assistito a tantissimi debutti che non potevano non essere oggetto di analisi e …
Mef, al tavolo di Gualtieri tutti i dossier che ‘scottano’: Mps, ma anche quote Stato in Poste, Enav, Eni, STM
Indiscrezioni stampa riportano che torna l'ipotesi che Cdp acquisti dal Mef quote di Poste, Enav, Eni e StM, a condizione che....
Non solo Bce, tassi negativi: anche banche danesi contro affronto dovish politica monetaria
Banche danesi lanciano l’SOS. A essere infuriate contro i tassi negativi non sono solo le banche tedesche, che si sono messe in primo piano nella crociata contro la politica monetaria …
Tutti gli articoli
Tutti gli articoli Tutte le notizie

Rispondi alla Discussione
123412 Ultima

  1. #11

    Data Registrazione
    Dec 2006
    Messaggi
    2,790
    Mentioned
    2 Post(s)
    Quoted
    2 Post(s)
    Potenza rep
    0

    Liquidità

    È sempre importante analizzare il grado di liquidità quando si sceglie un investimento. Per quanto riguarda l’equity, la liquidità è una funzione della capitalizzazione di mercato e del volume medio di trading giornaliero. Da quando gli Exchange traded fund vengono scambiati sulle Borse come le normali azioni, molti investitori assumono che anche la loro liquidità si basi sugli stessi parametri. Questa è una delle concezioni più sbagliate riguardo ai replicanti. Infatti, quello che determina la liquidità dell’ETF è il grado di liquidità degli asset replicati; perciò, il volume medio giornaliero di trading è un dato pressoché inutile.

    La liquidità di un ETF va misurata dalla presenza costante sul book di negoziazione di prezzi sia in acquisto che in vendita con spread competitivi e quantità offerte elevate; ciò dipende primariamente dalle condizioni di liquidità del mercato sottostante l’ETF. Sotto questo profilo è lecito quindi aspettarci che ETF che investono in mercati caratterizzati da minore spessore e ampiezza, come quelli emergenti, mostrino spread più ampi rispetto agli ETF legati ad indici azionari dei mercati sviluppati.
    Gli ETF hanno due fonti principali di liquidità: il mercato primario e quello secondario. Il primario è il luogo dove nascono e gli operatori autorizzati possono creare nuove azioni di ETF scambiando liquidità o titoli con l’emittente del replicante. Il secondario è il mercato di scambio, quello dove possono operare anche gli investitori retail (gli investitori privati possono negoziare questi strumenti solamente nel mercato secondario attraverso un broker). Esistono diversi fattori che contribuiscono a creare liquidità sul secondario: l’ammontare degli asset, i volumi di scambio, il numero di market maker e gli spread bid-ask.

    Gli ETF più grandi, in termini di patrimonio, tendono ad essere più liquidi. Per quanto riguarda i volumi (il numero di azioni del fondo scambiate su una Borsa in un dato periodo temporale), questo dato va considerato insieme al prezzo: un ETF quotato a 80 centesimi che scambia 500 mila azioni al giorno è molto più liquido di uno con un prezzo di 10 centesimi che scambia 1 milione di azioni, perchè i flussi monetari sono più consistenti nel primo caso. Il numero di market maker è un’altra variabile importante: più è alto, maggiore è la probabilità di ottenere spread ridotti grazie alla concorrenza tra loro. Alcuni emittenti lo indicano sul foglio informativo o sul sito.
    Come ultimo passo, bisogna controllare il prezzo bid (cioè quello dei compratori) e il prezzo ask (cioè quello dei venditori), utilizzando i siti degli emittenti o della Borsa. Con questi prezzi in mano e il prezzo corrente di mercato, è possibile calcolare il differenziale. Se questo è basso, vuol dire che c’è una buona attività di trading e quindi una maggiore liquidità.
    Alcuni partecipanti al mercato secondario effettueranno del trading anche over the counter (Otc), ovvero fuori dei mercati ufficiali. Le transazioni Otc sono dominate principalmente da quelli che vengono chiamati istitutional buyers e sellers dealing. Queste transazioni (non ufficiali e quindi non riportate) sono una fonte importatissima di liquidità, che conta probabilmente almeno per il 50% del volume di trading totale. Visto che gli ETF non rientrano nella direttiva Mifid, le negoziazioni Otc non devono essere considerate nei report. Quindi, i valori ufficiali di Borsa tendono a sottostimare i volumi di scambio reali. Generalmente, se un investitore vuole piazzare un ordine che supera del 30% il volume medio giornaliero, è consigliabile che contatti direttamente un market maker in modo da ridurre i costi.
    Ultima modifica di bodyhammer; 08-05-11 alle 17:58

