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3. Bretton Woods

Le riflessioni teoriche di Keynes e White furono il canovaccio dei lavori della conferenza convocata a Bretton Woods su iniziativa degli Stati Uniti, che mandarono lettere d’invito a 44 paesi, tra i quali ovviamente non figuravano le potenze nemiche: Italia, Germania e Giappone. I lavori iniziarono il 1° luglio 1944, poco meno di un mese dopo lo Sbarco in Normandia. Il ruolo dominante che gli USA stavano assumendo nella conduzione della guerra, con l’Impero britannico fortemente indebolito, spiega il prevalere dell’impostazione di White ma soprattutto il ruolo che venne attribuito al dollaro , ruolo che, come vedremo, la storia degli anni successivi accrebbe anche oltre il dettato degli Accordi siglati a Bretton Woods.

I lavori della Conferenza si conclusero il 22 luglio. Gli Accordi siglati prevedevano:

1. La creazione di un sistema di cambi fissi ma ‘aggiustabili’.

2. L’istituzione di un Fondo Monetario internazionale, col compito di gestire quel sistema di cambi ( tra l’altro aiutando finanziariamente i Paesi che avessero registrato squilibri temporanei della bilancia dei pagamenti) e , in generale, con compiti di coordinamento e sorveglianza delle politiche economiche e di cambio dei Paesi Membri.

3. L’istituzione di una Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo ( la c.d. Banca Mondiale) che , a differenza del FMI, avrebbe agito in un’ottica di medio lungo periodo, favorendo la ricostruzione post-bellica e lo sviluppo dei Paesi economicamente arretrati.

4. Fu altresì prevista l’istituzione di un’ Organizzazione mondiale per il commercio ( OMC) . Ma la creazione di quest’ente , per i contrapposti interessi in gioco, incontrò da subito delle difficoltà. Per molto tempo si riuscì soltanto a definire un insieme di regole del gioco in materia di commercio internazionale ( i c.d. GATT: General Agreements on Tariffs and Trade) , soltanto nel 1995 si è giunti alla creazione di un’istituzione ad hoc , l’OMC, meglio nota con l’acronimo WTO ( World Trade Organzation).

Il fine primario della Conferenza era quello di ridare slancio al commercio internazionale che nel Primo Dopoguerra aveva subito un crollo verticale.
Una delle cause di quel crollo ( come abbiamo precedentemente visto) si poteva ravvisare negli eccessi di un sistema di cambi flessibili che spesso aveva portato anche al c.d. cambio multiplo: uno per l’import e uno per l’export, per incentivare il secondo ed ostacolare il primo.

Memori di quegli eccessi a Bretton Woods la scelta cadde su un sistema di cambi ‘fissi ma aggiustabili’ . Il FMI veniva posto a presidio di questo sistema di cambi, col compito quindi di rimuovere gli ostacoli di natura monetaria al commercio internazionale, tra i compiti del FMI quello di aiutare finanziariamente quei Paesi che avessero avuto squilibri temporanei nella bilancia dei pagamenti. Per gli squilibri di lungo periodo avrebbe dovuto provvedere la Banca Mondiale. L’OMC , nel disegno originario, si sarebbe invece dovuto occupare delle rimozione dei vincoli normativi e tariffari al commercio internazionale ( dazi variamente configurati e configurabili).

L’interesse primario era quello di favorire il commercio e la più ampia libertà di movimento delle merci. Per converso i Paesi Membri erano liberi di imporre restrizioni ai movimenti di capitali. La disparità di trattamento in parola trova fondamento nella cosiddetta regola del ‘terzetto impossibile’. In un sistema di cambi fissi l’unico modo che le autorità di governo e monetarie hanno per favorire l’obiettivo della piena occupazione ( non potendo agire sulla leva del cambio) è quello di imporre vincoli ai movimenti di capitali. Quindi non si può avere contemporaneamente : un sistema di cambi fissi, la libertà di circolazione dei capitali, e una politica economica e monetaria autonoma, cioè con specifici obiettivi di sviluppo.

La prima riunione ufficiale del FMI si tenne nel 1946, e come sede permanente fu scelta Washington ( gli USA detenevano la quota di maggioranza del capitale del FMI). L’Italia nel 1947 fu il primo dei tre ex paesi nemici a sottoscrivere gli Accordi ( aiutata in ciò dal ruolo di paese cobelligerante che aveva assunto dopo l’8 settembre). Nel 1952 divennero membri del FMI anche Germania e Giappone. L’Unione Sovietica, pur prendendo parte attiva al negoziato, non aderì agli Accordi senza però rifiutarli formalmente.

