Il mio Taleb - Pagina 5
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  1. #41
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    avevano dunque ragione Keynes e gli altri che parlavano di incertezza e non di semplice rischio...

  2. #42

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    A volte le luci dell'alba mi sorprendono ancora in piedi.

    Ci sono ancora luci accese in strada.
    Rumori isolati. Li puoi ancora distinguere.
    Giochi di luce a levante. Una nube illuminata dal basso.
    Un'altra appollaiata su un'antenna.
    Una stella. Sirio?
    Macchè è Venere.

    Poi mi chiamano. Il caffè è pronto.

    "Ma non sei venuto proprio a dormire questa notte?"

    "No, avevo paura di perdermi il mondo"

  3. #43
    L'avatar di cuccureddu
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    A volte le luci dell'alba mi sorprendono ancora in piedi.

    Ci sono ancora luci accese in strada.
    Rumori isolati. Li puoi ancora distinguere.
    Giochi di luce a levante. Una nube illuminata dal basso.
    Un'altra appollaiata su un'antenna.
    Una stella. Sirio?
    Macchè è Venere.

    Poi mi chiamano. Il caffè è pronto.

    "Ma non sei venuto proprio a dormire questa notte?"

    "No, avevo paura di perdermi il mondo"


    Bella...... chi è ?

  4. #44

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    Bella...... chi è ?
    Franco Causio.

  5. #45
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    Franco Causio.
    un poeta del pallone.
    mi spiace di averla offesa se è farina del suo sacco .... complimenti.

  6. #46

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    un poeta del pallone.
    mi spiace di averla offesa se è farina del suo sacco .... complimenti.
    Non ti preoccupare. Prosa tesa che mi viene di getto.
    Tanto vero che ci sono ben tre ripetizioni su tre righe (ancora,ancora,...)

  7. #47
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    Un saluto al grande Cuccureddu, che ho il piacere di rileggere.

  8. #48
    L'avatar di cuccureddu
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    Citazione Originariamente Scritto da csepel Visualizza Messaggio
    avevano dunque ragione Keynes e gli altri che parlavano di incertezza e non di semplice rischio...
    Il rischio è calcolabile e gestibile, l'incertezza no.
    Quindi a prima vista parrebbe opportuno evitare le condizioni di incertezza e gestire le condizioni di rischio.
    Ma anche qui dipende dal punto di vista.

    Supponi di aver sfidato a scacchi un grande maestro, il campione del mondo.
    Perchè? perchè, come tutti noi che siamo qui,hai le pigne nel cervello.

    Quante possibilità hai di vincere? Nessuna, il gap informativo, tecnologico, di competenza è incolmabile.

    Supponi ancora di poter porre una ed una sola condizione: quale ti conviene porre?

    Più tempo, piu' preparazione,piu' informazioni.....
    io dico invece che ti conviene porre una condizione che alteri il contesto in modo non prevedibile.
    Se per esempio poni la condizione che ad ogni mossa entrambi i giocatori debbano bere due bicchieri di vodka... presto sarete entrambi completamente ubriachi.
    A quel punto tutto puo' succedere.


    Il campo da gioco si è livellato verso il basso, le previsioni di Scaroni sul prezzo del petrolio valgono quanto le mie..... tutto puo' succedere.

    Per noi che abbiamo le pigne nel cervello è il momento buono..... adesso.... o mai piu'.


    ps p.a.t SEI SEMPRE UN GRAN SIGNORE

  9. #49
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    l'incertezza in quanto implica imprevedibilità, nei fatti riduce ogni aspettativa razionale all'oggi...

  10. #50
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    N. N. Taleb, Giocati dal caso

    Libro più equilibrato del Cigno nero, anche se comunque pieno di aneddoti e aforismi irrilevanti per la discussione complessiva.

    La lezione fondamentale che Taleb cerca di evidenziare è che i sopravvissuti nel mondo della finanza sono solo ****** fortunati. Non esistono leggi dietro l’andamento dell’economia. Sottostimiamo il ruolo del caso.

    Spiega questa teoria con un esempio di un trader che fa soldi a palate per anni e poi va a gambe all’aria. L’esempio è molto sensato, ma per avere spessore deve ipotizzare la totale mancanza di prudenza e diversificazione da parte del trader spericolato.

    Poniamo di avere due trader: il trader M (come Merton) con le sue scommesse fa 100 euro l’anno per 9 anni, il trader T (come Taleb) ne fa 5. Il decimo anno il trader T fa 10 euro e il trader M “perde tutto”. Ma che significa in concreto tutto? Il capitale della banca? 100 euro l’anno attualizzati? Poniamo che M ogni anno metta da parte il 50% del guadagno in titoli risk free. Alla fine del nono anno ha 500 euro sicuri a fronte di 45 euro di T (non consideriamo inflazione, attualizzazione, reinvestimento ecc.). Dunque se anche il decimo anno perde tutto (cioè 100), dopo dieci anni ha comunque 500 euro a fronte dei 55 di T. E’ ovvio che se uno entra in un casinò e sempre sul rosso e se vince ripunta sul rosso e se vince ripunta sul rosso e così via, alla fine perderà per forza. Trader così ce ne sono, ma la strategia “aggressiva” in sé non è necessariamente sub-ottimale con i caveat visti sopra. A ciò si aggiunge che la strategia di Taleb (“la migliore descrizione della mia attività nei mercati è scommesse asimmetriche. Cerco cioè di beneficiare degli eventi rari, eventi che non tendono a ripetersi frequentemente ma che di conseguenza, quando avvengono, pagano molto bene”, p. 116) potrebbe essere altrettanto fallimentare. Che succede se aspettando l’evento raro fallisci o comunque finisci fuori mercato? Taleb confida che comunque ci sia qualcuno che ama distinguersi e che dunque gli darà lavoro.

