| Indici | Prezzo | % |
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| 2358.95 | +0.78
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| 5936.72 | +0.86
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| 22638.65 | +1.27
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| 23128.82 | +1.22
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| 24917.65 | +0.81
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| 23761.11 | +1.11
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| 11300.64 | +0.86
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| Titolo | Prezzo | % |
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| 0.1505 | +20.50
| | 0.1045 | +17.15
| | 0.3850 | +14.41
| | 0.3500 | +12.90
| | 0.0394 | +12.89
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| Titolo | Prezzo | % |
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| 0.1419 | -5.40
| | 1.1330 | -4.23
| | 0.2730 | -3.87
| | 0.2990 | -3.86
| | 4.0100 | -3.61
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| Titolo | Prezzo | % |
|---|
| 0.0394 | +12.89 | | 0.1292 | +5.04 | | 0.3850 | +14.41 | | 0.8070 | +0.25 | | 0.8210 | +1.99 |
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I mercati valutari
17 ottobre 2008
(Asmara Jamaleh)
USD – I mercati a inizio settimana hanno accolto favorevolmente l’esito del G7 tenutosi lo scorso weekend, nonché i piani che i vari governi hanno varato per far fronte alla crisi in corso. Inizialmente questo ha provocato un rientro della risk aversion con arretramento di dollaro e yen e parziale recupero di euro e sterlina – invertendo le dinamiche che avevano prevalso nelle due settimane precedenti. Con il procedere della settimana però il quadro si è modificato ancora, e il dollaro è rimbalzato, replicando nuovamente i meccanismi delle due settimane precedenti.
Interessante è notare che il trigger di questa nuova evoluzione sono stati dei dati USA, negativi e peggiori del previsto, che però non hanno appunto penalizzato il biglietto verde.
Questo ha potuto accadere perchè i mercati stanno prendendo sempre più coscienza che un peggioramento delle condizioni economico-finanziarie negli Stati Uniti può voler dire un ulteriore deterioramento del quadro, chiaramente con i dovuti distinguo paese per paese, anche altrove. E così finisce che a soffrirne di più sono altre valute rispetto al dollaro, soprattutto quelle che hanno fatto maggiore overshooting nell’ultimo paio d’anni. Nel breve questa situazione può implicare il mantenimento di una fase laterale per le principali valute, con maggiore reattività al ribasso per quelle diverse dal dollaro e upside invece limitato anche su spunti (domestici) positivi, il tutto a vantaggio di una sostanziale tenuta del dollaro – esposto sì a parziali cedimenti, ma di dimensione contenuta.
EUR – L’euro ha trascorso la settimana fra 1,33 e 1,37 EUR/USD. Quello che si è notato è la fatica a varcare le soglie al rialzo: questo riflette le pesanti incertezze che anche l’economia dell’area euro si sta trovando a dover fronteggiare. Infatti al vertice tenutosi giovedì a Bruxelles le autorità europee hanno deciso che data la gravità della situazione ora gli aiuti di stato siano legittimati anche a favore delle aziende in difficoltà. Al momento sembra comunque limitato l’upside (entro 1,38-1,40) che il cambio potrebbe trarre dall’eventuale iniezione di fiducia derivante da una tale massa critica di interventi.
GBP – L’attivismo delle autorità britanniche per far fronte alla crisi ha ridimensionato un po’ il pessimismo degli investitori, ed infatti è questo che sembrerebbe spiegare il – seppure lieve – recupero della sterlina non solo contro dollaro ma soprattutto contro euro dove il cambio è tornato in area 0,77 EUR/GBP. La situazione comunque è “labile” (i dati britannici in uscita la prossima settimana – vendite al dettaglio e Pil del terzo trimestre in primis – sono attesi tutt’altro che confortanti). Quindi i rischi verso il basso sulla divisa britannica rimangono, lasciandola esposta prima o poi a minimi anche leggermente più bassi di quelli raggiunti recentemente.
JPY – Lo yen continua ad essere correlato soprattutto con le dinamiche della risk aversion: quindi ha avviato al settimana in calo per riprendersi di nuovo dopo, mantenendosi comunque in un range più stretto di quello della settimana precedente. Comunque, al di là dalla situazione contingente (sentiment negativo provocato dalla crisi), i fondamentali dell’economia nipponica, restando deboli, potrebbero provocare una correzione più ampia, con ritorno verso l’area 105-110 USD/JPY qualora le tensioni si allentassero un po’.
NZD – In poco più di un mese il dollaro neozelandese ha perso il 17% contro il dollaro USA, passando da quota 0,70 NZD/USD di inizio settembre a minimi in area 0,57 la scorsa settimana (v. fig.). Le perdite sono state più contenute contro euro, intorno al 9%-10%, con un cambio che l’1 ottobre si collocava in area 2,06 EUR/NZD e appena una settimana dopo cedeva fino a 2,30. Lo strappo ribassista delle ultime settimane fa parte di un movimento generalizzato di fuoriuscita degli investitori dagli asset ritenuti rischiosi (valute ad alto rendimento) in risposta all’aggravarsi della crisi economico-finanziaria globale. L’effetto contagio si innesta però su un quadro di fondo che era già compromesso a livello domestico.
(Asmara Jamaleh)
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