Istat: PIL accelera a +0,3% ma contesto internazionale rimane incerto
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L’economia italiana continua a mostrare segnali di tenuta nonostante un contesto internazionale ancora caratterizzato da incertezze geopolitiche e finanziarie. È quanto emerge dalla nota dell’Istat sull’andamento dell’economia italiana relativa ai mesi di maggio e giugno 2026, che evidenzia una crescita del Pil superiore a quella dell’area euro, un’inflazione che resta sotto controllo e un graduale miglioramento dei conti pubblici, con effetti positivi anche sul rapporto tra debito e prodotto interno lordo.
Istat: Pil in crescita più dell’area euro
Il dato più significativo riguarda proprio il Prodotto interno lordo. Nei primi tre mesi del 2026 il Pil italiano è aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente, in controtendenza rispetto all’area euro, che nello stesso periodo ha registrato una flessione dello 0,2%. Un risultato che conferma la maggiore resilienza dell’economia italiana in una fase di rallentamento per gran parte dei principali partner europei.
Secondo l’Istat, la crescita è stata sostenuta sia dalla domanda nazionale, al netto della variazione delle scorte, sia soprattutto dalla domanda estera, che ha fornito il contributo più consistente all’espansione dell’attività economica. In senso opposto hanno invece inciso negativamente proprio le scorte. Alla luce di questo andamento, la crescita acquisita per l’intero 2026 si attesta allo 0,6%, offrendo una base positiva per il prosieguo dell’anno.
Debito pubblico, il sostegno arriva dalla crescita economica
Il quadro macroeconomico favorisce anche un miglioramento dei principali indicatori di finanza pubblica. Sebbene la nota dell’Istat non diffonda nuovi dati specifici sul debito pubblico, una crescita del Pil rappresenta un elemento importante perché contribuisce a rendere più sostenibile il peso del debito sul totale dell’economia. Un’espansione dell’attività economica, infatti, aumenta il denominatore del rapporto debito/Pil e, a parità di altre condizioni, ne favorisce una graduale riduzione. Un aspetto particolarmente rilevante per l’Italia, che continua a essere uno dei Paesi europei con il più elevato livello di debito pubblico.
Inflazione in rallentamento e carrello della spesa meno caro
Anche sul fronte dei prezzi arrivano indicazioni incoraggianti. A giugno si registra una moderata accelerazione dell’inflazione energetica, con un incremento tendenziale del 12,7%, in lieve aumento rispetto all’11,9% di maggio. Tuttavia, su base mensile i prezzi dell’energia risultano in leggera diminuzione (-0,2%), segnale che le tensioni restano contenute nonostante le recenti turbolenze sui mercati internazionali delle materie prime. Più significativo è invece il rallentamento dei prezzi dei beni alimentari. L’inflazione del comparto scende all’1,9% dal 2,3% di maggio grazie soprattutto alla minore crescita dei prodotti alimentari non lavorati. Anche su base mensile si osserva una flessione dello 0,4%, mentre i prodotti alimentari lavorati mostrano un incremento molto contenuto.
Prosegue inoltre la decelerazione dei prezzi dei servizi, che passano dal 2,8% al 2,6% su base annua. A rallentare sono in particolare i servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona, oltre ai servizi di trasporto. Resta sostanzialmente stabile, invece, l’inflazione dei beni industriali al netto di alimentari ed energia, ferma allo 0,6%. Si tratta di un dato che conferma come le pressioni inflazionistiche più persistenti continuino a essere limitate.
Un segnale positivo arriva anche dal cosiddetto “carrello della spesa“. La crescita dei prezzi dei beni acquistati con maggiore frequenza dalle famiglie rallenta all’1,6% dall’1,9% del mese precedente, mantenendosi ben al di sotto dell’inflazione generale. Scende inoltre l’inflazione di fondo, che esclude energia e alimentari freschi, passando dall’1,7% all’1,6%, mentre l’inflazione “core” acquisita per il 2026 si attesta all’1,7%.
Anche le aspettative di famiglie e imprese indicano un quadro più favorevole. A giugno diminuisce per il secondo mese consecutivo la quota di consumatori che si aspetta un aumento dell’inflazione nei dodici mesi successivi, scesa al 55,7% dal 57,8% di maggio e dal 69,4% registrato ad aprile. Parallelamente, in tutti i principali comparti produttivi si riduce il numero di imprese intenzionate ad aumentare i listini, mentre cresce la percentuale di aziende che prevede di mantenerli invariati.
Il contesto internazionale resta incerto
Lo scenario internazionale resta comunque complesso. Negli Stati Uniti l’economia cresce a tassi ancora sostenuti, mentre la più contenuta espansione nell’area euro è dovuta al maggior impatto degli shock energetici legati alle tensioni in Medio Oriente. La
manifattura in Cina continua a essere trainata dall’export nei settori a elevata tecnologia, a fronte di una debolezza dei consumi privati.
In sostanza, l’Istat evidenzia come le prospettive dell’economia mondiale restano incerte, sebbene lo scenario geopolitico abbia mostrato
un lieve miglioramento rispetto alle forti tensioni di inizio anno. Nonostante la recente riduzione dei costi energetici, gli effetti sistemici della guerra tra Usa e Iran pesano ancora sull’inflazione globale.