  2. #12

    Data Registrazione
    Dec 2006
    Messaggi
    2,790
    Mentioned
    2 Post(s)
    Quoted
    2 Post(s)
    Potenza rep
    0

    Costi

    Contrariamente ai fondi tradizionali, gli ETF non prevedono nessuna commissione di "entrata", di "uscita" e di "performance". Diversificazione, efficienza, trasparenza, flessibilità e liquidità sono tra i principali vantaggi degli ETF ma è necessario attuare un'attenta attività di selezione. Esiste la (giusta) convinzione che i bassi costi degli Exchange traded fund, li rendano attraenti per i portafogli a lungo termine. Al fine di avere una visione più completa, gli investitori hanno, però, bisogno di capire tutte le voci di spesa della negoziazione dei replicanti.

    ll Ter (Total expense ratio) rappresenta un indicatore per valutare il costo totale annuo di un investimento in fondi ed è un costo esplicito in quanto determinato ex-ante dalla società emittente e include le spese annuali necessarie per amministrare il fondo. L’ammontare del Ter dipende dall’indice che il fondo replica, dalla struttura dell’ETF e dalla politica di prezzo del suo emittente, pertanto ETF distribuiti da diversi emittenti, aventi l’obiettivo di replicare lo stesso indice, possono presentare Ter differenti. Per i fondi domiciliati in Europa e regolati dalla normativa Ucits, il Ter include i costi di gestione e una serie di altri costi di cui è responsabile l’asset manager, tra cui costi amministrativi, di custodia, di revisione e spese legali, di registrazione eventualmente dovute agli Organi di vigilanza. Il Ter viene prelevato dall'emittente direttamente dal patrimonio del fondo su base giornaliera.

    Oltre al Ter, riportato nel prospetto informativo del fondo, vi sono altri costi di tipo implicito, cioè non quantificabili anticipatamente e non riportati nel prospetto informativo, quali: spread, tracking error, costi di ribilanciamento, commissioni di negoziazione, costi bancari amministrativi e dossier titoli, oneri fiscali, che possono influenzare sensibilmente il costo complessivo per acquistare, mantenere in portafoglio e vendere un ETF. Vi sono poi da aggiungere i costi cognitivi dovuti al fai-da-te mentre i costi di consulenza sono analoghi ai costi di qualsiasi fondo di investimento.

    Nel dettaglio lo spread denaro-lettera concorre, insieme alle commissioni della banca o dell'intermediario abilitato presso il quale si negoziano gli ETF, a determinare il costo di negoziazione. Lo spread equivale alla differenza tra costo di acquisto/ prezzo di vendita per ogni negoziazione e può essere influenzato da diversi fattori, tra cui la domanda e l'offerta dello stesso ETF, le dimensioni del fondo in termini di patrimonio gestito, la liquidità dei titoli sottostanti e il numero di market maker presenti nel fondo. Gli spread degli ETF sono di solito minori per i fondi più grossi (cioè quelli che hanno patrimoni in gestione elevati) e per i fondi con volumi giornalieri elevati. C'è poi il costo legato al tracking error, ossia l'entità dello scostamento della performance dell'ETF rispetto a quella dell'indice preso a riferimento. Tale componente può variare significativamente in base all'esposizione e alla struttura dell'ETF.
    Al fine di replicare un indice di mercato, infatti, un ETF cash based sostiene delle spese, definite costi di ribilanciamento, connesse al flusso in entrata e in uscita di titoli, in linea con i criteri di selezione prescelti degli index provider. I fondi che lo seguono devono pertanto essere rettificati per rispecchiare tali cambiamenti e questo processo ha inevitabilmente dei costi. Tali costi possono variare significativamente, in base all’esposizione e alla struttura dell’ETF. Anche il patrimonio totale in gestione è un fattore chiave da considerare in merito ai costi di ribilanciamento di un ETF, poiché i fondi di dimensioni inferiori non possono in realtà possedere tutti i titoli di un benchmark che comprende un numero di titoli elevato senza avere posizioni limitate che diventano onerose da negoziare.

