Grandi gestori, sondaggio BofA: le scommesse su azioni e liquidità
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I grandi gestori dei fondi sono bullish sulle azioni. Il sentiment è positivo sostenuto da una solida stagione delle trimestrali e dalle speranze di un accordo di pace tra Iran e Usa. E così a maggio c’è stato un aumento record verso l’equity e un deciso calo dei livelli di liquidità, secondo Bank of America (BofA) che ha stilato il consueto sondaggio mensile interpellando i gestori di fondi di tutto il mondo.
Equity record, liquidità verso i minimi storici
A maggio, il sondaggio globale sui gestori di fondi condotto da BofA tra l’8 e il 14 maggio ha mostrato una ripresa del sentiment degli investitori globali (è stato raggiunto il livello più alto da febbraio 2026). L’asset allocation si è così orientata verso il rischio. È stato, infatti, registrato un aumento mensile record verso le azioni, passando dal 13% netto del portafoglio complessivo al 50% (i livelli più elevati dal gennaio 2022). Un aumento dell’allocazione alle azioni dei grandi gestori accompagnato da una decisa riduzione dei livelli di cash (dal 4,3% al 3,9%).
Ma c’è un ulteriore dato che va a completare il quadro: questo mese, l’indicatore Bull&Bear della banca USA è sceso a 7,8 (una soglia che si avvicina al cosiddetto “segnale di vendita”, detto in altre parole sale il rischio di correzioni).
“La capitolazione dei tori (bull) appare ormai prossima al completamento: l’inizio di giugno potrebbe rappresentare una finestra per le prese di profitto, mentre l’andamento dei rendimenti obbligazionari sarà decisivo per determinare l’ampiezza dell’eventuale ritracciamento“, hanno affermato gli strategist guidati da Michael Hartnett.

Il punto su quadro macro e rischi
A livello macroeconomico, il pessimismo sulla crescita globale si attenua, solo il 4% prevede un “hard landing”. Il 46% ritiene più probabile un “soft landing”, mentre il 39% non si attende un rallentamento (no landing). “Le prospettive di crescita globale sono migliorate a maggio, passando da un calo netto del 36% al 14%”, segnala la banca Usa.
La fiducia degli investitori è sostenuta da una view positiva sul fronte societario, con l’attesa di una crescita a doppia cifra degli utili per azione. Al tempo stesso si attenuano le preoccupazioni sull’Iran: il 66% prevede che il collo di bottiglia di Hormuz si concluderà nei prossimi mesi. Non mancano però le vulnerabilità, per citare le parole di BoFa, e la principale “è rappresentata da una Fed ‘in ritardo’ (solo il 16% prevede aumenti dei tassi da parte della Fed nel 2026), che spinge al rialzo i rendimenti di lungo termine (il 62% degli investitori punta a un rendimento del 6% sui titoli del Tesoro a 30 anni contro solo il 20% che punta al 4%)“.
Alla domanda su quale sia il principale rischio estremo, il 40% degli investitori ha indicato “una seconda ondata di inflazione”, in netto aumento rispetto al 26% del mese scorso. Il 20% ha, invece, citato “conflitti geopolitici”, in calo rispetto al 44% di aprile (il mese scorso era il principale rischio estremo).