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Piazza Affari chiude in ribasso, ancora sotto pressione i titoli del petrolio

Pubblicato 14 Gennaio 2015 Aggiornato 19 Luglio 2022 14:36
Piazza Affari ha chiuso in ribasso aumentando le perdite in scia al debole andamento di Wall Street. A pesare sui listini azionari i timori su una frenata della crescita globale dopo le nuove stime diffuse dalla Banca Mondiale, che per il 2015 prevede un Pil globale in progresso del 3% rispetto al +3,4% indicato in precedenza. Piazza Affari era virata in positivo a metà mattinata dopo la decisione della Corte di giustizia europea di esprimere un giudizio positivo sull'Omt (Outright monetary transactions) della Bce, il piano di acquisto di titoli di Stato da parte della Banca centrale europea lanciato nel 2012 per contrastare la crisi degli spread dei Paesi periferici. Per la Corte europea "l'Omt è compatibile con il Trattato europeo".

"La Corte di Giustizia europea sembrerebbe aver dato la copertura necessaria perché la Banca centrale europea adotti forme più avanzate di Quantitative easing. Tuttavia l'utilizzo del termine 'proporzionato' suggerisce che ci potrebbero essere in grado di impattare sulla scala dimensionale dell'eventuale programma di Quantitative easing. Inoltre il parere preliminare non serve a nascondere le posizioni della Corte costituzionale tedesca e la sfiducia della Bundesbank verso le politiche di Quantitative easing", ha commentato Jasper Lawler, market analyst CMC Markets UK.

A peggiorare il sentiment le vendite al dettaglio Usa di dicembre, scese dello 0,9% rispetto al mese precedente. In questo quadro a Piazza Affari l'indice Ftse Mib ha chiuso con un ribasso dell'1,59% a 18.410 punti.

Sono rimasti ancora sotto pressione i titoli legati al petrolio, che continua a viaggiare sui minimi dall'aprile 2009 in area 45 dollari al barile. Sul listino milanese le vendite hanno colpito Eni, che ha perso il 2,94% a 13,50 euro, e Tenaris, che ha lasciato sul parterre il 2% a 11,25 euro. In rosso anche Saipem che ha ceduto lo 0,86% a 7,46 euro. Prese di beneficio su Telecom Italia (-2,76% a 0,879 euro) che ieri aveva brillato dopo aver collocato un bond a 8 anni per un miliardo di euro al rendimento del 3,3%, il più basso di sempre per Telecom Italia. FCA (-1,83% a 10,17 euro) ha tirato il freno dopo la buona intonazione delle ultime sedute ma gli analisti di Mediobanca hanno confermato il giudizio outperform sul titolo del gruppo auto alzando il target price a 13,50 euro dal precedente 12 euro. Male Campari (-2,90% a 5,35 euro) nonostante il rialzo del target a 6,30 euro da 6 euro da parte di Nomura.

Contrastato il comparto bancario: Banco Popolare ha ceduto lo 0,61% a 8,945 euro, Montepaschi lo 0,62% a 0,46 euro, Unicredit l'1,27% a 5,02 euro. Intesa SanPaolo (-0,16% a 2,392 euro) è stata confermata nella "conviction buy list". "Crediamo che l'opportunità principale per l'investimento in Intesa siano le attraenti prospettive sul dividendo con uno yield atteso nei prossimi cinque anni all'8%", hanno commentato gli esperti di Goldman Sachs. Tonica infine la Popolare di Milano che ha mostrato un progresso dell'1,76% a 0,576 euro.