Notizie Notizie Italia UniCredit sfoglia la margherita, Mps riflette (oggi cda): è risiko mania. Bpm e Bper osservate speciali

UniCredit sfoglia la margherita, Mps riflette (oggi cda): è risiko mania. Bpm e Bper osservate speciali

22 Giugno 2026 09:35

Il risiko bancario non sembra conoscere soste, dentro e fuori dai confini italiani. Mentre venerdì Unicredit ha concluso la prima parte dell’offerta su Commerz con adesioni del 12,51% portandosi così al 42,5% della banca tedesca (quota che virtualmente è oltre il 57% se si considerano i derivati), in Italia a tenere banco sono le possibili mosse della stessa Unicredit così come le contromosse di Mps e Bpm dopo l’affondo di Intesa Sanpaolo con l’offerta da oltre 30 miliardi sul Monte.

Unicredit al secondo tempo per Commerz

Come detto Unicredit è nel pieno della sua campagna tedesca, con l’Ops che da oggi si aprirà per un periodo di altre due settimane per aderire alle stesse condizioni. E da qui al 3 luglio le adesioni potrebbero essere significative anche considerando il corso dei due titoli, con Unicredit che ha mostrato una forza relativa toccando anche un massimo oltre quota 80 euro la scorsa settimana. Questo si traduce in un premio di circa il 4% rispetto al rapporto di concambio fissato a 0,485 azioni Unicredit in cambio di una azione Commerzbank.

Se si considera il concambio tra i titoli, si vede che l’esplorazione dell’area oltre gli 80 euro ad azione che il titolo Unicredit ha iniziato da qualche seduta, ha portato il premio sul cambio a oltre quel 4 per cento che rappresentava, secondo le affermazioni del ceo di Commerzbank, Bettina Orlopp, il livello minino da riconoscere alla banca tedesca. Pertanto la convenienza ad aderire aumenta.

Orcel sfoglia la margherita in Italia

Il ceo di Unicredit, Andrea Orcel, guarda oltre la partita Commerzbank e tiene d’occhio il riassetto del risiko italiano innescato dall’offerta di Intesa Sanpaolo su Mps. Sul tavolo restano due dossier chiave: Generali e Banco Bpm. L’ipotesi di uno scambio azionario con Delfin per rilevare il 10% circa del Leone si scontra però con la volontà degli eredi Del Vecchio di ridurre gli investimenti finanziari italiani e concentrarsi su EssilorLuxottica. Resta così Banco Bpm, che oggi sul mercato vale ben 24 miliardi. Un eventuale ritorno di fiamma di Unicredit dopo il tentativo fallito lo scorso anno complice anche l’altolà del governo, non è escluso, ma la presenza del 20,1% in mano ai francesi di Crédit Agricole rende ogni mossa più complessa.

Altra opzione, già più volte ventilata in passato e riemersa nel weekend, è un possibile avvicinamento a Bper. Se l’operazione Intesa andasse in porto, Bper si troverà in pancia altri 635 sportelli di Banca Montepaschi in base a quanto pattuito da Unipol, compagnia che controlla l’istituto emiliano. Unicredit però per puntare proprio su Bper dovrebbe avere il semaforo verde proprio da Unipol che post-operazione con Mps avrà circa il 40% del capitale. Unica potenziale strada praticabile appare un accordo amichevole Orcel-Cimbri, che ad oggi non sembra facile da costruire.

Cda di Mps: attesa per eventuali contromosse Lovaglio

Nel frattempo oggi i fari del mercato saranno accesi sul cda di Banca Mps. Il board guidato da Luigi Lovaglio è chiamato ad esaminare gli aspetti tecnici sullo scorporo delle attività di Piazzetta Cuccia post fusione per deliberare e poi procedere ai conferimenti di Compass in Mps e di Widiba in Mediobanca insieme a Premier.

Ma l’attesa è che Lovaglio aggiorni il consiglio sulle interlocuzioni con Banco Bpm così come sull’analisi dell’offerta di Intesa, verso la quale Lovaglio non sarebbe pregiudizialmente ostile, secondo alcune fonti riportate dal Corriere. Il quotidiano di via Solferino rimarca come al vaglio del cda odierno ci saranno anche possibili richieste di chiarimento su eventuali passaggi formali tra Siena e Piazza Meda, sulla base dei quali viene portata avanti l’analisi della proposta di fusione. Dal quartier generale di piazza Meda emerge però un raffreddamento dell’ipotesi di una controfferta su Montepaschi in tandem tra Banco Bpm e Crédit Agricole con i francesi che sarebbero diventati più attendisti. Per superare l’offerta di Intesa servirebbe un partner disposto a comprare le filiali eccedenti le soglie Antitrust. Secondo Repubblica questo partner è Crédit Agricole.

Un’altra strada che Lovaglio potrebbe tentare per smarcarsi dalla morsa di Intesa è cedere la quota in Generali. Ma alla luce della passivity rule, potrà farlo solo con il semaforo verde dell’assemblea con i due terzi dei consensi, livello che ad oggi appare arduo raggiungere.