Piazza Affari chiude ancora in ribasso, ma lontano dai minimi intraday

Inviato da Redazione il Lun, 24/06/2013 - 17:40
La Borsa di Milano ha chiuso in ribasso una seduta estremamente volatile. L´indice Ftse Mib ha ceduto lo 0,93% a 15.112 punti, ma in mattinata era arrivato a toccare i 14.901 punti, ovvero i minimi dal novembre del 2012. Gli investitori sono ancora scossi dalle parole di Ben Bernanke, che mercoledì scorso ha dettato i tempi per la fine del quantitative easing. La prima parte di seduta è stata caratterizzata anche dai timori di un rallentamento della crescita cinese. Goldman Sachs ha tagliato le stime sul Pil di Pechino del secondo trimestre a +7,5% dal precedente +7,8 per cento. Il broker ha inoltre ridotto le previsioni sulla crescita della Cina sia per il 2013, a +7,4% dal +7,8% indicato in precedenza, e per il 2014, a +7,7% da +8,4 per cento. La reazione delle piazze asiatiche non si è fatta attendere: l´indice della Borsa di Shanghai ha perso oltre il 5%, registrando il tonfo peggiore dall´agosto del 2009. Nonostante l´andamento negativo di Wall Street, nel pomeriggio il listino milanese è però riuscito a recuperare terreno rispetto ai minimi. A frenare il paniere principale di Milano lo stacco cedola di alcuni big di Piazza Affari, in primis Enel che ha lasciato sul parterre il 6,40% a 2,398 euro. Il colosso elettrico ha staccato oggi un dividendo di 0,15 euro per azione, mentre lo scorso anno la cedola del gruppo guidato da Fulvio Conti era pari a 0,26 euro. Oltre ad Enel, lo stacco cedola ha impattato sulle performance di Terna, che ha ceduto il 4,78% a 3,11 euro, e di A2A, che ha perso il 7,78% a 0,563 euro. Nel comparto bancario la Popolare di Milano ha mostrato un tonfo del 7,50% a 0,334 euro dopo che l´assemblea dei soci ha approvato sabato l´aumento di capitale da 500 milioni di euro da eseguirsi entro il 30 aprile 2014, ma che probabilmente partirà tra settembre e ottobre. L´operazione è funzionale e correlata al rimborso entro il 30 giugno 2013 dei Tremonti Bond. Debole Mediobanca (-0,50% a 4,382 euro) ha rialzato la testa dopo che venerdì aveva ceduto circa 9 punti percentuali dopo la presentazione del piano industriale 2014-2016 che prevede una riduzione dell´esposizione azionaria per 2 miliardi di euro e l´addio ai patti di sindacato. Gli acquisti hanno invece premiato Intesa SanPaolo (+1,23% a 1,232 euro), Ubi Banca (+2,14% a 2,87 euro) e Unicredit (+2,20% a 3,724 euro). Fiat ha guadagnato il 3,80% a 5,33 euro dopo aver firmato venerdì il rinnovo di una linea di credito revolving triennale per 2 miliardi di euro con un gruppo di nove banche destinata a sostituire la linea di credito revolving da 1,95 miliardi di euro a tre anni originariamente firmata a luglio 2011. Bene anche Fiat Industrial (+0,66% a 8,445 euro) che ha fatto sapere che la Sec ha dichiarato efficace il documento informativo per gli azionisti statunitensi relativo a Fi Cbm Holdings, la società che nascerà dalla fusione tra Industrial e la controllata americana CNH. Debole Telecom Italia (-0,29% a 0,52 euro) che non ha beneficiato della buona vena di tutto il comparto tlc dopo il lancio da parte di Vodafone di un´offerta per acquistare Kabel Deutschland per 7,7 miliardi di euro e a seguito dell´annuncio della spagnola Telefonica di aver ceduto le sue attività irlandesi alla cinese Hutchison Whampoa per 850 milioni di euro.
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