Le azioni Ue del 2026: 11 al top per Morgan Stanley, anche Fineco e Leonardo
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Azioni Ue 2026? Morgan Stanley quota banche, utilities e food retail (a overweight), mentre declassa il discretionary retail e apporta varie neutralizzazioni settoriali. Le attese riguardano le certezze degli analisti che le azioni dell’Ue siano trascinate sulla scia di una ripresa statunitense in espansione nel 2026, nonostante le continue sfide fiscali interne e la concorrenza cinese in crescita strutturale.
Così, il target S&P è indicato a 7.800, con un potenziale di rialzo del +16%.
Fattori trainanti
La previsione degli analisti si basa su una crescita degli utili superiore al consenso, guidata da una leva operativa positiva, da guadagni di efficienza guidati dall’intelligenza artificiale, da politiche fiscali e normative positive per la crescita e, di conseguenza, da un ampliamento della leadership. “L’Europa non è chiaramente gli Stati Uniti, ma ricava da lì circa il 23% dei suoi ricavi ponderati, beneficiando in misura minore di temi simili”.
Negli ultimi 35 anni, l’S&P ha registrato rendimenti superiori al 15% in 15 anni. In 14 di questi 15 anni, anche le azioni europee sono salite. Sulla base della nostra regressione, un +16% di rendimenti statunitensi equivale a un +7% di potenziale di rialzo dell’MSCI Europe.
In questo contesto, aumentiamo le nostre previsioni di crescita dell’utile per azione (EPS) per il 2026 al +3,6% (precedente: 2,4%) e per il 2027 al +6,8% (precedente: 4,7%).
Pur restando significativi la concorrenza cinese strutturalmente elevata/crescente, la domanda ancora debole della vecchia economia e il persistente impatto dei dazi, gli utili incideranno sulla performance “solo su base relativa”. In termini assoluti, il nostro piano di azione per il ciclo indica un ulteriore aumento delle speranze degli investitori che la forza degli Stati Uniti si estenda a una ripresa degli utili europei a forma di V (a un certo punto), che continua a riflettersi nei multipli.
I settori chiave
Aggiornando il modello di analisi per cogliere in anticipo i cambiamenti verso temi a lungo termine, le banche sono in cima alla nostra analisi aggiornata. Nel modello, eleviamo Utilities e Food Retail a OW, declassiamo il Discretionary Retail a UW e apportiamo varie neutralizzazioni settoriali.
Nel dettaglio, “abbiamo promosso il settore delle utility da equal weight a overweight per il loro dividend yield elevato, un p/e ancora interessante nonostante il rally recente, un pricing power forte e un’esposizione limitata alla Cina”, spiegano gli analisti di Morgan Stanley. Upgrade a overweight anche per il settore food retail «di cui apprezziamo sia l’esposizione ai consumatori a basso reddito che, però, registrano un aumento dei salari, sia i maxi buyback.
Al contrario, il comparto discretionary retail è stato downgradato da overweight a underweight per le valutazioni poco attraenti e il pricing power ancora basso. D’altra parte “ci aspettiamo un contesto debole per il retail discrezionale domestico, a differenza degli Usa, considerati i problemi fiscali in Francia e nel Regno Unito e i rischi che l’intelligenza artificiale può avere sulle attività tradizionali in ufficio”, avvertono a Morgan Stanley.
Mentre quelli bancari “risultano i migliori titoli secondo il nostro modello aggiornato” tanto che insieme agli altri finanziari, all’industria del tabacco e ai settori difesa e software & servizi restano in cima alla lista degli investimenti preferiti dalla banca di investimento per il 2026. Food & beverage, trasporti, lusso, chimica, auto e paper & packaging quelli da evitare.
Le top piks
Entrando nello specifico sono una decina le top picks segnalate. Quattro banche: Santander, Société Générale, Lloyds Banking Group e Ing. Tre utility: Siemens Energy, Centrica ed Engie. Due attive nel settore della difesa: Rheinmetall ed Airbus. Una nel discretionary retail: Prosus. E una nel Medtech: Fresenius.
Tra le italiane da sovrappesare ci sono Finecobank, Leonardo.
La forza dell’AI
Sul lato positivo, i guadagni di efficienza derivanti dall’intelligenza artificiale non sono un’esclusiva degli Stati Uniti: l’Europa offre frutti più facili da cogliere in termini di produttività e miglioramenti dei rendimenti a fronte delle maggiori sfide demografiche. Quantifichiamo il ROI in espansione dell’adozione dell’intelligenza artificiale in Europa.
Altri aspetti positivi: una resiliente ripresa delle fusioni e acquisizioni (anche se ora in ritardo rispetto agli Stati Uniti), interessanti sacche di esposizione ai facilitatori dell’intelligenza artificiale e un probabile aumento significativo degli appalti per progetti di difesa tedeschi nel corso del 2026. Troviamo prove limitate di una ripresa degli investimenti in conto capitale che potrebbe avvantaggiare gli utili europei finora, un tema che gli investitori stanno sempre più chiedendo.
D’altro canto, sul fronte negativo, la concorrenza e l’esposizione alla Cina rimangono il principale ostacolo alla crescita complessiva degli utili in Europa, la spesa diretta per le infrastrutture della Germania sarà probabilmente molto inferiore a quanto suggeriscano i titoli, i vincoli fiscali in Francia e Regno Unito continueranno a presentare volatilità e incertezza politica, e i progressi dell’Unione Risparmio e Investimenti sono evidenti ma graduali.