Test SREP Bce: banche euro e italiane solide. Alert su sfide esterne
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Le banche della zona euro. Italia inclusa, hanno solide posizioni patrimoniali e di liquidità insieme ad una forte redditività. A scattare la fotografia del comparto bancario europeo la Vigilanza della BCE che ha pubblicato i risultati su base aggregata del processo di revisione e valutazione prudenziale del 2025, ovvero del test SREP.
Lo SREP 2025, l’esercizio annuale con cui la Banca centrale europea passa ai raggi X la solidità delle principali banche dell’area euro, consegna quindi un’immagine rassicurante ma non priva di avvertimenti. Il settore bancario è robusto, ben capitalizzato e con buoni livelli di liquidità. Eppure, dietro questa forza apparente, si intravedono sfide sempre più impegnative che gli istituti dovranno affrontare nei prossimi anni, tra geopolitica instabile, rischi creditizi di nuova generazione e trasformazioni digitali che stanno ridefinendo l’intero mercato.
Un settore bancario in salute: cosa dice l’ultimo test SREP della BCE
La prima istantanea restituita dallo SREP è quella di banche che, nel complesso, si presentano solide. Il CET1 medio al 16,1%, il coefficiente di leva al 5,9% e il capitale totale al 20,2% confermano che negli ultimi anni gli istituti hanno rafforzato in modo significativo i propri cuscinetti di sicurezza.
La liquidità rimane abbondante: con un LCR del 158% e un NSFR al 127%, il sistema appare ben attrezzato per far fronte a eventuali tensioni sui mercati. Anche la redditività continua a mostrare vitalità, sostenuta da margini d’interesse ancora elevati e da commissioni robuste. Il ROE aggregato del 10,1% segna un ulteriore miglioramento, segno che il modello di business resta profittevole anche in un contesto di tassi in normalizzazione.
Sul fronte della qualità del credito, l’incidenza complessiva dei crediti deteriorati è stabile all’1,9%, un livello molto più basso rispetto ai picchi del passato. Restano però sacche critiche nei prestiti legati agli immobili non residenziali (NPL al 4,6%) e nelle esposizioni verso le PMI (4,9%), un campanello d’allarme in un momento in cui alcune economie europee mostrano segnali di rallentamento. Anche i prestiti classificati in Stage 2 registrano un lieve aumento, passando dal 9,5% al 9,6%: non ancora un problema, ma una tendenza da monitorare.
Un miglioramento nei punteggi, ma persistono fragilità strutturali
Il giudizio complessivo SREP migliora leggermente, da 2,6 a 2,5, ma il quadro è meno uniforme di quanto la media suggerisca. Le banche con punteggi più deboli hanno fatto progressi, mentre quelle che partivano da valutazioni più positive mostrano segnali di peggioramento. Un quarto degli istituti resta comunque nelle fasce più fragili.
Sul fronte delle misure correttive, la BCE è intervenuta con meno provvedimenti qualitativi rispetto all’anno precedente (–30%), un segnale che gli sforzi di governance e gestione dei rischi iniziano a dare i loro frutti. La gran parte dei rilievi riguarda ancora rischio di credito (40%), governance (17%) e adeguatezza patrimoniale (11%).
A livello quantitativo, i requisiti complessivi di CET1 restano stabili all’11,2%, ma la BCE continua ad applicare maggiorazioni quando emergono carenze. In particolare emerge che 10 banche devono aumentare gli accantonamenti per NPL (erano 18 l’anno precedente), 6 ricevono una maggiorazione legata alla leveraged finance e 14 istituti sono soggetti a requisiti aggiuntivi sul leverage ratio.
Sono segnali che indicano progressi, ma anche la necessità di vigilare su comportamenti troppo aggressivi o su modelli di business che espongono a rischi eccessivi.
Le pressioni che arrivano dall’esterno: geopolitica, concorrenza e rischi digitali
Ma se il presente è rassicurante, il futuro porta con sé un vento di sfide. La BCE lo mette nero su bianco nelle priorità di vigilanza per il triennio 2026-2028. La prima priorità riguarda la necessità di difendersi da un contesto geopolitico sempre più incerto. “Tensioni commerciali, conflitti e nuove dinamiche globali richiedono banche capaci di valutare in anticipo l’impatto sui bilanci, mantenendo criteri di credito prudenti e un’adeguata capitalizzazione. In questo quadro, la corretta implementazione di CRR3 e la gestione dei rischi climatici diventano tasselli imprescindibili”. “È quindi necessario che le banche continuino ad assicurare solidi criteri per la concessione del credito, un’adeguata capitalizzazione tramite la coerente attuazione del regolamento sui requisiti patrimoniali (Capital Requirements Regulation, CRR3) e una prudente gestione i rischi climatici e naturali” si legge nella nota.
La seconda priorità è garantire una forte resilienza operativa e solide capacità nell’ambito delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. “Con ciò si intende l’esigenza di disporre di sistemi di gestione del rischio operativo resilienti, colmare le carenze nella segnalazione e nell’aggregazione dei dati sui rischi e quindi poter contare su sistemi informatici affidabili” conclude la Vigilanza della BCE.