Azionario, meglio restare prudenti: la strategia di Moneyfarm in tempi di guerra
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Gli investitori si trovano in una fase estremamente delicata, sospesi tra due scenari opposti: da un lato la possibilità di un rapido accordo che ponga fine al conflitto in Medio Oriente, dall’altro il rischio di un’escalation significativa, capace di spingere ulteriormente al rialzo i prezzi del petrolio e i rendimenti obbligazionari proprio all’inizio di una settimana caratterizzata da volumi ridotti per le festività.
A rendere il quadro ancora più incerto sono i segnali contrastanti arrivati nelle ultime ore dal fronte politico. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha lanciato un ultimatum particolarmente duro all’Iran, minacciando conseguenze pesanti nel caso in cui lo Stretto di Hormuz non venga riaperto rapidamente. Allo stesso tempo, però, ha dichiarato di vedere una “buona possibilità” di raggiungere un accordo a breve. Teheran, dal canto suo, ha respinto le pressioni, sostenendo che il passaggio strategico potrà tornare pienamente operativo solo dopo un risarcimento per i danni subiti durante il conflitto.
Valutazioni in rientro, ma più interessanti nel lungo periodo
Il risultato è un contesto in cui i mercati sono chiamati a muoversi tra esiti estremamente divergenti. Torna quindi una domanda centrale per gli investitori: quanto di questo scenario è già stato incorporato nei mercati azionari? A provare a rispondere è Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm, che analizza la situazione partendo da due variabili chiave: valutazioni e utili attesi.
Negli ultimi anni, le valutazioni di mercato hanno mostrato un recupero significativo dai minimi del 2022, sostenute soprattutto dalla forte crescita degli utili. In particolare, il settore tecnologico statunitense ha giocato un ruolo determinante nel rafforzare la fiducia degli investitori. Tuttavia, dall’inizio delle ostilità in Medio Oriente, questo trend ha iniziato a invertire leggermente la rotta: le valutazioni si stanno progressivamente ridimensionando, tornando verso le medie di lungo periodo.
Un movimento che, secondo Flax, può essere letto anche in chiave positiva per chi guarda al lungo termine. Le valutazioni iniziali, infatti, incidono poco sui rendimenti nel breve periodo, ma sono più indicative nel tempo: livelli più bassi possono tradursi in prospettive di rendimento più interessanti negli anni a venire.
Utili ancora solidi, ma con possibili revisioni
Sul fronte degli utili, il 2026 si era aperto con aspettative decisamente robuste. Le previsioni indicavano una crescita globale sostenuta, con aumenti a doppia cifra attesi negli Stati Uniti, nel Regno Unito, nell’Eurozona e nei mercati emergenti. Questo contesto ha contribuito a mantenere le valutazioni sopra la media e ha alimentato un miglioramento del sentiment, soprattutto nei Paesi emergenti.
Eppure, c’è un elemento da considerare: le stime sugli utili tendono a reagire con ritardo rispetto agli eventi geopolitici. Aziende e analisti, infatti, raramente aggiornano subito le previsioni in presenza di scenari incerti o potenzialmente temporanei. Di conseguenza, sono spesso i prezzi di mercato ad adeguarsi per primi.
In questo contesto si inserisce il forte rialzo del prezzo del petrolio, che rappresenta uno shock macroeconomico rilevante. Se dovesse protrarsi, potrebbe avere effetti significativi su crescita e inflazione, con ricadute su numerosi settori: dai carburanti ai beni alimentari, fino ai componenti tecnologici e a materie prime cruciali come l’elio, utilizzato nella produzione di semiconduttori.
Le incognite principali riguardano dunque la durata delle pressioni sui prezzi e sulle catene di approvvigionamento, oltre all’impatto finale sugli utili aziendali. Secondo Flax, è plausibile che i prezzi dell’energia restino elevati più a lungo del previsto, aumentando il rischio di revisioni al ribasso delle stime sugli utili.
Attesa per le trimestrali e approccio prudente
Una parte di questo scenario sembra già riflessa nei mercati. “Per i portafogli, il quadro resta complesso” sottolinea l’analista. Le recenti correzioni azionarie, infatti, sono state relativamente contenute, segno che gli investitori non stanno prezzando – almeno per ora – uno scenario estremamente negativo. Tuttavia, se le revisioni sugli utili dovessero concretizzarsi, le valutazioni potrebbero rivelarsi meno convenienti di quanto appaiano oggi.
Indicazioni più concrete arriveranno nelle prossime settimane, con la pubblicazione dei risultati del primo trimestre da parte delle aziende Usa. “È probabile che emergano segnali di maggiore cautela e che alcune stime sugli utili vengano riviste leggermente al ribasso”. “Alla luce di questi elementi, appare opportuno mantenere un posizionamento moderatamente prudente sull’azionario, in attesa che le aspettative sugli utili riflettano in modo più completo le implicazioni del contesto geopolitico attuale” conclude Flax.