Cripto e dichiarazione dei redditi - Pagina 25
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  1. #241
    L'avatar di bomba84
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    L'unico modo realistico per evitare il fisco italiano è quello di non risiedere in Italia.

    Tutto il resto sono fantasie.

    Chi ha cripto presso intermediari esteri e non dichiara in rw e' esposto a sanzioni.

    Chi fa trading cripto to cripto e non dichiara l'imponibile secondo sistema lifo documentato e' esposto a sanzioni.

    Chi li spende direttamente con carte cripto e non dichiara l'imponibile sulle spese effettuate con sistema lifo documentato e' esposto a sanzioni.

    Io ho scelto anni fa la strategia fiscale: quando verrò allo scoperto sarò saldamente ed inequivocabilmente residente altrove (al momento malta sembra l'approdo + favorevole).

    Nel frattempo solo chiavi private, lontano da xchange e carte prepagate ed altri nodi kyc.

    Concordo con chi ipotizza controlli retroattivi: scatteranno quando ormai il trasferimento di valore nell'econimia cripto sara' conclamato ed il danno all'erario evidente.
    Intendi dire, che a tuo avviso, gli exchange di cryptovalute come binance sono intermediari esteri ufficiali, legalmente e fiscalmente riconosciuti dal fisco italiano?

  2. #242
    L'avatar di Conte Nikula
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    Citazione Originariamente Scritto da Spectro Visualizza Messaggio
    D'accordissimo che ci saranno controlli retroattivi. Ma proprio per questo se uno compra crypto mentre risiede in italia, e le cambia in fiat quando non risiede più in italia; le tasse dove le dovrebbe pagare? Immagino nella nuova sede fiscale, anche se parte delle operazioni sono state fatte mentre risiedeva in italia? Non la vedo così semplice
    Non credo che l'iscrizione all' Aire e lo stralcio dai registri comunali impongano anche l'affrancamento fiscale dei propri attivi finanziari.

    Ovvero non mi sembra che le leggi vigenti impongano un'azzeramento fiscale pre espatrio calcolato sulla valorizzazione dei propri asset.

    Ad occhio sembrerebbe una pratica vagamente anticostituzionale. Simile ad un riscatto per la fuga.

    Comunque effettivamente è un tema che si puo' approfondire nel 3d degli espatriati.
    Ultima modifica di Conte Nikula; 09-08-20 alle 16:00

  3. #243
    L'avatar di Illuminato10
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    Citazione Originariamente Scritto da Conte Nikula Visualizza Messaggio
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    L'unico modo realistico per evitare il fisco italiano è quello di non risiedere in Italia.

    Tutto il resto sono fantasie.

    Chi ha cripto presso intermediari esteri e non dichiara in rw e' esposto a sanzioni.

    Chi fa trading cripto to cripto e non dichiara l'imponibile secondo sistema lifo documentato e' esposto a sanzioni.

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    Io ho scelto anni fa la strategia fiscale: quando verrò allo scoperto sarò saldamente ed inequivocabilmente residente altrove (al momento malta sembra l'approdo + favorevole).

    Nel frattempo solo chiavi private, lontano da xchange e carte prepagate ed altri nodi kyc.

    Concordo con chi ipotizza controlli retroattivi: scatteranno quando ormai il trasferimento di valore nell'econimia cripto sara' conclamato ed il danno all'erario evidente.
    Portogallo?

    Portugal Tax Authorities Clarify That Buying Or Selling Cryptocurrency Is Tax-Free

  4. #244

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    Citazione Originariamente Scritto da marcoaosta Visualizza Messaggio
    si...si... hai ragione... agenzia delle entrate chiede e svizzera risponde... ma se non sei una persona "in vista" o hai avuto vari accertamenti per reati finanziari ..nel senso sei una persona tranquilla... mica chiedono in svizzera... non so se ci siamo capiti
    illuso... lo scambio e AUTOMATICO

    Scambio automatico di informazioni

  5. #245
    L'avatar di Conte Nikula
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    Senz'altro il Portogallo e' un'opzione.

    Va detto pero' che in Portogallo paghi le tasse sugli attivi finanziari secondo ordinamento locale e l'esenzione specifica sulle cripto potrebbe essere ripensata proprio in funzione dell'evoluzione del settore.

    A Malta al contrario si usufruisce di un regime fiscale generale e consolidato, applicato ai residenti non domiciliati, che prevede l'esenzione (anche dichiarativa) per tutti tutti gli attivi esteri ed un forfaittario per gli attivi domestici (soldi importati a Malta).

    Dunque ampia e generale esenzione ed estrema semplificazione.

    Non a caso Malta e' la meta preferita dai nomadi digitali europei.

