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I mercati valutari
23 aprile 2008
(Asmara Jamaleh)

Con l’avvicinarsi della fine del ciclo di tagli Fed dovrebbero iniziare ad alleggerirsi le pressioni ribassiste sul dollaro. Questo non significa però che stia già per partire l’inversione rialzista.
USD – Dopo i tagli aggressivi dei mesi scorsi la Fed potrebbe essere ora in prossimità della fine del ciclo espansivo. Un taglio di soli 25 pb al FOMC del 29-30 aprile eventualmente seguito da un pausa sui tassi successivamente dovrebbe alleggerire le pressioni ribassiste sul dollaro.
Questo non significa però che da qui parta già la fase di recupero finale del biglietto verde. Ulteriore downside prima è infatti ancora possibile soprattutto considerando che già la settimana prossima almeno alcuni dei dati in uscita (PIL del 1° trimestre, ISM ed employment report) dovrebbero fornire ancora segnali negativi.
L’indicazione potrebbe essere di iniziare gradualmente a rientrare sui cali. Infatti la prospettiva di una pausa sui Fed Funds dopo il taglio atteso il 30 aprile e dall’altra parte l’emergere di segnali di debolezza dell’economia anche al di fuori degli Stati Uniti dovrebbero contribuire a restringere i differenziali di tasso riducendo lo svantaggio USA. Questo dovrebbe gradualmente far rientrare il downside del dollaro.
EUR – L’euro ha inaugurato nuovi massimi storici raggiungendo quota 1,60 EUR/USD grazie all’ampliarsi dei differenziali di tasso. La BCE infatti ha mostrato totale chiusura di fronte alla possibilità di un allentamento monetario più avanti in corso d’anno, continuando a sottolineare che l’inflazione resta la priorità numero uno. Condizioni monetarie restrittive, rallentamento globale e cambio forte pongono però le basi per un rallentamento anche nell’Area euro con conseguente inversione ribassista del cambio.
Prime indicazioni in tal senso si sono ricevute già in questi giorni. Sia l’indagine del Belgio sia l’Ifo tedesco sono stati molto negativi e l’euro ha corretto prontamente riportandosi da 1,60 a 1,57. Tuttavia questa potrebbe non essere ancora l’inizio della svolta vera. Dati USA negativi nei prossimi giorni potrebbero fornire l’occasione per un rimbalzo verso 1,60 o poco sopra. È probabile infatti che prima di avviare l’inversione ribassista definitiva il cambio passi temporaneamente per nuovi massimi oltre 1,6000.
GBP – La lettura dei verbali dell’ultimo incontro BoE (si veda “Il Punto”) suggerisce una pausa sui tassi a maggio prima di procedere con un altro taglio (atteso probabilmente a giugno). Dai dati però dovrebbero giungere comunque segnali di rallentamento. Le vendite al dettaglio di marzo hanno mostrato una contrazione.
Il PIL del 1° trimestre dovrebbe rallentare. Indicazioni di debolezza si attendono anche da credito al consumo, indagine CBI sul settore distributivo e PMI. Sui dati negativi la sterlina dovrebbe correggere. Nel breve però sui cali contro dollaro potrebbe essere opportuno rientrare, fintantoché la Fed taglia la prossima settimana mentre la BoE fa pausa a maggio.
JPY – Lo yen si è mantenuto sul trend ribassista contro dollaro avviato la settimana scorsa, penalizzato dal parziale ridimensionamento della risk aversion. La prospettiva che il 30 aprile la Fed tagli di soli 25 pb e si conceda poi una pausa sui tassi dovrebbe prolungare il calo della divisa nipponica.

(Asmara Jamaleh)


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