MPS: BCE ha chiesto nuovo aumento di capitale da 8,8 mld - Pagina 38
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  1. #371
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    IL BONUS VESTAGER E LA PARTITA DI PRESA IN GIRO DEI CONTRIBUENTI ITALIANI
    Pubblicato 09/12/2019
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    DI MARIO SEMINERIO



    Dopo la controversa decisione della DG Comp Ue, guidata da Margrethe Vestager, di considerare operazione a condizioni di mercato la ricapitalizzazione della banca tedesca NordLB per mano dei suoi azionisti (pubblici), in Italia qualcuno pare aver maturato il convincimento di disporre di un ricco bonus da spendere, prelevandolo direttamente dalle tasche dei contribuenti tricolori. Ancora una volta, l’epicentro è a Siena ma le scosse arriveranno anche da Bari.

    Dovete sapere che MPS, tra le condizioni della ricapitalizzazione precauzionale assai generosamente concessa da Bce e Commissione Ue, deve essere rimessa sul mercato nel 2021, con un cronoprogramma da inviare a Bruxelles entro il 31 dicembre di quest’anno. Centrale a questo programma è la ripulitura di 10-11 miliardi di crediti deteriorati. Come dite? Malgrado la mega cartolarizzazione dello scorso anno su un lordo di 24 miliardi, con garanzie pubbliche sulla tranchesenior per 2,9 miliardi nominali, siamo ancora qui a parlare di crediti deteriorati in MPS? Ebbene sì.

    Come che sia, pare che il governo italiano avesse deciso di cedere tali crediti deteriorati adAMCO, la ex SGA, società a controllo totalitario del Tesoro, il cui oggetto sociale sarebbe quello di operare nel mercato della gestione e recupero di crediti deteriorati. Si tratta dunque, almeno così credevamo, di entità destinata ad operare sul mercato. Il quale mercato pare aver fallito di nuovo, visto che il governo italiano ha escogitato di cedere i crediti deteriorati di MPS mediante scissione di attivi aziendali, ad un valore pari a quello netto di libro, intorno al 50%.

    La motivazione? Pare sia la comune appartenenza alla sfera pubblica di MPS ed AMCO. Se tale fosse l’effettiva motivazione, sarebbe piuttosto inconsistente. Parliamo di due entità a controllo pubblico ma operanti in un contesto di mercato. Come che sia, pare anche che da Bruxelles abbiano detto di no a questo astutissimo approccio italiano.

    Apriti cielo: alcune fonti giornalistiche nostrane parlano di dura reazione italiana, che ora sarebbe pure basata sulla rivendicazione del sopracitato “Bonus NordLB” (o “Bonus Vestager”, come preferite), da spendersi a carico dei contribuenti italiani.

    Ora, io non so se le cose stiano effettivamente in questi termini. Se così fosse, mi pare del tutto evidente che questa non sarebbe una transazione a termini di mercato, allo stesso modo in cui la rivendicazione del comune azionista Tesoro come motivazione del pricingdella transazione appare piuttosto surreale

    Che poi, se la cessione avvenisse, come sarebbe pagata da AMCO? Con proprie azioni, emesse ed assegnate agli azionisti MPS, soprattutto al Tesoro, che controlla la banca senese al 68% e la stessa AMCO al 100%? Il vantaggio di questa operazione sarebbe quello di mantenere gli azionisti MPS in corsa per avere benefici in caso il realizzo di quei crediti deteriorati avvenisse a prezzi superiori a quello di cessione.

    Oppure AMCO pagherebbe cash agli azionisti MPS? In questo caso AMCO dovrebbe fare un aumento di capitale vero (non di carta), cioè il Tesoro dovrebbe ricapitalizzare AMCO per alcuni miliardi, ma recupererebbe il 68% dell’esborso. Un vero affare, allora! Non conosco i dettagli operativi e forse neppure sono pubblici, al momento. Ma è una evidente partita di giro in capo ai contribuenti italiani.

    Immaginate poi che i crediti deteriorati di MPS, acquistati da AMCO, vengano realizzati a prezzo inferiore a quello di cessione. In questo caso, AMCO avrebbe una perdita suscettibile di dapauperarne il capitale, costringendo il Tesoro, cioè i contribuenti italiani, ad una ricapitalizzazione.

