Anche Moody’s incorona l’Italia, assist ai Btp. Ecco fino a dove può scendere lo spread
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Sette promozioni in sette mesi. L’Italia continua a convincere le maggiori agenzie di rating e venerdì ha incassato il semaforo verde anche da Moody’s sugellando un anno che ha visto il debito tricolore fare meglio di tutto il resto d’Europa con gli investitori a caccia di Btp.
Moody’s alza rating, i perché della promozione
Moody’s ha alzato il punteggio di credito sovrano dell’Italia per la prima volta dal lontano 2002. L’agenzia di rating, che a maggio aveva già migliorato l’outlook, ha deciso di aumentare il rating dell’Italia di un gradino portandolo da Baa3 a Baa2 e assegnando un outlook stabile e allontanando Roma dallo spauracchio di un declassamento verso il debito speculativo (ossia “junk”, spazzatura) che soprattutto negli anni della crisi sovrana dell’eurozona incombeva con forza sull’Italia.
Per il governo Meloni si tratta dell’ennesima promozione dopo gli upgrade firmati quest’anno da S&P Global Ratings ad aprile e da Fitch a settembre.
L’aggiornamento al rialzo riflette “un solido e costante andamento della stabilità politica e delle politiche economiche, che rafforza l’efficacia delle riforme economiche e fiscali e degli investimenti realizzati nel quadro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr)”, rimarca Moody’s che sottolinea inoltre la prospettiva di “ulteriori azioni politiche a sostegno della crescita e del consolidamento fiscale oltre la scadenza del piano, prevista per agosto 2026”.
Ecco cosa può andare male
Moody’s prevede che l’elevato onere del debito pubblico italiano inizierà a “diminuire gradualmente dal 2027 in avanti”, un segnale chiaro di fiducia nel percorso di medio-lungo termine. Sul fronte degli investimenti, Moody’s evidenzia come “si è creato spazio fiscale contenendo la spesa corrente e aumentando le entrate”, rendendo “probabili investimenti pubblici sostenuti”, che “miglioreranno il profilo di credito dell’Italia attraverso infrastrutture e competitività”.
Non manca un richiamo alla prudenza sulle prospettive in quanto “il calo del debito dipende da una crescita robusta e dall’ aumento degli avanzi primari”. Ergo, spiega l’agenzia a stelle e strisce, se si verificasse una crescita più lenta o un consolidamento fiscale meno marcato rispetto alle attese ciò andrebbe a compromettere le proiezioni di una riduzione del debito.
Btp a ruba
Il rigore sui conti pubblici porterà l’Italia a scendere sotto la soglia del 3% già quest’anno uscendo così dalla procedura per disavanzi eccessivi con un anno di anticipo.
La sponda delle agenzie di rating ha contribuito ad alimentare il sentiment positivo sull’Italia che quest’anno ha calamitato l’interesse degli investitori sia lato equity che reddito fisso. Lo spread Btp-Bund viaggia sui minimi a 15 anni in area 75 punti base e i Btp sono stati gli unici in Europa a segnare in questi primi 11 mesi dell’anno una contrazione dei rendimenti. Calo lieve (in area 3,45% dal 3,52% di inizio anno), ma che si contrappone all’ascesa dei tassi nel resto dell’Eurozona, a partire dai Bund tedeschi saliti per la scadenza a 10 anni al 2,7%, circa 35 punti base sopra i livelli di inizio 2025 complice anche il maxi-programma di investimenti nella difesa e nelle infrastrutture.
In aumento anche i rendimenti in Spagna (circa 15 punti in più) e soprattutto in Francia (+30 pb) con Parigi alle prese con l’instabilità politica e conti pubblici in dissesto che ha portato il debito transalpino ad appaiare l’Italia all’ultimo posto come rendimenti nell’Eurozona.
Stando ai dati Bankitalia, gli investitori esteri hanno fatto incetta di Btp: ad agosto nei portafogli degli investitori stranieri c’erano 1.038,4 miliardi di debito italiano, il 33,7% del totale.
Spread Btp-Bund, fino a dove può scendere?
Dopo aver superato a ribasso la soglia psicologica dei 100 punti base sulla scadenza decennale, lo spread BTP-Bund è sceso a ridosso dei 75 punti base, sui minimi dal 2010, mentre sulla scadenza trentennale è ancora in area 100 punti base.
“L’ottimismo dei mercati sul nostro paese è in buona parte meritato, grazie ad un atteggiamento molto rigoroso sulle leggi di bilancio che ci contraddistingue ormai da molti anni”, si legge in un’analisi di “The Lighthouse”, l’ufficio studi di Finint Private Bank, che non esclude una discesa dello spread fino a 50 punti base per la scadenza decennale e 75 per quella trentennale.
“Il punto debole però resta la crescita economica – argomenta l’analisi pubblicata prima della promozione di Moody’s – e a questo proposito la fine del PNRR nel 2026 sarà un primo test di tenuta dell’economia, e indirettamente dei livelli di spread del nostro debito”. In generale, dal punto di vista “tattico” (cioè, di breve termine), l’ufficio studi di Finint Private Bank ritiene che i BTP possano continuare a performare bene, in termini strategici invece (cioè, di medio-lungo termine), a meno di passi avanti dell’Europa sulla mutualizzazione del debito, l’opportunità di investire in BTP diventa via via meno interessante.