European Centre for Disease Prevention and Control
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  1. #1
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    European Centre for Disease Prevention and Control

    Situation update for the EU/EEA, the UK and Switzerland

    la moderazione valuterà se lasciare il thread isolato

    il link è dinamico e autoaggiornante

  2. #2
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    EU/EEA, the UK, San Marino and Switzerland Cases Deaths
    Italy 650 17
    Germany 47 0
    France 38 2
    Spain 25 0
    United Kingdom 16 0
    Switzerland 8 0
    Sweden 7 0
    Austria 5 0
    Norway 4 0
    Croatia 3 0
    Greece 3 0
    Finland 2 0
    Estonia 1 0
    Netherlands 1 0
    Lithuania 1 0
    Romania 1 0
    Belgium 1 0
    San Marino 1 0
    Denmark 1 0
    Total 815 19European Centre for Disease Prevention and Control-novel-coronavirus-covid-19-algorithm-management-contacts-cases.jpg

  3. #3
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    Borrelli: "650 le persone positive al coronavirus in Italia. Morti altri 3 ultraottantenni" Sono 650 le persone positive al Coronavirus in Italia. Lo ha detto il capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, facendo il punto sull'emergenza. "Iniziamo da una buona notizia che arriva dalla Lombardia: ci sono 3 guariti, con un totale in regione di 40 persone. In totale, con i 2 della Sicilia e i 3 del Lazio, in Italia i guariti sono 45", ha detto inoltre Borrelli. "In Lombardia tre i decessi di persone ultra ottantenni, due di 88 e una di 82. Persone con quadro clinico dEleicato e importante". Rese disponibili 35mila mascherine nelle regioni Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto. "Voglio ringraziare Eni - ha aggiunto Borrelli - che ha messo a disposizione mascherine Fpp2", ha aggiunto - See more at: Borrelli: "650 le persone positive al coronavirus in Italia. Morti altri 3 ultraottantenni" - Video - Rai News

  4. #4
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    Massimo Galli: il virus circolava già prima dei casi conclamati “E’ un passo importante per capire di più sulla diffusione del virus in Italia e anche per lo sviluppo di un vaccino”. Così Massimo Galli, Direttore delle Malattie Infettive al Sacco e responsabile del team che ha isolato il ceppo italiano del Coronavirus. "Dobbiamo ancora capire molte cose. E' mia convinzione personale che questa epidemia nel nostro Paese non sia recentissima e che questo virus abbia circolato qualche settimana prima dei primi casi conclamati" – spiega nell’intervista a Chiara Paduano - See more at: Massimo Galli: il virus circolava gia prima dei casi conclamati - Video - Rai News

  5. #5
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    Coronavirus, studio italiano all'Oms: epidemia da ottobre, contagi raddoppiati ogni 4 giorni
    Il lavoro firmato da scienziati della Statale di Milano: "Verosimile che la rapidità di crescita dei casi si sia ridotta in seguito alle misure restrittive adottate in Cina". La scuola di medicina della Zhejiang University rileva il Sars-Cov-2 nelle lacrime

    Repubblica.it28 febbraio 2020
    Coronavirus, studio italiano all'Oms: epidemia da ottobre, contagi raddoppiati ogni 4 giorni
    (afp)
    ROMA - La circolazione del nuovo coronavirus in Cina è cominciata diverso tempo prima rispetto ai primi casi di "polmonite misteriosa" individuati nel Paese asiatico. A ricostruire i primi mesi di vita della Covid-19 è uno studio italiano firmato da scienziati dell'università Statale di Milano. Un'indagine epidemiologico-molecolare effettuata su 52 genomi virali completi del patogeno, dalla quale emerge una stima chiave: "L'origine dell'epidemia da Sars-CoV-2 può essere collocata tra la seconda metà di ottobre e la prima metà di novembre 2019, quindi alcune settimane prima rispetto ai primi casi di polmonite identificati".
    L'origine dell'epidemia