    Potreste obiettarmi che obiettivo è vendere MPS “bene”, per non danneggiare oltre i contribuenti. Dubito assai che gonfiare i prezzi di cessione dei crediti deteriorati e farli acquistare dai contribuenti tramite il Tesoro, sia una strategia tale da beneficiare i contribuenti medesimi, comunque. Ma forse mi sono perso qualcosa. Quello che credo sia ormai acquisito è che il danno per i contribuenti italiani si è prodotto con la “ricapitalizzazione precauzionale” della banca senese, quindi nel passato. Il dubbio è se perdere altri soldi ora o in futuro. Secondo voi, la politica cosa sceglie?

    Vedremo come finirà ma ormai è chiaro. Gli italiani reclamano a gran voce un “indennizzo” dalla Vestager: quello di poter finalmente spendere altri miliardi di denaro dei contribuenti nel salvataggio permanente di MPS. E non solo, visto che in rampa di lancio c’è pure la Banca Popolare di Barie la sua telefonatissima crisi, e qui potrebbe intervenire il Mediocredito Centraleprevia robusta dotazione di soldi dei contribuenti.

    In caso, anche la popolare barese potrebbe cedere le sue sofferenze ad AMCO a valore netto di libro: tanto sarebbero due entità pubbliche, no?Vedete quanto siamo geni, noi italiani? Abbiamo inventato il moto perpetuo per danneggiare i nostri contribuenti. Pensavate che solo quelli tedeschi dovessero pagare per le loro banche regionali in dissesto?

    Eh no: noi siamo italiani, nessuno può fregarci. Vogliamo anche noi una equa quota di miliardi di soldi pubblici da usare per salvare le nostre banche. Dite che è invidia debitorum? Può darsi. Per me resta una stupidità che pagheremo carissima. Con o senza MES.

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  2. #372

  3. #373
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  4. #374
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    mps continua ad essere un colabrodo... tanto e' dello stato e alla fine paghiamo noi

  5. #375
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    Montepaschi va verso la creazione di una «bad bank» in cui conferire quasi 10 miliardi di euro di crediti deteriorati, da cedere alla Amco, il veicolo al 100% del Tesoro che gestisce npl (erede della Sga, la bad bank del Banco di Napoli). E il titolo vola in Borsa, con un rimbalzo arrivato anche al 18% che porta il valore dell’azione a 1,3 euro e la capitalizzazione a quota 1,55 miliardi. Si tratta di un passo decisivo: liberando l’istituto senese da una zavorra che grava da anni sulle sue spalle, potrebbe rendere più facile un’uscita del Tesoro dal capitale, magari con una fusione con un altro istituto o con una cessione in Borsa, che per regole Ue deve avvenire entro il 2021. Oppure la creazione di quella «banca pubblica» per gli investimenti e le imprese che ogni tanto torna nel dibattito politico della maggioranza, specialmente tra i Cinquestelle. Solo che non è ancora scontato, neanche nei tempi: ora si tratta di indicare il prezzo di mercato di questi npl, che potrebbero provocare una minusvalenza a patrimonio e quindi la necessità di un aumento di capitale.

    Le parole di Vestager
    Il piano — cui la banca e il Tesoro, suo azionista di controllo al 68% lavorano da oltre un anno in un confronto continuo e per molto tempo accidentato con Bruxelles — ha incassato venerdì un via libera informale da parte della commissaria europea alla Concorrenza, Margrethe Vestager: sulla creazione di una bad bank per Mps «siamo stati in contatto con le autorità italiane», e anche «sulla valutazione degli asset che sono stati trasferiti, e da quello che possiamo vedere non è un’operazione di aiuti, è stata decisa prima della crisi Covid». Così ha detto Vestager, rispondendo a una domanda sull’indiscrezione pubblicata da MF-Milano Finanza circa l’ok informale della Ue. «Sta agli Stati decidere se notificare qualcosa o no, e gli italiani finora non hanno notificato e non commentiamo, siamo in contatto, abbiamo valutato i livelli, e abbiamo dato conforto agli italiani su questa questione», ha aggiunto.