E adesso andiamo al nucleo del nuovo sistema: cosa vuol dire sistema di cambi fissi ma aggiustabili?

Dopo l’esperienza negativa dell’abbandono ‘selvaggio’ del gold standard, l’obiettivo era quello di coniugare i vantaggi di un sistema di cambi fissi, vantaggi soprattutto sul piano della stabilità degli scambi internazionali, alla possibilità di politiche economiche e monetarie con un certo grado di flessibilità allo scopo di favorire sviluppo e occupazione nel singolo Paese.

Per tutte le valute dei Paesi Membri fu fissato un rapporto di parità col dollaro , il quale , a sua volta, era in un rapporto fisso con l’oro ( un’oncia d’oro era equivalente a 35 dollari). Gli Stati Uniti s’impegnavano a garantire la convertibilità dei dollari in oro senza alcun limite quantitativo. Per la duplice centralità dell’oro e del dollaro , si parla di gold-dollar standard , ben presto diventerà semplicemente un dollar-standard.
La fissazione delle parità avvenne a partire dal 1946. All’Italia , in piena ricostruzione post bellica, fu consentito di mantenere un cambio fluttuante. La Banca D’Italia riuscì tuttavia a tenere il cambio stabile sulle 625 lire per dollaro; tale valore divenne la parità ufficiale nel 1960.

Cambi fissi ma … aggiustabili: alle singole valute era consentita una banda d’oscillazione dell’ 1 % sopra o sotto la parità. E i paesi le cui valute rischiassero la fuoriuscita dalla banda di oscillazione erano tenuti a intervenire acquistando o vendendo dollari, per contrastare l’eccessivo apprezzamento o deprezzamento.

I Paesi Membri, infine, potevano modificare la propria ‘parità’ in caso di uno ‘squilibrio fondamentale’ della bilancia dei pagamenti. La nozione di ‘squilibrio fondamentale’ non era chiarita nei Trattati istitutivi ed era quindi rimessa all’interpretazione degli organi del FMI. Il parere del FMI era obbligatorio ma non vincolante se la modifica era inferiore al 10% della parità iniziale; il parere era vincolante se la modifica invece fosse stata tra il 10 e il 20% della parità iniziale. Se un Paese avesse agito contro il parere del FMI erano previste varie sanzioni, dall’ impossibilità di accedere alle risorse del FMI fino all’espulsione.

Questo il dettato degli Accordi . E la prassi?
Nell’ immediato dopoguerra, Europa e Giappone, alle prese con la ricostruzione, importando soprattutto dagli Stati Uniti, ebbero un forte deficit delle partite correnti. Dovendo pagare in dollari il loro import, si ritrovarono ben presto con riserve scarse sia di dollari che di oro ( mentre gli USA detenevano 2/3 dello stock mondiale di oro) . Il FMI dovette quindi affrontare il c.d. dollar shortage, penuria di dollari.
La soluzione al problema non venne però dal FMI ( il cui capitale iniziale era di modesta entità) ma dagli stessi Stati Uniti col Piano Marshall, che dal 1948 al 1952 riversò in Europa circa 13 miliardi di dollari ( in cambio si richiedeva la rimozione delle barriere commerciali).
Ecco quindi il primo ‘intoppo ‘ del sistema di Bretton Woods: agli squilibri delle bilancia dei pagamenti doveva provvedere statutariamente il FMI , ma i prestiti erogati a tale scopo dal FMI negli anni decisivi della ricostruzione in Europa furono di modestissima entità, del resto mancava della dotazione necessaria; solo nel 1959 il valore delle quote totali del Fondo venne portato a 14 miliardi di dollari, poco più dell’ammontare del Piano Marshall. A rigor di verità più che il FMI doveva intervenire nella ricostruzione dell’Europa e del Giappone la Banca Mondiale, trattandosi di squilibri di lungo periodo; vi furono dei prestiti erogati dalla Banca in tale direzione ma ancora una volta la dotazione era insufficiente rispetto alle esigenze.

