In base a criteri “fondamentali” quando è che si prende profitto
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  1. #1

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    In base a criteri “fondamentali” quando è che si prende profitto

    su un titolo che sale?
    Mettiamo che il titolo sul quale avete investito sulla base di fondamenti solidi salga. Quando è che decidete di uscire dal titolo? In base a cosa?

  2. #2

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    Citazione Originariamente Scritto da fallugia Visualizza Messaggio
    su un titolo che sale?
    Mettiamo che il titolo sul quale avete investito sulla base di fondamenti solidi salga. Quando è che decidete di uscire dal titolo? In base a cosa?
    Probabilmente quando analizzando detto titolo e ponendosi la domanda "a questi prezzi entreresti?" la risposta sarebbe una roba del tipo "neanche morto".

    Per chi vende, tanti non vendono mai.

  3. #3

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    Citazione Originariamente Scritto da Tonno Subito Visualizza Messaggio
    Probabilmente quando analizzando detto titolo e ponendosi la domanda "a questi prezzi entreresti?" la risposta sarebbe una roba del tipo "neanche morto".

    Per chi vende, tanti non vendono mai.
    Interessante. Mettiamo che io abbia Apple in portafoglio, comprata a prezzi che sono la metà degli attuali. Potrei dire che a questi prezzi non entrerei manco morto? E, nel caso di risposta affermativa, chiudere tutta la posizione o, per esempio, solo metà?

  4. #4

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    Citazione Originariamente Scritto da fallugia Visualizza Messaggio
    Interessante. Mettiamo che io abbia Apple in portafoglio, comprata a prezzi che sono la metà degli attuali. Potrei dire che a questi prezzi non entrerei manco morto? E, nel caso di risposta affermativa, chiudere tutta la posizione o, per esempio, solo metà?
    Se sei entrato usando un preciso modello di valutazione devi usare lo stesso per porti la domanda e darti la risposta.
    Esempio pratico con numeri ARBITRARI.

    Poniamo che entri in Apple usando il rapporto P/E, diciamo solo questo per tenerla sul semplice.
    Quindi ipotizziamo anche che tu ti costruisca di conseguenza una scala per regolare i tuoi ingressi nei titoli che ti interessano, ad esempio valuterai un titolo con P/E inferiore a 10 come a super sconto da comprare domani, tra 10 e 20 come buono, tra 20 e 30 come passabile ma non il massimo, tra 30 e 40 come valutazioni tirate e oltre 40 come da non comprare perché troppo caro.
    Entri quindi in Apple con P/E di 22, non ottimale ma neanche un brutto rapporto, dopo un anno ti trovi un P/E di 42.
    Secondo la tua stessa valutazione 42 è in zona "non comprare perché troppo caro", a mio avviso la cosa è coerente con la vendita del titolo in quanto la valutazione appare non confacente alla scala che TU ti sei creato (che potrebbe divergere dalla mia o da quella di un altro).

    Per quanto riguarda quanto vendere, anche lì è soggettivo, se il titolo è raddoppiato potresti a buon diritto incassare metà e lasciar correre l'altra metà, a patto che però sia qualcosa che hai preventivato prima, fosse invece una cosa dettata dal momento sarebbe già deleteria per la tenuta della tua strategia (se cominci a cambiare le regole in corso d'opera non va bene).

    Spero di aver chiarito un po' meglio.

  5. #5
    L'avatar di zakzakit
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    Ci sono due libri "classici" che hanno dedicato espressamente un capitolo all'argomento.
    Il capitolo 6 di "Common stocks and uncommon profits" di Phil Fisher , intitolato "When to sell", e il capitolo 17 di "One up on Wall Street" di Peter Lynch, intitolato "The best time to buy and sell".
    L'approccio di Lynch è quello di un gestore di fondi, suddivide le azioni in sei categorie ciascuna delle quali viene comprata/venduta con metodi di valutazione differenti.
    L'approccio di Fisher è molto più selettivo, sostanzialmente il prezzo è un fattore di valutazione solamente quando si compra, non si vende mai per motivi di prezzo ma solamente in caso di deterioramento del business, o in caso di errore di valutazione.
    Molto simile al metodo di Fisher è il "Sit on your ass investing" praticato da Charlie Munger, differisce la tipologia di azioni ma non la predisposizione a tenerle indefinitamente.
    Ben Graham, il primo Buffett e Mohnish Pabrai applicano il concetto di "margine di sicurezza" (v. capitolo 20 dell"Intelligent investor" di Ben Graham) vendendo al fair value azioni comprate molto al di sotto. Graham aveva anche un tempo limite per il raggiungimento del fair value, un paio d'anni, passato il quale vendeva comunque, Pabrai è molto più estremo sia come margine sia come tempo che è disposto ad aspettare.
    Pabrai, Munger, Fisher e altri ti contesterebbero il fatto che è quando si vende che si "prende profitto". Il profitto, secondo loro, si prende sostanzialmente aspettando ("sitting on your ass").

    Personalmente, sono molto tentato di applicare il metodo Fisher/Munger. Comprai tempo fa Amazon a 500$ e la vendetti a 700$ reputando un guadagno del 40% in pochi mesi un buon affare, e l'azione a quel punto sopravvalutata. Errore che ho forse reiterato l'anno scorso vendendo Paypal e Nvidia (anche se su queste se non altro ho aspettato ben oltre il +40%). Adesso ho Roku e Square che hanno raggiunto in pochi mesi valutazioni assurde, probabilmente le terrò comunque.

  6. #6

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    Anch'io da quel poco che ho letto mi son fatto l'idea che vendano solo se c'è errore o peggioramento del settore.
    Ho iniziato a leggere l'investitore intelligente, ma purtroppo vado a rilento per via dei vari impegni. Molto interessante!

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