Petrolio fiacco, prosegue stallo nei colloqui Usa-Iran
“Sebbene vi siano pochi segnali di progresso nei colloqui tra Stati Uniti e Iran, il mercato petrolifero continua a essere influenzato dalle aspettative di un accordo imminente che consentirebbe la ripresa dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz. Questa previsione appare eccessivamente ottimistica, poiché Hezbollah respinge il cessate il fuoco tra Libano e Israele. Questo sviluppo non favorirà i negoziati tra Stati Uniti e Iran”. È quanto scrivono nel report di questa mattina i commodities strategist di ING.
Da ING sottolineano inoltre che le consistenti scorte accumulate prima dello scoppio della guerra hanno finora garantito al mercato un importante margine di sicurezza. Tuttavia, questo cuscinetto si sta progressivamente assottigliando, aumentando la fragilità dell’equilibrio tra domanda e offerta.
Con l’arrivo dell’estate, stagione tradizionalmente caratterizzata da consumi più sostenuti, la domanda potrebbe crescere di oltre 3 milioni di barili al giorno su base trimestrale nel terzo trimestre. Di conseguenza, tra luglio e settembre il processo di riduzione delle scorte è destinato ad accelerare ulteriormente, rendendo il mercato sempre più esposto a eventuali shock.
In questo scenario, aggiungono gli esperti, questo renderà il mercato sempre più vulnerabile e richiederà prezzi significativamente più alti per garantire la distruzione della domanda durante l’estate. Come emerso dall’inizio del conflitto, però, tale effetto non dipende esclusivamente dall’aumento delle quotazioni del greggio: anche il rincaro dei prodotti raffinati può produrre un impatto rilevante sui consumatori e sull’economia reale.