    Gli ETF, però, hanno la possibilità di generare rendimenti aggiuntivi che contribuiscono quindi a ridurne i costi totali. Il gestore dell’ETF, infatti, può prestare i titoli sottostanti all’ETF a fronte di un rendimento che va a beneficio di tutti gli azionisti del fondo, poiché la porzione di rendimento generata dal prestito titoli si riflette sul net asset value (Nav) su base giornaliera. Tutte le attività prestate sono garantite per oltre il 100% e sono monitorate quotidianamente.

    Quando si parla di costi di transazione, il brokeraggio può rappresentare una spesa importante. Le commissioni possono variare a seconda di vari criteri, come la frequenza delle transazioni, il broker, la modalità di esecuzione di un ordine (attraverso un impiegato di banca, al telefono o per via telematica), il tipo di mercato (certi broker hanno commissioni più alte per i mercati esteri). La scelta del broker è fondamentale, ma anche adottare una strategia buy&hold permette di tenere sotto controllo i costi.

    Risulta chiaro, quindi, che i costi aggiuntivi di un ETF possono variare sensibilmente tra i vari fondi e anche per un importo che può essere superiore al solo Ter.
    Ultima modifica di bodyhammer; 08-05-11 alle 18:00

  3. #13

    Data Registrazione
    Dec 2006
    Messaggi
    2,790
    Mentioned
    2 Post(s)
    Quoted
    2 Post(s)
    Potenza rep
    0

    Il lato oscuro

    Le regole base che potrebbero essere infrante dagli ETF, generando delle eccezioni, sono quattro:
    1) L'ETF tratta sempre vicino al proprio patrimonio netto
    2) La performance giornaliera dell'ETF è uguale a quella dell'indice sottostante
    3) La liquidità dell'ETF è identica a quella dell'indice sottostante
    4) E' sempre meglio trattare a uno spread stretto

    Prima eccezione: l'ETF non tratta sempre vicino al proprio patrimonio netto
    Durante il trading giornaliero, l'ETF potrebbe trattare temporaneamente a sconto o a premio rispetto al suo patrimonio netto, o Nav (Net Asset Value). Questo può succedere nel caso in cui si effettua un ordine di acquisto (o di vendita) consistente attraverso il mercato secondario, ossia direttamente in Borsa senza appoggiarsi a un market maker. Infatti l'ETF che scambia nel canale di arbitraggio viene spinto verso il suo Nav riflettendo l'andamento degli ordini ricevuti. Si capisce dunque che ordini di grande portata ed eseguiti direttamente in Borsa possono creare durante la giornata di trading uno scostamento tra il prezzo dell'ETF e il suo Nav.

    Seconda eccezione: la performance giornaliera dell'ETF non è uguale a quella dell'indice sottostante
    Può succedere che la performance di fine giornata dell'ETF si discosti da quella dell'indice sottostante, senza possibilità di correzione fino al giorno successivo di trading. Questa eccezione si verifica a chiusura dei mercati finanziari, con differenti casistiche. Un esempio: l'EuroStoxx small cap index chiude in rialzo dell'1%, mentre l'ETF correlato chiude in progresso del 4%: “Si verifica nel caso in cui l'investitore compera l'ETF in prossimità della chiusura dell'asta di mercato e l'ETF (o le azioni sottostanti) si muovano temporaneamente per effetto di ordini consistenti in una direzione opposta”. Un secondo caso può essere invece spiegato dalla diversa tempistica di chiusura dell'ETF (ora di chiusura di Piazza Affari) e di quella dell'indice sottostante di una Borsa straniera (Londra, Mosca, Usa, Giappone, ecc.). Più è ampio il fuso orario, maggiore è la probabilità di divergenza tra le due performance giornaliere.

