Settore oil e materie prime in generale - Pagina 6
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Piazza Affari mosca bianca in UE grazie a exploit di tre pesi massimi del Ftse Mib
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  1. #51
    L'avatar di pmc
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    Citazione Originariamente Scritto da nemo17 Visualizza Messaggio
    Ecco questa cosa non la capisco..ok ..ridurre al massimo le uscite visto il momento pessimo,prezzo del petrolio ecc.
    Però è proprio quando il titolo è sui minimi che andrebbe fatto il buy back..
    Tecnicamente si, però se devi scegliere fra investire le risorse liquide e mantenere in vita l'attività, credo che sia più che normale scegliere la seconda. Anche perchè i prezzi delle azioni basse non lo puoi sapere per quanto ci resteranno e se scenderanno ancora. Meglio a quel punto puntare per salvaguardare l'attività.
    Io la vedo cosi

  2. #52
    L'avatar di maste
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    Conoco Phillips

    ConocoPhillips, maggiore compagnia petrolifera indipendente americana, nel quarto trimestre ha visto salire notevolmente le perdite, complice il ribasso dei prezzi delle materie prime. La societa' ha dunque abbassato i dividendi da 74 a 25 centesimi per azione e ha tagliato le guidance sugli investimenti in conto capitale per l'anno in corso da 7,7 a 6,4 miliardi di dollari e quelle sui costi operativi da 7,7 a 7 miliardi. "Non sappiamo quanto dureranno la crisi e il calo delle materie prime, quindi riteniamo prudente fare programmi ipotizzando che dureranno a lungo", ha detto l'amministratore delegato Ryan Lance. Nei tre mesi ConocoPhillips, che non ha fornito indicazioni sul fatturato trimestrale e annuale, ha riportato perdite nette per 3,5 miliardi di dollari, -2,78 dollari per azione, contro il rosso da 39 milioni, -3 centesimi per azione, dello stesso periodo del 2014. Escudendo le voci straordinarie, le perdite sono state di 90 centesimi per azione, piu' dei 64 centesimi attesi dagli analisti. Nell'intero anno la societa' ha riportato perdite nette per 4,4 miliardi di dollari, -3,58 dollari per azione, contro l'utile per 6,9 miliardi, 5,51 dollari per azione, del 2014. Escludendo le voci straordinarie, le perdite 2015 sono state di 1,7 miliardi, contro il profitto di 6,6 miliardi dell'anno precedente.

    Conoco Phillips - Oil Major (Failure) - ConocoPhillips (NYSE:COP) | Seeking Alpha

  3. #53

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    Citazione Originariamente Scritto da nemo17 Visualizza Messaggio
    Ecco questa cosa non la capisco..ok ..ridurre al massimo le uscite visto il momento pessimo,prezzo del petrolio ecc.
    Però è proprio quando il titolo è sui minimi che andrebbe fatto il buy back..
    se però devi salvaguardare la liquidità di breve per a) sostenere la tua attività operativa (aka quella che ti fa portare a casa soldi) e b) mantenere il rating di emissione delle tue obbligazioni (altrimenti dovresti riconoscere uno spread più alto), che diavolo ti metti a fare buyback?

  4. #54

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    Citazione Originariamente Scritto da 2lire Visualizza Messaggio
    se però devi salvaguardare la liquidità di breve per a) sostenere la tua attività operativa (aka quella che ti fa portare a casa soldi) e b) mantenere il rating di emissione delle tue obbligazioni (altrimenti dovresti riconoscere uno spread più alto), che diavolo ti metti a fare buyback?
    che domanda...

    servono a "pagare" i bonus miliardari elargiti al management della società...la societa garantisce i bonus ai managers come stock options...quasi sempre "backdated"...finito l'anno in questione queste azioni "extra" (milioni) andranno a diluire il capitale degli azionisti...cosa si fa opportunamente?
    s'inizia (o si continua) un piano di buyback ( a i massimi delle quotazioni)...quindi le azioni circolanti ritornano a livelli "accetabili", nel frattempo il management diventano dei "billionaires" e il resto dei dipendenti si "arrangia" sempre come puo...con il solito stipendio

    brillante! no?

    poi, sui media lo stesso management decanta tutte le minc.hiate possibili...riguardo a questi buyback...di quanto creano "valore", la bonta e quanto siano "convenienti" per tutto il resto dell'azionariato; perchè è come pagare un dividendo "extra" (tax free) per gli azionisti, ecc...

    perchè meglio non pagare un divendo "normale" o aumentare quello esistente? vi domanderete voi...semplice! perchè c'e il rischio di dover pagare una cifra molto più elevata di quella disponibile con tutte le "nuove" azioni in giro e questo porterebbe a uno "sbilanciamento" delle proviggioni.

    non a caso, in america il divario tra chi non ha niente e chi ha di tutto aumenta sempre a dismisura e rispetto a decenni fa ora le aziende (controllate dal management) si focalizzano sempre più in fare buybacks piuttosto che pagare dividendi...i dirigenti aziendali utilizzano la stessa richezza dell'azienda per arrichirsi sulle spalle del resto degli azionisti
    Ultima modifica di Aerodynamik; 06-02-16 alle 14:09