  6. #246
    L'avatar di lovis
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    La tassazione delle criptovalute in Svizzera
    di Samuele Vorpe

    Negli ultimi tempi molte persone sono state contagiate dalla febbre delle criptovalute e hanno deciso di investire parte dei propri averi nelle moneti virtuali. Queste ultime, oltre a costituire un investimento, sono anche sempre più utilizzate da soggetti economici come mezzo di pagamento, senza la necessità di dover passare da un intermediario finanziario.

    Il 5 marzo 2018, la Divisione delle contribuzioni del Canton Ticino, seguendo quanto fatto anche da altre autorità fiscali cantonali (ad esempio quelle di Zurigo, Zugo e Lucerna) ha pubblicato una propria prassi con la finalità di favorire una corretta dichiarazione fiscale delle criptovalute.

    In primo luogo va osservato che il possesso di unità di criptovalute è, da un profilo economico, da paragonare al possesso di contanti o metalli preziosi e costituisce pertanto sostanza mobiliare. Non solo i Bitcoin, bensì tutte le criptovalute sottostanno all’obbligo di dichiarazione fiscale (ad esempio Ethereum, Onecoin, Dash, Litecoin, Ripple, ecc.) e sono imponibili ai fini dell’imposta sulla sostanza in base al loro valore alla fine del periodo fiscale, vale a dire al 31 dicembre. Il valore delle criptovalute viene determinato sulla base dei listini dei corsi “ufficiali” emessi dall’Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC). L’autorità fiscale federale considera, quindi, le criptovalute come delle vere e proprie monete straniere.

    Se prendiamo il Bitcoin, alla fine del 2017, una sua unità corrispondeva ad un valore di 13’784,38 franchi svizzeri. Questo importo deve essere inserito nella dichiarazione fiscale, in particolare nel modulo dell’elenco titoli e altri collocamenti di capitale, sotto la voce “Altri valori e crediti”. Quale pezza giustificativa, il contribuente può allegare alla dichiarazione una stampa del cosiddetto “wallet” (il portafoglio digitale in cui vengono detenute le criptovalute).

    Siccome l’acquisito di criptovalute equivale essenzialmente ad effettuare un “cambio valuta”, ciò che si consegue è un utile o una perdita della sostanza mobiliare del contribuente.

    Per quanto attiene invece l’imposta sul reddito, essendo la detenzione di criptovalute qualificata come sostanza mobiliare, occorre determinare se queste monete appartengano alla sostanza privata oppure alla sua sostanza commerciale del contribuente.

    A dipendenza della qualifica, le conseguenze fiscali sono differenti:

    quando appartengono alla sostanza privata del contribuente, l’utile conseguito è, di principio, esente da imposta (principio del capital gain esente da imposta, articolo 15 cpv. 3 della Legge tributaria del Cantone Ticino [LT], articolo 16 cpv. 3 della Legge federale sull’imposta federale diretta [LIFD]), e le perdite non sono deducibili;
    quando, invece, appartengono alla sostanza commerciale, l’utile è imponibile, mentre le perdite integralmente deducibili (articolo 17 cpv. 2 LT, articolo 18 cpv. 2 LIFD).

    Bisogna, tuttavia, rilevare che, nel corso degli anni, la giurisprudenza del Tribunale federale ha reso più difficile la possibilità di conseguire un utile esente dall’imposta sul reddito. Secondo il Tribunale federale gli utili provenienti da un’attività che oltrepassa la semplice amministrazione della sostanza privata rappresentano un reddito da attività lucrativa indipendente ed anche i beni impiegati per tale attività costituiscono sostanza commerciale, pur mancando ogni attività organizzata nella forma di una vera e propria impresa.

    L’AFC ha pertanto pubblicato una circolare, la n. 36, del 27 luglio 2012, sull’imposizione del commercio professionale di titoli che si applica – mutatis mutandis – anche ai casi delle criptovalute. In questo documento amministrativo vengono definiti dei criteri che, se cumulativamente adempiuti, escludono l’imponibilità dell’utile in capitale conseguito con la vendita di criptovalute. La circolare prevede, in particolare, una doppia verifica: (i) un primo esame preliminare fondato su alcuni criteri che, se sono cumulativamente presenti, escludono appunto l’esistenza di un commercio professionale di titoli (e quindi di criptovalute); (ii) viceversa, se i criteri non sono cumulativamente rispettati, si applicano gli indizi elaborati dalla giurisprudenza del Tribunale federale per stabilire se si tratti di semplice gestione della sostanza privata (utile esente, perdita non deducibile) oppure di attività lucrativa indipendente (utile imponibile, perdita deducibile).