    Terza eccezione: la liquidità di un ETF non rispecchia quella dell'indice sottostante
    Generalmente, i market maker e gli arbitraggisti trasferiscono la liquidità dell'indice sottostante all'ETF. Questa regola si infrange nel caso in cui si tratti direttamente in Borsa e dunque senza l'appoggio dei market maker (in questo caso la liquidità dell'ETF rischia di essere inferiore a quella del basket sottostante). L'eccezione alla regola si potrebbe verificare anche quando l'indice sottostante è chiuso (Borse con tempi di chiusura diversa da quelli di Piazza Affari) e quindi per definizione la sua liquidità è pari a zero. Il prezzo dell'ETF in questo caso viene calcolato dai singoli trader guardando l'andamento dei mercati aperti e dei future, e all'andamento delle valute, con il possibile rischio di scostamento tra l'ETF e l'indice correlato. Il problema del calcolo del prezzo univoco viene rilevato anche nel caso di ETF obbligazionari, perché la componente bond non dispone di un “prezzo di chiusura” e dunque scaturisce dalla valutazione soggettiva del market maker.

    Ultima eccezione: non sempre è meglio trattare a uno spread stretto piuttosto che largo
    Quest'ultima eccezione alla regola si manifesta soprattutto in scambi di piccola entità e sugli ETF obbligazionari. “Gli indici generalmente fanno il loro dovere e servono come buona approssimazione per lo spread dell'ETF, tuttavia, l'indice non richiede un minimo di taglia per i prezzi dei bond e, in un mercato altamente volatile e illiquido, lo spread del creation/redemption può variare dallo spread dell'indice obbligazionario”.
    Ultima modifica di bodyhammer; 08-05-11 alle 18:01

  4. #14

    Data Registrazione
    Dec 2006
    Messaggi
    2,790
    Mentioned
    2 Post(s)
    Quoted
    2 Post(s)
    Potenza rep
    0

    Fiscalità ETF armonizzati

    Il regime fiscale varia a seconda della tipologia d'investitore (persona fisica o investitore istituzionale) e della natura degli ETF, che possono essere di diritto estero armonizzati (conformi alle direttive comunitarie), di diritto italiano, di diritto estero non armonizzati (non conformi alle direttive comunitarie). Tutti gli ETF attualmente quotati su Borsa Italiana sono "armonizzati", ed autorizzati dalla Banca d'Italia e dalla Consob, pertanto le distinzioni a livello tributario sono relative solo alla tipologia di investitore.

    I fondi a gestione passiva si caratterizzano per la produzione di tre tipologie differenti di redditi: un “reddito di capitale” derivante dai dividendi; un altro reddito di capitale derivante dalla differenza tra il Nav del giorno di acquisto e il Nav del giorno di vendita (delta Nav); infine un “reddito diverso di natura finanziaria” derivante dalla differenza tra il prezzo d'acquisto e quello di vendita, il cosiddetto capital gain.

    Ai fini fiscali la tassazione avviene in primo luogo sui “redditi da capitale” e viene applicata ai rendimenti derivanti dai dividendi percepiti e dall’incremento di valore netto delle quote (Nav) tra quello del giorno d’acquisto e quello del giorno di vendita. Logicamente se la transazione viene effettuata nell’arco dello stesso giorno di negoziazione il delta Nav sarà nullo. Secondariamente c’è anche la tassazione su “redditi diversi”, che vengono calcolati facendo il differenziale tra il capital gain derivante dall’operazione di compravendita e quello relativo al valore effettivo delle quote, misurato tramite il differenziale tra i Nav dei giorni in cui vengono effettuate le transazioni. Non si incorre nella doppia tassazione nell’eventualità in cui il differenziale tra i Nav risulti negativo e pertanto i redditi da capitale risulteranno pari a zero, mentre quelli diversi saranno pari semplicemente alla differenza dei prezzi di vendita e acquisto del tracker.

