Un'allerta, tutto sommato, molto prematura...

Inviato da Redazione il Gio, 14/11/2013 - 10:32
Un'allerta, tutto sommato, molto prematura... Di seguito pubblichiamo la nota mensile firmata da Didier Saint-Georges, Membro del Comitato Investimenti di Carmignac Gestion. Nel suo commento l´esperto raccoglie la view macroeconomica della società di gestione alla luce degli eventi delle ultime settimane. La violenta reazione dei mercati questa estate alla dichiarazione di Ben Bernanke, che suggeriva per la prima volta un´eventuale prossima riduzione dell´apporto di liquidità da parte della Federal Reserve conferma, a chi ancora ne dubita, che uscire dal "quantitative easing" sarà un passo molto più difficile di quanto non sia stato entrarci. Gli effetti collaterali negativi del mantenimento dei tassi lunghi a livelli artificialmente bassi da 5 anni a questa parte cominciano a prevalere sugli impatti positivi per l´economia statunitense. La Fed non avrà pertanto altra scelta se non quella di attuare una riduzione progressiva dell´apporto di liquidità non appena il ritmo dell´economia d´oltre-Atlantico sarà in grado di assorbirne l´effetto. Ma, occorre dare per scontata una solida ripresa economica con conseguente ritiro rapido del sostegno della Federal Reserve e un brusco aumento dei costi di finanziamento? Non lo riteniamo probabile. La possibilità esiste, e deve essere presa in considerazione in qualsiasi strategia d´investimento patrimoniale. Tuttavia il nostro scenario principale resta quello di una ripresa economica lenta, incerta e durevolmente intralciata dai vincoli del disindebitamento, che farà sì che il rialzo dei tassi d´interesse, pur inesorabile, rimanga controllato. Prospettive molto costruttive, a nostro parere, per una gestione degli asset correttamente bilanciata. Negli Stati Uniti, la maggior parte degli indicatori economici avanzati sono ormai incoraggianti (la media degli indici PMI servizi e manifatturieri ha raggiunto il 57,2 in agosto, il livello massimo registrato dall´inizio del 2011), nonostante la performance dell´economia reale rimanga incerta. La produzione industriale è aumentata solo dell´1,4% in luglio e la creazione di impiego è proseguita ad un ritmo modesto, con 169.000 posti di lavoro creati in agosto. Nel contempo, il ritmo dell´inflazione si è sgretolato ulteriormente all´1,5% su base annua. I segni di ripresa sono quindi favorevoli sebbene siano gravati dai vincoli del disindebitamento. Tuttavia è bene non dimenticare che questi vincoli si protrarranno a lungo, in assenza di un aumento significativo del reddito medio disponibile degli americani (reddito che soltanto oggi sta ritornando ai livelli pre-crisi). Come nel 2011, il rischio a breve termine proviene dalla sfera politica, che potrebbe bloccare temporaneamente le spese del governo in caso di una nuova battaglia sul bilancio. Auspichiamoci che gli insegnamenti del 2011 siano stati appresi e che ogni membro del Congresso tenga a mente che un atteggiamento di chiusura non paga dal punto di vista politico. Quanto all´Eurozona, nel secondo trimestre la crescita economica è finalmente tornata ad essere marginalmente positiva, dopo sei trimestri consecutivi di calo dell´attività. Tale inversione, che i mercati azionari hanno ben recepito, da il via ad un segno di rinnovata fiducia che potrebbe a sua volta favorire una progressiva uscita dal tunnel. Tuttavia, dobbiamo tenere a mente il ritardo dell'Eurozona nel ciclo economico: Italia, Spagna e anche Paesi Bassi, paesi importanti di quest´area, restano in recessione. Il disindebitamento continua a minare le fondamenta della ripresa, mantenendo l´evoluzione del credito bancario in territorio negativo. Le turbolenze di mercato che hanno colpito il mondo emergente durante l´estate hanno focalizzato l´attenzione sulle sfide strutturali di alcuni paesi dell´area. Ciò ha certamente consentito a molti investitori europei di trasferire con sollievo i timori accumulati negli ultimi quattro anni nei confronti dell´Eurozona verso l´Asia e l´America Latina. Eppure bisogna ammettere che il Brasile, nonostante le difficoltà, quest´anno dovrebbe generare una crescita del PIL del 2,5%, mentre la produzione industriale e la vendita di beni di consumo in Cina continuano a registrare ritmi di crescita annua rispettivamente del 9,5 e del 13,4%. Conviene sicuramente essere consapevoli del rallentamento economico subito da vari anni dall´universo emergente. Tuttavia non va nemmeno sottostimato il potenziale di crescita a medio termine, nè il formidabile motore di domanda dei beni di consumo che rappresenta l´arricchimento costante delle classi medie (da paragonare, ad esempio, il ritmo di crescita annuo delle vendite d´automobili, pari al 15% in Cina, con le performance registrate dai mercati automobilistici europei, saturi per eccesso di capacità!). In Giappone, il governo di Shinzo Abe impiega risolutamente il suo programma di "rinascita" economica. La deflazione sembra già aver arrestato la sua corsa (il ritmo annuo dell´inflazione registra un nuovo leggero rialzo in agosto, attestandosi allo 0,8%), e la dinamica dell'economia nipponica (ritmo annuo del +4% atteso per il terzo trimestre) consente al paese di passare alla fase successiva, quella decisiva: riuscire ad aumentare progressivamente l´IVA, oggi al 5%, portandola a circa il 10% nei prossimi due anni, senza intralciare la ripresa economica. Nel caso l´obiettivo venisse raggiunto (si accompagnerebbe certamente ad un abbassamento della fiscalità delle imprese), l´economia giapponese avrà messo in atto una vera e propria "svalutazione fiscale" (riduzione dei costi per le imprese, finanziata da un aumento dell´IVA), che darà al paese un notevole vantaggio competitivo. Da quest´analisi si prospetta una strategia globale di investimento molto chiara: nell´universo azionario, tre sono i pilastri principali. Innanzitutto proseguire a posizionarsi ampiamente sui titoli azionari di aziende giapponesi in grado di beneficiare appieno di questa rinascita storica. Si tratta non solo degli esportatori più performanti (automobili, beni strumentali), ma anche dei settori interni, sottostimati, in piena ripresa (distribuzione, energia, finanza). Questo posizionamento offre al contempo prospettive di apprezzamento considerevoli, coperte dal rischio valutario, ma anche una decorrelazione dai quesiti che potrebbero colpire l´Occidente. Poi, essere presenti sulla fase iniziale dei cicli economici statunitense ed europeo. Il primo, sul quale si basano le nostre convinzioni più forti, è sostenuto in particolare da un maggiore vantaggio strutturale per la petrolchimica e la raffinazione che rappresenta l´accesso a gas e olio di scisto a basso costo. Il secondo si manifesta attraverso diversi titoli finanziari scarsamente valorizzati nonchè alcuni titoli industriali di grande qualità. Infine, continuare ad investire principalmente su società leader mondiali, sia europee che statunitensi, particolarmente in grado di cogliere la crescita strutturale del consumo emergente grazie a marchi molto forti e reti di distribuzione estremamente potenti. Qualora si registrassero delusioni sul ciclo economico occidentale, questa componente saprà fornire un solido contributo alla performance dei portafogli.
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