Ucraina (Nato) Vs. Russia. Vicini alla guerra (anche potenzialmente mondiale) Vol2
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  1. #1
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    Ucraina (Nato) Vs. Russia. Vicini alla guerra (anche potenzialmente mondiale) Vol2


  2. #2
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    Sono tre i fronti caldi, anzi roventi, che minacciano la pace nel mondo, alla vigilia del Natale. Il Medio Oriente, con la pesante crisi tra Israele e Iran, dopo il sostanziale fallimento dei negoziati di Vienna sul nucleare, dove Teheran era chiamata a rinunciare, di fatto, al suo programma atomico. Ma lo stop agli ispettori negli impianti di arricchimento dell’uranio hanno fatto precipitare una situazione già in stallo.
    Il secondo è quello del Donbass, la regione separatista filorussa in Ucraina, dove le tensioni sono salite a temperature così alte da vedere ammassate le truppe di Putin a ridosso della frontiera di Kiev. I satelliti Usa e le immagini della Cia danno romai per imminente un’invasione di Mosca nel Paese che ha chiesto di entrare nella Nato. Lo zar smentisce, ma le tensioni con Europa e America sono ormai alle stelle.
    Ultimo ma non secondario fronte, quello cinese. Il gigante asiatico da tempo stringe la morsa su Taiwan, considerandola repubblica separatista e rivendicandone l’annessione. Anche qui gli alleati Usa del piccolo Stato minacciano fuoco e fiamme, ma - nonostante gli appelli alla soluzione politica lanciati anche dal Dalai Lama, non certo un amico di Pechino - i negoziati non sono nemmeno mai iniziati. Vediamoli nel dettaglio.


    Israele-Iran: l'incubo Olocausto
    Russia-Ucraina: il nodo del Donbass
    Cina-Taiwan: la dichiarazione di dipendenza
    Israele contro l'Iran: l'attacco preventivo
    Tra Israele e Iran la pace si allontana

    Dalla memoria dell’Olocausto nazista alla paura dell’Olocausto nucleare per gli ebrei, Israele è il primo fronte caldo, in questi giorni. Tel Aviv è alle prese con un dilemma a dir poco amletico: accettare che l’Iran si doti della bomba atomica, o avviare una pericolosissima guerra in Medio Oriente per scongiurarne il rischio (con tutte le incognite anche sulla tenuta finanziaria dei listini di borsa mondiali)? La domanda infiamma anche l’Europa e gli Usa, dopo la svolta degli ultimi giorni. L’impantanarsi dei negoziati sul nucleare iraniano ha spinto infatti sraele a mettere esplicitamente in campo l’opzione militare per impedire a Teheran di dotarsi della bomba atomica. La diagnosi sullo stato del dialogo in corso a Vienna è apparsa sconfortante sia per il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, sia per le controparti dei tre Paesi europei coinvolti nel negoziato (Francia, Germania e Gran Bretagna), incontrate in un vertice ristretto al G7 di Liverpool.

    Lo stallo nel negoziato
    “Non c’è alcun progresso, a causa dell’offerta del governo iraniano, i negoziati sono tornati indietro di sei mesi”, ha constatato il neo ministro degli Esteri tedesco, Annalena Baerbock e “il tempo sta scadendo”. Ancora più convinto il ministro della Difesa israeliano, Benny Gantz, che è andato negli Stati Uniti per convincere Washington ad aumentare la pressione sulla Repubblica Islamica, ma ha rivelato al contempo di aver ordinato all’esercito di prepararsi a un possibile attacco militare contro Teheran.
    Un cambio di rotta dunque, poiché Gantz si era detto dapprima faavorevole alla riapertura dell’ Jcpoa, l’accordo, stracciato dagli Usa nel 2018, che era stato stretto per monitorare il programma nucleare civile iraniano e assicurarsi che non sviluppasse l’arma atomica. Da Teheran non arrivano notizie rassicuranti. Il nuovo presidente dell’Iran, l’ultraconservatore Ebrahim Raisi, non ha certo riportato il negoziato sul promettente binario percorso dal predecessore, il pragmatico Hassan Rohani.