    Per quanto concerne gli investitori retail che si affidano al regime di risparmio amministrato, le pratiche fiscali fanno tutte capo alla società di intermediazione che ricopre il ruolo di sostituto d'imposta sia per l'applicazione della ritenuta sui redditi di capitale sia per l'applicazione dell'imposta sostitutiva sui redditi diversi, pertanto nessun provento deve essere riportato nella propria dichiarazione dei redditi. In definitiva, l’intermediario applica una ritenuta fiscale a titolo d'imposta del 12,5% sui proventi periodici e sui redditi di capitale derivanti dal delta Nav e un'imposta sostitutiva sempre del 12,50% sui redditi diversi al netto delle eventuali minusvalenze accumulate.
    La normativa vigente non consente di compensare redditi diversi con redditi di capitale impedendo quindi di recuperare le perdite (minusvalenze) precedentemente registrate, mentre il meccanismo di compensazione è previsto per le minusvalenze pregresse su azioni con i redditi diversi (capital gain). Questa seconda componente è però solitamente di entità più limitata rispetto ai redditi di capitale. Non è quindi permesso di compensare le minusvalenze pregresse su azioni con redditi di capitale appena realizzati con gli ETF. La non compensabilità dei redditi da capitale fa sì che gli ETF si prestino a operazioni di trading intraday poiché in questi casi si producono solo redditi diversi e non si rischia di incorrere nella doppia tassazione.
    Ultima modifica di bodyhammer; 08-05-11 alle 18:01

  5. #15

    Data Registrazione
    Dec 2006
    Messaggi
    2,790
    Mentioned
    2 Post(s)
    Quoted
    2 Post(s)
    Potenza rep
    0

    Esempio numerico sulla tassazione degli ETF armonizzati

    Consideriamo i seguenti fattori e procediamo al calcolo della tassazione.

    Prezzo di acquisto della quota ETF di 100 € (Pa)
    Prezzo di vendita della quota ETF di 110 € (Pv)
    Nav della quota al momento dell’acquisto di 101 € (Na)
    Nav della quota al momento della vendita di 109 € (Nv)

    Reddito di capitale (delta Nav) = Nv - Na
    Reddito diverso (capital gain/loss) = (Pv - Pa) - (Nv - Na)

    Tassazione su reddito da capitale = 12,5% * (Nv - Na) = 12,5% * (109-101) = 1 €
    Tassazione su reddito diverso = 12,5% * [(Pv - Pa) - (Nv - Na)] = 12,5% * [(110-100) - (109-101)] = 0,25 €

    Con un totale di 1,25 euro che possono scendere a 1 euro se l’investitore ha delle minusvalenze pregresse da recuperare per quanto concerne gli 0,25 euro derivanti da redditi diversi.
    Ultima modifica di bodyhammer; 08-05-11 alle 18:02

  6. #16

    Data Registrazione
    Dec 2006
    Messaggi
    2,790
    Mentioned
    2 Post(s)
    Quoted
    2 Post(s)
    Potenza rep
    0

    Fiscalità ETF "non armonizzati"

    In estrema sintesi, in Italia, la fiscalità applicata nel caso di un "investitore privato" che abbia optato per il "regime del risparmio amministrato" è la seguente:
    • I "redditi di capitale", cioè i dividendi incassati e il Delta Nav (Nav del giorno di vendita - Nav del giorno di acquisto), concorrono a formare il reddito imponibile del sottoscrittore e sono assoggettati alla tassazione progressiva IRPEF;
    • I "redditi di capitale" devono essere dichiarati nel modello UNICO (quadro RI) al fine di determinare l'onere da versare (infatti l'intermediario è tenuto a operare solo una ritenuta fiscale a titolo di acconto del 12,5%);
    • Sui "redditi diversi" dati da [(Prezzo Vendita - Prezzo Acquisto) - (Nav del giorno di vendita - Nav del giorno di acquisto)] l'intermediario applica una ritenuta a titolo di imposta del 12,5%.