    Comparsa "tra la seconda metà di ottobre e la prima metà di novembre 2019", l'epidemia di nuovo coronavirus ha avuto a partire da dicembre una super accelerazione: da allora, ogni contagiato ha prodotto altri 2,6 casi e il tempo di raddoppio dell'epidemia è stato di quattro giorni. "La stima del numero riproduttivo (il numero di casi generati da ogni singolo caso), ovvero il parametro che misura la rapidità con cui il virus viene trasmesso, attuata utilizzando modelli matematici ed evolutivi - spiegano gli scienziati milanesi - ha consentito di evidenziare una vera accelerazione nella capacità di propagazione del virus, una spinta espansiva databile a dicembre 2019. Da un numero riproduttivo molto contenuto, inferiore a 1, a dicembre il virus è infatti passato a 2,6, osservazione che permette di ipotizzare la rapida acquisizione di una maggior efficienza di trasmissione del virus". Questa trasformazione, ipotizzano gli studiosi, "potrebbe essere dovuta a variazioni o nelle capacità del virus di trasmettersi da uomo a uomo, o nelle caratteristiche della popolazione prevalentemente infettata".
    L'accelerazione a dicembre

    Un altro aspetto chiave rilevato dai ricercatori, "collegato al precedente, è il tempo di raddoppiamento dell'epidemia", cioé il periodo nell'arco del quale si raddoppia il numero degli infetti. E' stato "stimato a partire da dicembre in circa quattro giorni, quindi inferiore a quello calcolato sulla base del numero dei casi notificati nello stesso periodo, che risultava pari a circa una settimana". La teoria degli scienziati è "che la trasmissione animale serbatoio-uomo e le prime trasmissioni interumane siano state limitatamente efficienti, per poi aumentare in rapidità ed efficienza durante il mese di dicembre".
    Le misure adottate in Cina

    "E' verosimile - commentano comunque gli autori - che tale rapidità di crescita dei casi si sia successivamente ridotta in seguito alle misure restrittive adottate in Cina. Ulteriori studi su genomi isolati in un periodo più recente potranno confermare l'utilità di queste tecniche anche nel valutare gli effetti delle misure di prevenzione adottate". "L'epidemiologia molecolare e lo studio della filogenesi virale - concludono i ricercatori - non sono influenzati da possibili fonti di incertezza, come i ritardi di notifica o le sottonotifiche di nuovi casi e rappresentano quindi un importante strumento complementare all'epidemiologia classica".
    La ricerca

    Il lavoro dei ricercatori italiani è stato appena accettato per la pubblicazione sul Journal of Medical Virology e i risultati sono già stati inviati dalla rivista all'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). L'équipe è di Gianguglielmo Zehender, Alessia Lai e Massimo Galli del Dipartimento di Scienze biomediche e cliniche (Dibic) Luigi Sacco dell'Università degli Studi di Milano e Crc Episomi (Epidemiologia e sorveglianza molecolare delle infezioni). La ricerca, condotta nel laboratorio della Clinica delle Malattie infettive del Dibic all'ospedale Sacco di Milano, è stata svolta "sulle variazioni del genoma virale e quindi sulla filogenesi del virus stesso - precisano gli autori - e non sul numero dei casi osservati".

    Oggetto dell'indagine 52 genomi virali completi di Sars-Cov-2 depositati in banche dati al 30 gennaio 2020. "La ricerca ha consentito la datazione dell'origine e la ricostruzione della diffusione dell'infezione nei primi mesi dell'epidemia in Cina - evidenziano gli studiosi - attraverso la stima di parametri epidemiologici fondamentali come il numero riproduttivo di base (R0) e il tempo di raddoppiamento delle infezioni".
    La scoperta cinese delle lacrime

    Alcuni ricercatori cinesi hanno recentemente rilevato il nuovo coronavirus nelle lacrime e nelle secrezioni congiuntivali di un paziente affetto da COVID-19. Un gruppo di ricercatori del First Affiliated Hospital della Scuola di Medicina della Zhejiang University ha condotto uno studio sui campioni raccolti in ospedale da 30 diversi pazienti risultati contagiati tra il 26 gennaio e il 9 febbraio. Tra questi, due campioni di secrezioni lacrimali e congiuntivali ottenuti da un paziente affetto da congiuntivite sono risultati positivi al nuovo virus, mentre 58 campioni prelevati da altri pazienti avevano prodotto risultati negativi.

  6. #6

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    È evidente che in Cina fosse in circolazione da ben prima di ottobre. Già a novembre infatti c'erano i primi casi accertati non occultati dalla stampa.
    Che l'Italia sia tra i paesi europei più colpiti non deve stupire affatto: l'Italia, per la sua posizione geografica, è sempre stato "il porto d'Europa" a causa degli intensi scambi commerciali del nostro paese con l'estero.


