Shein accelera verso l’IPO a Hong Kong: obiettivo raccolta miliardaria, resta il nodo Pechino
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Il colosso globale del fast fashion, Shein Group Ltd., sta intensificando i preparativi per sbarcare alla Borsa di Hong Kong. L’operazione potrebbe rappresentare l’epilogo di un percorso durato diversi anni, segnato da rinvii e ostacoli normativi, per assicurare al gigante dell’e-commerce il debutto sui mercati azionari.
Target nei prossimi mesi, l’ostacolo è il via libera della CSRC
Secondo fonti vicine al dossier, Shein e i suoi advisor finanziari puntano ad avviare l’Offerta Pubblica Iniziale (IPO) già nei prossimi mesi. Il semaforo verde resta subordinato alla formale approvazione della China Securities Regulatory Commission (CSRC), l’autorità di vigilanza sui mercati di Pechino. Tuttavia, i recenti round di colloqui tra la società e il regolatore cinese avrebbero mostrato segnali decisamente più incoraggianti e positivi rispetto al passato, accelerando di fatto la tabella di marcia.
L’obiettivo finanziario di Shein sarebbe quello di raccogliere alcuni miliardi di dollari attraverso il collocamento. La cifra definitiva e la quota di capitale sul mercato dipenderanno in ultima istanza dalla valutazione complessiva che verrà assegnata alla compagnia in sede di bookbuilding. Nonostante i preparativi stiano procedendo a ritmo serrato, gli analisti predicano cautela: non esiste ancora una data ufficiale e, data la complessità geopolitica e regolamentare che circonda l’assegno societario, il rischio di ulteriori slittamenti non può essere del tutto escluso.
Il fattore politico: Pechino e i nodi reputazionali di Shein
Dietro il lungo stallo normativo emergono soprattutto motivazioni di carattere politico e reputazionale. Come riporta Rueters, Shein fondata nel 2012 dal riservato imprenditore cinese Sky Xu, ha dovuto attendere un anno intero per ottenere un via libera da Pechino che ha richiesto l’avallo dei massimi vertici del Partito Comunista Cinese. Secondo fonti dirette, il governo considera infatti la multinazionale del fast fashion un’entità politicamente sensibile.
Le autorità cinesi temono che una quotazione internazionale possa amplificare i dossier spinosi legati al gruppo, già finito al centro delle polemiche globali per le dure segnalazioni sulle condizioni di lavoro nella sua catena di fornitura in Cina e per recenti scandali d’immagine in Europa, come il caso delle bambole sessuali in Francia.
Il nodo della valutazione
La scelta di Hong Kong arriva dopo un percorso tortuoso, segnato dai tentativi falliti di Shein di quotarsi a Wall Street e a Londra, e da una forte pressione da parte degli azionisti che ha ridimensionato la valutazione della compagnia a circa 30 miliardi di dollari, meno di un terzo rispetto ai massimi storici.
Intanto il colosso del fast fashion scommette sulla straordinaria vitalità del mercato delle IPO di Hong Kong: nonostante l’indice principale perda il 6% dall’inizio dell’anno, i nuovi collocamenti sulla piazza asiatica hanno già raccolto quasi 35 miliardi di dollari, offrendo a Shein la finestra di liquidità ideale per finalizzare lo sbarco in borsa.