    Come capire che un ETF è "armonizzato": premesso che tutti gli ETF attualmente quotati su Borsa Italiana sono "armonizzati", per quanto riguarda altri ETF di diritto europeo occorre necessariamente visionare il relativo prospetto informativo (a seconda dei casi, infatti, tali ETF possono essere "armonizzati" oppure "non armonizzati"). Volendo generalizzare e semplificare, si può comunque affermare che tipicamente tutti gli ETF quotati su Borse USA sono "non armonizzati". Come si può facilmente intuire l'investimento in ETF non armonizzati crea maggiori difficoltà a livello fiscale ed un maggiore costo per l'investitore retail che, nella gran parte dei casi, preferisce rivolgersi esclusivamente agli ETF armonizzati.

    Fiscalità ETF - Borsa Italiana
    Ultima modifica di bodyhammer; 08-05-11 alle 17:52

  7. #17

    Data Registrazione
    Dec 2006
    Messaggi
    2,790
    Mentioned
    2 Post(s)
    Quoted
    2 Post(s)
    Potenza rep
    0

    ETF e dividendi

    Molto spesso gli investitori sono affascinati dagli alti dividendi ed inseguono titoli con questa caratteristica oppure strategie basate sull’individuazione di un insieme di titoli con alte cedole. Questo discorso sta assolutamente in piedi e sono tanti gli studi (anche accademici) e le strategie che hanno portato negli anni soddisfazioni per molti investitori. Tuttavia va sottolineato come i dividendi non solo devono essere alti rispetto al prezzo del titolo, ma devono essere, soprattutto, sostenibili.

    Gli emittenti degli ETF possono decidere di distribuire i dividendi e reinvestirli (e allora sono ad “accumulazione”), oppure posso decidere di distribuirli al possessore dello strumento (e allora sono a “distribuzione”). Nel caso siano a distribuzione è assolutamente necessario prestare attenzione ad alcuni aspetti: se abbiamo il nostro ETF in perdita rispetto al prezzo medio di carico, liquidandolo non si pagano tasse su ciò che si ricava essendo in perdita; sul dividendo invece, essendo un reddito da capitale, si pagano le tasse immediatamente anche se si hanno minusvalenze, ed inoltre il Nav (Net Asset Value) scende esattamente di un valore pari all’importo del dividendo staccato.

    Riassumendo, un ETF a distribuzione, rispetto ad un analogo prodotto ad accumulazione, ha enormi svantaggi:
    • inefficienza fiscale
    • dividend drag (permanenza dei dividendi staccati dai titoli nel conto dell’OICR fino allo stacco, conto a volte remunerato, a volte no…)
    • cash drag (permanenza del dividendo staccato dall’OICR sul conto dell’investitore, prima del suo utilizzo)
    • costo di reivestimento del dividendo staccato dall’OICR (di solito inversamente proporzionale all’ammontare del dividendo stesso)
    • costo di gestione amministrativa della distribuzione del dividendo dell’OICR (coi fondi comuni questo costo è molto rilevante, meno con gli ETF)
    • (indiretto) possibile inefficienza fiscale in capo all’OICR (dipende dalla sede dell’OICR, es Lussemburgo, Irlanda, etc )
    • (indiretto) dipende dalla performance successiva, positiva o negativa, dell’ETF; e dall’uso, “premiante” o meno, di quella somma da parte dell’investitore
    • sottrazione dell’ammontare, staccato col dividendo, al meccanismo dell’interesse composto nel lungo periodo


    Motivo per cui, se si può scegliere, sarebbero da preferire sempre Fondi ed ETF ad accumulo, piuttosto che a distribuzione, la meno di non ncessitare di un flusso di cassa più o meno regolare. Ma se si fanno i conti, non c’è paragone, quindi occhio ad essere attratti dagli ETF ad alti dividendi se sono a distribuzione e non Total Return!

