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SECONDA PARTE

Dal tramonto di Bretton Woods al predominio ‘dialettico’ del dollaro


1. Crisi del sistema di Bretton Woods


All’inizio di questo excursus storico ci eravamo posti due domande:

1. Da dove trae origine la primazia del dollaro ? Nelle vicende dei primi anni del Secondo Dopoguerra abbiamo trovato la risposta genetica : il gold-dollar standard (sancito dagli Accordi di Bretton Woods insieme al ruolo di potenza vincitrice della Seconda Guerra Mondiale) e il dollar standard sic et simpliciter (sancito dal modo in cui quegli Accordi furono attuati e dal ruolo che i dollari americani ebbero nella ricostruzione dell’Europa e del Giappone).

2. Come conciliare lo status del dollaro come valuta di riserva e di scambio a livello mondiale con l’essere al tempo stesso ‘valuta domestica’?

Dagli inizi degli anni ’60 la risposta che gli Stati Uniti diedero a questa seconda domanda ( o meglio dilemma) è stata tale da determinare il tramonto del sistema di Bretton Woods, con le politiche delle amministrazioni Kennedy, Johnson e soprattutto Nixon Ford Carter ( senza distinzione quindi tra parte democratica e parte repubblicana) volte a rafforzare la base produttiva nazionale e a rilanciare le esportazioni.
Abbiamo visto che nel corso degli anni Sessanta il deficit della bilancia dei pagamenti statunitense non era più ‘tollerato’ . Sia Kennedy che Johnson cercarono di ridurre gli squilibri esterni, incentivando le esportazioni e disincentivando la fuoriuscita di capitali ( ricordiamo la c.d. Interest Equalization Tax che colpiva le obbligazioni estere a lungo termine). Vennero emesse anche obbligazioni pubbliche a medio termine denominate in dollari con una garanzia sul tasso di cambio che proteggeva gli investitori da un’eventuale svalutazione del dollaro ( vi era quindi l’implicita ammissione di tale possibilità).
Non si andava però alla radice del problema , la sopravvalutazione del dollaro, e non si poteva farlo agevolmente vista la centralità specie fattuale del dollaro come valuta di riserva e di scambio, e il suo ancoraggio all’oro sulla base della lettera di Bretton Woods.

Il deficit della bilancia dei pagamenti , sia come deficit delle partite correnti ( per l’alto import degli Usa non compensato dall’export) sia come deficit del conto finanziario ( deflusso di capitali americani verso l’estero anche sotto forma di investimenti diretti) aveva fatto sì che già agli inizi degli anni ’60 la quantità di dollari in circolazione fuori dagli Stati Uniti (sotto forma di riserve delle altre banche centrali o presso privati) fosse superiore alle riserve auree del FED ( non dimentichiamo che in base agli Accordi di Bretton Woods gli Stati Uniti dovevano convertire in oro qualsiasi ammontare di dollari).
Per alcuni anni il problema venne in parte attenuato da un accordo tra le principali banche centrali , il c.d Pool dell’oro. La valutazione raggiunta dall’oro era ormai superiore a quella di 35 dollari l’oncia fissata a Bretton Woods: le altre banche centrali potevano quindi cedere dollari alla FED in cambio di oro a 35 dollari l’oncia e rivenderlo a un prezzo più elevato. Con il c.d. Pool dell’oro le banche centrali della CEE più quelle di Svizzera e Regno Unito s’impegnarono ad evitare l’arbitraggio sopra descritto. Ma era solo un differimento del problema.

Riassumendo: le quantità di oro disponibili non erano sufficienti a garantire la liquidità del sistema considerato l’aumento esponenziale del prodotto e del commercio mondiale. La liquidità al sistema venne assicurata solo stampando dollari che… non potevano essere convertiti in oro : le quotazioni raggiunte dall’oro oltre i 35 dollari l’oncia, l’aumento delle riserve ufficiali estere in dollari e la contestuale diminuzione delle riserve auree degli Stati Uniti indicavano la necessaria svalutazione del dollaro ma soprattutto l’imminente venir meno della fiducia in quel sistema .

Nei primi mesi del 1971 abbiamo avuto una fuga massiccia dal dollaro verso le monete più stabili del sistema, con enorme surplus di partite correnti , marco e yen.

Nell’agosto del 1971 gli Stati Uniti di Nixon , senza nessuna consultazione col FMI, sospesero la convertibilità del dollaro in oro: il sistema dei cambi fissi ma aggiustabili di Bretton Woods non c’era più.

