USA: calo tassi interesse stimola mercato azionario

Inviato da Redazione il Gio, 18/07/2013 - 10:18
USA: calo tassi interesse stimola mercato azionario Di seguito pubblichiamo il commento settimanale sui mercati di Russ Koesterich, Global Chief Investment Strategist di BlackRock. Per l´esperto il tono più morbido usato da Ben Bernanke sul possibile aumento dei tassi di interesse da parte della Fed è un fattore che gioca al comparto azionario. A detta di Koesterich sino a quando non si assisterà a un forte incremento dei rendimenti, i listini continueranno infatti a realizzare buoni ritorni. Il timore degli investitori su un possibile aumento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve ha influenzato negativamente i mercati finanziari globali nelle ultime settimane. Dalla scorsa settimana il trend si è invertito. Il Presidente della Fed, Ben Bernanke, ha usato un tono più morbido, indicando che la Fed non avrebbe aumentato i tassi nel breve periodo e i rendimenti dei Treasury sono calati. Il calo dei tassi di interesse e i primi segnali di risultati superiori alle attese delle aziende per il secondo trimestre hanno favorito il rally dei titoli azionari. I mercati hanno registrato un andamento positivo per la terza settimana consecutiva, con il Dow Jones Industrial Average in aumento del 2,2% a quota 15.464 e l'indice S&P 500 in rialzo del 3,0% a 1.680 punti. Entrambi gli indici hanno toccato un nuovo massimo storico la scorsa settimana. Il Nasdaq Composite è salito del 3,5% a quota 3.600. Nei prossimi mesi i mercati del reddito fisso potrebbero rimanere volatili ma non si verificherà un improvviso calo dei prezzi o un eccessivo aumento dei rendimenti. L'inflazione rimane moderata e questo significa che sono minori le pressioni sulla Fed di un intervento rapido. Grazie alla solidità del dollaro americano, che abbassa il costo delle importazioni dall'estero, i prezzi delle importazioni USA sono aumentati solo dello 0,2% anno su anno a giugno. Ad esclusione dei prezzi del petrolio (che sono aumentati di recente), i prezzi complessivi delle importazioni sono scesi in realtà dello 0,5% nel corso dell'ultimo anno. Inoltre, i dati della scorsa settimana indicano che l'indice dei prezzi alla produzione (PPI) è rimasto ragionevolmente contenuto. Sebbene molti membri della Federal Reserve abbiano riconosciuto che un atteggiamento di allentamento monetario di lunga durata da parte della banca centrale presenta dei rischi, in assenza di una pressione inflazionistica la Fed non cambierà tanto rapidamente l'attuale politica monetaria. In quanto alle azioni, sino a quando non assisteremo a un forte incremento dei rendimenti, i listini continueranno a realizzare buoni ritorni, come è successo la scorsa settimana. Inoltre alla luce dell'attuale situazione dei tassi di interesse e dell'inflazione, i bilanci delle aziende rimarranno piuttosto solidi e i prezzi dei titoli azionari sembrano ragionevoli rispetto alle valutazioni storiche, alle obbligazioni e alle fonti alternative di liquidità. Nei prossimi sei - dodici mesi i prezzi delle azioni aumenteranno ulteriormente, anche se in misura minore rispetto alla prima metà dell'anno. Per quanto riguarda i portafogli, è opportuno considerare anche gli investimenti al di fuori degli Stati Uniti, includendo titoli internazionali in portafoglio. E pur vero che l'Europa è stretta nella morsa della recessione, ma in generale i titoli internazionali sono a buon mercato e hanno già scontato le potenziali notizie negative. Sulla base del rapporto P/BV, i mercati sviluppati internazionali stanno scambiando a sconto del 35% rispetto ai titoli americani e i mercati emergenti stanno scambiando a sconto di oltre il 40%. Inoltre, se i titoli americani hanno attraversato una settimana positiva, per la prima volta dopo tanto tempo i mercati internazionali (compreso i mercati emergenti) in realtà hanno sovraperfomato.
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