    Il presidente iraniano Ebrahim Raisi al tavolo di Vienna

    L'arricchimento dell'uranio
    Al contrario, negli ultimi mesi l’arricchimento dell’uranio ha subito un’accelerazione preoccupante e gli ispettori dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea) non hanno più l’accesso necessario alle centrali. I colloqui di Vienna sembrano dunque in stallo e gli altri Paesi hanno compreso che Teheran li sta “prendendo in giro” e “sta prendendo tempo perchè sta giocando a poker con una cattiva mano”. Gantz avrebbe aggiornato il Pentagono sulla scadenza necessaria alle forze armate dello Stato ebraico per essere pronte ad attaccare l’Iran. Da Washington, pare, “non è giunto alcun veto”. Ma dalle autorità Usa è giunto anche un invito a fermare gli insediamenti di coloni nei territori palestinesi per favorire una soluzione con “due popoli e due Stati”. Un equo scambuio, insomma. Secondo Gantz, Teheran sta ammassando truppe nell’Ovest “per attaccare nazioni ed eserciti nel Medio Oriente e Israele in particolare”.

    Il ruolo dei Paesi arabi
    “Ci stiamo preparando per ogni simile tentativo e faremo tutto il necessario per proteggere i nostri cittadini e le nostre risorse”, ha aggiunto il ministro. La tesi è precisa. L’Iran “non è solo una minaccia alla nostra sicurezza fisica” ma “una minaccia concreta per il nostro stile di vita e i nostri valori condivisi. Nelle sue aspirazioni egemoniche l’Iran cerca di distruggere tutte le tracce di libertà, dignità umana e pace nel Medio Oriente e oltre, e il programma nucleare è uno strumento per il suo disegno egemonico”. Per contrastare questo disegno, potrebbe rivestire un ruolo chiave la cooperazione tra Israele e i Paesi arabi che hanno normalizzato le relazioni con lo Stato ebraico. La recente esercitazione congiunta nel Mar Rosso di Usa, Israele, Emirati Arabi Uniti e Bahrein parla chiaro.

    Russia-Ucraina: la crisi del Donbass
    I presidenti ucraino Volodymyr Zelensky, francese Emmanuel Macron e russo Vladimir Putin

    L’allarme arriva da Ovest. Il Cremlino starebbe pianificando un’offensiva in Ucraina su più fronti, forse da attuare all’inizio del prossimo anno, utilizzando 100 gruppi tattici di battaglione con 175 mila soldati, blindati, artiglieria e altro equipaggiamento. Iil Washington Post cita dirigenti Usa e documenti non classificati dell’intelligence americana, tra cui immagini satellitari. Documenti da cui emergerebbe l’ammassamento di forze russe proprio in quattro aree lungo il confine ucraino e la presenza al momento di 50 gruppi tattici di battaglione. «I piani russi prevedono una offensiva militare contro l’Ucraina all’inizio del 2022 con una scala di forze doppia di quella che abbiamo visto la scorsa primavera durante le esercitazioni rapide russe vicine ai confini ucraini», ha confidato un dirigente del governo Usa.

    Gli schieramenti in campo
    Gli Usa tuttavia valutano che attualmente Mosca abbia 70 mila soldati vicino al confine con l’Ucraina, contro i circa 94 mila indicati da Kiev. Il monito degli 007 americani non era stato mitigato dal summit virtuale tra Joe Biden e Vladimir Putin. Russia e Ucraina si accusano a vicenda di aver spostato grossi contingenti di truppe a ridosso dei confine dell’autoproclamata Repubblica e l’ipotizzato ingresso di Kiev nella Nato che per Mosca “aggraverebbe ulteriormente la situazione”.

