Accordo Usa-Iran, Tokyo vola a +5% e le reazioni di petrolio, oro e Bitcoin. Cosa cambia per Fed & co.
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Il raggiungimento di un accordo per porre fine alla guerra tra Stati Uniti e Iran alimenta il risk-on sui mercati, con l’attesa di un lunedì avanti tutta per le principali Borse mondiali.
Arriva l’annuncio dell’accordo
Ieri sera Donald Trump ha dichiarato sui social media che l’accordo con l’Iran era “ormai concluso”. Contestualmente il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif ha affermato che la cerimonia ufficiale di firma si sarebbe tenuta venerdì in Svizzera.
Alla base dell’intesa c’è la riapertura dello Stretto di Hormuz, l’Iran dovrebbe inoltre ricevere un allentamento delle sanzioni all’Iran e si apre la strada a negoziati a lungo termine sul programma nucleare del paese islamico. Una delle principali divergenze riguardava l’entità degli aiuti finanziari che l’Iran avrebbe ricevuto, sia nell’immediato che in futuro. L’agenzia Reuters cita una bozza del memorandum d’intesa che include la possibilità per gli Stati Uniti di sbloccare 25 miliardi di dollari di beni congelati. La versione visionata da Bloomberg non conteneva tale clausola e i falchi anti-iraniani negli Stati Uniti non vogliono che Trump conceda troppo a Teheran.
Borse in volta, petrolio ko
In attesa di sapere i dettagli dell’intesa, sui mercati fioccano gli acquisti con la Borsa di Tokyo in rialzo di quasi il 5%. Oltre è 5% invece per il Kospi coreano. Atteso un avvio a spron battuto anche per Wall Street con i futures sul Dow Jones che avanzano dello 0,95%, quelli sull’S&P 500 dell’1,2%, mentre quelli sul Nasdaq 100 segnano +1,9%.
A favorire il clima di fiducia è soprattutto la prospettiva di una normalizzazione dei flussi energetici globali dopo settimane di tensioni geopolitiche. E questo si traduce in una discesa veemente del prezzo del petrolio. Il greggio Wti cede quasi il 5% scendendo verso gli 81 dollari al barile, mentre il Brent arretra di oltre il 3% poco sopra quota 84 dollari. Gli operatori stanno infatti scontando il venir meno del rischio di interruzioni nelle forniture e una possibile maggiore disponibilità di petrolio sul mercato internazionale.
Meno pressioni su Fed, balzo di oro e Bitcoin
Tra le materie prime a prendere vigore è invece l’oro che segna +2% in area 4.325 dollari l’oncia sull’attesa che la normalizzazione dei prezzi energetici renda meno probabile una stretta monetaria da parte della Fed. Bene per il medesimo motivo anche il Bitcoin che sale del 2,5% a 65.860 dollari.
“Il calo dei prezzi del petrolio potrebbe portare a un allentamento delle aspettative di inflazione a livello globale, nonché a un orientamento di politica monetaria più accomodante da parte delle banche centrali. Il rendimento dei titoli di Stato statunitensi a 2 anni è sceso al 4% questa mattina, a conferma di tale scenario”, rimarca Ipek Ozkardeskaya, Senior Analyst di Swissquote.
In settimana si riuniscono Fed, BoJ e Boe
Questa settimana si riuniranno la Federal Reserve, la Bank of Japan, la Bank of England e numerosi altri istituti centrali. Per la Fed il mercato attribuisce una probabilità vicina al 100% al mantenimento dei tassi invariati, ma gli investitori seguiranno con attenzione le indicazioni del presidente Kevin Warsh sul percorso futuro della politica monetaria. Un’ulteriore discesa dell’energia potrebbe infatti allontanare il rischio di nuove strette monetarie.
Sul fronte azionario resta inoltre forte l’entusiasmo per il comparto tecnologico e per l’intelligenza artificiale. A dare ulteriore slancio al sentiment è stato il debutto record di SpaceX, che ha chiuso la prima seduta a Wall Street con un balzo di oltre il 19%, portando la capitalizzazione oltre i 2.000 miliardi di dollari e confermando che la fame degli investitori per le grandi storie di crescita è tutt’altro che esaurita.