    Etf e alti dividendi: attenzione! | Analisi Fondamentale
    Ultima modifica di bodyhammer; 08-05-11 alle 20:05

  8. #18

    Data Registrazione
    Dec 2006
    Messaggi
    2,790
    Mentioned
    2 Post(s)
    Quoted
    2 Post(s)
    Potenza rep
    0

    Effetto Compounding

    I primi ETF basati su indici strategici a leva long o short sono stati quotati nel 2005. Tra gli indici strategici non si comprendono soltanto gli indici a leva, in entrambe le direzioni, ma più in generale delle strategie d’investimento, misurabili da un indice strutturato con regole certe. E’ il caso degli indici covered call o protective put, dove ad una posizione sull’indice sottostante vengono abbinate delle strategie rolling con opzioni quotate.
    Per quanto riguarda gli indici a leva, al rialzo (long) od al ribasso (short), la loro particolare metodologia di calcolo può portare a risultati discostanti rispetto a quanto ci si potrebbe attendere da una prima intuizione. Partendo da un generico indice, ad esempio EuroStoxx 50, un indice a leva calcola quotidianamente la performance giornaliera a leva, al rialzo od al ribasso. Vengono calcolati indici short a leva 1 sino ad una leva del 300%. I long hanno una leva dal 200% al 300% (100% è l’indice di mercato di riferimento “beta 1”). Nel calcolo dell’indice strategico oltre alla performance a leva si tiene conto del costo di finanziamento della posizione (indici long) o di investimento della liquidità (indici short), considerando il tasso monetario overnight di riferimento. Ad esempio in un indice long leva due sul FTSE 100 l’indice giornalmente calcolerà la performance doppia del Ftse 100 dedotto il costo di finanziamento della posizione a leva al tasso Sonia (overnight sterlina).
    E’ importante osservare l’orizzonte temporale giornaliero che crea il cosiddetto “effetto compounding”. Per periodi superiori ad un giorno difatti il rendimento complessivo di un indice a leva due non è pari a due volte il rendimento dell’indice di riferimento. Lo stesso vale, fatti i debiti cambiamenti, per gli indici short e per diversi livelli di leva. Un esempio aiuta a chiarire il concetto. Il primo giorno l’indice “beta 1” di riferimento ottiene +10% di performance, il secondo giorno -10%. Un indice a leva 2 giornaliera registrerà +20% il primo giorno e -20% il secondo giorno. Nel complesso sui tre giorni l’indice a “beta 1” perderà l’1%, mentre l’indice a leva due perderà il 4% e non il 2% come intuitivamente si è portati a credere. Il valore di chiusura dell’indice a leva di ciascun giorno è il nuovo livello di partenza per calcolare le performance giornaliere a leva. (per semplicità trascuriamo il costo di finanziamento ed il ruolo dei dividendi).
    E’ evidente come rispetto al giorno di acquisto, da un ETF a leva due long non ci si può aspettare una performance complessiva doppia rispetto al risultato dell’indice a beta 1. Se in un anno l’indice FTSE 100 ottiene +20% non necessariamente l’indice a leva due registrerà +40%, a causa dell’effetto compounding. Il risultato complessivo dipende dal percorso seguito dall’indice a beta 1 nel tempo. In generale in un mercato volatile con significative variazioni giornaliere, in entrambe le direzioni, le differenze di performance nel lungo periodo saranno più significative. In un simile contesto, come quello attuale, è necessario monitorare con costanza l’andamento degli indici a leva, e dei relativi ETF. Le stesse considerazioni valgono per gli ETF short, dove la performance giornaliera è “inversa”, a leva 1 o superiore.
    Gli ETF a leva long o short, a causa dell’effetto compounding, non possono ritenersi degli strumenti adeguati da mantenere in portafoglio per una strategia buy&hold. Sono piuttosto degli strumenti adatti per trading di breve periodo, comunque da monitorare con costanza.

    http://www.norisk.it/index.php/filem...15.06.2010.pdf

    Altro articolo:
    http://www.norisk.it/index.php/filem...2.04.2011).pdf
    Ultima modifica di bodyhammer; 09-05-11 alle 21:57

  9. #19

    Data Registrazione
    Dec 2006
    Messaggi
    2,790
    Mentioned
    2 Post(s)
    Quoted
    2 Post(s)
    Potenza rep
    0

    ETF o fondi passivi

    Sia gli ETF, sia i fondi passivi, presentano lo stesso obiettivo: restituire all’investitore la performance dell’indice di riferimento.

