Tassazione, monitoraggio fiscale e IVAFE: cosa fare per il peer-to-peer lending?
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  1. #1
    L'avatar di max 69
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    Tassazione, monitoraggio fiscale e IVAFE: cosa fare per il peer-to-peer lending?

    Ultima modifica di max 69; 21-02-19 alle 00:32

  2. #2

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    Secondo me c'è talmente tanta confusione che la cosa migliore sarebbe presentare un interpello all'agenzia delle entrate, sia per quanto riguarda le piattaforme italiane (dove dall'articolo che hai postato c'è il dubbio se la ritenuta debba essere del 20 o del 26%), ma soprattutto per quelle estere, dove l'incertezza regna sovrana. Se qualcuno è disponibile a buttar giù un testo (dove deve essere indicata la "soluzione interpretativa dell'istante"), io mi rendo disponibile ad inviarla
    Ultima modifica di P2Plending; 18-12-18 alle 15:01

  3. #3

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    Non siete d'accordo?

  4. #4
    L'avatar di max 69
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    In teoria sì. In pratica io non saprei da che parte cominciare... comunque buona idea.

  5. #5
    L'avatar di gilbefin2
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    Citazione Originariamente Scritto da P2Plending Visualizza Messaggio
    Secondo me c'è talmente tanta confusione che la cosa migliore sarebbe presentare un interpello all'agenzia delle entrate, sia per quanto riguarda le piattaforme italiane (dove dall'articolo che hai postato c'è il dubbio se la ritenuta debba essere del 20 o del 26%), ma soprattutto per quelle estere, dove l'incertezza regna sovrana. Se qualcuno è disponibile a buttar giù un testo (dove deve essere indicata la "soluzione interpretativa dell'istante"), io mi rendo disponibile ad inviarla
    apprezzo la tua proposta ma a pensarci bene la cosa migliore sarebbe qualche risposta da parte delle stesse società che dovrebbero chiarirci le idee...
    ho fatto questo stesso appello di chiarezza altrove
    ma per ora nulla

  6. #6
    L'avatar di max 69
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    Ma la mintos - per fare un esempio - che ha investitori da decine e decine di Paesi, si può mettere a distinguere la reportistica in base al Paese dell'investitore?

  7. #7

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    Quindi se uno si fa un bonifico sul conto cosa succede?

  8. #8

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    Le nuove disposizioni sono efficaci a decorrere dal 1° gennaio 2018; pertanto, a partire da questa data, i proventi derivanti da prestiti erogati attraverso piattaforme peer to peer lending e percepiti da persone fisiche (non imprenditori) sono redditi di capitale e devono essere assoggettati a una ritenuta alla fonte a titolo d'imposta nella misura del 26%. La ritenuta è applicata dai gestori delle piattaforme.
    Alla luce del nuovo assetto normativo, quindi, i proventi in esame non ricadono più all'interno del meccanismo impositivo progressivo dell'Irpef e non devono essere indicati nella dichiarazione dei redditi del percettore.

    qui il link: Proventi da peer to peer lending: analisi del nuovo regime fiscale_2 FiscoOggi.it

    Quindi in teoria si dovrebbe occupare la piattaforma di fare tutto?

  9. #9
    L'avatar di max 69
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    Sì, solo che il legislatore ha ragionato come se fossimo ancora nel 1965. Siamo in Italia e pretendiamo che le piattaforme siano registrate alla Consob.

    Peccato che non siamo nel 1965, ma nel 2018. L'uomo è andato sulla Luna, è tornato, è caduto il muro di Berlino ed hanno inventato i computer: sicché le piattaforme possono legalmente risiedere anche all'isola di Pasqua e raccogliere denaro in Italia da italiani che con pochi clic in 5 minuti si ritrovano ad avere un account a 10.000 km da casa propria.

    La domanda è: per la legge italiana, gli italiani che minxhia devono fare se hanno l'account su una piattaforma che ha sede in Lettonia e la Consob manco sa cosa è (e per inciso ha clienti da ogni parte del mondo, ognuno con la sua Consob)? E' pensabile che ogni piattaforma che ha clienti da 50-100 Paesi diversi, si occupi delle questioni fiscali dei clienti in 50-100 modalità diverse?

    Buio fitto. Questo è il problema in sintesi.

  10. #10

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    Citazione Originariamente Scritto da max 69 Visualizza Messaggio
    Sì, solo che il legislatore ha ragionato come se fossimo ancora nel 1965. Siamo in Italia e pretendiamo che le piattaforme siano registrate alla Consob.

    Peccato che non siamo nel 1965, ma nel 2018. L'uomo è andato sulla Luna, è tornato, è caduto il muro di Berlino ed hanno inventato i computer: sicché le piattaforme possono legalmente risiedere anche all'isola di Pasqua e raccogliere denaro in Italia da italiani che con pochi clic in 5 minuti si ritrovano ad avere un account a 10.000 km da casa propria.

    La domanda è: per la legge italiana, gli italiani che minxhia devono fare se hanno l'account su una piattaforma che ha sede in Lettonia e la Consob manco sa cosa è (e per inciso ha clienti da ogni parte del mondo, ognuno con la sua Consob)? E' pensabile che ogni piattaforma che ha clienti da 50-100 Paesi diversi, si occupi delle questioni fiscali dei clienti in 50-100 modalità diverse?

    Buio fitto. Questo è il problema in sintesi.
    Quindi è meglio non prelevarli sti soldi per il momento..

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