Notizie Criptovalute Bitcoin, ecco perché il crollo dei prezzi (per ora) non prelude un nuovo inverno cripto

Bitcoin, ecco perché il crollo dei prezzi (per ora) non prelude un nuovo inverno cripto

16 Febbraio 2026 09:09

Crypto winter sì, crypto winter no. Impazza il dibattito sull’attuale momento difficile di Bitcoin & co. C’è chi parla di semplice correzione e chi invece vede l’inizio di un nuovo inverno cripto, ossia un periodo prolungato di debolezza degli asset digitali che in passato sono coincisi con cali anche superiori all’80%. Nell’ultimo inverno cripto, nel 2022 in scia al crollo di FTX, il Bitcoin scese da quasi 50.000 dollari a soli 15.000 dollari.

Correzione o inizio di un inverno cripto?

Il Bitcoin è arrivato a perdere circa il 50% dai massimi di inizio ottobre, passando da 126mila a minimi in area 60mila evidenziando nuovi picchi di volatilità e una correlazione a leva con i titoli tecnologici, mentre si è mosso in maniera opposta rispetto all’oro di cui tanti lo vedevano come la versione digitale. Ancora peggio ha fatto l’Ethereum con un tonfo di oltre il 55% dai massimi.

Tra gli analisti c’è chi afferma che i forti cali di prezzo da soli non equivalgono a un inverno cripto. Andrew Moss, responsabile della ricerca sugli asset digitali di Jefferies, ritiene che la svendita di questi mesi è una semplice correzione, non un inverno cripto, sostenendo che lo sviluppo del settore e l’attività istituzionale siano rimasti intatti. “Un vero inverno cripto c’è quando lo sviluppo rallenta, le iniziative TradFi rallentano e emergono dubbi sulla longevità di questo settore, e non è quello che stiamo vedendo adesso”, taglia corto Moss che, guardando al futuro, indica la proposta di legge statunitense sulla struttura del mercato delle criptovalute come potenziale catalyst. “Un quadro normativo completo è uno dei principali motori dell’adozione di TradFi”, poiché renderebbe le regole più chiare e potrebbe accelerare l’adozione istituzionale della blockchain, nonostante la persistente volatilità a breve termine.

Cosa dicono i flussi Etf

Per analizzare l’attuale momento delle criptovalute c’è chi guarda ai recenti flussi in entrata e in uscita dagli ETF sulle criptovalute. Ed emerge abbastanza chiaramente che i deflussi ci sono, ma gli investitori a lungo termine non stanno abbandonando questa classe di asset.

L’iShares Bitcoin Trust ha registrato circa 2,8 miliardi di dollari di deflussi netti negli ultimi tre mesi, dopo che però lo stesso strumento aveva attratto quasi 21 miliardi di dollari di afflussi netti, secondo i dati VettaFi. In generale l’intera gamma degli ETF spot su Bitcoin mostra un andamento simile con circa 5,8 miliardi di deflussi netti negli ultimi 3 mesi che si confrontano con gli afflussi netti positivi per 14,2 miliardi di dollari su un orizzonte di 12 mesi.

“Non sono gli investitori in Etf a guidare le vendite”, ha affermato Matt Hougan, CIO di Bitwise Asset Management, intervenuto alla trasmissione “ETF Edge” della CNBC. La pressione al ribasso proviene probabilmente dagli investitori in criptovalute che hanno accumulato posizioni nel corso degli anni e ora stanno riducendo l’esposizione. Se gli investitori stessero cedendo su tutti i fronti, ha aggiunto l’esperto di Bitwise, i deflussi degli ultimi tre mesi si avvicinerebbero probabilmente all’entità degli afflussi dei 12 mesi precedenti.

Il di Galaxy, Mike Novogratz, recentemente ha ribadito che l’era della speculazione del mercato delle criptovalute sta per finire e i rendimenti futuri saranno più simili a quelli di un investimento a lungo termine. “Si tratterà di asset reali con rendimenti molto più bassi”.

Dove può cadere in caso di nuovo inverno cripto

Storicamente gli inverno cripto in passato sono durati tra i 12 e i 24 mesi. Si tratta di cicli molto più rapidi rispetto ai bear market azionari tradizionali, ma più violenti, con crolli anche superiori all’80% rispetto ai picchi di periodo.

L’inverno medio del bitcoin è durato in media anche 225 giorni, rimarcano gli esperti di Ned Davis Research e ad oggi dal picco del bitcoin ad ottobre sono passati solo 131 giorni.

Se il mercato orso dovesse diventare un vero e proprio inverno bitcoin, Ned Davis Research vede un potenziale calo della moneta virtuale di un ulteriore 55%, ossia fino a 31.000 dollari. La stessa Ned Davis Research osserva che un inverno non è necessariamente l’unico scenario possibile, dato che bitcoin ha più investitori istituzionali rispetto al passato, il che può creare una maggiore stabilità nei prezzi.