    Caratteristiche in comune: sono fondi comuni di investimento aperto, hanno patrimoni segregati per legge, replicano la performance di un indice per cui con caratteristiche di diversificazione, trasparenza e chiarezza degli obiettivi, possono presentare fonti di extra rendimento (security lending).

    La principale differenza consiste nel fatto che gli ETF sono fondi passivi negoziati in Borsa la quale si avvale dell’attività di operatori specialisti con il compito di garantire la liquidità, e quindi il valore degli ETF ricade nella quotazione in Borsa e nella presenza di liquidity provider. Gli ETF, proprio perché quotati, consentono una negoziazione intraday, sono semplici da acquistare, permettono lo shorting, presentano commissioni di gestione inferiori a quella dei fondi passivi almeno per il retail.

    Considerazioni per l'ivestitore retail:
    • i fondi passivi tendono a registrare performance peggiori degli ETF a causa di commissioni di gestione più elevate (ad esempio a causa dei costi di distribuzione)
    • le commissioni di gestione dei fondi passivi sono elevate (classi retail), in quanto parte di esse devono remunerare la distribuzione
    • per l’investitore retail, l’ETF costerà meno del fondo passivo… ma l’investitore retail deve stare attento a non dissipare tale vantaggio pagando spread troppo elevati
    Ultima modifica di bodyhammer; 08-05-11 alle 18:03

  10. #20

    Data Registrazione
    Dec 2006
    Messaggi
    2,790
    Mentioned
    2 Post(s)
    Quoted
    2 Post(s)
    Potenza rep
    0

    ETFPlus

    ETFplus è il mercato dedicato alla negoziazione dei cloni finanziari nato per rispondere alla necessità di dar vita ad un ambiente unico in cui negoziare oltre agli ETF anche OICR innovativi (i cosiddetti ETF Strutturati) e altre categorie di strumenti finanziari come gli Exchange Traded Commodities (Etc).
    Le negoziazioni dei cloni finanziari (ETF, ETFstrutturati ed Etc) si svolgono in continua dalle 9.05 alle 17.25 senza aste di apertura e di chiusura. I contratti vengono conclusi mediante l’abbinamento automatico delle proposte in acquisto e in vendita ordinate secondo criteri di priorità prezzo/tempo. Durante la negoziazione continua possono essere immesse tramite il proprio intermediario proposte con o senza limite di prezzo.
    Per garantire il regolare svolgimento delle negoziazioni, come per le azioni, sono fissati limiti massimi all’oscillazione dei prezzi. E’ stabilito un limite massimo di variazione del prezzo delle proposte immesse sul mercato rispetto al prezzo di controllo (che corrisponde al prezzo di riferimento del giorno precedente), un limite massimo di variazione del prezzo dei contratti sempre rispetto al prezzo di controllo e infine un limite massimo di variazione dei prezzi tra due contratti consecutivi.
    Tali limiti variano a seconda del segmento e della specifica classe (sono ad esempio più ampi per gli ETF strutturati a leva e molto più ristretti per gli ETF su indici obbligazionari).
    Durante la sospensione temporanea della negoziazione non sono consentite l’immissione, la modifica o la cancellazione delle proposte.
    La liquidazione dei contratti viene realizzata presso Monte Titoli (la società di gestione, liquidazione e regolamento del gruppo Borsa Italiana S.p.A) il terzo giorno di mercato aperto successivo all’esecuzione dei contratti che inoltre godono della garanzia di buon fine fornita dalla controparte centrale (Cassa di Compensazione e Garanzia).
    Non esistono lotti minimi di negoziazione: sarà quindi possibile acquistare anche un singolo titolo (ETF, ETF strutturato, Etc), garantendo quindi l’accesso a questi strumenti finanziari anche con importi minimi.

    ETFplus: segmentazione e Microstruttura - Borsa Italiana


    Presentazione: ETFplus – il mercato italiano degli ETF
    Silvia Bosoni – Borsa Italiana
    ITForum 2011
    Rimini, 19 maggio 2011

    http://www.itforum.it/assets/docs/Si...a_Italiana.pdf
    Ultima modifica di bodyhammer; 02-06-11 alle 12:31

Accedi