    Storicamente infatti ogni epidemia in Europa importata da fuori si è sempre manifestata dapprima nella nostra penisola.

    Nulla di cui stupirci, così come non deve stupire che al momento in Scandinavia vi siano zero o pochi casi, per motivi analoghi (da sempre sono stati periferici negli scambi commerciali).

  7. #7
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    Coronavirus "ha 30 mila lettere. Scoprire come e quando muta"
    'Mettere subito a disposizione della ricerca i risultati della sequenza ceppo italiano isolato a Milano'

    Coronavirus ha 30 mila lettere. Scoprire come e quando muta
    Pubblicato il: 28/02/2020 10:48

    di Margherita Lopes

    "Speriamo che i ricercatori milanesi rendano subito disponibili alla comunità scientifica, come hanno fatto i cinesi, i risultati della sequenza del ceppo italiano del coronavirus: abbiamo bisogno di queste informazioni per comprende un elemento importante, ovvero il tasso di mutazione di questo virus". A spiegarlo all'Adnkronos Salute è Giuseppe Novelli, genetista dell'Università di Roma Tor Vergata, che aggiunge: "Si tratta di un virus a Rna lungo 30 mila lettere, ma ancora mancano i dati per permetterci di valutare il tasso di mutazione".

    Anzi, "sarebbe utile mettere in piedi una task force ad hoc, proprio per valutare questo aspetto, che noi chiamiamo tasso di mutazione di replica. La Sars - afferma il genetista - ogni volta che replicava cambiava una lettera ogni 10 mila, questo virus dai primi dati sembra più veloce, ne cambia una ogni 1.000. Ma è bene fare chiarezza. E per farlo ci aiutano le sequenze realizzate allo Spallanzani e al Sacco. Il confronto con i dati della Cina - aggiunge - ci permetterà di fare proiezioni e comprendere meglio questo microrganismo". Per Novelli "dobbiamo abituarci: i virus sono strutture biologiche che mutano e fanno salti di specie, e questo non sarà l'ultimo. Ma è importante ritrovare razionalità, anche nella comunicazione, e univocità nella comunicazione dei casi", conclude.

    LA PROPOSTA - "Dobbiamo abituarci al fatto che i virus sono strutture biologiche che mutano, e acquisiscono l'abilità di fare il salto di specie. Il nuovo coronavirus non sarà l'ultimo. Ecco perché sarebbe importante creare un'unità ad hoc per lo studio dei virus epidemici, un po' come l'Istituto per lo studio del raffreddore messo in piedi anni fa in Gran Bretagna, e poi chiuso". E' la proposta di Giuseppe Novelli, che parlando all'Adnkronos Salute auspica la creazione di una struttura specializzata, "magari sotto il cappello del Centro nazionale per la biosicurezza e le biotecnologie, o dell'Istituto superiore di sanità. Un gruppo di studio che coordini tutti i laboratori italiani, che sono eccellenti, impegnati in questo settore", conclude il genetista.

  8. #8
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    Coronavirus, polmoniti anomale a metà gennaio: "Così è nato il focolaio di Codogno”

    La svolta della task force di medici sul boom di influenze che retrodata la propagazione del contagio. “Solo con più infetti inconsapevoli in circolazione per molti giorni, si spiegano diffusione e velocità del virus"

    dal nostro inviato GIAMPAOLO VISETTI28 febbraio 2020
    Coronavirus, polmoniti anomale a metà gennaio: "Così è nato il focolaio di Codogno”
    (ansa)
    CODOGNO - Il focolaio italiano del coronavirus covava sotto la cenere "almeno dalla metà di gennaio". Da questa conclusione si trova "ormai a un passo" la task force di epidemiologi, ricercatori, forze dell'ordine e inquirenti al lavoro a Milano e dentro la zona rossa del contagio. Grazie alla genetica, poche conferme separano ormai gli scienziati anche dalla ricostruzione del nesso tra "il principale epicentro dell'epidemia", individuato tra i dieci Comuni isolati nel Basso Lodigiano, e quello definito "secondario" di Vo', nel Padovano. A una settimana dalla prima diagnosi nell'ospedale di Codogno, l'individuazione del "paziente zero" resta incerta. A vacillare però è in particolare, secondo chi segue il dossier, anche l'ipotesi che il dipendente dell'Unilever di Casalpusterlengo sia il "paziente uno".

