Pil: +0,1% di crescita aggiuntiva grazie a calo prezzo petrolio (Euler Hermes)
L'Italia figura tra i paesi beneficiari netti del forte calo dei prezzi del petrolio. dallo studio "Time for (nasty) second round effects" curato da Euler Hermes (gruppo Allianz) emerge come gli importatori di energia - in particolare la zona Euro, gli Stati Uniti, l'India, la Cina e il Brasile - beneficiano maggiormente dei prolungati prezzi bassi del petrolio. In miglioramento anche il potere d'acquisto delle famiglie e i margini delle aziende. Euler Hermes rimarca però come, sebbene siano positivi, alcuni effetti potrebbero essere un po' sopravvalutati: la preferenza per il risparmio da parte delle famiglie, i minori costi e le pressioni deflazionistiche. L'India è il grande vincitore con 0,25% di PIL aggiuntivo grazie al calo del prezzo del greggio. L'Italia segna un +0,125% aggiuntivo nell'ultimo anno grazie al calo del petrolio. Per il 2016 Euler Hermes prevede un prezzo medio annuale del Brent pari a 38 dollari al barile sulla scia del grande eccesso di offerta, delle previsioni fiacche della domanda soprattutto da parte della Cina.
"In Italia - afferma Andrea Pignagnoli, analista economico Euler Hermes Italia - paese trasformatore di materie prime, i benefici del basso prezzo del petrolio si traducono in bassi prezzi alla produzione, in ampio avanzo della bilancia commerciale e in margini di redditività più elevati per le aziende. Il maggior avanzo che si è venuto a creare negli ultimi due anni corrisponde a una manovra di una certa importanza, nell'ordine dei 13/15 miliardi di euro. I vantaggi più rilevanti sono per le aziende energy intensive (carta, chimica, piastrelle, etc.) che hanno abbinato a un basso costo del barile espresso in dollari, la possibilità di esportare nella stessa valuta o in valute che si sono rivalutate (Usa in primis, dove va più del 7% dell'export italiano). Ne hanno beneficiato con vigore i settori direttamente collegati, come i mezzi di trasporto. Nei servizi, i minori costi energetici hanno rappresentato una boccata d'ossigeno in particolare per il commercio all'ingrosso (che include il commercio e riparazione di autoveicoli e motocicli) e per il turismo. La maggior disponibilità di reddito delle famiglie nel 2016 si comincia a tradurre in un aumento delle vendite al dettaglio per i prodotti alimentari (penalizzati nei precedenti esercizi) e per la cura della persona (i primi a essere tagliati nei momenti di crisi)".
Tra i perdenti spicca il Venezuela (-3,4% del PIL), seguito da Ecuador (-2,1%) e Colombia (-1,2%). Le preoccupazioni maggiori derivano dalla durata della crisi petrolifera che potrebbe innescare effetti ulteriori. I cosiddetti effetti di secondo livello cominciano a manifestarsi in maniera più accentuata: i disavanzi delle partite correnti si stanno ampliando (per esempio, tra il 2014 e il 2016,- 26% per l'Arabia Saudita e Venezuela); il deprezzamento di alcune valute e la diminuzione dello spazio fiscale (margini per gli aggiustamenti di bilancio) stanno innalzando il rischio di credito; gli esaurimenti delle riserve di alcuni Paesi (Guinea Equatoriale, Gabon, Angola, Oman e Venezuela) ricordano al mondo l'esistenza di un rischio di default; e, per ultimo, il rischio di disordini sociali che è in costante aumento (Venezuela, Russia, Algeria).
"In Italia - afferma Andrea Pignagnoli, analista economico Euler Hermes Italia - paese trasformatore di materie prime, i benefici del basso prezzo del petrolio si traducono in bassi prezzi alla produzione, in ampio avanzo della bilancia commerciale e in margini di redditività più elevati per le aziende. Il maggior avanzo che si è venuto a creare negli ultimi due anni corrisponde a una manovra di una certa importanza, nell'ordine dei 13/15 miliardi di euro. I vantaggi più rilevanti sono per le aziende energy intensive (carta, chimica, piastrelle, etc.) che hanno abbinato a un basso costo del barile espresso in dollari, la possibilità di esportare nella stessa valuta o in valute che si sono rivalutate (Usa in primis, dove va più del 7% dell'export italiano). Ne hanno beneficiato con vigore i settori direttamente collegati, come i mezzi di trasporto. Nei servizi, i minori costi energetici hanno rappresentato una boccata d'ossigeno in particolare per il commercio all'ingrosso (che include il commercio e riparazione di autoveicoli e motocicli) e per il turismo. La maggior disponibilità di reddito delle famiglie nel 2016 si comincia a tradurre in un aumento delle vendite al dettaglio per i prodotti alimentari (penalizzati nei precedenti esercizi) e per la cura della persona (i primi a essere tagliati nei momenti di crisi)".
Tra i perdenti spicca il Venezuela (-3,4% del PIL), seguito da Ecuador (-2,1%) e Colombia (-1,2%). Le preoccupazioni maggiori derivano dalla durata della crisi petrolifera che potrebbe innescare effetti ulteriori. I cosiddetti effetti di secondo livello cominciano a manifestarsi in maniera più accentuata: i disavanzi delle partite correnti si stanno ampliando (per esempio, tra il 2014 e il 2016,- 26% per l'Arabia Saudita e Venezuela); il deprezzamento di alcune valute e la diminuzione dello spazio fiscale (margini per gli aggiustamenti di bilancio) stanno innalzando il rischio di credito; gli esaurimenti delle riserve di alcuni Paesi (Guinea Equatoriale, Gabon, Angola, Oman e Venezuela) ricordano al mondo l'esistenza di un rischio di default; e, per ultimo, il rischio di disordini sociali che è in costante aumento (Venezuela, Russia, Algeria).