    In questo senso, sfida la selezione e anzi spera che nessuno lo segua: “il mio rischio più grande è avere successo, poiché significherebbe che il mio lavoro sta per scomparire” (p. 64). Ma ciò implica che tutti siano sempre degli ****** e non imparino mai. Significa anche che ciò che funziona per Taleb funziona solo per lui e non è una strategia replicabile.

    Detto questo, i commenti che Taleb fa sulla pressione sociale a conformarsi sono giusti. Così come il fatto che è ridicolo pensare che siccome un cantante è ricco, convenga fare il cantante anziché il medico o il notaio. Altrettanto acuta è la descrizione dei rapporti tra risk manager e trader. I trader sono le star, il potere dei risk manager è poca roba, anche dopo Basilea 2. L’utilizzo del VaR e di altri strumenti di trading in ottica risk management potrebbe persino aver peggiorato la situazione.

    Come detto, le idiosincrasie dell’autore sono la parte più debole. Ognuno ha diritto ad avere dei propri gusti, ma non può confonderli con le teorie che discute. Una volta Mao disse che i comunisti del sud della Cina erano bravi compagni perché mangiavano piccante. Molte osservazioni di Taleb sono dello stesso tenore. E a volte denotano incoerenza o semplice ignoranza della materia trattata. Vediamo alcuni esempi.

    Taleb spiega che chi vince prende tutto, il pesce grosso mangia il piccolo, però difende la teoria di Hayek dell’economia che fa ovviamente a pugni con l’ottimalità del vincitore che prende tutto. Non si può essere hayekiani se si ritiene che i mercati scompariranno (non solo come efficienza ma libertà di decidere).

    “Kahneman e Tverski hanno dimostrato che le persone preferiscono guadagnare 70mila dollari quando gli altri attorno a loro ne guadagnano 60mila, piuttosto che 80mila quando gli altri ne guadagnano 90mila” (p. 44), veramente lo aveva detto Marx 140 anni prima. Taleb si ritiene colto, ma non lo sa.

    Taleb sostiene che durante i boom i trader sbagliano a dire che “questa volta è diverso”, si illudono. Siamo d’accordo, ma ciò implica che dall’esperienza si può imparare, che esistono leggi, che non è tutto casuale. Addio "giocati dal caso dunque"...

    Taleb ritiene che se la borsa oggi sale o scende è un caso e non è legato a nulla. Si tratta di una ovvia esagerazione. Se esce un dato che dimostra che un paese è in recessione e la sua borsa cala è casuale? È ovvio che i fattori sono molti, ma esagerare in senso opposto è eccessivo.

    Taleb esalta Shiller (da cui copia a piene mani) e si prende gioco di Merton. Però poi esalta la “critica di Lucas” all’econometria. Ora la critica di Lucas sta in piedi solo se i mercati sono completamente efficienti. Taleb non se ne rende conto.

    Taleb odia Hegel e se ne prende gioco. È un suo diritto. Da quello che ne dice se ne può dedurre facilmente che se pure l’ha letto non l’ha capito. È facile estrarre una citazione facendo passare un autore di due secoli prima per un pazzo. Ma è anche inutile.

    Di S J Gould, evoluzionista più importante del XX secolo, autore della teoria più innovativa dai tempi di Darwin, dice “è più un divulgatore che un vero scienziato”. Ma come si permette?

    L’esempio dell’idiozia induttiva è che siccome Bush non è ancora morto allora è immortale è davvero debole. Ha mai letto Aristotele il buon Taleb? Sappiamo dai sillogismi come stanno le cose. Se Bush è un uomo e gli uomini sono mortali, Bush è un mortale. E poi ci sono le tabelle attuariali…

    Altra tesi sconclusionata: siccome Dos Passos “è tornato nell’oscurità” allora non valeva la pena leggerlo al suo tempo. Quindi se si vendono più CD di Laura Pausini che di Karajan, la Pausini è meglio?

    Popper ha fornito la risposta sull’induzione? Ridicolo. Non è una soluzione è un’eliminazione. Popper dice che se un farmaco uccide una persona va eliminato dal mercato…è una follia suicida.
    Dire che siamo malati perché cerchiamo nessi causali significa negare 5 miliardi di anni di evoluzione.

    Insomma, Taleb ha i suoi gusti, ma non c’entrano molto con le sue conclusioni.

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