Piazza Affari chiude in ribasso, male le banche. Balzo di STM
Piazza Affari ha chiuso in ribasso con le vendite che sono tornate a farsi sentire sui titoli del comparto bancario, in attesa di conoscere i dettagli più precisi sulla bad bank. Questa sera il mercato penderà dalle parole della Federal Reserve, con i tassi che sono attesi invariati dopo il primo rialzo dal 2006 apportato lo scorso mese. I membri più aggressivi della Fed si aspettavano quattro rialzi dei tassi nel 2016, ma nelle ultime settimane diversi esponenti hanno ridimensionato le loro previsioni a uno o due tagli nel corso di quest'anno. Seduta altamente volatile per il petrolio dopo che ieri i prezzi erano saliti in scia allipotesi di un taglio di produzione coordinato tra Paesi Opec e no. Il Ministro del Qatar Mohammed al-Sada ha confermato che l'Opec ha ricevuto e "sta valutando" la richiesta di un incontro di emergenza. Iran e Russia guidano il fronte dei Paesi contrari ad una riduzione dell'output. In questo quadro a Piazza Affari l'indice Ftse Mib ha ceduto lo 0,40% a 18.848 punti.
In rosso le banche in attesa di conoscere i dettagli tecnici dell'accordo sulla bad bank raggiunto tra il Tesoro e la Commissione Europea: Banco Popolare ha ceduto il 7,79% a 8,28 euro, Popolare dell'Emilia Romagna il 4,07% a 5,655 euro, Ubi Banca il 3,23% a 4,612 euro, Unicredit il 3,03% a 3,768 euro, Intesa SanPaolo lo 0,97% a 2,648 euro. Proseguono le forti vendite su Saipem nel terzo giorno dell'aumento di capitale da 3,5 miliardi di euro: il titolo ha mostrato un tonfo dell'11,36% a 0,55 euro, mentre il diritto ha guadagnato il 2,87% a 2,144 euro. In decisa controtendenza STM (+4,41% a 6,27 euro) che ha trovato sponda nell'annuncio di tagli della forza lavoro di 1.400 unità che porterà a risparmi annualizzati per 170 milioni di dollari al completamento del piano. Il gruppo ha riportato nel quarto trimestre 2015 ricavi netti pari a 1,67 miliardi di dollari, in calo dell'8,7% rispetto allo stesso trimestre del 2014. L'utile netto si è attestato a 2 milioni di dollari dai 43 milioni di un anno fa.
Male Generali (-1,34% a 13,96 euro) dopo la conferma dell'addio dell'Ad Mario Greco che approderà come Ceo al colosso assicurativo svizzero Zurich. Sotto i riflettori FCA (-0,85% a 6,95 euro) che ha chiuso il 2015 con ricavi pari a 113,2 miliardi di euro, in aumento di 17,1 miliardi rispetto al precedente esercizio. Battute di poco le attese del consensus che erano di 112 miliardi. L'Ebit adjusted si è attestato a 5,26 miliardi, in crescita di 1,5 miliardi rispetto al 2014. Il Lingotto ha rivisto al rialzo i target al 2018. I nuovi obiettivi riportati prevedono un utile netto adjusted nel range 4,7-5,5 miliardi di euro dai 4,5-5,3 mld precedentemente indicati. I ricavi sono visti a circa 136 miliardi di euro a fine 2018 rispetto ai 129 miliardi indicati nel maggio 2014.
In rosso le banche in attesa di conoscere i dettagli tecnici dell'accordo sulla bad bank raggiunto tra il Tesoro e la Commissione Europea: Banco Popolare ha ceduto il 7,79% a 8,28 euro, Popolare dell'Emilia Romagna il 4,07% a 5,655 euro, Ubi Banca il 3,23% a 4,612 euro, Unicredit il 3,03% a 3,768 euro, Intesa SanPaolo lo 0,97% a 2,648 euro. Proseguono le forti vendite su Saipem nel terzo giorno dell'aumento di capitale da 3,5 miliardi di euro: il titolo ha mostrato un tonfo dell'11,36% a 0,55 euro, mentre il diritto ha guadagnato il 2,87% a 2,144 euro. In decisa controtendenza STM (+4,41% a 6,27 euro) che ha trovato sponda nell'annuncio di tagli della forza lavoro di 1.400 unità che porterà a risparmi annualizzati per 170 milioni di dollari al completamento del piano. Il gruppo ha riportato nel quarto trimestre 2015 ricavi netti pari a 1,67 miliardi di dollari, in calo dell'8,7% rispetto allo stesso trimestre del 2014. L'utile netto si è attestato a 2 milioni di dollari dai 43 milioni di un anno fa.
Male Generali (-1,34% a 13,96 euro) dopo la conferma dell'addio dell'Ad Mario Greco che approderà come Ceo al colosso assicurativo svizzero Zurich. Sotto i riflettori FCA (-0,85% a 6,95 euro) che ha chiuso il 2015 con ricavi pari a 113,2 miliardi di euro, in aumento di 17,1 miliardi rispetto al precedente esercizio. Battute di poco le attese del consensus che erano di 112 miliardi. L'Ebit adjusted si è attestato a 5,26 miliardi, in crescita di 1,5 miliardi rispetto al 2014. Il Lingotto ha rivisto al rialzo i target al 2018. I nuovi obiettivi riportati prevedono un utile netto adjusted nel range 4,7-5,5 miliardi di euro dai 4,5-5,3 mld precedentemente indicati. I ricavi sono visti a circa 136 miliardi di euro a fine 2018 rispetto ai 129 miliardi indicati nel maggio 2014.