    U tank delle milizie pro-russe in Ucraina


    Putin: "Genocidio a Kiev"
    Putin parla senza mezze misure di “genocidio“ in Ucraina e il Cremlino vede sempre più vicina una possibile guerra civile in Ucraina: “Siamo davanti ad atti provocatori lungo la linea di contatto. Sono le forze armate dell’Ucraina che hanno intrapreso un percorso verso l’escalation di questi atti provocatori, e stanno continuando questa politica. Queste provocazioni tendono a intensificarsi. Tutto questo sta creando una potenziale minaccia”. Joe Biden non ignora i potenziali sviluppi di una crisi e ha avvertito l’omologo russo delle conseguenze economiche “devastanti”, in termini di sanzioni “senza precedenti“, che Mosca dovrà affrontare se invaderà l’Ucraina. Biden ha anche sottolineato che se sara’ necessario, dovranno essere inviate piu’ truppe Usa e Nato sul versante orientale, perche’ hanno il sacro obbligo di difendere i Paesi da un possibile attacco russo. “Continueremo a fornire” cio’ che e’ necessario per “le capacita’ di difesa del popolo ucraino”, ha aggiunto.

    Il ruolo degli inglesi
    Anche il ministro degli Esteri britannico, Liz Truss ha detto con chiarezza che ci saranno enormi conseguenze per la Russia nel caso di un’invasione dell’Ucraina”. Per cercare una mediazione, Karen Donfried, assistente del segretario di Stato Usa per gli Affari Europei, si rechera’ a Kiev e a Mosca per discutere delle tensioni legate al dispiegamento di truppe russe al confine ucraino. Donfried si tratterra’ nelle due capitali da lunedi’ e mercoledi’ per incontrare alti funzionari dei due governi e “rafforzare l’impegno degli Stati Uniti per la sovranita’, l’indipendenza e l’integrita’ territoriale dell’Ucraina”.

    Cina-Taiwan: il gigante e il bambino
    Un'area dell'arsenale militare di Taiwan

    Anche Taiwan rischia di subire un’invasione da parte della Cina, secondo il quotidiano britannico Guardian, che cita l’ammiraglio Philip Davidson, capo del Comando Usa dell’area Asia-Pacifico con sede alle Hawaii. “Temo che la Cina stia accelerando verso l’obiettivo di soppiantare il ruolo degli Usa sull’isola - rileva il comandante nell’area parlando alla Commissione sulle forze armate - Penso che questa minaccia si manifesterà nei prossimi sei anni”. L’aumento della presenza militare cinese nell’area di Taiwan, autonoma dal 1949, ha in effetti indebolito il delicato equilibrio tra i due vicini e il timore del generale “è che gli Usa non possano agire efficacemente in caso di invasione“. Il ministro degli Esteri cinese Wang Li aveva ribadito, recentemente, che Taiwan è una parte “inalienabile” del territorio cinese e che i due lati dello Stretto “saranno riunificati”. Chiedendo agli Stati Uniti di “capire l’alta sensibilità della questione” e di “non giocare con il fuoco”.

    Il monito agli Usa: "Statene fuori"
    La Cina pretende dunque la “non ingerenza” nella questione Taiwan, ovvero nella volontà di Pechino di arrivare alla riunificazione delle due Cine, con le buone o con le cattive. Ma gli Usa di Biden rivendicano il ruolo di “difensori” della piccola isola e di argine alla supremazia cinese nell’area. Biden ha detto chiaro e tondo che gli Stati Uniti difenderanno Taiwan da un’aggressione di Pechino. Abbiamo preso un sacro impegno per quel che riguarda la difesa degli alleati della Nato in Canada e in Europa e vale lo stesso per il Giappone, per la Corea del Sud e per Taiwan”.

    Un esercitazione militare a Taiwan

    La storia dei rapporti con gli Usa
    Gli Usa hanno riconosciuto la Repubblica popolare cinese dal 1979, ma il Congresso americano sostiene allo stesso tempo la fornitura di armi a Taiwan per la sua autodifesa. L’isola di Formosa ha un proprio governo dalla presa del potere comunista nella Cina continentale nel 1949, quando Chiang Kai-shek e l’esercito nazionalista si rifugiarono a Formosa staccandosi di fatto dalla Cina continentale. Pechino considera questo territorio una delle sue province e minaccia con toni sempre più in crescendo di usare la forza nel caso in cui l’isola proclami formalmente l’indipendenza.