    L'uomo, 38 anni di Castiglione, ha diffuso il Covid-19 nell'ospedale del primo ricovero a Codogno e tra coloro che ha frequentato per giorni una volta infetto, al lavoro a facendo sport. La caccia a chi ha involontariamente trasformato l'area ora sigillata in Lombardia in una sorta di "Wuhan italiana", dilagata poi nel resto della regione, nelle zone confinanti dell'Emilia e del Nord Italia, ha registrato una svolta grazie a medici, operatori delle case di riposo e farmacisti dei centri dove si concentra l'origine di oltre il 90 epr cento dei casi di positività.

    Dopo l'esplosione dell'emergenza tra Codogno, Castiglione d'Adda e Casalpusterlengo, i sanitari hanno ricollegato tra loro decine di pazienti, non solo anziani, che da metà gennaio "sono stati colpiti da strane polmoniti, febbri altissime e sindromi influenzali associate a inspiegabili complicanze". Fino al 20 febbraio, giorno in cui il primo caso è stato accertato nell'ospedale di Codogno grazie all'intuizione di una anestesista, nessun italiano privo di rapporti anche indiretti con la Cina, era risultato positivo ai test.


    Nel Basso Lodigiano già in gennaio c'era però un boom, non inosservato, di influenze e polmoniti. Purtroppo nessun elemento previsto dai protocolli sanitari internazionali l'ha ricondotto "a fattori estranei alla stagionalità". "Eravamo tutti convinti - dice Alberto Gandolfi, medico di base in quarantena a Codogno con vari assistiti infetti - che quelle polmoniti fossero favorite da freddo e assenza di pioggia. Rivelate dalle lastre, sono state curate con i consueti antibiotici". Ora il quadro è cambiato e la verità emerge da cartelle cliniche e ricette farmaceutiche di tutti i pazienti della zona rossa, che per oltre un mese sono stati curati per influenze e polmoniti "normali". La maggioranza è guarita, ma nel sangue sono rimaste le tracce degli anticorpi contro il Covid-19.

    Dopo l'isolamento del "ceppo lombardo" del coronavirus a Milano, queste vengono ora incrociate geneticamente tra loro. In laboratorio, anche a Roma e a Pavia, prende così forma una rete sempre più precisa di relazioni personali anche non dichiarate, o che gli stessi contagiati non ricordano. "Tra giovedì 20 e lunedì 24 febbraio - spiega uno dei ricercatori - siamo improvvisamente passati da zero a oltre 200 casi di coronavirus tra 50 mila persone di un unico territorio. Effetto di tamponi fatti a tappeto, ma una simile accelerazione non ha precedenti nemmeno in Cina e non trova riscontri nei tempi d'incubazione del Covid-19".

    Speciale Anatomia del coronavirus, tutto quello che c'è da sapere

    Per questo nelle ultime ore viene retrodatata la "diffusione silente" del contagio nel Lodigiano e chi cerca la verità sull'epidemia in Italia tende a concludere che il "paziente uno", stabile e ancora intubato al San Matteo di Pavia, possa non essere tale. Soltanto "con più infetti inconsapevoli in circolazione per parecchi giorni" si spiegano "diffusione, velocità e trasversalità" del contagio infine scoperto giovedì 20 nell'attuale "zona rossa". Area che, pur con crescenti deroghe per consentire una ripresa parziale di aziende e servizi, potrebbe vedere prolungato l'isolamento. All'inizio la cintura sanitaria, presidiata dai posti di blocco, era fissata fino al 4 marzo. Da ieri le autorità temono di doverla prorogare "come minimo fino a metà mese". Più probabile "almeno fino a fine marzo".

  9. #9
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    Galli: «Il Coronavirus in Italia da settimane. I pazienti gravi? Contagi vecchi e sintomi lenti»
    L’infettivologo: «Uno tsunami per il sistema sanitario. I quadri clinici gravi non fanno pensare che l’infezione sia recente. Il virus circolava già prima di gennaio»

    L’intervista
    Galli: «Il Coronavirus in Italia da settimane. I pazienti gravi? Contagi vecchi e sintomi lenti»
    ROMA — Mentre parliamo al telefono per analizzare l’impennata dei casi di Covid-19, il professor Massimo Galli — primario infettivologo dell’ospedale «Sacco» di Milano — è in reparto, costretto a interrompere tre volte la conversazione per rispondere ai colleghi di altre strutture che chiedono di potergli inviare pazienti gravi: «Quello che lei sta ascoltando in tempo reale vale più delle mie risposte. Siamo in piena emergenza. Sì, sono preoccupato».