    I criteri definiti dalla circolare nell’esame preliminare sono i seguenti: (1) i titoli (comprese le criptovalute) venduti sono stati detenuti per almeno 6 mesi; (2) il volume delle transazioni per anno civile (somma di tutti i prezzi di acquisto e di vendita) non supera complessivamente più di 5 volte il valore dei titoli (comprese le criptovalute) e degli averi sui conti all’inizio del periodo fiscale; (3) il conseguimento di utili in capitale da operazioni con titoli (comprese le cripotvalute) non è necessario per sostituire dei redditi mancanti o venuti a mancare per il mantenimento del tenore di vita del contribuente; (4) gli investimenti non sono finanziati con capitale di terzi oppure i redditi da sostanza imponibili conseguiti con titoli sono maggiori, in proporzione, ai relativi interessi passivi; (5) l’acquisto e la vendita di prodotti derivati si limita alla copertura delle proprie posizioni in titoli.

    Nel caso in cui solo uno dei criteri citati non fosse rispettato, allora non sarà possibile escludere – a priori – l’esenzione dell’utile in capitale conseguito con la vendita di criptovalute e le autorità fiscali saranno tenute ad osservare i principi giurisprudenziali. In particolare l’impiego di rilevanti mezzi di terzi per finanziare le operazioni, la frequenza delle operazioni e la breve durata del possesso delle criptovalute costituiscono degli indizi a favore di una tassazione dell’utile in capitale conseguito, ma anche di una deduzione delle perdite conseguite.

    Si osserva, infine, che sono imponibili, ai fini dell’imposta sul reddito, i casi di pagamento del salario in criptovalute così come le attività di Mining delle criptovalute.
    Bitcoin, criptovalute, blockchain questioni giuridiche e aspetti fiscali

  7. #247
    L'avatar di Giga1979
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    Sottoscrivo.

    L'unico modo realistico per evitare il fisco italiano è quello di non risiedere in Italia.

    Tutto il resto sono fantasie.

    Chi ha cripto presso intermediari esteri e non dichiara in rw e' esposto a sanzioni.

    Chi fa trading cripto to cripto e non dichiara l'imponibile secondo sistema lifo documentato e' esposto a sanzioni.

    Chi li spende direttamente con carte cripto e non dichiara l'imponibile sulle spese effettuate con sistema lifo documentato e' esposto a sanzioni.

    Io ho scelto anni fa la strategia fiscale: quando verrò allo scoperto sarò saldamente ed inequivocabilmente residente altrove (al momento malta sembra l'approdo + favorevole).

    Nel frattempo solo chiavi private, lontano da xchange e carte prepagate ed altri nodi kyc.

    Concordo con chi ipotizza controlli retroattivi: scatteranno quando ormai il trasferimento di valore nell'econimia cripto sara' conclamato ed il danno all'erario evidente.
    Poi qualcuno si lamenta perchè ripeto alla noia di rivolgersi a un professionista competente in caso di dubbi (lo so, sono pochi e nel vuoto normativo potrebbero anche darti risposte diverse). Personalmente l'ho fatto (e continuo a farlo) prima ancora di iniziare l'investimento in criptovalute (anche perchè non parliamo di spiccioli) nel frattempo mi tengo informato in materia. Come ho gia scritto le linee guida sono state date piu di una volta e sono gia estremamente prudenti...il resto francamente mi sembra un FUD immotivato...ma sono questioni delicate ed è giusto che ognuno faccia le proprie valutazioni

  8. #248

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    Bene.
    Però.
    Poniamo che io abbia 10€ (valore a caso) presso un gestore di wallet tipo Kraken, Kucoin, BRD, Conio o chi volete voi.
    Come posso trasferire questi 10€ su una chiave privata senza lasciare alcuna traccia?
    Se faccio un versamento da uno qualunque di quei signori, la traccia rimane ovviamente per sempre, e mi pescheranno.
    Quindi, domanda, come si può fare per non lasciare una traccia evidente come un'insegna al neon?
    Grazie

  9. #249
    L'avatar di Illuminato10
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  10. #250
    L'avatar di Conte Nikula
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    Bene.
    Però.
    Poniamo che io abbia 10€ (valore a caso) presso un gestore di wallet tipo Kraken, Kucoin, BRD, Conio o chi volete voi.
    Come posso trasferire questi 10€ su una chiave privata senza lasciare alcuna traccia?
    Se faccio un versamento da uno qualunque di quei signori, la traccia rimane ovviamente per sempre, e mi pescheranno.
    Quindi, domanda, come si può fare per non lasciare una traccia evidente come un'insegna al neon?
    Grazie
    Infatti direi che non puoi.

    Ma chi sostiene il contrario?

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