Notizie banche Mps perde quota sul Ftse Mib, dimissioni Di Stefano dopo indagini per insider trading

Mps perde quota sul Ftse Mib, dimissioni Di Stefano dopo indagini per insider trading

11 Febbraio 2026 13:47

Le dimissioni arrivano nel momento in cui, sull’operazione più sensibile del risiko bancario italiano, continuano a concentrarsi attenzioni della magistratura. Stefano Di Stefano, membro del consiglio di amministrazione di Banca Monte dei Paschi di Siena e dirigente di primo piano del Tesoro, lascia l’incarico dopo le indiscrezioni che lo indicano tra gli indagati per presunto insider trading legato all’acquisizione di Mediobanca.

Secondo quanto emerso, il suo nome sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta che aveva portato la Guardia di Finanza a sequestrare il telefono cellulare del manager durante gli approfondimenti sull’operazione realizzata lo scorso anno. Una vicenda che riporta l’attenzione sulle modalità con cui si è sviluppata una delle partite più rilevanti per gli equilibri del credito nazionale.

Le indagini per insider trading

Si amplia il perimetro delle tensioni giudiziarie legate all’acquisizione di Mediobanca. Stefano Di Stefano ha lasciato l’incarico di consigliere di amministrazione dell’istituto senese dopo le notizie che lo indicano tra gli indagati per presunto insider trading in relazione all’operazione conclusa lo scorso anno. In una comunicazione diffusa mercoledì, la banca ha spiegato che le dimissioni sono state presentate con effetto immediato. “Di Stefano ha rassegnato oggi le dimissioni dalla carica, con effetto immediato, per motivi personali e in relazione all’avvio di accertamenti che lo riguardano”, ha dichiarato Mps ringraziando il manager “per l’attività svolta in qualità di membro del Consiglio di amministrazione in questi anni”.

Secondo quanto riportato dalle principali agenzie stampa, a Di Stefano viene attribuito l’acquisto di azioni Mediobanca e Monte Paschi per circa 100 mila euro. I pm milanesi hanno aperto un fascicolo anche sulle presunte modalità con cui l’Amministratore delegato, Luigi Lovaglio, e due azionisti di peso, Francesco Gaetano Caltagirone e Francesco Milleri della holding Delfin, avrebbero agito per consolidare il controllo su Mediobanca. In passato Monte Paschi ha ribadito la propria fiducia nella possibilità di chiarire la correttezza del percorso seguito. Dalla stessa linea si sono mossi sia Delfin sia il gruppo Caltagirone, che hanno sempre rivendicato comportamenti conformi alle regole di mercato e alla normativa vigente.

I numeri di Mps, Barclays: “Possibile squeeze-out delle minoranze Mediobanca

Per  Banca Monte dei Paschi di Siena è stata anche la settimana dei conti del 2025. La banca senese ha archiviato il 2025 con un utile netto pari a 3,036 miliardi di euro, in aumento rispetto agli 1,95 miliardi registrati nel 2024. A sostenere il risultato ha contribuito anche il consolidamento di Mediobanca nell’ultimo trimestre dell’esercizio, nonostante l’impatto negativo legato agli effetti della PPA, ossia l’allocazione del prezzo di acquisto connessa all’operazione. Limitando lo sguardo al periodo ottobre-dicembre, il gruppo ha riportato un utile netto di 1,35 miliardi, un dato sostanzialmente allineato alle indicazioni raccolte dal consensus elaborato da Bloomberg.

Secondo gli analisti di Barclays, il capitale della banca resta solido. “I risultati del quarto trimestre hanno mostrato un quadro eterogeneo, con una buona performance per Mps e dinamiche più deboli per Mediobanca – sostengono gli  esperti della banca inglese -. Il prossimo potenziale catalizzatore è il Capital Markets Day del 27 febbraio, che ci aspettiamo sarà incentrato sull’integrazione, inclusa la possibile procedura di squeeze-out delle minoranze Mediobanca, sulle sinergie e sulla distribuzione”.

Il management di Mps non ha confermato l’intenzione di procedere con il delisting delle minoranze di piazzetta Cuccia e il tema rimane quindi incerto ma, secondo Barclays, la probabilità è aumentata. “Un primo elemento emerso riguarda l’assetto societario: il vertice ha indicato la volontà di arrivare a una configurazione del gruppo orientata alla creazione di valore, mantenendo al tempo stesso piena coerenza con i vincoli regolamentari connessi al via libera della vigilanza BCE”, affermano gli analisti. “L’eventuale squeeze-out delle minoranze Mediobanca dovrebbe avere effetti positivi sia per quest’ultima, il cui prezzo resta circa il 15% al di sotto dei termini dell’offerta di scambio, sia per Mps, perché aumenterebbe il coefficiente Cet1 di circa 50 punti base, rendendo più fluido il percorso di realizzazione delle sinergie e semplificherebbe la governance”.