  5. #55
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  6. #56
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    Citazione Originariamente Scritto da maste Visualizza Messaggio
    e qui c'è la risposta alla domanda di Nemo (ancora con numeri pre Q4 '15):

    "Anche Big Oil ha poco da festeggiare: è vero che la situazione è migliore in termini di FCF (per lo meno i flussi operativi coprono il capex, grazie soprattutto alla maggiore diversificazione delle loro attività), ma i flussi di cassa sono comunque negativi dopo le distribuzioni agli azionisti (dividendi e buyback). Queste distribuzioni sono necessarie per supportare il prezzo delle azioni (sono infatti considerate aziende mature dalle quali aspettarsi buoni dividend yield, a maggior ragione in tempi di bassi tassi d’interesse): ma sono state possibili solo grazie all’aumento esponenziale del debito, ed i buyback stanno infatti cominciando a ridursi.
    E stanno anche pagando di più per ottenere di meno: escludendo ENI, per le Big 5 la produzione annuale è diminuita di 12% dal 2010 al 2014, da 6,2 milioni di barili a 5,5 milioni; ed il costo al barile è cresciuto di 82%, da circa $16/barile a quasi $30/barile. Infine, il reserve replacement ratio (il rapporto tra nuova riserve e produzione) è sceso a 76% nel 2014, il livello più basso dal 2007. Le super-majors sembrano in una fase di auto-liquidazione, visto che stanno restituendo agli azionisti più di quello che l’attività operativa genera."
    Anteprime Allegate Anteprime Allegate Settore oil e materie prime in generale-image04.jpg  

  7. #57
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  8. #58
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    Royal Dutch Shell’s decision to sell electricity direct to industrial customers is an intelligent and creative one. The shift is strategic and demonstrates that oil and gas majors are capable of adapting to a new world as the transition to a lower carbon economy develops. For those already in the business of providing electricity it represents a dangerous competitive threat. For the other oil majors it poses a direct challenge on whether they are really thinking about the future sufficiently strategically. The move starts small with a business in the UK that will start trading early next year. Shell will supply the business operations as a first step and it will then expand. But Britain is not the limit — Shell recently announced its intention of making similar sales in the US. Historically, oil and gas companies have considered a move into electricity as a step too far, with the sector seen as oversupplied and highly politicised because of sensitivity to consumer price rises. I went through three reviews during my time in the industry, each of which concluded that the electricity business was best left to someone else.
    What has changed? I think there are three strands of logic behind the strategy. First, the state of the energy market. The price of gas in particular has fallen across the world over the last three years to the point where the International Energy Agency describes the current situation as a “glut”. Meanwhile, Shell has been developing an extensive range of gas assets, with more to come. In what has become a buyer’s market it is logical to get closer to the customer — establishing long-term deals that can soak up the supply. Given its reach, Shell could sign contracts to supply all the power needed by the UK’s National Health Service or with the public sector as a whole as well as big industrial users. It could agree long-term contracts with big businesses across the US. To the buyers, Shell offers a high level of security from multiple sources with prices presumably set at a discount to the market. The mutual advantage is strong. Second, there is the transition to a lower carbon world. No one knows how fast this will move, but one thing is certain: electricity will be at the heart of the shift with power demand increasing in transportation, industry and the services sector as oil and coal are displaced.
    Shell, with its wide portfolio, can match inputs to the circumstances and policies of each location. It can match its global supplies of gas to growing Asian markets while developing a renewables-based electricity supply chain in Europe. The new company can buy supplies from other parts of the group or from outside. It has already agreed to buy all the power produced from the first Dutch offshore wind farm at Egmond aan Zee. The move gives Shell the opportunity to enter the supply chain at any point — it does not have to own power stations any more than it now owns drilling rigs or helicopters. The third key factor is that the electricity market is not homogenous. The business of supplying power can be segmented. The retail market — supplying millions of households — may be under constant scrutiny with suppliers vilified by the press and governments forced to threaten price caps but supplying power to industrial users is more stable and predictable, and done largely out of the public eye. The main industrial and commercial users are major companies well able to negotiate long-term deals.
    Given its scale and reputation, Shell is likely to be a supplier of choice for industrial and commercial consumers and potentially capable of shaping prices. This is where the prospect of a powerful new competitor becomes another threat to utilities and retailers whose business models are already under pressure. In the European market in particular, public policies that give preference to renewables have undermined other sources of supply — especially those produced from gas. Once-powerful companies such as RWE and EON have lost much of their value as a result. In the UK, France and elsewhere, public and political hostility to price increases have made retail supply a risky and low-margin business at best. If the industrial market for electricity is now eaten away, the future for the existing utilities is desperate. Shell’s move should raise a flag of concern for investors in the other oil and gas majors. The company is positioning itself for change. It is sending signals that it is now viable even if oil and gas prices do not increase and that it is not resisting the energy transition. Chief executive Ben van Beurden said last week that he was looking forward to his next car being electric. This ease with the future is rather rare. Shareholders should be asking the other players in the old oil and gas sector to spell out their strategies for the transition.

  9. #59

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    Citazione Originariamente Scritto da Leite Visualizza Messaggio
    Shareholders should be asking the other players in the old oil and gas sector to spell out their strategies for the transition.
    Sbaglio o nel suo piccolo ENI è stata la prima?

  10. #60
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    Ultima modifica di Leite; 18-10-17 alle 15:53

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