Zona Euro: il peggio sembra passato

Inviato da Redazione il Mer, 05/06/2013 - 11:05
Zona Euro: il peggio sembra passato Di seguito pubblichiamo il comment mensile sui mercati di Christophe Bernard, Chief Strategist di Vontobel Group. L´esperto evidenzia come nonostante la recessione che attanaglia l´eurozona continui, stanno emergendo i primi segnali di ripresa della congiuntura. Partendo da questo presupposto, l´economista ricorda come Vontobel abbia costruito una consistente posizione in azioni dell'eurozona. A spingere in questa direzione la constatazione che gli investitori già da tempo sottopesano questa regione, motivo che a detta dell´esperto ha elevato eccessivamente lo sconto incorporato dalle valutazioni. Anche se gran parte della zona euro rimane nella morsa della recessione, si sta osservando un lento processo di ripresa economica. La disciplina di bilancio è ampiamente accettata, le prospettive economiche si sono stabilizzate e le economie dei cosiddetti paesi periferici stanno dando segni di vita. A nostro parere, le azioni dell'area dell'euro hanno ritrovato la loro attrattiva dopo anni di sottoperformance. Dalla fine del 2009 e dall'annuncio dell'allora primo ministro greco Georgios Papandreou che il deficit di bilancio era molto più alto di quanto facevano pensare le cifre ufficiali, la zona euro è stata martoriata da una serie di crisi esistenziali, dalla mancanza di un piano d'azione coerente per eliminare le anomalie dell'unione monetaria originaria e, soprattutto, dallo stallo economico. Tassi di interesse sotto controllo Sebbene la situazione economica rimanga sotto molti aspetti preoccupante, si notano alcuni segni di stabilizzazione. Innanzitutto, la Banca centrale europea, con il suo programma quadro OMT (Outright Monetary Transactions), è riuscita a riportare sotto controllo i tassi di interesse nei mercati obbligazionari chiave Spagna e Italia: dal luglio 2012, i rendimenti dei titoli di Stato spagnoli e italiani a scadenza decennale hanno evidenziato una sostanziale flessione, passando rispettivamente dal 7,6% al 4,3% e dal 6,6% al 4,0%. In secondo luogo, gli squilibri delle partite correnti, elemento centrale della crisi, sono stati affrontati in modo convincente. Per esempio, il deficit delle partite correnti spagnolo, che nel 2007 corrispondeva al 10% del PIL, è stato praticamente eliminato nell'arco di sei anni, seppure con terribili conseguenze per i consumi interni e l'occupazione. Analogamente, i paesi con i maggiori deficit di bilancio stanno compiendo grossi progressi per ottenere un avanzo primario (avanzo di bilancio prima del pagamento degli interessi sul debito); la Grecia, in particolare, dovrebbe raggiungerlo nel 2014. In terzo luogo, la Commissione Europea - con una certa opera di convincimento da parte del Fondo monetario internazionale - si è resa conto che le misure di austerità convenute dovranno essere realizzate su un lasso di tempo più lungo di quanto inizialmente previsto. Ciò aiuterà i paesi più fragili della zona euro a evitare il circolo vizioso di una recessione sempre più profonda e di maggiori deficit di bilancio. Grecia sulla via della guarigione La morale della favola è che l'attività economica ha superato praticamente il peggio nel secondo trimestre del 2013. Le nostre previsioni di graduale ripresa si basano, tra l'altro, sulle cifre dell'indice dei direttori agli acquisti (PMI), che è un importante termometro per misurare la salute economica attuale e futura. In maggio, il PMI è salito al 47,7 e ha superato così le attese. I dati pubblicati in maggio indicavano segnali incoraggianti per l'Italia e la Spagna e una ripresa in Germania. Siamo franchi: il 2013 sarà un anno di contrazione economica. La Francia ha appena cominciato ad attuare le riforme economiche strutturali e il costo del lavoro in Italia rimane fermo su livelli preoccupanti. D´altro canto c´è l´esempio della Grecia, dove il 2014 sarà probabilmente il primo anno di espansione economica - dopo sei anni consecutivi di recessione e la perdita di un quarto del PIL - e sarà seguito da un'accelerazione della performance. Questa notizia è indubbiamente di buon auspicio. Sovrappeso delle azioni - posizioni nella zona euro, in Russia e Giappone Di conseguenza abbiamo costituito una consistente posizione in azioni dell'eurozona (Euro Stoxx 50). Gli investitori sono scontenti e sottopesano già da tempo questa regione, per cui a nostro parere lo sconto di valutazione è troppo pronunciato. Inoltre, dopo che gli analisti hanno corretto al ribasso le stime degli utili societari per quasi due anni, pensiamo che un'inversione di tendenza sia ormai alle porte. La suddetta transazione, oltre a ridurre la quota delle liquidità, ha avuto come effetto un sovrappeso della componente azionaria dei nostri portafogli. Abbiamo aperto una posizione anche in Russia, dove la valutazione ci sembra molto interessante. Prevediamo che in estate la banca centrale decida di tagliare i tassi di interesse, incoraggiata dalla bassa inflazione e dalla debole crescita economica sul breve periodo. Entrambi i mercati - europeo e russo - hanno sottoperformato dall'inizio dell'anno e non sono ben visti dagli investitori. Abbiamo tratto vantaggio dalla recente correzione delle azioni giapponesi per rafforzare le nostre posizioni su questo mercato. La trasformazione in Cina cambia le carte in tavola Guardando ora al quadro economico oltre Europa, è sempre più evidente che l'economia cinese è in fase di rallentamento. La nuova leadership si è resa apparentemente conto che i tassi di crescita annua del 7,5% e più possono essere estremamente dannosi per l'ambiente - a meno che la Cina non decida di cambiare il suo business model. Questa nuova logica ha profonde conseguenze. Il vecchio indirizzo espansivo - che era alimentato dal credito, trainato dall'immobiliare e basato su un alto consumo di materie prime - appartiene ormai al passato. Questa non è necessariamente una cattiva notizia per le azioni cinesi, perchè le riforme strutturali favoriranno la buona governance delle aziende e, speriamo, risulteranno in un aumento dei rendimenti per gli azionisti. La notizia è invece negativa per le principali materie prime, come il minerale di ferro e gran parte dei metalli industriali, e per i mercati legati alle commodity come quello australiano. Considerato che in gran parte dei mercati l'offerta di materie prime è adeguata, il rallentamento della crescita cinese eserciterà pressioni al ribasso sui prezzi, che a loro volta avranno un forte impatto deflazionistico in tutto il mondo. Tutto ciò parla a favore dei mercati azionari (eccetto quelli direttamente dipendenti dai prezzi delle commodity), poichè le banche centrali avranno maggiore margine di manovra per mantenere le loro politiche monetarie estremamente accomodanti senza correre il rischio di fomentare l'inflazione. Crescente interesse per le azioni cicliche I mercati azionari sono stati fortemente favoriti dall'afflusso di capitali provenienti dagli investitori che erano alla ricerca di rendimento. I settori cosiddetti difensivi, con i loro solidi dividendi, hanno guidato la ripresa in un contesto di esitante crescita economica e massicce iniezioni di liquidità da parte delle banche centrali. D'ora in poi ci aspettiamo che l'attenzione degli investitori si sposti sui settori più sensibili allo sviluppo dell'economia generale - i cosiddetti ciclici - e abbiamo posizionato i nostri portafogli di conseguenza.
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