    Con le buone o con le cattive
    Il presidente cinese Xi Jinping, tuttavia, ha recentemente riaffermato il suo desiderio di ottenere una riunificazione “pacifica”, anche se nelle ultime settimane nei cieli di Taiwan si sono affacciati decine di aerei da guerra cinesi, in minacciose dimostrazioni di forza. Da Taipei arriva l’apprezzamento per la presa di posizione del presidente americano. Gli Stati Uniti hanno dimostrato un sostegno “saldo come una roccia” a Taiwan da quando Joe Biden è arrivato a gennaio alla Casa Bianca, ha detto il portavoce della presidenza, Xavier Chang. Irritazione invece dalla Cina che avverte che non accetterà compromessi sulla questione Taiwan e avverte di non inviare “segnali sbagliati all’isola per non danneggiare gravemente le relazioni Cina-Usa”

    Israele-Iran, Russia-Ucraina, Cina-Taiwan: tre guerre spaventano il mondo e le Borse - Esteri

  3. #3
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    Nuove manovre nel sud della Russia. Europa divisa
    Le parole di Kuleba arrivano in una nuova giornata di tumulti per la crisi dell’Ucraina, il paese minacciato dallo scenario di un’invasione della Russia. Attualmente Mosca ha dispiegato 100mila militari vicino al confine con l’ex stato satellite dell’Unione sovietica, una scelta che fa temere un’offensiva militare a circa sette anni dall’operazione in Crimea.


    Putin continua a ribadire che si tratta solo di “esercitazioni”, ma i paesi occidentali restano in allarme di fronte all’ipotesi di un’incursione nel Paese e si stanno disponendo di conseguenza. La Nato ha inviato navi e jet militari verso l’Est Europa, mentre gli Usa sono pronti a mobilitare 8.500 soldati nel Paese. L’annuncio di Washington ha spinto Mosca a nuove prove di forza, con manovre militari nel Sud della Russia il 25 ottobre.



    In Europa, le posizioni sono diverse. Il premier britannico Boris Johnson ha annunciato che Londra è disponibile a «schierare truppe per proteggere gli alleati» sul Continente, anche se sembra escludere la presenza di militari britannica direttamente nell’ex repubblica sovietica. La Ue, dal canto suo, resta divisa. L’Alto rappresente per la politica estera Jossep Borrell promette sanzioni contro la Russia in caso di ingerenze militare, ma la linea dei 27 è tutt’altro che omogenea. Le stesse Francia e Germania sembravano orientate su approcci diversi, con la maggiore prudenza esibita da Berlino. «Non siamo uguali. Ma ci avviciniamo sempre moltissimo» ha detto Macron nella conferenza stampa di oggi, confermando il riavvicinamento fra Berlino e Parigi sulla questione ucraina.

    Usa: lavoriamo a piani per evitare tagli gas Europa in caso invasione russa
    Intanto, gli Stati Uniti hanno avviato un dialogo con i Paesi europei e con le principali compagnie energetiche su piani per contrastare uno scenario in cui l’eventuale invasione russa dell’Ucraina porti a tagli alle forniture di gas all’Europa. È quanto spiegano fonti dell’amministrazione Biden, parlando di una “preparazione di piani di emergenza” in caso che Vladimir Putin tagli le forniture per rappresaglia alle sanzioni economiche che scatterebbero contro la Russia in risposta all’invasione.


    «Stiamo lavorando con Paesi e compagnie di tutto il mondo per garantire la sicurezza delle forniture, adottare azioni mitiganti degli shock dei prezzi che potrebbero colpire sia gli americani che l’economia globale», spiegano ancora le fonti, riporta The Hill, sottolineando che questo dialogo sta andando avanti da diverse settimane. Si sta lavorando per identificare riserve non russe di gas naturale in Nord Africa, Medio Oriente e Asia, e gli Stati Uniti hanno avviato consultazioni con tutti i grandi produttori riguardo la possibilità di aumentare, se necessario, le forniture all’Europa.

    I Ceo italiani incontrano Putin
    Intanto i manager di alcune delle più grandi aziende italiane, tra cui Eni, Pirelli e Generali, parteciperanno mercoledì a una videoconferenza con Vladimir Putin per discutere dei legami economici tra Italia e Russia. Ci saranno tra gli altri Claudio Descalzi (Ceo di Eni), Francesco Starace (Ceo di Enel); Andrea Orcel (Ceo di UniCredit) e Philippe Donnet (Ceo di Generali).
    La data dell’evento - organizzato dalla Camera di commercio italo-russa e dal Comitato Imprenditoriale Italo-Russo per la Cooperazione Economica - era stata concordata lo scorso novembre. Il Comitato imprenditoriale è presieduto congiuntamente da Marco Tronchetti Provera, amministratore delegato di Pirelli e Dmitri Konov, numero uno del gruppo petrolchimico russo Sibur.