    La nota di Mps
    Anche l’istituto da pochi giorni guidato dal nuovo amministratore delegato Guido Bastianini conferma l’operazione: «Mps precisa che, in merito alle notizie diffuse da alcuni organi di informazione in data odierna, riguardo una eventuale operazione di scissione parziale di un compendio formato, tra l’altro, da una consistente porzione di crediti deteriorati del gruppo, l’operazione è allo studio e sono in corso le interlocuzioni con le autorità di vigilanza». Ora la parola passa alle autorità di vigilanza: «A seguito del via libera informale da parte della Commissione Europea, sono state avviate pertanto le interlocuzioni con la Banca Centrale Europea e la Consob in merito alla definizione dei profili autorizzativi per l’avvio dell’operazione». In ogni caso, sottolinea la nota dell’istituto presieduto da Patrizia Grieco, «si precisa infine che sono in corso approfondimenti in merito alla composizione del compendio che, alla data del presente comunicato, non sono state completati».

    Il piano di Amco sugli npl
    Il riferimento è all’ammontare dei crediti deteriorati da passare ad Amco — la band bank guidata da Marina Natale e presieduta dal direttore generale del Tesoro, Alessandro Rivera — che ha già in carico gli npl delle ex banche venete e di Carige. La mole di crediti deteriorati da cedere (tra sofferenze e incagli, tecnicamente «unlikely to pay», o «utp») è di circa 9,7 miliardi, una soluzione di compromesso rispetto alla richiesta iniziale di Mps di circa 14 miliardi di euro, che consente all’istituto di non registrare una perdita troppo grande in termini di conto economico. Per la Ue, anche se a rilevare gli npl sarà un soggetto al 100% in mano pubblica, l’operazione non si configurerebbe come aiuti di Stato in quanto le valutazioni sarebbero state considerate «a valore di mercato», secondo la formula richiesta dalle regole europee. Era un punto cruciale sul quale per mesi le interlocuzioni tra il Tesoro e la Dg Comp si erano impantanate.

    I tempi e il nodo del capitale
    L’operazione potrebbe essere ora approvata in un’assemblea straordinaria di Mps da tenere questa estate, per poter arrivare alla conclusione entro l’anno. Ma bisogna capire se e quale sarà la necessità di capitale da colmare, e chi potrebbe farlo. Se un acquirente — o un investitore esterno — o lo stesso Stato, aumentando la partecipazione e di fatto nazionalizzando al 100% l’istituto. Il Tesoro deve considerare che per il momento registra una pesante minusvalenza nella partecipazione: ha investito 6,9 miliardi di euro in totale per il 68% per una banca che oggi vale in tutto 1,5 miliardi di euro.

    Mps, via libera Ue alla bad bank. Siena può cedere gli npl, il titolo vola del 18% - Corriere.it

  6. #376
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    Finanzareport.it | Mps, la Bce chiede rafforzamento di 700 milioni - Finanzareport.it

    La Bce ha chiesto a Banca Mps un rafforzamento patrimoniale da 700 milioni di euro. Lo scrive oggi Repubblica, spiegando che la manovra è la condizione posta da francoforte al tesoro per il via libera alla scissione di 8,1 miliardi di Npl in favore di Amco (società interamente posseduta dallo stesso Mef).

    Mps, Bce chiede rafforzamento
    Si spiegherebbe così il mancato via libera finora da parte della Bce alla maxi operazione sui crediti deteriorati destinata a ripulire il bilancio della banca, portandola addirittura su livelli di eccellenza su questo fronte, ma con un impatto sui requisiti di capitale.

    Fonti finanziarie citate da Repubblica sostengono che la Bce ha chiesto un rafforzamento patrimoniale di 700 milioni per poter autorizzare lo scorporo. Il Tesoro, che per il salvataggio di Mps ha iniettato e quasi dilapidato 7 miliardi di euro, dovrebbe impegnarsi a versare i 700 milioni.

    Il Mef con la pulizia di bilancio spera però di candidare Mps a una fusione, che permetterebbe allo Stato di uscire dal capitale.

