Notizie Notizie Mondo Inflazione Ue accelera a sorpresa a febbraio, anche in Italia. Alert Lane (Bce) su conflitto Iran e picco prezzi

Inflazione Ue accelera a sorpresa a febbraio, anche in Italia. Alert Lane (Bce) su conflitto Iran e picco prezzi

3 Marzo 2026 11:28

La notizia è che l’inflazione dell’eurozona è tornata ad accelerare. I prezzi al consumo sono saliti dell’1,9% rispetto a un anno fa a febbraio, in aumento rispetto all’1,7% di gennaio e appena al di sotto dell’obiettivo del 2% della Banca centrale europea (Bce).

Numeri che arrivano a qualche giorno di distanza dallo scoppio del conflitto, sabato scorso, in Iran. L’escalation dei conflitti in Medio Oriente  è un tema che si stanno aggiungendo ai rischi per la zona euro che già includevano i dazi statunitensi, un euro più forte.

Inflazione Ue torna a salire a febbraio, anche in Italia

Secondo i dati preliminari diffusi dall’Eurostat, nel mese di febbraio l’inflazione della zona euro è aumentata dell’1,9% rispetto a un anno fa a febbraio rispetto all’1,7% di gennaio e appena al di sotto del target del 2% della Bce. Gli analisti intervistati da Bloomberg avevano previsto un dato invariato.

Anche l’inflazione core, escludendo le voci più volatili di cibo ed energia, ha sorpreso gli economisti accelerando al 2,4% rispetto al 2,2% della passata rilevazione e atteso dal consensus Bloomberg.

L’indicatore dei servizi, attentamente monitorato dalla Bce, è, invece, salito al 3,4%.

“Anche prima dell’inizio del conflitto in Medio Oriente, le pressioni inflazionistiche non si erano affatto attenuate del tutto nell’Eurozona. L’aumento ha riguardato sia l’inflazione dei servizi sia quella dei beni e questo dimostra che, anche prima dell’inizio del conflitto in Medio Oriente, le pressioni inflazionistiche erano ben lungi dall’essere completamente attenuate”, commenta Bert Colijn, capo economista di ING, secondo il quale “chiaramente, l’impatto della guerra in Medio Oriente sull’approvvigionamento energetico comporta un rischio al rialzo per le prospettive di inflazione, il che mette la Bce in stato di massima allerta. Più a lungo si protrarrà il conflitto, maggiore sarà l’impatto sull’inflazione e sulla crescita economica dell’eurozona”.

Sempre oggi sono arrivate anche le stime preliminari dell’Istat. Nel mese di febbraio 2026 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, ha registrato una variazione del +0,8% su base mensile e del +1,6% su base annua (da +1% nel mese precedente).

Si tratta di “una sensibile accelerazione (+1,6%, dal +1,0% di gennaio), dovuta soprattutto alla dinamica dei prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona e, in particolare, a quella dei Servizi di alloggio (+10,3%), dei Servizi relativi ai trasporti (+3,0%) e degli Alimentari non lavorati (+3,6%)”, si legge nella nota dell’istituto di statistica nella quale si indica che un effetto di contenimento della crescita inflazionistica si deve all’ampliarsi della flessione dei prezzi degli Energetici (-6,6%).

La crescita su base annua dei prezzi del “carrello della spesa” è pari a +2,2% (da +1,9%), mentre l’inflazione di fondo sale a +2,4% (da +1,7%).

Conflitto Iran, energia e inflazione: l’attenti di Lane

Una guerra ‌prolungata in ‌Medio Oriente e ​un calo persistente delle forniture di ‌petrolio ⁠e gas dalla regione ⁠potrebbero causare un aumento ​sostanziale ​dell’inflazione ​e un ‌netto calo della produzione nella zona euro. Un’indicazione che arriva da ‌Philip ​Lane, ​capo ​economista della ‌Bce, in ​un’intervista ​pubblicata oggi dal Financial ​Times.

Lane ha sottolineato che “l’aumento dei prezzi dell’energia eserciterebbe una pressione al rialzo sull’inflazione, soprattutto nel breve termine, e ciò sarebbe negativo per la crescita”, ma ha anche rimarcato che l’entità dello shock dipenderebbe “dall’ampiezza e dalla durata del conflitto”.

Shock energetico ha due pesi e due misure: per Bce equilibrio più precario, la view di eToro

Gabriel Debach, analista di mercato di eToro, riflette sull’impatto che un possibile aumento dei prezzi di petrolio e gas potrebbe avere sull’economia europea e statunitense.

Il punto di partenza è che l’Europa è un importatore netto di energia. Ogni incremento dei prezzi energetici comporta un peggioramento in termini economici: la crescita rallenta e l’inflazione torna a bussare.  “Importa energia, importa inflazione, importa fragilità – segnala Debach -. Goldman stima che un +10% medio di oil e gas possa sottrarre circa lo 0,2% di PIL all’Eurozona nell’arco di quattro trimestri.  Negli Stati Uniti, un aumento di 10 dollari al barile riduce la crescita di circa 0,1 punti percentuali, e meno di 0,05 se lo shock è temporaneo. Non è paura. È elasticità diversa”.

Con il settore manifatturiero che incide sul Pil di Germania e Italia, un aumento del 39% del prezzo del gas rappresenta un colpo diretto ai costi di produzione. “È inflazione che può tornare a mordere proprio mentre la Bce si interroga sui prossimi tagli – afferma ancora -.  E qui entra il vero nodo europeo: la trasmissione ai prezzi finali. Nel 2022 e 2023 il passaggio dall’energia ai prezzi al consumo è stato quasi doppio rispetto ai periodi normali. Quando l’energia sale in un contesto ancora fragile, l’effetto può amplificarsi”.