Gli squilibri della bilancia dei pagamenti di molti paesi Europei derivavano anche dal fatto che le parità iniziali si rivelarono in molti casi inappropriate perché sopravvalutate. Fu semplice errore di valutazione o fu determinato da timore reverenziale verso gli Stati Uniti, i grandi vincitori del conflitto che col Piano Marshall si apprestavano a dare all’Europa l’aiuto decisivo? Lascio aperta la risposta.
Nel 1948 fu la Francia a svalutare del 44% la parità del franco, introducendo altresì un cambio multiplo, diversificato per le importazioni di merci e le transazioni finanziarie. Il FMI si oppose sanzionando la Francia col divieto di accedere alle proprie risorse. Però ben presto le autorità del FMI si resero conto che l’unico modo per consentire il riequilibrio della bilancia dei pagamenti, soprattutto dei paesi europei provati dalla ricostruzione, era la svalutazione delle parità iniziali. Nel settembre del 1948 la sterlina dovette essere svalutata del 30% , col consenso del FMI.

In questi primi anni del Secondo Dopoguerra troviamo quindi le ragioni genetiche del ‘predomio del dollaro ‘ , del passaggio dal gold-dollar standard al dollar standard sic et simpliciter. Le parità iniziali sopravvalutate , i deficit delle bilance dei pagamenti per l’alto import che la ricostruzione comportava in Europa e Giappone, l’iniezione di liquidità in dollari attraverso il Piano Marshall: sono tutti fattori che determinarono un sistema in cui la quantità stessa di dollari presenti al suo interno giustifica la centralità e l’assoluto predominio del dollaro . Per garantire la parità le varie banche centrali dovevano intervenire sul mercato dei cambi vendendo o comprando dollari, quindi le loro riserve erano in gran parte costituite da dollari, E in dollari avvenivano, nei fatti, le transazioni private, commerciali e finanziarie. Dollaro : valuta di scambio e di riserva.

Questo predominio assoluto forse non era voluto dai padri fondatori di Bretton Woods, o almeno da alcuni di essi. Alcuni contavano in un riequilibrio della posizione dell’Europa con la ricostruzione, ma il modo in cui avvenne, iniettando dollari nel sistema, finì per condizionare gli sviluppi futuri.

Per gli stati Uniti il dollaro come valuta di scambio e di riserva mondiale era un vantaggio enorme, perché potevano pagare le loro importazioni in dollari , dollari che andavano a costituire le riserve di chi le riceveva. Non dovevano accumulare riserve in altre valute né aprire debiti in essi . De Gaulle parlava di ‘privilegio esorbitante’ , mentre la Germania , da sempre preoccupata dello spettro inflattivo di Weimar, temeva che gli Stati Uniti, perseguendo politiche espansive, non facessero altro che esportare la loro inflazione insieme ai dollari freschi di stampa. La liquidità nel sistema monetario mondiale dipendeva in ultima analisi dall’andamento della bilancia dei pagamenti degli Stati Uniti e dalle loro politiche monetarie, aumentava in caso di deficit della bilancia dei pagamenti , diminuiva in caso di surplus.

L’unico vincolo che avevano gli Stati Uniti era l’obbligo di convertire in oro qualsiasi ammontare di dollari.

Vi furono anche dei tentativi di dotare il FMI di una sua ‘moneta’ ( valuta di riserva internazionale e unità di conto), secondo il disegno originario di Keynes, tentativi sempre aspramente osteggiati dagli Stati Uniti che temevano di perdere la centralità del dollaro. Solo sul finire degli anni Sessanta , quando il sistema di Bretton Woods stava per tramontare, divennero realtà i c.d DSP , diritti speciali di prelievo, che possiamo definire la ‘moneta’ del FMI.

Nel corso degli anni ’60 abbiamo un’inversione degli equilibri della bilancia dei pagamenti degli Stati Uniti e dei principali paesi industrializzati. Abbiamo visto che subito dopo la fine del conflitto gli Usa registrarono forti surplus delle partite correnti ( abbiamo la penuria di dollari cui ovvia il Piano Marshall) , nel corso degli anni ’60 non solo diminuisce l’export verso l’Europa ma aumenta altresì il flusso di capitali americani verso l’Europa e il Giappone ( si realizza quindi un deficit del conto finanziario) .
Contemporaneamente paesi come la Germania e il Giappone registrano forti saldi delle partite correnti grazie al loro export ( resta invece cronico il deficit della bilancia dei pagamenti inglesi) soprattutto verso gli Stati Uniti, grazie ai consumi della sterminata middle class. Nel 1968 il deficit della bilancia dei pagamenti americano , a seguito anche delle politiche espansive legate alla guerra del Vietnam, si aggravò.

Si poneva ormai come inevitabile una svalutazione del dollaro per garantire il riequilibro della bilancia dei pagamenti americana, ma considerato il ruolo che il dollaro aveva assunto nel sistema era possibile una svalutazione senza compromettere la stabilità dell’intero edificio?

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Updated 03-05-15 at 10:08 by lanter

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