  7. #377

  8. #378

  9. #379
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    Mps ansia di Stato, la perdita di quasi 1 mld e l’eterno problema capitale. E ora c’è anche una doppia bomba (finanzaonline.com)

    Il capitale non è sufficiente. C’è bisogno di capitale aggiuntivo. Urge un’operazione di aumento di capitale. Sono necessarie più risorse. La parola capitale assilla Mps da anni. Ma quanto sconcerta gli italiani ora è che il problema si sta di nuovo ripresentando, nonostante la ricapitalizzazione precauzionale lanciata dallo Stato nel 2017, che ha reso il Tesoro il maggiore azionista dell’istituto senese.

    tutto è avvenuto sotto la regia del governo Gentiloni che, una volta ricevuto l’ok dell’Unione europea, ha visto il Mef acquistare nel 2017 una partecipazione pari al 68% della banca, con un assegno da 6,9 miliardi. Per avere un’idea di cosa sia stato l’affare Mps per lo Stato italiano, vale ricordare qualche altra cifra: il Tesoro acquistò le azioni di Mps a 4,28 euro l’una: oggi il titolo vale però 1,5 euro, il che significa che la perdita è stata di ben -65%.
    Il che significa, anche, una perdita per lo Stato italiano (dunque per i contribuenti, ergo noi) calcolata in 4,5 miliardi. Se non peggio, visto che, sebbene la tabella di marcia stia andando avanti, c’è un ‘piccolo’ problema: nessuno sta facendo la fila per accollarsi la patata bollente Mps, in vista dell’uscita dello Stato dal capitale, che dovrebbe avvenire, in base agli accordi stilati con l’Ue, entro il prossimo anno.
    Il peggio in tutto questo è che l’erosione del capitale di Mps rischia di peggiorare: un po’ perché in base a quanto prevede lo stesso piano, la cessione dei crediti deteriorati per un valore di ben 8,1 miliardi di euro ad Amco necessariamente andrà a pesare sui livelli di capitale, in particolare sul Cet1 ratio. Di fatto, all’indomani dei risultati di bilancio monstre che stanno ovviamente zavorrando il titolo (tonfo di quasi -7% sulla borsa di Milano), il Sole 24 Ore ricorda che la cessione del carico degli NPL è “inevitabilmente destinata a indebolire la solidità attuale: il Cet1 ratio a regime dall’attuale 11,4% è infatti destinato ad atterrare al 9,7%”. Tanto che, “dalla transazione con Amco – che potrebbe avere l’ok Bce tra fine agosto e inizio settembre – Mps si attende un impatto negativo di 130-140 punti sui ratio di capitale”.
    Di questa erosione del capitale ne è ben consapevole la Bce, che secondo alcuni rumor, avrebbe già chiesto al Tesoro di intervenire con risorse a favore della banca per 700 milioni. Ne è consapevole ovviamente il governo M5S-PD, mentre circolano indiscrezioni secondo cui l’esecutivo starebbe pensando di sfornare 1,5 miliardi con il decreto agosto a favore di Mps; nell’attesa ieri il Sole 24 Ore ha riportato le indiscrezioni sul lancio di un bond subordinato garantito dal Mef, della “tipologia Tier2, per un valore di 2-300 milioni di euro circa”, per andare incontro alle richieste della banca centrale europea.
    Già, insomma, la cessione dei crediti deteriorati ad Amco allarma diversi fronti riguardo al capitale della banca. A questa si aggiunge una vera e propria doppia bomba:

    Da una parte, l’aumento dei rischi legali a dieci miliardi euro, complice le richieste stragiudizionali per un valore di 3,8 miliardi di euro avanzate dalla Fondazione Mps. Bomba confermata proprio nelle ultime ore, visto che è stata la stessa Mps, nella nota sui conti semestrali, a precisare di aver ricevuto lo scorso 31 luglio “ulteriori richieste stragiudiziali per 3,8 miliardi di euro da parte della Fondazione Mps”, aggiungendo che, dopo tale iniziativa, il petitum delle sole “richieste stragiudiziali” è salito a 4,8 miliardi di euro. Sempre Mps, per bocca dell’AD Guido Bastianini, ha ammesso nel corso della conference call con gli analisti che il totale dei rischi legali sale a questo punto a 10 miliardi: “Dovete aggiungere ai 5,2 miliardi, un miliardo e 3,8 miliardi”, ha precisato il ceo. Il Sole 24 Ore commenta la notizia, sottolineando che, “a questo punto, alla luce dell’incremento dei rischi legali, il problema che si profila per la banca è sempre più quello di un’erosione del capitale. Ad oggi l’istituto rispetta adeguatamente i requisiti prudenziali imposti dalla Bce”. Ma, per l’appunto, c’è la questione dello smobilizzo degli NPL, che diminuirà in modo notevole il Cet1. Sul possibile salvagente dell’emissione di un bond garantito dallo Stato, l’amministratore delegato Guido Bastianini ha risposto alla domanda di un analista sui tempi del lancio dello strumento limitandosi a rispondere che la banca è “in costante consultazione con la Bce”. Aggiungendo: “Non possiamo rivelare nulla di quello che viene discusso con la Bce”.
    L’altra bomba, che vede protagonista il colosso bancario JP Morgan, è stata riportata dall’agenzia Radiocor: “Nelle slide sui conti del secondo trimestre diffuse agli analisti, la banca di Rocca Salimbeni indica, tra le componenti negative non operative, circa 30 milioni di costi di ristrutturazione “principalmente per il potenziale contratto con Amco”. Si tratta di un’operazione dove una voce di costo, salata, deriva dalle commissioni da pagare per il prestito (bridge loan) da 3,17 miliardi che Jp Morgan e Ubs si sono impegnate a sottoscrivere ed erogare a Siena prima delle assemblee straordinarie di Mps e Amco che dovranno deliberare la scissione. L’operazione è stata definita dalla vecchia gestione della banca a guida Marco Morelli senza alcuna possibilità di modificare le banche partner”.
    Intanto si attendono dichiarazioni dal governo, visto che i rumor su un suo intervento a favore della banca continuano a circolare: secondo Milano Finanza, lo Stato potrebbe intervenire con una iniezione da 700 milioni/1 miliardo di euro, una volta definita in modo più puntuale e chiaro possibile l’exit strategist dall’istituto. Da due giorni, circolano altre indicrezioni secondo cui il decreto agosto prevederebbe uno stanziamento fino a 1,5 miliardi di euro a favore di Mps.

  10. #380
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    Mps prevede perdite fino a 2022 con Covid, rivedra piano in sem2

    MILANO (Reuters) - Mps stima un andamento in perdita fino al 2022 a causa dell'impatto dello scenario macroeconomico legato al Covid-19 sui conti dell'istituto senese, che prevede di aggiornare il proprio piano industriale nel secondo semestre.

    E' quanto si legge nella relazione sui risultati semestrali in cui la banca spiega di avere aggiornato le stime interne al 2024 che "si collocano ad un livello inferiore rispetto a quanto previsto nel piano di ristrutturazione 2017-2021 approvato dalle competenti autorità a luglio 2017".

    Mps precisa tuttavia che nonostante le previsioni di perdite per il triennio 2020-2022 le stime vedono comunque ratio patrimoniali al di sopra dei requisiti regolamentari.

    Le stime inoltre non incorporano gli effetti della scissione degli Npl - la cosiddetta operazione 'Hydra M' - in quanto l'operazione non è ancora stata autorizzata dalla Bce, specifica Mps.

    La scorsa settimana Monte dei Paschi ha annunciato una perdita netta di 845,2 milioni nel secondo trimestre risentendo, oltre che degli effetti della pandemia, di accantonamenti per rischi legali.

    In particolare la banca aveva comunicato di aver ricevuto a fine luglio dalla Fondazione Mps ulteriori richieste stragiudiziali per 3,8 miliardi.

    Di queste, si legge nella relazione semestrale, 3,6 miliardi sono classificate a rischio di soccombenza 'probabile' e 0,2 miliardi a rischio di soccombenza 'possibile'.

    Relativamente al petitum complessivo delle richieste stragiudiziali cresciuto, con le richieste della Fondazione, a 4,8 miliardi, Mps classifica 4,3 miliardi a rischio di soccombenza 'probabile' e il resto come 'possibile'.

    L'istituto ribadisce la propria posizione "critica" rispetto all'iniziativa della Fondazione elencando l'esistenza "sul piano 'sostanziale' di una pluralità di argomenti che possono essere contrapposti" alle richieste dell'ente.

    Quanto alla revisione del piano industriale prevista nella seconda parte dell'anno, Mps spiega che sarà effettuata "anche al fine di rivalutare le opzioni strategiche e le leve industriali a disposizione del management".

    La banca ricorda che il Tesoro, azionista di controllo con il 68% del capitale, in ottemperanza con il piano di ristrutturazione approvato dalla Commissione Ue si è impegnato a dismettere la partecipazione entro il 2021.



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