Quel sistema è tramontato quindi : 1. Per il ruolo che il dollaro assunse ( in parte per il dettato degli Accordi in parte per la prassi conseguente) di valuta di riserva e di scambio pur essendo al tempo stesso valuta domestica ( ben altro sviluppo se avessimo avuto alla base del sistema quella valuta sovranazionale che Keynes ipotizzava, il bancor, ma la storia non si fa con i se bensì con la dialettica delle forze in campo). Questo doppio ruolo crea problematiche di difficile soluzione nel momento in cui gli Stati Uniti accusarono un forte deficit della bilancia dei pagamenti. 2. Per la ‘scarsità’ dell’oro e il rigido ancoraggio all’oro della valuta che stava alla base del sistema : 35 dollari l’oncia, parità, come abbiamo visto, ben presto superata dal mercato quando emerse la necessità di una svalutazione del dollaro. Le recenti vicende del franco svizzero testimoniano che , nel mercato valutario, peg floor rigidità varie hanno vita più o meno breve. 3. I Padri Fondatori di Bretton Woods si erano resi conto degli inconvenienti di un sistema troppo rigido e avevano previsto dei correttivi ( cambi fissi ma aggiustabili) : banda di oscillazione dell’1% sopra o sotto le parità + possibilità di ridefinire le stesse parità iniziali. Possiamo dire che questi aggiustamenti nell’ottica istitutiva dovevano essere ‘fisiologici’, i vari Paesi però non fecero volentieri ricorso a quei meccanismi di aggiustamento delle parità. A parte il caso tutto peculiare del dollaro la cui svalutazione doveva coincidere per forza di cose con la stessa fine del sistema di Bretton Woods, gli altri Paesi del sistema se presentavano un deficit delle partite correnti anziché svalutare il cambio preferirono ad esempio introdurre dei vincoli alla circolazione dei capitali mentre i Paesi in surplus ( Germania e Giappone) anziché rivalutare marco e yen preferirono accumulare riserve in dollari. Nei casi in cui si pervenne a delle svalutazioni esse furono eventi traumatici e non fisiologici , mi riferisco alla svalutazione del franco pari al 44% o della sterlina pari al 30% cui ho accennato nelle pagine precedenti.


2. Cambi fluttuanti


Subito dopo la decisione di Nixon ( che aveva introdotto anche una tassa del 10% sulle importazioni) per evitare il caos monetario, i paesi del Gruppo dei 10 si riunirono a Washington ( allo Smithsonian Institute) e siglarono, nel dicembre del 1971, lo Smithsonian Agreement. Il dollaro veniva svalutato del 7.9 % , fissando un cambio di 38 dollari per oncia d’oro, ma la convertibilità aurea del dollaro non venne reintrodotta, in cambio gli Stati Uniti avrebbero abolito la tassa sulle importazioni da poco istituita. Furono ridefinite le parità delle altre valute e ampliata dall’1 al 2.25 % la loro banda di oscillazione sopra o sotto tale parità .

Legata alla fine del sistema di Bretton Woods e agli Accordi di Washington anche la nascita del c.d. serpente monetario, col quale nel 1972 i sei paesi fondatori della CEE ( Italia Germania, Francia, Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi) ai quali si aggiunsero Regno Unito, Irlanda, Norvegia e Danimarca, s’impegnavano a mantenere tra le loro valute una banda d’oscillazione inferiore rispetto a quella consentita dagli Accordi Smithsoniani, del 2.25% piuttosto che del 4.5 %. Il serpente monetario era volto a garantire la stabilità monetaria funzionale alla politiche economiche comuni, specie in campo agricolo.
Ma sia gli Accordi Smithsoniani che il serpente monetario durarono lo spazio di un fiat travolti dalla crisi petrolifera del 1973 che innescò un forte e generalizzato aumento dei prezzi e fluttuazioni dei cambi oltre i margini prestabiliti. Nel 1973 dopo che gli Stati Uniti svalutarono il dollaro di un altro 10% rispetto ai Diritti Speciali di Prelievo ( la moneta del FMI), il Giappone decise la libera fluttuazione dello yen. Non resistette neanche il serpente monetario europeo, con la libera fluttuazione decisa già nel 1972 da Regno Unito e Irlanda, nel 1973 dall’Italia e nel 1974 dalla Francia; solo il marco tedesco, il fiorino olandese, il franco belga e la corona danese rimasero dentro il serpente monetario ( a conferma della risalente ‘assonanza’ tra alcune economia del Nord Europa) . Il serpente monetario rappresenta comunque il primo esperimento di armonizzazione delle politiche monetarie a livello europeo, da quell’esperimento possiamo dire che si sviluppò il Sistema Monetario Europeo del 1979 e l’euro.

Con la crisi petrolifera del 1973 trova fattuale consacrazione il regime dei cambi fluttuanti.

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Updated 03-05-15 at 10:11 by lanter

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