    Russia, Macron: reagiremo in caso di invasione Ucraina, venerdi colloquio con Putin - Il Sole 24 ORE

  4. #4

  5. #5
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    stanno aspettando una risposta scritta ,un impegno chiaro e pubblico ,che ci vuole a farla .o si o no ,i ni non servono a nessuno men che meno a Putin ,che si ritroverebbe tra due anni il problema aumentato. mi sa che di sacro ora gli states hanno solo il timore che la cosa sfugga al controllo, dopo tante sciocchezze dette e ridette dai solerti maggiordomi europei ,che al primo stormir di fronde se la fiondano alla grande.

  6. #6
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    Pure qui c'è Renzi ....

    Ad organizzare la conference prevista per mercoledì è stato Vincenzo Trani, fondatore di Delimobil, la società di car sharing nel cui cda siede Matteo Renzi. Tra i partecipanti Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, Francesco Starace di Enel, Andrea Orcel di UniCredit, Antonio Fallico, presidente Russia di Intesa Sanpaolo, e Philippe Donnet, capo del gruppo assicurativo Generali. L'incontro è stato organizzato all'insaputa del ministero degli Esteri e si svolge mentre Bruxelles e Washington cercano di concordare una linea comune contro Mosca

  7. #7
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    Pure qui c'è Renzi ....

    Ad organizzare la conference prevista per mercoledì è stato Vincenzo Trani, fondatore di Delimobil, la società di car sharing nel cui cda siede Matteo Renzi. Tra i partecipanti Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, Francesco Starace di Enel, Andrea Orcel di UniCredit, Antonio Fallico, presidente Russia di Intesa Sanpaolo, e Philippe Donnet, capo del gruppo assicurativo Generali. L'incontro è stato organizzato all'insaputa del ministero degli Esteri e si svolge mentre Bruxelles e Washington cercano di concordare una linea comune contro Mosca
    Avvisare di Maio? Chissene

  8. #8
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    stanno aspettando una risposta scritta ,un impegno chiaro e pubblico ,che ci vuole a farla .o si o no ,i ni non servono a nessuno men che meno a Putin ,che si ritroverebbe tra due anni il problema aumentato. mi sa che di sacro ora gli states hanno solo il timore che la cosa sfugga al controllo, dopo tante sciocchezze dette e ridette dai solerti maggiordomi europei ,che al primo stormir di fronde se la fiondano alla grande.
    La NATO sa benissimo di non avere alcuna possibilità ne per mezzi ne per uomini di contrastare l'esercito Russo, gli USA sanno che fine fanno i loro f22 con il sistema s400 (in Russia di parla che sia già pronto s500) pertanto...

  9. #9
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    Avvisare di Maio? Chissene
    Di Maio..chi?

  10. #10
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    La NATO sa benissimo di non avere alcuna possibilità ne per mezzi ne per uomini di contrastare l'esercito Russo, gli USA sanno che fine fanno i loro f22 con il sistema s400 (in Russia di parla che sia già pronto s500) pertanto...
    Va bene.

    diciamo che scoppia la terza guerra mondiale e come i tedeschi sbaragliate tutto e tutti ed arrivate fino in Portogallo cioè vincete la guerra... e poi? che fate?? Come fate a tenere a bada 600 milioni di persone? esecuzioni di massa?!?! Avete una certa scarsità di mezzi ed uomini.. quindi? Che fate??? Ergo il piano quale sarebbe? VIncere la guerra e perdere ma di brutto la pace?!?! Mi sembra che nn ci siano idee chiarissime eh.. Il tutto per che cosa? Per l'Ucraina??? Per rifare una pseudo URSS che nn vi potete permettere.. Ma nn sarebbe meglio dare un calcio nel didietro alla oligarchia?

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