    Come si spiega questa impennata di contagi?
    «È accaduto quello che molti di noi temevano e speravano non accadesse. Il virus ha dimostrato di aver eluso i criteri di sorveglianza. L’epidemia ha a tutti gli effetti conquistato una parte d’Italia. Ci troviamo a dover gestire una grande quantità di malati con quadri clinici importanti. Sta succedendo qualcosa di grave, non soltanto da noi ma anche in Germania e Francia, che potrebbero ritrovarsi presto nelle nostre stesse condizioni e non glielo auguro. Stiamo trattando una marea montante di pazienti impegnativi».

    A cosa è dovuta questa esplosione di casi?
    «I quadri clinici gravi non fanno pensare che l’infezione sia recente. È verosimile che i ricoverati abbiamo alle spalle dalle due alle quattro settimane di tempo intercorso dal momento in cui hanno preso il virus allo sviluppo di sintomi molto seri, dalla semplice necessità di aiutarli con l’ossigeno fino a doverli assistere completamente nella respirazione».

    C’è chi ha paragonato questa malattia all’influenza. Accostamento incauto?
    «Chi ha cercato di infondere tranquillità, e li capisco, non ha considerato le potenzialità di questo virus. In quarantadue anni di professione non ho mai visto un’influenza capace di stravolgere l’attività dei reparti di malattie infettive. La situazione è francamente emergenziale dal punto di vista dell’organizzazione sanitaria. È l’equivalente dello tsunami per numero di pazienti con patologie importanti ricoverati tutti insieme. Le descrivo la giornata di venerdì, prima che arrivasse la nuova ondata di casi. In Lombardia erano 85 i posti letto occupati da malati intubati con diagnosi di Covid-19, una fetta molto importante di quelli disponibili. Per non contare il rischio di contagio al quale sono esposti gli operatori. Un carico di lavoro abnorme».

    Le misure predisposte dal governo italiano hanno funzionato?
    «È stato fatto tutto ciò che era possibile e adesso bisogna continuare con le restrizioni, cercando di evitare il più possibile l’affollamento. Purtroppo il virus è entrato in Italia prima che si cominciasse a ostruirgli la strada con la chiusura dei voli dalla Cina. La penetrazione nel nostro Paese è precedente, circolava già prima della fine di gennaio anche a giudicare dall’impennata di questi ultimi giorni. Sono tutti contagi vecchi per la maggior parte. Risalgono agli inizi di febbraio, qualcuno anche a prima».

    Significa che questa malattia si sviluppa lentamente a cominciare dal contagio?
    «È esattamente così. Ha più fasi e si esprime nella sua massima gravità anche a 7-10 giorni dalla comparsa dei primi sintomi. È molto probabile che dietro tutti i pazienti gravi ce ne siano altrettanti infetti ma meno gravi. Per usare un termine tipico dell’epidemiologia, questa è solo la punta dell’iceberg. Anche la migliore organizzazione sanitaria del mondo, e noi siamo tra queste, rischia di non reggere un tale impatto».

    L’Italia sembra per ora divisa in due. Al Nord l’emergenza, al Centro-Sud un’apparente calma. Come mai?
    «Poteva capitare ovunque e non ci sarebbe stata differenza. Qualcuno, forse una sola persona, è arrivato a Codogno e ha sparso l’infezione senza che ce ne accorgessimo. Un fenomeno casuale con l’aggravante che il focolaio è partito in ospedale. Mi auguro che non accada di nuovo quello che è successo in Lombardia dove un paziente infetto si è presentato al Pronto soccorso e non è stato riconosciuto perché i criteri di classificazione dei sospetti dettati dall’Organizzazione mondiale della sanità erano già superati. Credo che grazie a questo precedente gli ospedali siano allertati».

    Lei cosa prevede?
    «La maggior parte dei malati guariscono ma ce ne sono tanti, troppi, da assistere. Le aree metropolitane finora sono rimaste fuori dalla zona rossa e speriamo restino così».

    1 marzo 2020 (modifica il 1 marzo 2020 | 11:24)

  10. #10
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